CAPITOLO7

Il giorno dopo il loro arrivo Mac tornò al lavoro come al solito.

Le porte dell'ascensore si aprirono e lui percorse quel corridoio che ormai conosceva a memoria.

Intanto, a casa, Stella guardava fuori dalla finestra. Indossava un maglione di Mac, mentre sorseggiando una tazza di caffè, con lo sguardo accarezzava la skyline della città. Si strinse nelle spalle e chiudendo gli occhi sentì il profumo del caffè mescolarsi a quello del dopobarba di lui. Era a casa. Finalmente si sentiva definitivamente a casa. Fece correre gli occhi da un oggetto all'altro in quell'appartamento che conosceva bene. Sorrise. Dieci anni erano trascorsi da quando aveva incontrato Mac per la prima volta. Quante volte era entrata da quella porta.

Ricordava quando lo aveva aiutato a traslocare. Dopo la morte di Claire lui non poteva rimanere nella stessa casa. Ricordava quante volte si era seduta su quel divano ad ascoltare i silenzi di Mac.

Ricordava anche le serate a birra, hamburger e film.

Sulla libreria c'era la foto del battesimo della piccola Lucy. Lui la teneva teneramente in braccio. Era orgoglioso di essere il suo padrino.

Un'altra fotografia attrasse l'interesse di Stella: l'avevano scattata a Salonicco. Mac sorrideva guardando Stella al suo fianco. Con quegli abiti estivi sembravano più una coppia in vacanza che due detective in missione. Le foto che Mac aveva a casa erano quelle degli affetti più profondi, quelli che lui difendeva dagli sguardi di tutti e in una c'era lei.

Quanti attimi condivisi, quanto vicini erano stati in tutti questi anni. E per un soffio non si erano persi.

Il suo sguardo cadde su una custodia rigida accostata al muro poco distante dal divano.

Stella la prese, dopo aver appoggiato la tazza sul tavolino, la mise sul tavolo e l'aprì.

Dentro c'era il basso di Mac. Stella accarezzò le corde. Quante volte si erano dati appuntamento dopo il lavoro per bere qualcosa insieme in quel locale che solo loro conoscevano e dove lui ogni mercoledì suonava con una piccola band. Anche quando Payton se ne era andata lasciandolo solo, lui si era rifugiato là, con la musica. Lei lo aveva seguito, ascoltato e sostenuto.

Qualche volta aveva suonato solo per lei, seduto proprio su quel divano.

Richiuse la custodia e la mise a posto. Preferiva vedere le mani di Mac muoversi fra i tasti dello strumento piuttosto che strette alla sua Glock. Meglio ancora sentirle scorrere sulla sua pelle, morbide e sensuali in un dolcissimo abbraccio.

A quel pensiero Stella ebbe un brivido lungo la schiena.

I suoi pensieri furono interrotti dal cellulare.

"Ciao" la salutò Mac al telefono "hai programmi per il pranzo?"

"Detective Taylor! Questo è forse un invito?"

"E' una bella giornata, ti andrebbe di fare due passi a Cental Park così mangiamo qualcosa insieme?"

"Wow! Che evento! Il capo della scientifica si concede la pausa pranzo. Da quanto è che non lo facevi? Un anno forse?" lo schernì Stella.

"Bè, si, più o meno. Ma adesso ho un bellissimo motivo per concedermi delle distrazioni, non trovi?" Mac era comodamente seduto alla sua scrivania e sorrideva.

"Avevo proprio voglia di vederti"disse dolcemente Stella"ci vediamo al solito posto verso l'una, ok?"

"Ok. A dopo." e riagganciò il telefono.

Stella andò in camera e iniziò a prepararsi.

Poco prima dell'una Stella passeggiava nel parco aspettando Mac. Lasciava che il sole le accarezzasse il viso e la scaldasse in quella tersa giornata d'autunno. Central park in quella stagione era uno spettacolo fantastico. Lei inspirò profondamente e chiuse gli occhi.

Poco distante Mac stava camminando verso di lei, alle sue spalle. Stella sorrise felice di sentirlo arrivare. Era capace di percepirlo quando era nei paraggi. Non si voltò, ma aspettò che lui la cingesse con le sue braccia e dandole un bacio tra i capelli le sussurrasse dolcemente : "Buongiorno!"

Stella si girò felice di vederlo e prima di rispondergli lo baciò sulla bocca.

"Buongiorno!" Aggiunse poi guardandolo negli occhi.

"Allora andiamo a mangiare? Ho una certa fame" disse lui.

"Andiamo. Solito posto e solito caffè?"

"Certo che sì" e Mac prese per mano Stella.

In quell'istante un colpo di fucile squarciò l'aria intorno a loro.

Un dolore caldo invase la spalla destra di Mac. Istintivamente l'uomo si interpose tra il tiratore e Stella, interrompendo la linea visiva su di lei.

Un secondo colpo partì colpendolo poco più sotto il primo, al braccio. Mac la teneva stretta a sè proteggendole la testa con le braccia.

Per fortuna il terzo proiettile non arrivò a bersaglio. Stella reagì e sorreggendo Mac si diresse il più velocemente possibile in una macchia di cespugli poco distanti.

Lui crollò a terra pallido e ansante.

"Ahhh fa male, maledizione!Stella, stai giù!" le intimò Mac con il poco fiato che aveva in corpo.

Gli occhi grigi di lui la fissavano e con l'altro braccio la strinse a sé tenendo la sua testa contro il suo petto. Nonostante il dolore le diede un bacio tra i capelli per rassicurarla.

