Era Assurdo.
Davvero assurdo.
Continuavo a ripeterlo mentalmente, osservavo il mio piatto ancora pieno, giocherellando nervosamente con la forchetta. Al mio tavolo Quinn, Sugar, Puck e Sam continuavano a chiacchierare ma non riuscivo a concentrarmi sul discorso. Alzavo di tanto in tanto lo sguardo passando in rassegna la grande sala della mensa anche se non sapevo cosa cercassi in particolare.
Bugiarda.
Lo sapevo: cercavo lei.
Dopo che la Sylvester aveva lasciato gli spogliatoi, Brittany era uscita senza rivolgermi nemmeno uno sguardo, borbottando un 'col cavolo che entro in squadra'.
Come diavolo si era permessa? Nessuno volta le spalle a Santana Lopez.
Che accidenti avrei dovuto fare? Andare a parlarle per accordarci su quelle dannate ripetizioni che non avevo assolutamente voglia di darle?
Andare io a cercare lei, siamo impazziti?
Avrei dovuto farlo però. La biondina non sembrava avesse voglia di collaborare ma la coach era stata chiara: se volevo tenermi stretto il mio posto da capitano dovevo convincerla a lasciarsi aiutare e, cosa peggiore, ad entrare in squadra.
Piccola impertinente. Cosa aveva lei da lamentarsi? Io avevo dovuto sgobbare come un'ossessa per guadagnarmi un posto da cheerleader mentre, a lei, era stato servito su un piatto d'argento.
E poi dove diavolo era? Non mangiava?
Cominciavo seriamente ad irritarmi. Il mio malumore aumentò a dismisura quando quel pachiderma di Finn mi bloccò la visuale sedendosi proprio di fronte a me, accanto a Quinn.
"Oh per favore, il cibo di questa dannatissima mensa fa già abbastanza schifo ma averti davanti agli occhi mentre mangio, Finnocenza, mette davvero a dura prova la resistenza del mio stomaco! Abbi pietà di me!" sbuffai.
"Gentile come sempre, Satana" borbottò lui senza guardarmi schioccando un bacio sulle labbra di una Quinn poco entusiasta.
"Eh no! Questo è troppo! Ora posso ufficialmente dire che il mio appetito è andato a farsi benedire" dissi coprendomi gli occhi teatralmente mentre allontanavo il piatto.
Senza indugiare Puck si fiondò sul mio cibo. Puntai il gomito sul tavolo e appoggiai il mento sul palmo della mano.
"Sembri più irritabile del solito chica, qualcosa non va?" mi chiese poi con la bocca piena.
"Innanzitutto ingoia prima di parlare, sei disgustoso. E, comunque, non sono irritabile ed anche se oggi lo fossi non sarebbero affari tuoi Puckerman".
Lui scrollò le spalle tornando a concentrarsi sul piatto, consapevole che fosse meglio non infierire oltre. Sam rise ma una mia occhiata gelida nella sua direzione zittì anche lui.
"Lasciate perdere Lady Snix ha avuto una giornatina pesante: la coach l'ha appena promossa a baby sitter" cantilenò Quinn ridacchiando.
"Togliti quel ghigno dalla faccia Lucy Q. se non vuoi che ti cambi i connotati" ringhiai io.
"Oh ma andiamo! Non è poi cosi terribile come sembra, l'ho vista ballare anche io, la ragazza ci sa fare! Potrebbe essere un buon acquisto per la squadra e, in quanto alle ripetizioni, puoi facilmente evitarlo. Alla prossima verifica di spagnolo puoi semplicemente limitarti a passarle il compito e tanti saluti" disse Q. riflettendo.
"Certo come no, così oltre ad entrare nelle cheerios senza alcuna fatica dovrebbe anche beccarsi un buon voto senza studiare minimamente! Vuoi che le regali anche dei soldi già che ci siamo?" dissi irritata "E poi, scusami tanto Q., quand'è che l'avresti vista ballare?" domandai curiosa.
Quinn spalancò gli occhi. Un leggero rossore le coprì il viso, abbassò lo sguardo, improvvisamente interessata al suo piatto.
"Beh, io sono andata a dare un'occhiata a quel musical l'anno scorso" borbottò imbarazzata.
"Prego? Sei andata allo spettacolo di quegli sfigati del Glee club" la guardai incredula.
"Beh ero curiosa" si giustificò lei.
