21 Settembre
Non aveva mai capito perché questio posto, questa casa, le aveva fatto una tale impressione. Certamente non ne aveva bei ricordi. La prima volta che l'aveva vista, ci era stata portata dal Capitano Kyoraku, che si era fatto prestare la casa dal Capitano Ukitake, per far compagnia a Nanao. era quasi passato un secolo. Era stata nel Gotei 13 per appena cinque anni quando era stato scosso dal tradimento. In una notte, il Gotei 13 aveva perso sei capitani e tre luogotenenti. Tra i luogotenenti c'era stata Yadomaru Lisa, il luogotenente del Capitano Kyoraku. Giravano voci che fossero amanti ma Rangiku, che all'epoca era poco più che una bambina, non sapeva se fosse vero, e neanche le importava. Sapeva soltanto che la perdita di Lisa aveva profondamente colpito si il Capitano Kyoraku che Nanao, che la considerava quasi una sorella maggiore. Kyoraku era venuto qua per cercare di riprendersi. Aveva portato con se anche Nanao in modo che potesse affrontare il lutto lontano dalla Seiretei e tutti i suoi casini. Rangiku era venuta in qualità di amica di Nanao, come spalla su cui piangere perché il Capitano Kyoraku non era in grado e neanche aveva voglia di confortare anche qualcun altro. Il Capitano Kyoraku aveva affrontato, o forse era fuggito da, i suoi problemi ubriacandosi giorno e notte. Nanao aveva pianto e ricordato, passando ogni giorno seduta con Rangiku nel giardino, parlando di come Lisa l'aveva presa sotto la sua protezione quando era entrata nell'ottava divisione. Di come Lisa leggeva con lei il primo di ogni mese. Non era stato un periodo felice e Nanao e Rangiku erano andate a letto tutte le sere mentalmente distrutte.
Però, quella casa semplice col suo giardino pieno di fiori e alberi da frutto, compresi i cachi, era rimasto impresoo nella memoria di Rangiku. Tutte le volte in cui pensava al futuro, a quello che avrebbe fatto se fosse vissuta abbastanza da andare in pensione, immaginava se stessa in quella casa. Quando aveva scoperto di essere incinta, aveva immaginato di crescere i suoi figli, almeno parte del tempo, in quella casa. Anche dopo che aveva perso il bambino, i sogni di lei in quella casa erano continuati. E così, quando si era svegliata per l'ennesima volta dal sogno di se stessa che ballava nel giardino di questa casa, cono solo suo figlio a guardarla, un sogno che si era trasformato in un incubo quando si era accorta di star stringendo un pezzo di carne viva e sangue e aveva visto Gin piantarle Shinso nel cuore, aveva deciso di cominciare a far qualcosa per assicurarsi un futuro più concreto. Così si era ritrovata nella tredicesima divisione a chiedere, anzi a implorare, Ukitake di venderle la casa. Ukitake fu sorpreso ma la accontentò, vendendogliela a un prezzo abbastanza modico.
Rangiku aveva immediatamente dato fondo ai suoi risparmi e aveva venduto alcuni dei suoi kimono più costosi. Il negoziante doveva aver avvertito la sua disperazione perché l'aveva fregata. Era sicura che non le avesse dato nemmeno un terzo del loro valore. Ma non le importava. Non le importava altro che avere la casa e ora era lì. A bere fino a non capire più niente. Esattamente come il Capitano Kyoraku anni prima. I giorni ormai non si distinguevano più. Dormiva un sacco e quando non dormiva beveva. La stanza era ridotta a un casino di bottiglie piene e vuote. Una parte della sua testa le diceva che quello non era il modo di affrontare la perdita del bambino o di rassegnarsi al fatto che lei e Gin non avevano futuro e che non era sicuramente il modo di trovare il coraggio per allontanarsi definitivamente da lui. In questo modo non stava affrontando un bel niente. Quando dormiva, sognava un bambino che non sarebbe mai nato. Quando era sveglia non pensava ad altro che a Gin e ai suoi ricordi con lui. Non riusciva a lasciarlo indietro, e forse, neanche voleva farlo. Forse, tutto quello che voleva era che Gin venisse a rimproverarla per aver bevuto così tanto e per poi stringersi a lei e dirle che sarebbe andato tutto bene. Che ci sarebbe stato, nel suo futuro, proprio come era sicuro che ci fosse questa casa. Ma dopo tutto, il futuro era incerto. Questa casa avrebbe potuto essere distrutta il giorno seguente o magari prima o poi sarebbe stata costretta a venderla. Ma apparte tutto questo, ora la casa era sua e voleva che Gin le dicesse che anche lui era e sarebbe rimasto suo. Che la prossima volta che fosse rimasta incinta non si sarebbe dovuta preoccupare della sua possibile reazione. Voleva che la rassicurasse che ci sarebbe stata una prossima volta. Che un giorno avrebbe avuto il figlio che sognava.
