…balziamo di nuovo nel passato, mi sa che dopo due intere settimane controllare come sta la povera piccola Britt sia d'uopo! ;)
Il solito ma specialissimo grazie a Euston, Marty - grandissime come sempre, mi dà proprio soddisfazione che notiate le sottigliezze che mi diverto a buttare qua e là :D - e Ele - è che in realtà sono una gran buffona malinconica, ecco dove le pesco le mie idiozie! ;P
Aspetto tanti tanti tanti commenti anche per questo capitolo, mi raccomando!
the old phib
Capitolo 7
1866
Un attimo più tardi la porta si chiuse dietro le spalle del dottore e Santana rimase di nuovo sola con Brittany. Sapeva di dover andare via, ma in quel momento si sentiva le gambe così molli che anche avesse voluto davvero alzarsi non sarebbe riuscita a reggersi in piedi, così si limitò a tirare un grandissimo sospiro chiudendo gli occhi e cercando di rilassarsi le mani in grembo.
Il respiro di Brittany non faceva più rumore, così Santana si lasciò cullare dal continuo semplice ticchettio della pioggia contro il vetro della finestra mentre la sua mente del tutto svuotata provava a fatica a riempirsi di nuovo di qualche pensiero. Era una sensazione davvero troppo strana per lei quella di non riuscire a pensare a niente, non che riuscisse a giudicarla spiacevole, semplicemente era troppo, troppo strana per lei. Così si sforzò di produrre qualche immagine nella sua testa, qualche immagine, qualche immagine qualsiasi, qualche ricordo, persino qualche paura, magari per il futuro, ma non ci riuscì. Tutto quello che poté guardare con i suoi occhi chiusi fu soltanto buio, buio profondo e infinito, di cui non poteva scorgere i confini, così aprì gli occhi, quelli veri, per guardare qualcosa.
La pioggia scrosciava sempre più forte di fronte a lei, il sole non era mai sorto quel giorno, quindi non aveva la più pallida idea di che ora fosse: poteva essere ancora mattina o tardo pomeriggio per quello che ne sapeva. Per un attimo provò a scorgere in mezzo alle nuvole un piccolo segno di quel Dio nelle cui mani si trovavano sempre, qualche volta senza neppure volerlo, ma le nuvole grigie e dense la fecero sentire stupida, così smise e si abbassò con lo sguardo verso Brittany. Il suo respiro sembrava lento, forse stava finalmente dormendo, i tratti del suo viso erano rilassati anche se il contesto in cui quel suo viso si trovava strideva incredibilmente con i suoi tratti gentili. Santana si piegò verso il secchio ancora colmo d'acqua per imbevere uno degli ultimi panni rimasti, quindi lo strizzò cercando di non far rumore e finì di pulirle la pelle del viso e del decolleté da tutto quel sangue che la faceva sembrare la fuggitiva di un mattatoio. Anche se in fondo non era quella la realtà? Pensò quindi finalmente e ritrovandosi a pettinarle le sopracciglia scomposte con le dita ritrasse in fretta le mani quasi si fosse scottata all'immagine di quando aveva composto la salma di sua madre. Lei non sarebbe morta. Era giovane e forte. E Dio aveva un occhio di riguardo per le persone giovani. Quasi sempre.
Quella stupida rassicurazione che sapeva bene essere priva di alcun fondamento riuscì però a darle il coraggio di provare ad alzarsi in piedi e così fece. Le gambe sembravano davvero poterla reggere finalmente. Guardandosi i piedi improvvisò qualche passo per assicurarsene, fece il giro del letto e con quanta più delicatezza riuscì a trovare nelle sue mani stanche di quella giornata difficile. Le sfilò via le calze luride e completamente strappate ammucchiandole sulla pila di panni sporchi di sangue, poi tentò di sistemarle come poteva quella specie di gonna da bambina cresciuta troppo e quello che restava di una sorta di camiciola bianca che non doveva essere mai stata carina, neppure quando era stata fatta. Doveva assolutamente farsi un bagno e indossare degli abiti puliti ed appropriati, ma non era di certo il momento per pensare a quello, avrebbe prima di tutto dovuto riposarsi e impegnarsi a superare quella brutta infezione. Impegnarsi a non morire. Poi avrebbe avuto tutto il tempo per mettersi in sesto. Tutto il tempo.
