Il mattino seguente Corvo passeggiava placidamente lungo il cortile. Una dolce brezza fresca proveniente dall'oceano aiutava a lenire il fastidio del sole. Erano già diversi mesi che Emily era salita al trono, eppure molte delle difese montate dal Lord Reggente sulla Dunwall Tower, che Emily aveva dato ordine fossero demolite, erano ancora in piedi, come ad esempio il suo tanto famoso "Bunker". Per il momento l'unica cosa a testimonianza del cambio di regime era la statua di Hiram Burrows al centro del cortile caduta e in pezzi. Corvo sorrise: si era assicurato personalmente che quella statua fosse la prima cosa ad essere buttata giù.

All'improvviso il vento cambiò, portandosi con sè odore di marciume e grida di disperazione. Corvo si voltò. Il vento adesso spirava dritto dalla prigione di Coldridge, la prigione di massima sicurezza più grande, efficiente e sicura di tutto l'impero. Solo chi aveva i favori e i poteri dell'esterno o possedesse un livello d'abilità pari a quello del più pericoloso degli assassini avrebbe potuto uscirne o entrarvi senza permesso. Corvo ricordava ancora quando, in seguito alla falsa accusa di aver ucciso la sua amata Imperatrice, lui, l'uomo che aveva giurato di proteggerla ad ogni costo, fu rinchiuso in una piccola cella e sottoposto alle più perverse e inimmaginabili torture che la mente umana potesse pensare, in attesa del giorno della sua esecuzione. Ma proprio il giorno prima della sua dipartita, un gruppo di amici che si facevano chiamare la Cospirazione dei Lealisti gli permise di fuggire e vendicarsi di coloro che l'avevano fatto soffrire. Ricordava anche il dolce sapore del momento in cui vide Hiram Burrows, l'uomo che aveva condotto Dunwall e quasi tutto l'impero alla rovina, catturato e spedito a Coldridge dalle stesse guardie incaricate di proteggerlo, una volta che l'audiografo aveva rivelato a tutta Dunwall le sue colpe e inganni.

E mentre pensava a Burrows con tanto accanimento, Corvo capì che era ora di fargli una visita

Se Corvo avesse deciso di andare a piedi o a cavallo o con un qualsiasi altro mezzo ci sarebbero volute almeno un paio d'ore prima di arrivare a destinazione, ma per uno con i Poteri dell'Esterno pochi chilometri erano solo una seccatura. Continuare a teletrasportarsi grazie ai suoi poteri era veramente comodo. Ogni tanto era solito fermarsi appena vedeva passare sotto di sé una pattuglia, solo per ricordarsi che non era più un ricercato in tutto l'Impero e che poteva benissimo farsi vedere in giro (anche se con i suoi poteri era meglio andarci cauti) senza dover temere una pioggia di proiettili diretta a lui.

Infine arrivò alla Prigione di Coldridge. Gli ufficiali di guardia al portone furono stupiti di vedersi comparire davanti all'improvviso il Protettore reale dell'Imperatrice, ma furono sollevati dal fatto che questa non fosse un'ispezione ufficiale. Corvo entrò quindi rapido attraverso il cancello, salutò la guardia addetta al portone e si mosse rapido lungo il vasto corridoio delle celle

Finalmente Corvo raggiunse la cella che cercava: la sua. Era questa la cella dove aveva passato lunghi mesi in attesa della sua condanna a morte. Era quasi poetico chi fosse l'attuale abitante della cella.

Dal fondo della cella Hiram Burrows, ex-Capospia di Corte, ex Lord Reggente e ora detenuto, si diresse verso la porta a sbarre della prigione. L'abito che indossava era sporco di escrementi, sangue (segno che più di una guardia si era divertita mentre nessuno guardava) e sporcizia mentre una delle due scarpe era bucata e ridotta a ciarpame. Aveva un aspetto pallido e dimagrito e diversi segni di contusioni su tutto il corpo. Una piccola parte della rivincita di buona parte della gente che aveva angariato.