Ma dopo tutto, sapeva che questi desideri erano inutili. Se Gin fosse venuto, l'avrebbe fatto solo per reclamarla per il momento. Non le avrebbe mai dato alcuna sicurezza per il futuro e lei aveva ancora paura della sua reazione se avesse mai scoperto che era rimasta incinta; o anche solo che le era possibile restare incinta. Siccome entrambi ne venivano dal Rukongai, Rangiku aveva sempre pensato che non avrebbero mai potuto avere bambini, e non aveva ragione di credere che Gin ne sapesse più di lei. ma ora che era cosciente di poter avere figli con lui, ne voleva disperatamente uno… si ritrovò raggomitolata su se stessa e ricominciò a piangere. Se non avesse lasciato andare questi sogni stupidi, non avrebbe potuto superarli e se non li superava, avrebbe continuato a piangere e soffrire. E non pensava di poter sopportare altro dolore.
Era così bella! Perfetta in rosa, la bambina ballava sotto i petali di ciliegio, rideva di gioia semplicemente al vedere la bellezza dei petali rosa che danzavano nel vento, cadendole intorno. "Papà guarda!" urlò. "Non sono belli?" disse stringendo una manciata di petali.
"Non quanto il mio angioletto." Rispose Gin.
Rise di nuovo. "Tu pensi che sono la cosa più bella del mondo!"
"Beh, perché lo sei!" protestò Gin.
"No! La mamma lo è! Lo dicono tutti!" gli disse.
"La tua mamma è bella." Convenne Gin. "E lo sei anche tu."
"Si ma chi è più bella," chiese Rangiku mentre si avvicinava a loro e prendeva la bambina in braccio.
"Non puoi farmi scegliere, Rangiku!" chiese orripilato Gin.
"Oh, è una scelta facile Gin!" replicò Rangiku. "È lei!"
La bambina che teneva tra le braccia ridacchiò e poggiò la testa sulla spalla di Rangiku. "Vi voglio tanto bene!"
Gin sentì il suo sorriso ampliarsi oltre ogni limite. Ma improvvisamente una voce calma disse da dietro le sue spalle, "Gin, è ora."
Voltandosi vide Aizen e dietro di lui stava sua figlia. Ora vestita da Shinigami col badge da Luogotenente della quinta divisione annodato sul braccio destro. "Vieni!" disse Aizen porgendogli la mano e Rangiku… Rangiku non c'era più.
"Gin." Udì di nuovo quella voce calma. Aizen stava sulla porta che portava al giardino presso la stanza di Gin.
Cercando ancora di scrollarsi il sonno di dosso, Gin si alzò e uscì dalla porta. Ignorò Kira che stava ancora dormendo, confidando nel fatto che Aizen gli aveva già messo qualche Kido addosso in modo che non si sarebbe svegliato per un bel po'. Aizen si sedette a gambe incrociate in veranda, Gin lo seguì. "Allora?" chiese Aizen.
Gin sospirò, se lo aspettava in fondo. Aizen aveva una regola base per i suoi cospiratori, completa e totale onestà. Che non era un problema se ti chiamavi Tosen Kaname, il capitano più noioso della storia del Gotei 13, ma ancora dopo tutti questi anni Gin trovava difficile rivelare tutto. Ma alla fine, vista la sua abilità a scoprire ogni cosa, Aizen probabilmente sapeva già tutto ciò che Gin stava per dirgli ed era lì solo per dargli l'opportunità di dimostrare ancora una volta la sua lealtà verso Aizen Sosuke.
"Rangiku era incinta." Cominciò Gin. "Ma ha perso il bambino. Era molto triste per questo e ora ha comprato una casa da Ukitake e penso sia lì."
"È una sfortuna." Rispose Aizen. "Sarebbe stato interessante avere tuo figlio nella mia divisione. È tutto molto meno movimentato sin da quando hai smesso di essere un ragazzino."
"Potrei avere una figlia." Gli fece notare Gin.
"Non essere sciocco Gin. Naturalmente avresti un figlio. Un maschio potente e furbo quanto te. Inoltre," disse con uno dei suoi sorrisetti strani, "anche se non mi dispiacerebbe un po' più d'azione nella mia divisione, non ne voglio una COSÌ movimentata. Per quanto tu fossi impegnativo, Rangiku e le ragazze in generale sono molto peggio."