Guardandola con espressione pietosa e preoccupata, Santana afferrò il lenzuolo che Emma aveva perfettamente piegato sulla parte bassa del materasso e con gentilezza la coprì fin sopra il seno, per qualche istante contemplò la coperta di lana piegata sul tavolo, ma Brittany aveva ancora le guance rosse e, considerando quanto sangue aveva perso, doveva avere la febbre davvero alta, così poi decise di appoggiarla sul comodino in modo che se si fosse svegliata e avesse avuto freddo avrebbe potuto coprirsi da sola. Poi, prima di andarsene con il mucchio di panni sporchi da lavare, immerse l'ultimo panno asciutto nel secchio d'acqua fredda, lo strizzò, lo piegò e glielo appoggiò sulla fronte per darle un po' di refrigerio, con la mano indugiò un attimo di più sulla sua guancia che accarezzò piano col pollice osservandola piano.
"Non potete mollare adesso." bisbigliò poi fra sé e sé e, prima di piegarsi sul pavimento a raccogliere i panni, si avvicinò di nuovo a lei come aveva fatto prima e le dipinse un piccolo veloce bacio d'incoraggiamento sulla tempia. Allora sospirò e abbracciando il mucchio di stoffa sporca di sangue, pioggia, lacrime e fango si diresse verso la porta.
"Non posso." sentì biascicare non appena appoggiò la dita sulla maniglia. Facendo svolazzare leggeri i suoi lunghi capelli neri ancora bagnati sulle sue spalle, si voltò verso il letto con espressione sorpresa, ma stanca. Brittany aveva allontanato lievemente le palpebre, quel tanto che le permetteva di intravedere un po' della spenta luce di quella giornata piovosa, il capo impercettibilmente voltato verso Santana, le dita sottili della sua mano delicatamente adagiate sul panno che aveva sulla fronte per evitare che scivolasse, "Non dopo tutto ciò che avete fatto per me." mormorò a fatica con un sottilissimo filo di voce roca e incerta, Santana era sicura che avrebbe voluto sorridere, ma il dolore non glielo permise. Così cacciò indietro le lacrime che sorprendentemente sentì spuntare in mezzo alle proprie ciglia e si sforzò di farlo lei al suo posto. Brittany chiuse di nuovo gli occhi e tornò a raddrizzare il capo sul suo cuscino.
Non appena uscì dalla stanza, Santana fa davvero grata di non trovare nessuno ad aspettarla in corridoio, così si diresse in lavanderia e gettò il mucchio di panni nel cesto della biancheria da lavare. Prima di uscire dallo stanzone prese in mano le calze rotte di Brittany con l'intenzione di buttarle nella stufa a legna, ma incamminandosi verso la cucina sentì un mucchio di voci parlottare nella stanza, così decise di andare in camera sua, non aveva davvero nessuna voglia di dare spiegazioni a tutti, specie nelle condizioni in cui versava. Tornando verso le scale, cercando di camminare in punta di piedi per non farsi sentire, eliminò le calze fra le scivolose lingue del fuoco del caminetto e si diresse al piano di sopra. Con passo stanco entrò in camera sua, accese il fuoco nel caminetto con gesto automatico e distratto, quindi sistemò i quattro secchi d'acqua che aveva in bagno accanto al fuoco e, aspettando che si scaldassero, si spogliò degli abiti ormai sudici gettandoli in un angolo e ne preparò di puliti accanto alla vasca. Con la spazzola tentò di pettinarsi i lunghi capelli scuri, poi per qualche secondo osservò la propria immagine riflessa nello specchio. Aveva un aspetto davvero orribile. Era così che avrebbe dovuto apparire una donna di 28 anni?
