Per il secondo bacio… no, ecco, quello era stato invece un'esperienza decisamente più clamorosa e, in un certo senso, più memorabile. E il senso non era quello positivo.
I due lo avrebbero ricordato negli anni avvenire con un misto di imbarazzo, divertimento e qualcosa di simile a nostalgia... ok, questa era una balla. Ma chi volevano prendere in giro? A quel particolare ricordo era legato esclusivamente imbarazzo!
I giorni successivi alla cena si erano stati addosso un po' più del solito. Non che le dinamiche tra i due fossero cambiate radicalmente: loro continuavano a bisticciare, punzecchiarsi e a darsi scherzosamente sui nervi a vicenda, come al solito, ma ora sembravano anche cercarsi un po' di più e toccarsi innocentemente con più frequenza; una coda che sfiorava leggermente una caviglia, una mano che si appoggiava su un bicipite per una frazione di secondo in più del necessario, un braccio intorno alle spalle per una veloce, affettuosa stretta. Ma niente più.
Il pomeriggio di tre giorni dopo però le cose erano fatte più interessanti ed era diventato chiaro ad entrambi che tutti e due erano più che intenzionati ad esplorare le possibilità di quel nuovo aspetto del loro rapporto: era evidente che sia Charlene che Vinnie fossero molto, molto motivati in quel momento.
Una carezza era diventata un breve abbraccio, che era diventato qualcosa di più vivacemente "serio" quando si erano stretti con forza l'una all'altro. A quel punto l'unico pensiero nelle loro teste era l'idea di baciarsi ancora e metterci anche tutto il desiderio accumulato: le bocche si erano affannosamente cercate e trovate, ma quando avevano provato, per così dire, ad "approfondire il discorso", le cose erano andate orribilmente storte.
Entrambi si erano buttati con slancio nel gesto, facendo affidamento sugli istinti e sul il bagaglio di esperienze precedenti.
Purtroppo però nessuna di tali esperienze riguardava il baciare un essere alieno e all'improvviso i due si erano trovati impantanati nelle difficoltà pratiche legate a due volti sicuramente non strutturati per interagire così intimamente.
La bocca di lui, che si allargava da un lato all'altro del suo lungo muso, era straordinariamente più grande di quanto Charlene non avesse mai realmente realizzato: quando avevano prima socchiuso e poi aperto le labbra per esplorarsi, per un'irrazionale frazione di secondo, lei aveva avuto la sensazione che lui stesse letteralmente per mangiarle la faccia… c'era stata un po' di confusione sulle distanze.
Dal canto suo Vinnie non sapeva come gestire le morbide labbra umane di lei che, certo, erano graziose e molto invitanti, ma sembravano dotate di vita propria, quasi fossero una parte indipendente della piccola bocca della compagna! E poi faceva una fatica incredibile a respirare, il naso praticamente premuto nei suoi capelli, completamente disorientato e fuori sincrono con la respirazione di lei.
Quando infine gli affilati incisivi del ragazzo avevano premuto con involontaria irruenza contro la pelle della guancia di Charlene, i due si erano staccati l'uno dall'altro con un sobbalzo, come se fossero stati attraversati da una scarica elettrica. Il tutto era durato si e no cinque secondi, ma era stato più che sufficiente.
Erano seguiti alcuni istanti di panico in cui i due si erano fissati, una stretta reciproca l'uno sulle braccia dell'altra, tenendosi a distanza ma, al contempo, senza lasciarsi andare, quasi a cercare nell'altro un punto di equilibrio. Non avevano mosso un muscolo, le labbra strette come se avessero appena morso un limone e gli occhi larghi e fissi, un'espressione di incertezza mista a goffaggine. Erano troppo "confusi" per provare altri sentimenti.
Alla fine, quando il cervello si era finalmente riconnesso, avevano fatto l'unica cosa possibile: avevano visto nell'altro la propria espressione ed erano scoppiati a ridere. I due non avevano smesso per molti, molti minuti. Non erano finiti piegati sul pavimento per il solo motivo che erano ancora legati in quello strano abbraccio e in pratica si tenevano su a vicenda, ma il topo aveva ormai le lacrime agli occhi, mentre le orecchie della ragazza avevano raggiunto una vivace tonalità di rosso e le era venuto un buffo singhiozzo.
"E stato…" *hip* "E stato…"
"Pessimo!" aveva completato per lei Vinnie tra le risate.
"VERO?!" aveva esclamato Charlene "la cosa più *hip* patetica della mia vita!"
"Cavolo, mi sembra di essere tornato adolescente" aveva sbuffato, un po' divertito e un po' imbarazzato. In un angolo del suo cervello, Vinnie stava ringraziando varie divinità marziane che per miracolo nessuno avesse assistito a quel disastro. La sua reputazione (?) ne sarebbe uscita distrutta.
"No, per favore *hip* non quegli anni! Non è stato già abbastanza sgradevole passarci *hip* una volta?!" poi, dopo averci pensato un secondo, Charlene aveva aggiunto "Oh, Dio, mi sono *hip* appena resa conto che ci mancava giusto l'apparecchio *hip* e sarebbe stato esattamente come il mio primo *hip* bacio, sul retro della scuola, durante l'intervallo, con David Crawlford *hip* ma, quella volta onestamente era andata meglio!"