Bene ora si che ne avevo la conferma: il mondo stava cominciando a girare al contrario! Mi sembrava di stare in un episodio di 'Ai confini della realtà'.
Feci per rispondere ma qualcosa attirò la mia attenzione dall'altro lato della stanza. Brittany era appena entrata reggendo il suo vassoio, accanto a lei un tipo strambo con una camicia di un verde quasi accecante. La Berry trotterellava dietro di loro chiacchierando con quella tipa asiatica che vestiva sempre di nero ed aveva un non so che di inquietante.
Improvvisamente mi sembrò come se il brusio della sala si fosse spento, avevo l'impressione che i passi di Brittany fossero l'unica cosa che le mie orecchie potessero udire, la vidi sedersi ad un tavolo poco distante dall'entrata. Mi dava le spalle e riuscivo a vedere solo i suoi capelli biondi ondeggiarle lungo le spalle, il ragazzo con la camicia verde si sedette accanto a lei poggiandole una mano sulla spalla. Lei si voltò e gli sorrise e poi le loro labbra si incontrarono.
Un tonfo sordo.
Buio totale.
"Santana ma che diavolo ti prende?" la voce di Quinn mi riportò alla realtà. Lo sguardo cadde sulla mia amica spalancai gli occhi, incredula io stessa, per un attimo mi era sembrato di non vedere più nulla: come se un velo nero mi si fosse posato sul viso.
Aprii la bocca per parlare ma un'ondata d'aria mi invase riempiendomi i polmoni, avevo smesso di respirare e non me ne ero accorta.
Mi guardai intorno rendendomi conto di essere in piedi. Il mio vassoio stava lì, capovolto sul pavimento.
Tornai a posare lo sguardo sui miei amici che mi guardavano sconvolti, così come i ragazzi dei tavoli vicini.
"Stai bene Snix?" domandò Puck stranito.
"In realtà credo di no" sussurrai "Ho bisogno d'aria" aggiunsi allontanandomi dal tavolo.
"Sarà quel periodo del mese" sussurrò Sam rivolto all'amico che si aggiustò la cresta con la mano scrollando le spalle.
Sentivo le tempie scoppiare, sudavo freddo, decisamente non stavo bene.
Camminando a passo svelto vidi l'ombra di qualcuno arrivare alla mia sinistra ma non riuscii a fermarmi in tempo.
Andai letteralmente a sbattere contro un ragazzo. Riuscii a non perdere l'equilibrio ma il suo succo di mela si rovesciò completamente sulla mia divisa.
Improvvisamente la sala sprofondò nel silenzio. Kurt Hummel stringeva tremante il suo vassoio, il bicchiere del suo succo di frutta ormai vuoto rotolava ai suoi piedi, era sconvolto dal terrore. I miei occhi vagarono da lui alla mia divisa macchiata.
"S-scusa" balbettò tremante.
Sfoderai l'occhiataccia più cattiva che avevo in repertorio mentre sentivo montare la rabbia, allargai le narici respirando rumorosamente.
"Comincia a scappare Porcellana" sussurrai a denti stretti.
Mi preparai a saltargli al collo quando una presa salda si serrò intorno alle mia spalle impedendomi di muovermi.
"Evitiamo scenate" mi sussurrò la voce di Quinn all'orecchio "Non vorrai finire di nuovo dal preside, no?" continuò.
"Sparisci Mini pony" ringhiò poi rivolta al ragazzo che non se lo fece ripetere due volte e si affrettò a sgattaiolare via.
Con uno strattone mi liberai dalla presa della mia amica ed uscii dalla sala mentre il brusio ricominciava a riempirla.
Spalancai la porta degli spogliatoi con un calcio.
"Dannatissimo Hummel, questa me la paghi" urlai e la mia voce rimbombò nella stanza vuota.
Raggiunsi il mio armadietto. Mi tremavano le mani, camminai nervosamente avanti e indietro senza riuscire a calmarmi.
Quella scenetta pietosa mi rotornava prepotente d'avanti agli occhi. Mi infastidiva e non ne capivo il perché.
Brittany aveva un ragazzo. E allora? Non c'era nessun motivo logico per cui la cosa avrebbe dovuto infastidirmi, eppure era cosi.
"Che faccia da pesce lesso... e poi quale squilibrato mentale andrebbe in giro con una camicia del genere?!" sbottai ad alta voce.
"Parli anche da sola adesso?" la voce di Quinn mi fece sobbalzare, non l'avevo sentita entrare.
