Regina camminò a lungo, godendosi il tempo mite e fresco sulla pelle. Si sedette su una panchina a leggere un libro. Era arrivata appena alla quinta pagina quando sentì suonare il telefono, sorrise nel vedere chi fosse a chiamarla. Rispose.
«Mal...quanto tempo...»
Rimase al telefono con lei per un'ora. Le diede appuntamento al parco dove si trovava. Dopo circa mezz'ora la donna arrivò. Non le diede neanche il tempo di parlare che la baciò.
Dieci minuti dopo erano nell'appartamento di Regina; si strapparono i vestiti di dosso e fecero l'amore, in piedi per poi continuare sul divano, in cucina e infine in camera da letto. Continuarono per tutta la notte, poi all'alba si addormentarono, esauste.
Regina aprì gli occhi ancora frastornata per la notte appena passata. Mal era accanto a lei, dormiva. Si alzò senza svegliarla e chiamò l'università per avvertire che sarebbe mancata tutta la settimana per problemi di salute. Restò a casa con Mal facendo sesso in ogni stanza di casa. Evitò le decine di chiamata di Daniel, scrivendogli un messaggio per dirgli che aveva l'influenza e che presto l'avrebbe contattato. Si alzò dal letto nel tardo pomeriggio e si accorse che non c'era più niente da mangiare in casa. Si vestì e andò a fare la spesa.
Il giorno successivo Emma andò a lezione, ma scoprì che, per quella settimana, le lezioni di Analisi Matematica erano sospese. Invece che esultare come gli altri si incupì, e August, lo studente fuoricorso che aveva "sfidato" la professoressa, lo notò.
«Avanti Emma, è solo una settimana. Potrai consumarti il cervello con i suoi problemi la settimana prossima, non ti abbattere.»
Emma tornò a casa sconsolata quel pomeriggio. Accompagnò sua madre a fare la spesa. Tra gli scaffali, vide la presunta malata. Sua madre notò il suo sguardo fisso.
«Tutto bene, Em?» le chiese, mettendo nel carrello una confezione di biscotti.
Regina comprò della frutta, verdura. Poi passò accanto agli scaffali dei dolci, sorrise maliziosa prendendo in mano una bottiglietta di cioccolato liquido, panna montata e fragole. Poi passò al reparto dei vini.
«Ma', ti vanno le fragole oggi?» chiese la studentessa andando a prendere una confezione di fragole prima che la madre potesse rispondere, mentre la professoressa era ancora lì. Sbirciò nel suo carrello, inorridendo e allo stesso tempo eccitandosi nel notare il peccaminoso contenuto.
Con la scusa di andare a prendere l'acqua, seguì di soppiatto la donna. Champagne, vino bianco, vino rosso. Emma serrò la mascella, stringendo i pugni. Uscì dall'ombra e approcciò la prof.
«Professoressa Mills! Anche lei qui?» chiese con un sorriso tirato.
Regina si girò di scattò e per poco la bottiglia non le cadde di mano.
«Swan... Non credevo facessi la spesa, credevo ti divertissi soltanto a rimorchiare sconosciute nei bar.» disse mettendo la bottiglia nel carrello. Emma si accigliò, spostandosi come se l'avesse colpita.
«Whoa, senti chi parla... Il professor Colter è astemio, quindi quelle non sono per lui...» ribatté indicando le bottiglie nel carrello, ripetendo le nozioni apprese da quel ficcanaso di August.
«Sono per me infatti.» replicò sorridendo «Sai molte cose sui professori.»
Emma la guardò negli occhi, seria.
«Sì. E lei tutto mi sembra meno che con l'influenza.» disse.
«Ha qualche problema con il fatto che non tengo le mie lezioni? Le manco?» chiese avvicinandosi a lei. Ad Emma si mozzò il fiato in gola. Rimase ferma, faticando a guardarla negli occhi e arrossendo appena. Quel dannato tono professionale… perché la eccitava tanto?!
«No, ma non vorrei che saltassimo parte del programma per un suo ritardo.» disse, incerta.
«Stia tranquilla non salterò niente.» replicò l'altra, vicina al suo viso «E poi può sempre chiedermi di darle qualche lezione...privata...» sussurrò maliziosa.
Emma si allontanò da lei, guardandola con rabbia.
«Sa, si dice che i professori siano tutti stronzi. Credo sia vero.» disse prima di prendere una cassa d'acqua e voltarle le spalle.
«Perché lo sarei? E poi potrei dire lo stesso degli studenti... Anzi loro lo sono molto di più.» replicò acida.
Emma si fermò a metà strada, lasciando la pesante cassa d'acqua a terra.
«Cosa avrei fatto io per essere stronza? Non ho preso in giro nessuno, non ho giocato...» sottolineò quella parola. «.. con nessuno.»
«Davvero? Quindi vuoi dirmi che non sei stata a letto con quella barista che neanche conoscevi?» chiese sfidandola.
«La conoscevo eccome! E lei invece, non è stata a letto con il professor Colter?» chiese, furiosa, ma mantenendo un tono di voce basso.
«Sì, ci sono stata.» rispose semplicemente «Era la cosa giusta da fare.»
Emma aggrottò la fronte, confusa.
«Che... che significa?»
«Nulla Miss Swan. Ci vediamo in aula la prossima settimana.» le voltò le spalle.
Emma rimase ferma, stringendo i pugni e i denti.
«Scappa come al solito, professoressa Mills.» commentò a voce più alta per farsi sentire da lei.
Regina si bloccò nuovamente. Sospirò e tornò da lei.
«Da cosa dovrei scappare? Lei è una mia studentessa e io la sua professoressa... se non capisce il motivo delle mie azioni... forse l'ho sopravvalutata.» disse guardandola negli occhi. La confusione crebbe ancora più forte nella ragazza.
«Magari non la capisco perché...» La bionda si zittì. Abbassò lo sguardo e scosse la testa. «Lasci stare. Buona giornata.» la salutò rabbiosamente, prendendo l'acqua e andandosene.
«Perché cosa?» le chiese bloccandola prima che potesse andare via. Emma si divincolò da lei, furiosa.
«No! Non mi aprirò con una persona che neanche vuole dirmi il suo nome, e che già mi ha detto che non può o non vuole avere niente a che fare con me, mi dispiace.» disse indietreggiando, gli occhi lucidi. La donna la lasciò andare.
«Calmati. Tranquilla non ti disturberò più. Buona giornata Miss Swan!» si girò e andò verso le casse per pagare. Tornò a casa di corsa, sistemò la spesa. Si rimise a letto e fece nuovamente l'amore con Mal.
Emma la guardò andare via con il cuore in pezzi. Poi si asciugò le lacrime e raggiunse sua madre.
Tornò a casa e la aiutò a mettere a posto la spesa. Si rifugiò quindi in camera sua, ma neanche la musica a tutto volume riuscì a calmarla.