Mac era sudato, perdeva molto sangue, ma era cosciente.

Dannazione, avevano paura., erano sotto tiro con l'esigua protezione di un cespuglio che poteva, al massimo, impedire la visuale al tiratore. Un quarto e ultimo colpo fischiò a pochi metri da loro andando a conficcarsi in un tronco. Adrenalina e addestramento permise loro di non perdere la lucidità.

Lei prese il cellulare e chiamò il 911 dando la loro posizione. Poi chiamò Flack e chiese rinforzi.

"Forza, non mollare a momenti arriveranno sia l'ambulanza che i rinforzi!" Una leggera flessione nella voce ferma di Stella tradiva la sua preoccupazione."Andrà tutto bene, vedrai!"

Lui annuì stringendo i denti e cercando di abbozzare un sorriso.

Trascorsero venti interminabili minuti prima che si udissero le sirene. Finalmente, di lì a poco, la voce di Flack li fece respirare.

"Mac! Stella! Dove siete?" chiamò i colleghi ed amici "State attenti c'è un tiratore nelle vicinanze!"disse poi alla squadra.

"Don! Siamo qui" chiamò Stella. Il detective Flack arrivò vicino a loro.

"L'ambulanza era dietro di noi si è fermata in posizione defilata. Mac ce la fai a camminare?" gli chiese Don preoccupato.

"Si, dammi una mano."appena il detective Taylor si alzò una smorfia di dolore deformò il suo viso.

"Mac!" esclamò Stella.

"Non ti preoccupare, andiamo." I vestiti di Mac erano zuppi di sangue e lui non avrebbe avuto forze ancora per molto. Finalmente riuscirono ad arrivare dai paramedici che tamponata la ferita, subito lo misero sull'ambulanza e partirono per l'ospedale. Stella era con lui, gli parlava per tenerlo cosciente e gli stringeva la mano per rassicurarlo.

Arrivati al Trinity Hospital lo portarono subito in sala operatoria. E Stella fu costretta ad aspettare fuori.

Quando finalmente Jo e Flack li raggiunse in ospedale, lei stava ancora aspettando notizie di Mac.

Stella abbracciò Jo senza una parola.

"Cosa dicono i medici?" le chiese il detective Danville.

"Non è in pericolo di vita..."rispose Stella.

"E' una buona notizia" disse Flack sospirando.

"Che c'è Stella?" chiese Jo "Cos'è quella faccia?"

"Jo...io...Si è messo tra me e il cecchino...non ci ha nemmeno pensato...poteva.." gli occhi di Stella si fecero lucidi.

L'amica la strinse forte:"Sei tutta la sua vita. Non poteva perdere anche te."

Stella scoppiò in un pianto dirotto ma sommesso sulla spalla di Jo.

In quel mentre uscì il chirurgo dalla sala operatoria. Flack e le due donne gli si fecero incontro ansiosi.

"Abbiamo finito. Il primo proiettile ha danneggiato seriamente la spalla, la corsa del secondo è stata deviata dall'omero che si è spezzato. E' stata fortunata detective Bonasera, diversamente sarebbe stata colpita molto vicina al cuore. Comunque il detective Taylor è fuori pericolo. Dovremmo aspettare che le ferite si richiudano bene e poi solo la fisioterapia ci dirà se e quanto recupererà la funzionalità della spalla. Tra poco lo porteremo in stanza. Potete andare a trovarlo, ma non fermatevi molto è ancora molto debole. Ha bisogno di riposo."

"Grazie dottore! Grazie mille!" era Jo a parlare, mentre Stella era già diretta da Mac.

Ferma sulla porta lei guardava Mac ancora semi incosciente per l'anestesia. Nelle sue orecchie risuonò il colpo sordo che all'improvviso aveva squarciato quella dolce quiete a Cental Park e che per un attimo non le aveva portato via tutto.

Un brivido le corse lungo la schiena.

"Che fai ferma lì? Non mordo mica!" la voce bassa di Mac la destò dai suoi pensieri.

Stella sussultò e guardò l'uomo steso nel letto.

Si diresse verso di lui guardandolo negli occhi. Non riusciva ancora a parlare. Gli accarezzò i capelli e una lacrima rigò il suo viso.

"Ciao!" gli disse con voce strozzata.

Mac le prese la mano:

"Ciao!" rispose sorridendo dolcemente.

Felici di potersi ancora guardare l'un l'altra non avevano bisogno di molte altra parole.

Dopo qualche minuto fu lei a rompere il silenzio:

"I medici dicono che..."

"ssshhh "Mac le mise un dito sulla bocca "Non mi interessa, tu invece stai bene?" Lei annuì decisa.

Lui, rassicurato,chiuse gli occhi e scivolò nuovamente in uno stato di leggera incoscienza.

Stella appoggiò la testa sul letto e si lasciò andare. Sentì solo la mano di Mac accarezzarle i capelli poco prima che entrambi si addormentassero.

Quando Jo e Flack arrivarono non ebbero il coraggio di disturbare. Non era certo quello il modo in cui Stella pensava di ritornare a New York. Per fortuna era andato tutto per il meglio. Ora bisognava trovare il colpevole e capire che dei due era il bersaglio, se non entrambi.

Jo fece cenno a Flack e se ne andarono in silenzio. Appena Mac fosse stato pienamente cosciente avrebbe voluto subito delle risposte e sarebbe stato proprio il caso di dargliele.