"Cristo Fabray mi hai fatto venire un colpo!" sbraitai.
Lei appoggiò la schiena al muro, mi osservò a braccia conserte mentre aprivo il mio armadietto recuperando la divisa di riserva.
"Si può sapere cosa ti sta succedendo? Puck aveva ragione: sei peggio del solito" osservò lei vagamente preoccupata "E poi quella scenetta a mensa ma che ti è preso?"
"Non lo so!" sbottai. Ed era vero. Non lo sapevo e avrei tanto voluto che qualcuno me lo spiegasse.
"Hem s-scusate" una voce timida aleggiò nella stanza. Sia io che Quinn ci voltammo verso la porta semi aperta dove spuntò il viso di Brittany, incrociai i suoi splendidi occhi che, quasi come un anestetico, riuscirono immediatamente a calmare il mio malumore.
"Entra, non ti mangeremo" disse Quinn notando l'incertezza della ragazza che se ne stava lì sulla porta.
"Tu sei Brittany, il nuovo acquisto della squadra, giusto? Ti ho vista ballare, sei in gamba" continuò quando la ragazza si avvicinò cauta e, così dicendo, le tese la mano.
"Io sono..."
"Quinn Fabray. Lo so, non hai bisogno di presentazioni e comunque non credo che entrerò in squadra. Ma ti ringrazio del complimento" squittì lei regalandole un sorriso e stringendo la sua mano.
"Oh si che entrerai in squadra. Almeno se non vuoi che la coach ti disintegri completamente, senza contare le pene dell'inferno che farebbe passare a Santana" ribbatté Quinn convinta.
Cercai di evitare lo sguardo preoccupato di Brittany che corse a posarsi su di me a quelle parole.
"A tale proposito credo che abbiate delle questioni burocratiche da risolvere. Le lezioni di Santana ti faranno diventare una vera chica spagnola vedrai. E non vedo l'ora di vedere il tuo provino lunedì" cantilenò Quinn dandole una pacca affettuosa sulla spalla "Devo tornare da Finn ma riprenderemo il discorso" disse poi seria puntando il dito verso di me. Sbuffai con disappunto, mentre lei usciva dalla stanza.
Ero rimasta sola con Brittany, sola col nemico, per la seconda volta.
Avevo osservato tutta la scena in mensa. Terrorizzata da quello che sarebbe potuto succedere al mio amico Kurt. Santana era piuttosto imprevedibile in questi casi e tendeva ad essere manesca. Lo sapevo bene, spesso mi era capitato di assistere alle numerose risse che l'avevano coinvolta nei corridoi o nel cortile della scuola.
Quando l'avevo vista correre via non mi ero nemmeno resa conto di essermi alzata recuperando il mio zaino ed ignorando Rory che mi chiedeva dove stessi andando. Le mie gambe avevano preso a seguire Quinn che le correva dietro.
Ed ora eccomi lì, nuovamente sola con lei. Deglutii a vuoto. Ma che stavo facendo? Non aveva senso, non sapevo nemmeno cosa dirle, né perché mi fossi precipitata li.
"Dobbiamo smetterla di incontrarci così" scherzò lei abbozzando un sorriso. Alludendo, forse, alla situazione che si era stranamente capovolta. Soltanto il giorno prima ero io quella con la maglietta macchiata ed appiccicosa. Ora era capitato a lei. Sorrisi al pensiero di quella strana coincidenza.
"Beh un po' per uno" dissi scrollando le spalle "Immagino che questo ti serva adesso" aggiunsi porgendole il suo asciugamano rosso che avevo accuratamente lavato e sistemato nello zaino il giorno prima ripromettendomi di restituirlo. In realtà era per quello che ero andata a seguire gli allenamenti quella mattina.
"Grazie" disse allungando una mano per prenderlo.
"Allora" continuò "Immagino che tu sia qui per parlare delle ripetizioni" disse.
In realtà no ma mi sembrò più plausibile del vero motivo per cui ero lì: cioè che non potevo starle lontana.
"Già" annuii cogliendo la palla al balzo "Proprio per questo, si".
"Quindi entrerai nella squadra?" domandò alzando un sopracciglio.
"A quanto pare non ho molta scelta, come ha detto Quinn, la Sylvester potrebbe mettermi nei guai. Inoltre potrebbe mettere nei guai te e la cosa mi dispiacerebbe molto" ammisi.