Senza darsi risposta a passi pesanti si avviò di nuovo verso i secchi pieni d'acqua ormai tiepida, ne svuotò tre nella vasca e poi, rabbrividendo leggermente, vi si immerse finché il liquido tiepido non la ricoprì fin quasi al collo. Quindi si poggiò all'indietro con la testa e, finalmente, chiuse gli occhi e respirò. Cristo. Che giornata. Appoggiando piano le mani sui bordi della vasca si rese conto che stava ancora tremando, così strinse forte le dita attorno al bordo finché le nocche non le divennero bianche e il tepore dell'acqua non riuscì finalmente a calmare i suoi nervi. Fu allora che, spalancando di colpo gli occhi, la consapevolezza della pura follia di quella sua mattinata piovosa la fece rabbrividire costringendola a stringersi le braccia al petto per qualche secondo. Quella mattina si era comportata esattamente come una brava donna non avrebbe mai fatto. Dall'inizio alla fine. Dall'inizio alla fine. E soltanto perché aveva agito prima di riflettere, soltanto perché la sua maledetta testa era sempre troppo impegnata con tutti quegli inutili pensieri per impedirle di chiedersi come una brava donna sarebbe stato opportuno agisse prima di prendere alcun genere di iniziativa. E il risultato finale era una giovane prostituta che stava morendo fra atroci sofferenze nella stanza di fianco. Brava Santana. Un'altra delle tue grandi favolose idee.
Afferrando il sapone con la mano cominciò a massaggiarsi le braccia, il tronco, il viso e i capelli, per lavar via tutta quella sporcizia e provare a tornare in sé. Serrando di nuovo le palpebre mentre si insaponava il cuoio capelluto, il suo cervello riprese a viaggiare per la sua strada. Perché se soltanto quella diavolo di ragazza fosse riuscita a non morire… allora le avrebbe salvato la vita. Sarebbe davvero stata curiosa di vedere com'è che sorrideva. Magari non ne era nemmeno capace. Magari nessuno gliel'aveva mai insegnato. Avanti, che cosa stupida. Tutti sapevano sorridere. Persino le prostitute. Era una cosa naturale. Non serviva che nessuno te lo insegnasse. O forse sì?
Quando si ritrovò seduta di spalle al caminetto, vestita e profumata, per asciugare almeno un po' i capelli prima di scendere, concluse che doveva per forza saperlo fare e in caso non fosse così gliel'avrebbe insegnato lei, perché Brittany era una ragazza forte e non poteva morire. Non poteva.
Scendendo le scale cominciò a sentire il profumo di quella che immaginò essere la cena. Incredibile come la giornata fosse già finita. In cucina trovò Emma assieme a i bambini, Rachel stava mescolando con concentrazione quello che dal profumo sembrava uno stufato di carne, mentre Noah giocava con le tazze lanciandole in aria come fossero palle nonostante l'anziana domestica gli intimasse di smetterla.
"Quante volte ti ho ordinato di ubbidire ad Emma, piccola peste?" esclamò Santana ergendosi sulla porta con le braccia incrociate sul petto. Nessuno dei tre si era accorto di lei e così la sorpresa produsse uno spiacevole concerto di urla e tazze rotte. E così, tutti quanti impegnati a pulire il disastro e sculacciare il monello, decisero di rimandare ogni spiegazione fino a che non fossero stati ordinatamente seduti a tavola. A Santana parlare venne piuttosto semplice, perché nonostante avesse saltato il pranzo, la fame non le era ancora tornata e quindi poté limitarsi ad osservarli mangiare con attenzione sempre meno rivolta allo stufato e sempre più al suo racconto che, più che la sterile narrazione di una mattinata qualunque, pareva il fiabesco prodotto di una fantasia troppo vivida. Nessuno trovò neppure la forza di fare domande, in parte grazie alla precisa minuziosità del suo racconto, ma, probabilmente, soprattutto grazie alla stranezza quasi magica di quello che aveva fatto.