"Lei deve essere l'unico capitano che si lamenterebbe se avesse delle ragazze nella divisione." Disse Gin ridendo.
Aizne scosse la testa. "C'è un motivo se i bambini sotto una certa età vengono assegnati solo in certe divisioni e ce ne sono tanti altri per cui le bambine sono assegnate solo alla quarta o all'ottava divisione. Unohana e Kyoraku hanno fatto di tutto perché le loro divisioni fossero posti adatti ai bambini, soprattutto se femmine. Lo stesso non può essere detto per altre divisioni."
"Non pensavo le importasse, Capitano Aizen."
"Generalmente no. Ma mi importerebbe se il bambino fosse tuo." Rispose Aizen. Gin non sapeva se credergli o no. Era difficile con Aizen Sosuke. Dopo alcuni minuti di silenzio Aizen tirò fuori un pezzo di carta. "Ecco." Disse offrendolo a Gin. "È l'esatta locazione della casa che Ukitake ha venduto a Rangiku."
"Grazie!" disse Gin, praticamente strappando di man oil foglio ad Aizen. "Sei il migliore, Capitano Aizen!"
"Lo so." E con questo se ne andò."
Quando Kira si svegliò, Ichimaru se n'era andato da un bel po'. Poiché era normale che il suo capitano sparisse, kira non se ne fece nulla. Per prima cosa tornò nella sua stanza per controllare i danni. Ma ce n'erano pochi grazie agli shinigami della quarta divisione che il terzo seggio aveva trovato. Però, quando Kira incontrò il terzo seggio poco dopo, detto terzo seggio non era per niente contento. "Luogotenente Kira," cominciò, "L'offerta di rimandarmi alla nona divisione è sempre valida?"
Kira sbattè le palpebre. "Né io né il Capitano ti tratterremo se non vuoi restare e dove vuoi andare è una faccenda tra te e l'altra divisione."
"Molto bene. Andrò a parlare col Capitano Tosen e il Luogotenente Hisagi." Replicò l'uomo.
"Come mai quest'improvviso cambiamento d'opinione?" chiese Kira. "Non molto tempo fa eri determinato a cercare di ambientarti qua."
"Si, beh, ho deciso che non potrò mai abituarmi agli strani umori del Capitano Ichimaru, al suo modo di lavorare e cono quello che è successo ieri…" si interruppe.
"Se ti riferisci a quello che mi è successo ieri, ti assicuro che non è una cosa normale." Rispose Kira.
"No, non è quello. Ho sentito che è rimasto vittima di uno degli esperimenti della dodicesima. È stata una sfortuna e non mi fa pensare male di lei. Ma alcuni degli uomini dicevano che il capitano l'ha portata fuori dalla sua stanza nudo e di fronte al Luogotenente Hinamori." Kira trasalì, Hinamori l'aveva veramente visto nudo… "E poi lei ha passato la notte nella stanza del Capitano…"
"Cosa stai insinuando?"
"Non riesco a immaginare NESSUN altro capitano fare una cosa simile! Sicuramente il Capitano Tosen non l'avrebbe mai fatto per il Luogotenente Hisagi. Se il luogotenente fosse stato indisposto ci avrebbe ordinato di portarlo alla quarta divisione. Non se ne sarebbe occupato lui stesso. Lei è così vicino al Capitano invece!"
"Di nuovo, cosa stai insinuando?"
Il terzo seggio evitò la domanda e continuò, "E poi ieri il Capitano ha mandato alcuni uomini a ritirare dei kimono. Alcune delle ragazze li stavano ammirando quando li hanno portati qui e due o tre di loro hanno detto che appartenevano al Luogotenente Matsumoto e che ovviamente i kimono sarebbero andati a lei. Ma poi, quando ho fatto un commento che nella nona divisione non avrebbe portato altro che risa, il quarto seggio mi ha avvertito che se non volevo essere impalato da Shinso non avrei mai e poi mai dovuto ripetere una cosa simile. Non ci capisco niente!"
"Non voglio neanche sapere quello che hai detto." Rispose Kira con calma. "Ma il Capitano non tollera che si parli male del Luogotenente Matsumoto. Loro sono… molto uniti."
"Ovviamente! Se spende una piccola fortuna ricomprando i kimono che lei aveva venduto e comprandone di nuovi." Esclamò il terzo seggio. "Non capisco! Cosa pensa il Capitano Ichimaru? Perchè sorride sempre? E quegli strani occhi? Quanto siete uniti lei e il Capitano? Perchè spende così tanti soldi per qualcuno come il Luogotenente Matsumoto? Qual'è il suo interesse verso di lei?"