"Hey!" aveva sbottato lui in tono falso-offeso "Non può essere andata peggio che con quel… come cavolo hai detto che si chiamava? Crew.. Crawv… che con un ragazzino delle medie!"
Lei aveva riso più forte "Eccome!"
A quel punto aveva sentito le mani di lui lasciare improvvisamente i suoi avambracci e il tiepido tocco dei suoi palmi sulla faccia: le stava premendo le guance in modo che le sue labbra risultassero comicamente protruse in fuori, come fosse stata un pesce rosso.
"Dolcezza, non sono io che ho una faccia piatta come una tavola da surf con delle labbra piantate nel mezzo! Ovvio che non poteva funzionare, ma sappi che prima d'ora nessuna si era mai lamentata delle mie performances di baciatore!"
"Prwwwe" aveva boffonchiato lei.
"Cosa?" aveva replicato di rimando Vinnie, rilasciando un po' la presa sulla faccia della ragazza così che lei potesse parlare più chiaramente.
"Prove *hip* voglio le prove! Non ci crederò finché non vedrò le dichiarazioni scritte *hip*e firmate dalle tue ex!"
La giovane aveva quindi sfruttato quella frazione di secondo in cui lui registrava la frase e iniziava a formare un' espressione un po' offesa, per alzare a sua volta le mani al volto di lui e ricambiare la presa. Solo che lei aveva infilato i pollici negli angoli della bocca del ragazzo, mentre le altre dita facevano presa sotto le orecchie: con delicatezza, ma decisione, aveva quindi forzato la sua bocca alla massima estensione e Vinnie sembrava ora una versione marziana del Joker di Batman.
"E poi *hip* io almeno ho le labbra. Tu cos'hai a parte una bocca enorme che serve solo a…" non avrebbe mai concluso quella particolare frase: la mano di Vinnie era velocemente scivolata dalla guancia alle suddette labbra, zittendola efficacemente.
Guardandola poi con un ironico sopracciglio alzato, lui aveva cercato di prenderla in giro per l'inattesa svolta volgare, ma anche lui era messo un po' in difficoltà comunicativa da due pollici infilati in malo modo dietro ai molari.
Si era dovuto arrendere poco dopo "OWEY!" aveva farfugliato "Owey, hai vintvo. Iwo ti lasio andave sce tu mollvi la pwesa!"
Charlene, da dietro la mano di Vinnie, aveva immediatamente annuito la sua approvazione a quel piano: poteva sentire un viscido rivolo di saliva tiepida scorrere dalla bocca di lui lungo il suo polso destro e, davvero, la cosa non era proprio piacevole… voleva fermarlo prima che arrivasse al gomito.
Ma pur rilasciando la presa sulla sua faccia, l'altra mano del marziano era velocemente scivolata sulla nuca della compagna e quando lei lo aveva lasciato andare, con pochissimo sforzo, Vinnie l'aveva di nuovo trascinata a sé. Quindi chinandosi appena per annullare la poca differenza in altezza, l'aveva baciata di nuovo. Questa volta però era esattamente una replica del primo bacio che si erano scambiati e, pur non essendo nulla di terribilmente passionale, quando esso ebbe termine entrambi avevano la testa leggera e il cuore che aveva accelerato un pochino il proprio battito. E l'attacco di singhiozzo dell'umana era fortunatamente terminato...
"Charley-cara, siamo destinati ad una vita di baci da vecchia zia" aveva sospirato Vinnie in tono grave, un po' serio e un po' scherzoso, continuando a tenerla abbracciata.
Charlene aveva riso di nuovo "Allora, prima di tutto voglio sperare che tu non abbia una zia che ti bacia così, o dobbiamo chiedere l'intervento dei servizi sociali. Secondo…" mentre parlava il dorso della sua mano stava accarezzando il profilo del compagno, mentre lo sguardo seguiva distrattamente i movimenti dei ciuffi della pelliccia a quella delicata pressione; gli occhi di Vinnie erano diventati un po' più luminosi a quel tocco. "… dicono che la pratica porti alla perfezione…".
E così avevano fatto. Impegnarsi nella pratica, intendo.
Inutile dire che le differenze tra i due erano molto più profonde di quanto non avessero preventivato. Il bacio era stato la punta dell'iceberg: pur avendo avuto fin dall'inizio una generica idea di quello a cui andavano incontro, nel tempo erano rimasti stupiti nello scoprire che in realtà c'erano molti aspetti e difficoltà che non avevano preso in considerazione.
Ma entrambi erano dotati di perseveranza e soprattutto di una buona fantasia e la fantasia aveva aiutato non poco; ci avevano dovuto lavorare, ma era stato un percorso per cui nessuno dei due si era mai lamentato. Anzi, in effetti nel farlo si erano divertiti un sacco e nei mesi successivi erano stati molto presi nella reciproca "scoperta" e nel trovare "terreni comuni" e "compromessi" che soddisfacessero entrambi.
Alla fine avevano scoperto che nonostante le convenzioni in cui erano stati educati e cresciuti, per quanto riguardava l'intimità fisica e mentale, fossero molto, molto diverse, così come evidentemente lo era anche l'anatomia dei loro corpi, la terrestre e il marziano erano comunque compatibili. Molto piacevolmente compatibili.
Molto tempo dopo Charlene avrebbe riflettuto che la perfezione non esisteva, specialmente per quanto riguardava le relazioni, ma ci si poteva divertire parecchio nel cercarla.