"Corvo. Sono sorpreso che tu sia qui. Sei per caso venuto a controllare se ero già morto così da poter sputare sul mio cadavere? Spiacente di averti deluso."

"Non sono qui né per vendicarmi né per divertirmi, Burrows. Sono qui … per parlarti."

"Parlarmi? E di cosa, o Sommo protettore Reale?

"Di QUEL giorno, Burrows. Del giorno che tu facesti uccidere l'Imperatrice e incolpasti me te lo ricordi?"

"Certo che me lo ricordo, mio caro ex-amico. Io ero impegnato a conversare con la tua tanto cara Imperatrice, cercando in ogni modo di convincerla a approvare misure di sicurezza e quarantena più sicure, Campbell si stava facendo fare un ritratto da quel lecchino di Sokolov e infine tu eri appena tornato e hai approfitto del fatto che eri in anticipo per giocare a nascondino con Emily! Poi è successo quel che sai, perché torni a chiedermi di quel giorno?"

"Perché hai fatto ricadere ogni colpa su di me? Avresti potuto fingere di supportare la mia testimonianza per poi approfittarne mandandomi su una falsa pista."

"Con te sarebbe bastato? No, credo proprio di no. Inoltre non avevo veramente intenzione di coinvolgerti in un primo momento, ma mi serviva un colpevole e tu eri proprio lì …. Come si dice l'uomo giusto al momento sbagliato nel posto giusto. Inoltre eri l'unico testimone, una bocca chiassosa e potenzialmente rumorosa da eliminare."

"Se è così perché non mi hai fatto eliminare subito per sicurezza? Perché quei sei mesi di torture e supplizi?"

"Perché se fossi riuscito ad ottenere da te una falsa confessione avrei avuto il mattone necessario a consolidare finalmente la mia opera. E poi ammetto che guardarti soffrire era per me una fonte di estremo godimento. Ma ho sempre temuto che il karma avrebbe finito col punirmi per ciò, e infatti eccoci qui, io in prigione in attesa dell'esecuzione e tu libero e di nuovo al fianco di Emily, che guiderai al tuo fianco, bla bla bla…" concluse rigirandosi e mettendosi seduto.

"Emily sta già imparando a divenire una sovrana saggia e illuminata, sai ? Nel poco tempo che tu sei qui ha già rimediato a tutti i casini che tu e i tuoi alleati avevate combinato alla città, ora la Peste è sotto controllo e presto sarà debellata una volta per tutte. Il tuo gran piano è miseramente fallito Burrows!"

"Buon pro vi faccia" disse coricandosi per dormire "Ah Corvo, se non ti spiace, potresti farmi un piccolo favore?"

"Che genere di favore?" chiese Corvo riavvicinandosi alle sbarre

Burrows si rialzò, il suo volto faccia a faccia con quello di Corvo " I miei amici, coloro che mi hai portato via. Campbell lo marchiasti come eretico così che l'Abbazia fu costretta a esiliarlo, ma gli altri? Che ne fu dei Pendelton? E della mia adorata Lady Boyle? So che non li hai uccisi, tu non sei così, ma allora che fine hanno fatto?"

Corvo avvicinò la propria bocca all'orecchio di Burrows e glielo disse.

"Cosa? Lei ? Loro? No, no, nonononono, NO! MOSTRO, ASSASSINO, LA MORTE NON ERA ABBASTANZA PER LORO VERO? NO!" gridò Burrows con forza all'orrore per la sorte dei propri compagni. Le guardia accorsero prontamente per calmare il prigioniero mentre Corvo se ne andava.

Stava quasi per andarsene quando udì una voce alle proprie spalle.

"E così ti sei preso una rivincita molto personale sul vecchio Lord Reggente, eh?"

Corvo sì girò e rispose all'uomo che aveva parlato "Infatti, Comandante Havelock, infatti."