Kira alzò una mano per fermarlo. "Non che siano affari tuoi, ma io e il Capitano non siamo uniti nel modo che stai insinuando. Se mai vengo a sapere che spargi voci su me e il capitano in qualunque divisione tu sia trasferito, ci saranno conseguenze. Non mi piace neanche quello che intendi dicendo 'qualcuno come il Luogotenente Matsumoto'. È un ufficiale degno di onore e una donna rispettabile. Insunuare qualcosa di diverso da ciò ti costerà essere impalato da Shinso. L'interesse che il Capitano ha verso di lei è più puro di quello della maggioranza degli altri capitani della Seiretei." Lo informò Kira. "Sono molto uniti e ti basti sapere questo. Ora, se non c'è altro, mi aspetto la tua richiesta di trasferimento in giornata." E con questo, lasciò il terzo seggio e si diresse verso il suo ufficio.
Ancora furente per il suo incontro col terzo seggio, entrò nella stanze e vi trovò Nemu che lo attendeva. "Venuta per ridermi in faccia?" chiese con irritazione.
Nemu non battè ciglio. "anche se la medicina ti è stata iniettata a causa della tua lingua lunga, c'era comunque bisogno di testarla." Spiegò. "E pur avendo raccolto informazioni preziose attraverso batteri inseriti apposta nella medicina, ho ancora bisogno di farti delle domande." E con questo tirò fuori un registratore. "Per prima cosa, come ti senti questa mattina?"
A pensarci bene, Kira stava davvero bene questa mattina. Davvero… davvero bene. Lo disse a Nemu che annuì e gli fece alcune altre domande. Kira era certo che non fosse necessario rispondere ad alcune di esse che lo forzavano a ricordare alcuni momenti dell'accaduto. Fortunatamente, le domande finirono presto, "Grazie per l'aiuto, Luogotenente Kira. Spero che tu abbia capito quanto sia pericoloso origliare e raccontare tutto."
"Penso," replicò Kira, "che in questo caso non ho sbagliato. Il Capitano doveva saperlo."
"Perché?"
"La ama."
"Non ho mai detto di essere un esperta in fatto d'amore." Replicò Nemu. "Ma una cosa che capisco è il possesso. Il modo in cui il Capitano Ichimaru guarda il Luogotenente Matsumoto non è molto diverso da come il mio Capitano guarda me." Il suo tono era terra terra, ma aveva uno sgardo molto triste.
"Non ci credo, neanche per un secondo." Protestò Kira. "Il Capitano la ama!"
"Credi quello che vuoi. Solo il tempo potrà dirci chi di noi due ha ragione." Disse Nemu alzandosi. "Buona giornata, Luogotenente Kira."
Quando aprì la porta, trovò Hinamori che stava per bussare. "Oh, mi dispiace." Disse Hinamori. "Spero di non disturbare."
"No, me ne stavo andando." E con ciò, Nemu se ne andò.
"Kira-kun, tutto bene?" chiese guardandolo con preoccupazione. "Mi dispiace di non essere stata di alcun aiuto ieri notte. Sono corsa via non appena il Capitano Ichimaru ha chiuso la porta perché… perchè…" Non riuscì a finire la frase. "E quando sono ritornata, il Capitano Ichimaru ha detto che non aveva bisogno del mio aiuto. Mi dispiace, Kira-kun!"
"Non preoccuparti." Replicò Kira, sollevato che Hinamori non l'avesse visto nudo e coperto di sporcizia. Sarebbe stato troppo. "Non hai fatto nulla di male e anche se non sembra, il Capitano Ichimaru è molto gentile."
"Davvero?" chiese Hinamori, scettiscismo chiaramente scritto in faccia.
"Davvero." Disse Kira con un sorriso.
"Kira-kun?"
"Si?"
"Cosa… cosa sta succedendo? Mi sento.. mi sento lasciata fuori. Come… come se mi stessi perdendo qualcosa. Stanno accadendo molte cose che non comprendo! Non sono stata una buona amica ultimamente vero?" disse, sembrava confusa e desolata.
Kira sorrise per rassicurarla. "Tutto a posto, Hinamori-kun. Sapere non è sempre meglio che non sapere e tu sei sempre presente per gli amici quando hanno bisogno di te. Perdonami per aver detto altrimenti."
Hinamori sorrise, "Grazie, Kira-kun!"