Riuscire a tenere il piccolo Noah lontano dalla camera degli ospiti nei giorni successivi fu una vera impresa. Soltanto Emma oltre a Santana aveva il permesso di entrarci, ma non lo faceva quasi mai, era come se avesse paura di rimanere sola con Brittany. Santana lo notò fin dalla mattina dopo lo sguardo angosciato che le sfuggiva ogni volta che passava anche soltanto davanti alla porta chiusa, tratteneva persino il respiro come ogni volta che lei le si rivolgeva ed Emma dalla sua espressione capiva che stava per domandarle di andare là. Così dalla sera stessa decise che se ne sarebbe occupata sempre lei, in fondo non avrebbe smesso di piovere di lì a breve e quindi il lavoro per la piantagione non le avrebbe preso molto tempo almeno finché il cielo non avesse accennato a schiarirsi almeno un po'.
Il primo giorno Brittany dormì praticamente tutto il tempo o quantomeno fu così che lei la trovò ogni singola volta che si addentrò nella stanza per assicurarsi del suo stato, la febbre sembrava stabile, il volto relativamente rilassato. Il secondo giorno invece si svegliò quando poco prima di pranzo Santana le sfiorò la fronte con il palmo della mano per assicurarsi che la febbre non fosse salita ancora. Le sue ciglia bionde si scostarono quel poco che le permise di controllare chi fosse, per qualche minuto parve disorientata, poi trovò finalmente le parole per rispondere a Santana che le domandò un paio di volte come si sentisse. Avrebbe davvero desiderato dell'acqua, no, non se la sentiva di mangiare nulla. Quando Santana era tornata con una brocca colma di acqua e una tazza lei aveva chiuso di nuovo gli occhi, ma non dormiva, Santana riempì la tazza, Brittany istintivamente piegò la testa in avanti per bere, ma non appena provò a muoversi una smorfia di dolore si dipinse sul suo volto cereo, così Santana le infilò un braccio sotto le spalle e la sollevò piano, senza fatica, Brittany strizzò gli occhi mentre la donna la aiutò a bere e li tenne chiusi, chiusi forte, tutto il tempo, perché la ferita bruciava anche a deglutire. La ringraziava infinitamente, ma non le serviva nient'altro. Le volte successive Brittany dormiva, ma il livello d'acqua della tazza scese di poco ogni volta. Il terzo giorno le domandò di riempirle di nuovo la tazza due volte e poi le domandò dove fosse il bagno, Santana si offrì di accompagnarla perché non avendo mangiato nulla, avendo perso tutto quel sangue e avendo ancora la febbre non era prudente che camminasse da sola. Brittany non credeva che ce ne sarebbe stato bisogno, ma quando con immensa fatica riuscì soltanto a mettersi a sedere sul letto e scivolare con le gambe fuori dal materasso, capì quanto la donna avesse ragione e si limitò a guardarla con un po' di imbarazzo senza muoversi. Santana, che aveva più cose in comune con il dottor Figgins di quante entrambi desiderassero ammettere, non ebbe bisogno di ulteriori parole e così le passò un braccio dietro la schiena, Brittany si aggrappò alle sue spalle e così raggiunsero il bagno. Santana chiuse la porta ed uscì dicendole di chiamarla quando avesse terminato e quando dopo svariati minuti Brittany la chiamò Santana si accorse di come avesse tentato di lavarsi alla bell'e meglio. Santana avrebbe potuto prenderla in braccio senza troppi problemi visto quant'era magra, ma il metodo che aveva usato le sembrava molto più dignitoso. Camminando piano fino al letto, Brittany con voce flebile le domandò perché non mandasse una domestica a vedere come stava e Santana rispose semplicemente che voleva occuparsi di lei personalmente e che i domestici avevano il loro da fare. Anche allora Santana credette che volesse sorridere, proprio mentre l'aiutava a sedersi di nuovo sul materasso, ma lo sforzo le dipinse sul viso una nuova smorfia e il sorriso immaginato svanì, ancor prima di cominciare. Il quarto giorno la fronte sembrava meno bollente, ma Brittany dormì quasi tutto il tempo, tranne quando Santana riuscì a convincerla a farsi portare della minestra e del pane, ma anche quando tornò da lei con il vassoio sul quale aveva aggiunto di sua iniziativa anche una piccola fetta di torta di mele che Emma aveva appena sfornato, si era già addormentata. La sera tuttavia il piatto della minestra era pieno ancora a metà, ma il pane e la torta erano spariti.
