Era ormai un anno e mezzo che quel misterioso ragazzo li aveva avvisati della venuta di due androidi; ed era un anno e mezzo che Vegeta si allenava quotidianamente per raggiungere il livello di Super Saiyan.
Eppure, per quanto la sua forza combattiva aumentasse, per quanto veloce diventasse, il principe dei Saiyan non era ancora in grado di trasformarsi.
"Dannazione!" pensò furibondo, dando un pugno alla parte di metallo della nuova GR.
Perchè non ci riusciva?
Eppure non aveva mai saltato un allenamento!
Impegnava metà della sua giornata a quello scopo...
Qual'era il problema?
Si passò stancamente una mano sul viso.
Qualcosa non andava.
C'era un ostacolo al raggiungimento della condizione di Super Saiyan.
Ma quale?
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«Stai bene, Vegeta?».
Bulma aveva notato il malumore del compagno, e preoccupata gliene aveva chiesto il motivo.
«Devi costruirmi nuovi marchingegni; più sofisticati di quelli di adesso. E devi alzare la resistenza del congegno di gravità. Il limite attuale non è sufficiente» rispose lui.
Bulma era scioccata.
«Ma... E' di 800! E' già di per sé una gravità assurda da sopportare. Rischi di...»
«So benissimo cosa rischio!»replicò lui, secco.
Si agitava nervoso, passeggiando senza sosta sul pavimento del salotto della Capsule Corporation.
Bulma sospirò.
«Va bene. Sai tu quello che puoi o non puoi sopportare, in fondo».
Vegeta la fissò.
Sapeva che non l'avrebbe deluso.
«Puoi farlo, allora?»
«No».
Vegeta si fermò di botto, senza fiato.
Cosa aveva detto?
«Che vuol dire "No"? Hai appena detto che andava bene; che solo io so quello che posso o non posso sopportare!» esclamò, confuso.
«E così infatti. Ma tu mi hai chiesto se potevo soddisfare le tue richieste. E la risposta è no, non posso. Non ora, almeno».
Il principe dei Saiyan non riusciva a trovare il senso logico di quel ragionamento.
«Non ha senso» ammise.
Si stava forse prendendo gioco di lui?
«Non ti sto prendendo in giro, Vegeta» disse lei, quasi a leggergli nella mente.
Lo conosceva davvero bene...
«Allora spiegati, maledizione!»
«Non è che non voglia farlo, te l'ho detto. E' che non posso» ripetè Bulma.
«Il mese scorso sembravi benissimo in grado di svolgere lavori del genere!»
«Il mese scorso non sapevo di essere incinta!».
Vegeta - che durante quello scambio di battute aveva ripreso a camminare su e giù per la stanza - si fermò nuovamente, scioccato.
«Cosa?!» sussurrò.
Bulma non abbassò gli occhi, sostenendo lo sguardo che Vegeta le lanciava.
«Sono incinta, Vegeta».
Il Saiyan distolse lo sguardo, esterrefatto e inorridito.
Come era potuto accadere?
«Sei... Ne sei sicura?» mormorò, flebile.
«Assolutamente».
«Dannazione!» esclamò Vegeta, coprendosi gli occhi con la mano.
Bulma lo fissò confusa.
«Che ti prende? E' una cosa bella! Significa che...»
«Significa guai, ecco cosa significa» la interruppe lui.
Bulma cominciava davvero ad averne abbastanza di quella strana reazione.
«Guai?!» ripetè, furiosa.
«Certo, guai. Tra meno di due anni arriveranno su questo inutile pianeta due androidi spietati, che potrebbero anche distruggerlo con tutti i suoi abitanti. Ti pare un bel posto dove allevare un bambino?!».
«Quindi, è perchè sei preoccupato per la salute mia e del bambino che fai questi ragionamenti assurdi» indovinò la donna, perdendo in un istante tutta la sua collera.
Vegeta non rispose.
Si era esposto nuovamente troppo.
Bulma gli si avvicinò.
«Io non sono preoccupata. So che ci sarai tu a proteggere me e nostro figlio» gli disse, toccandogli dolcemente il braccio.
Ma lui si scostò.
«Bella protezione, la mia! La protezione di un ex - assassino mercenario che non è neppure in grado di superare un Saiyan di infimo livello come Kakarot! Hai scelto proprio la persona giusta!» sbottò.
Bulma non si lasciò ferire da quelle parole dure.
Aveva compreso ormai da tempo che quello era il modo che Vegeta aveva per dimostrare il suo affetto a qualcuno.
Più era duro con una persona, più era l'affetto che provava nei suoi confronti.
«Ho scelto la migliore. Ho fiducia in te e sono certa che supererai Goku» gli rispose, fiduciosa.
Sospirò.
«Ad ogni modo, se è davvero importante per te, mi metterò subito al lavoro per apportare le modifiche che mi hai chiesto alla GR».
Si voltò per scendere in laboratorio, ma Vegeta l'afferrò per il polso con quella delicatezza che usava solo con lei.
«No. Lascia stare» disse, un lieve rossore sul viso.
«Lo chiederò a tuo padre. Sarà pur capace di fare qualcosa, oltre che a tenersi sempre addosso quel felino, no?» aggiunse.
«Sì, penso proprio di sì» replicò Bulma, un piccolo sorriso sul viso.
Vegeta annuì ed uscì.