"Ti dispiacerebbe?" ripeté lei un po' incredula osservandomi con le sopracciglia aggrottate "E perché mai dovresti dispiacerti per me?"
-Perché sono pazzamente innamorata di te dal primo anno di liceo- no, non potevo dirle questo.
"Perché non potrei sopportare che qualcuno finisca ingiustamente nei guai per colpa mia" risposi
"Io non sono 'qualcuno', sono Santana Lopez".
-Appunto come potrei permettere che quella strega della coach torturi la mia Santana- no, non potevo dire neanche questo.
"Lo so ma non per questo meriti una tale ingiustizia" borbottai.
Lei sorrise. "C'è gente in questa scuola che direbbe il contrario, sono certa che la tua stessa amichetta, Berry, sarebbe ben felice di lasciarmi a marcire sotto le grinfie della Sylvester. E come lei molti altri" osservò.
"Forse loro lo farebbero ma non io" sorrisi.
Ricambiò il mio sorriso con una smorfia diffidente. Non doveva essere troppo abituata a questo genere di gentilezze, la trovai così tenera in quel momento, sembrava sempre così forte ma, in quell'istante, lessi nei suoi occhioni carichi di dubbi una fragilità nascosta che mi fece tremare il cuore.
"Beh" esordì lei distogliendo lo sguardo "Quando avevi pensato di cominciare con le ripetizioni?" domandò distrattamente sfilandosi il top della divisa sporca con un rapido movimento del busto.
La mia salivazione si azzerò di colpo, eh no non poteva farlo, mi voleva morta non c'era alta spiegazione.
Cercai disperatamente di ordinare ai miei occhi di chiudersi o, almeno, di spostarsi. Ma niente, non seguivano più gli ordini del cervello, rimasero lì puntati su quella scultura perfetta di cioccolato al latte.
Osservai la lenta discesa di una ciocca di capelli che si era liberata dalla sua coda di cavallo accarezzandole la pelle del collo ed andando a sfiorare la sua clavicola pronunciata. La scostò con un movimento leggero della mano portandola dietro l'orecchio, sfiorò quello striminzito strato di stoffa rossa che non bastava a nascondere il suo seno abbondante, alto, perfetto.
Scesi con lo sguardo per bearmi della vista del suo ventre piatto. Un brillantino rosso luccicava sul suo ombelico. Deglutii a vuoto.
"Hey sei ancora su questo pianeta" la sua voce mi riportò alla realtà. Alzai lo sguardo e ritrovai il suo che mi scrutava incuriosito mentre si scioglieva i capelli "Ti ho fatto una domanda".
"S-si, io... tu... tu potresti venire a casa mia" nel momento stesso in cui lo dissi non riuscii ad evitare di immaginare Santana che 'veniva' a casa mia.
Mio Dio, che pervertita.
"Si a casa tua va bene. Sai, stranamente Brittany, indipendentemente dalla coach non mi dispiace darti una mano".
Un'altra immagine sconcia prese forma davanti ai miei occhi ascoltando quelle parole.
Brittany, cavolo, controllati.
"G-grazie" balbettai sentendo il viso avvampare, dovevo uscire da lì prima, di perdere il controllo e saltarle addosso. Ma poi perché diamine non si rivestiva, accidenti?
"Io ora vado" dissi voltandomi.
"Non dimentichi di darmi qualcosa, Britt?" la sua voce risuonò calda e sensuale nelle mie orecchie, la guardai nuovamente, tentai di ricordare quando diavolo si era sfilata la gonna. Se ne stava lì, mezza nuda, appoggiata al suo armadietto con le braccia incrociate sotto il seno e quel suo solito sorrisetto compiaciuto.
-Oh ti darei volentieri qualcosa adesso- avrei voluto dirle. Ma mi limitai a guardarla.
"L'indirizzo" sussurrò.
Annuii incapace di parlare. Mi sentivo soffocare, faceva caldo, troppo caldo lì dentro o forse ero io che andavo a fuoco.
Tirai fuori una matita dalla borsa e strappai un foglio di carta dal diario, vi scarabocchiai sopra il mio indirizzo e lo appoggiai sulla panca accanto alla sua borsa.
"Allora sabato alle quattro va bene?" domandò lei.
"Perfetto" riuscii a dire. Mi voltai di spalle schizzando fuori come un fulmine.
Tentavo disperatamente di regolarizzare il respiro.
-Maledetta Santana Lopez, tu sarai la mia morte- pensai.