Il quinto giorno era domenica e la domenica Santana si concedeva sempre di dormire fino alle sette e mezza, così quando dopo aver indossato gli abiti da giorno entrò nella camera degli ospiti e notò il letto vuoto si spaventò. Lo spettacolo d'altra parte era piuttosto macabro dal momento che le lenzuola erano le stesse del primo giorno che Brittany era arrivata e quindi versavano in uno stato davvero pietoso. Così, non appena si accorse che la porta del bagno era chiusa e che qualcuno vi stava armeggiando all'interno, decise che doveva mettersi tranquilla perché non poteva davvero agitarsi sempre in quel modo, con passo deciso si avviò verso la cassettiera e vi estrasse delle lenzuola pulite che sostituì a quelle sporche, regalando finalmente alla stanza un aspetto decisamente meno inquietante. Quindi sospirò, quasi soddisfatta, sistemando le mani sui fianchi. Molto meglio. Poi, dal momento che a giudicare dal rumore d'acqua che sentiva provenire dal bagno immaginò che l'operazione avrebbe richiesto del tempo, scese al piano terra dove Emma, Will e i bambini la stavano già aspettando seduti al tavolo della sala da pranzo. Immediatamente dopo aver baciato sulla testa i bambini, Santana notò l'espressione della sua domestica e, seppur a fatica, si trattenne dal ridere.
"Hai dato tu a Brittany l'occorrente per il suo bagno?" le domandò poi cercando di stare seria e di soffocare una risata dentro la sua tazza colma di caffè bollente.
Emma avvampò imbarazzata, fingendo di volere un altro po' di zucchero nel suo caffè, "S-sì, lei- la signorina- la- è-" balbettò cominciando a mescolare il liquido scuro con sempre maggior veemenza, "L'ho vista sporgersi dalla porta e…" deglutì poi, "…non che stessi- che fossi- che-" mescolando troppo velocemente il suo caffè bollente ne fece scivolare qualche goccia fuori dalla tazza sulla sua mano ed emise un urletto cominciando a scuoterla in aria e provocando l'ilarità di tutta la tavolata.
"Ti ha domandato se poteva fare il bagno." completò quindi Santana impietosita dal suo viso paonazzo. Lei annuì rapidamente affogando lo sguardo nella sua tazza.
Appena terminata la colazione Santana salì di sopra e tornò nella camera di Brittany. Dio. Che strano. Nella sua mente era già diventata "la camera di Brittany". Il rumore d'acqua era finito, ma la porta del bagno era ancora chiusa, così Santana si sedette sul materasso e aspettò. Un paio di minuti più tardi udì armeggiare sulla maniglia, così alzò lo sguardo e lo diresse verso la porta che ben presto si aprì. Lentamente dietro il legno scuro si materializzò la figura di Brittany, anche se, così sistemata, Santana faticò davvero persino a riconoscerla, ma trascorse un attimo, un attimo breve soltanto, prima che Brittany si accorgesse di lei che la scrutava meravigliata dal letto. Trascorse un attimo, un attimo breve soltanto, prima che Santana potesse fare in tempo persino a capacitarsi di lei, persino a vederla bene ancora nascosta dall'ombra dell'armadio, trascorse un attimo, un attimo breve soltanto, e Brittany finalmente sorrise.
