Buon 2016. Sara e Jane cominceranno ad avere i primi problemi seri nella loro relazione? Un colpo basso tirato a Paddy Doyle smuoverà qualcosa?
Grazie per i vostri commenti.
Questo capitolo è dedicato a Regina.
Sara fu svegliata dalle voci che provenivano dal piano inferiore. Si mise qualcosa addosso e scese. Nel salone trovò Jane e Korsak che stavano discutendo di affari. "Buongiorno" esclamò Sara
"Buongiorno a te" rispose Korsak
"Ciao Sara" rispose Jane senza dimostrarle il minimo segno di affetto, tornando subito a discutere con l'uomo.
Sara si rese conto che Jane aveva lo stesso vestito del giorno prima e un sospetto si fece largo nella sua mente. Sospirò e chiese. "Volete un caffè?"
"Sì Sara, grazie" rispose Jane
La donna si diresse in cucina e notò che la cena che aveva preparato la sera prima era ancora sul tavolo. Questo le diede la conferma che la compagna non era rientrata.
"Jane, ieri abbiamo chiuso i conti con i fratelli Reed, i tuoi ragazzi hanno fatto visita ad alcuni picciotti di Paddy Doyle, dobbiamo stare attenti e guardarci le spalle, fino a quando non arriveremo al boss irlandese" disse Korsak
"Come arriviamo a lui?" chiese Jane sedendosi a fianco.
"Prima o poi Paddy uscirà allo scoperto Jane, basta solo aspettare"
Jane si portò le mani verso il mento annuendo. Entrò Sara con il caffè. Lo appoggiò sul tavolo e guardando verso la donna bruna disse: "Ecco a voi… scusa Jane ma pranzerete qui?"
"No Sara, Korsak ed io abbiamo da fare, anzi non mi aspettare. Farò sicuramente tardi"
Sara annuì un po' triste "Però oggi c'è un tempaccio... stai attenta, mi raccomando" le disse con uno sguardo dolce e, dopo aver servito il caffè, ritornò nella sua camera. D'altronde sapeva che Jane preferiva che evitasse di ascoltare cose non adatte a lei.
"Jane non è una buona idea uscire. Sicuramente dopo il casino di ieri ci saranno più sbirri in giro. Comunque ho nel baule un po' di ferro per ogni evenienza" disse Korsak sorseggiando il caffè.
Jane si alzò andando verso la grande finestra, scostò le tende e guardò fuori. Il tempo era nero, pioveva a dirotto. "Se c'è una cosa che ho imparato in Italia è come si comportano gli sbirri quando piove". Disse lei senza voltarsi.
"Spiegati meglio" chiese Korsak incuriosito.
"Se continua a piovere così forte difficilmente ci saranno posti di blocco, quindi evitiamo percorsi coperti da ponti o gallerie" Jane si girò guardando l'amico con un sorriso furbo. Korsak era compiaciuto, quella donna aveva molte risorse. "Chi è il prossimo nella lista?" chiese Jane
"Steve Duffy, braccio destro di Paddy"
"Perfetto andiamo a fargli un discorsetto". Jane e Korsak passarono a prendere Daniela e Tonino e tutti insieme si diressero verso South Boston.
Steve Duffy era nell'appartamento dell'amante, i suoi scagnozzi fuori dalla porta furono stesi con due colpi di pistola veloci e silenziosi direttamente in testa.
Jane bussò. "Sì? Chi è?" rispose una donna
"Sono l'inquilina di sotto, avete qualche perdita di acqua?" L'ingenua donna aprì la porta senza capire il pericolo a cui sarebbe andata incontro. Si era fidata di quella voce femminile.
Jane entrò spingendo la donna contro il muro con la pistola puntata al viso. "Shhh!" le fece cenno con dito sulle sue labbra. Fece segno a Korsak di tenerla sotto tiro. Steve Duffy uscì dal bagno. "Amore chi é?"
Daniela e Tonino lo presero, bloccandogli le mani. Jane si avvicinò e rimise la pistola nella cintura dei pantaloni.
"Hey Steve... salutiamo!"
"Così tu sei l'italiana, la pupilla di Corleone" disse l'uomo con disprezzo
"Si, sono Jane Rizzoli, tienilo a mente" gli rispose la donna puntando il dito contro la sua testa.
"Sei solo una puttana italiana" disse sputando a terra.
Jane prese l'uomo per il petto. Nonostante la sua stazza e i molti chili di peso, riuscì a trascinarlo fuori sul terrazzo. Lo spinse fino alla ringhiera del balcone, facendolo sporgere con metà busto nel vuoto.
"Ottima scelta quella di prendere l'attico" sibilò vicino al suo orecchio con uno sguardo spietato.
"Ti prego no! Ti dirò tutto quello che vuoi!"
"Risposta sbagliata". Jane lasciò leggermente la presa
"Perdonami! Ti... ti prego, perdonami!" implorò l'uomo tremando e cercando di tirarsi su.
"Risposta esatta" disse Jane con un sorriso beffardo, tirandolo all'interno della balconata e buttandolo tra le braccia dei suoi scagnozzi.
"Ok Steve, ora che abbiamo giocato un po', dimmi come arrivare a Paddy" mentre Jane si sistemava l'abito, come era abituata a fare sempre.
"Non... Non lo so..."
"Ah-ah-ah, attento Steve! Vuoi rivedere di nuovo il panorama?" L'uomo guardò Jane negli occhi e capì che non stava scherzando. Deglutì pesantemente e continuò. "Non esce mai, solo per il suo compleanno. Porta sua figlia a cena al Night Hill, in centro"
"Non farmi perdere tempo maledetto idiota! Quando?" disse Jane rabbiosamente, puntandogli la pistola verso il cavallo dei suoi pantaloni
"Il tre marzo... Il suo compleanno è il tre marzo!" urlò disperato.
"Bravo, hai appena evitato di morire saltando" disse Jane applaudendo. Il boss non ebbe neanche il tempo di tornare a respirare normalmente che Jane gli sparò un colpo alla testa a bruciapelo.
La sua donna stava per urlare ma Korsak le impedì di farlo mettendole una mano sulla bocca. La bruna si girò verso l'uomo. "Un testimone può tenerti sveglio la notte Korsak, ricordatelo". Poi fece un cenno col capo e
l'uomo annuì, sparando un colpo dritto alla testa della donna che teneva in ostaggio.
Usciti dall'appartamento ritornarono al loro nascondiglio e posarono le armi. Finalmente aveva smesso di piovere.
"Ragazzi stasera una birra per festeggiare?" disse Korsak
"Per me va bene, però vorrei passare da casa per cambiarmi " brontolò Jane
"Se è solo per festeggiare posso venire in compagnia?" chiese Tonino
"Certo che puoi" rispose Korsak
"Ok ci vediamo dopo al Dirty Robber, Daniela vieni con me?" disse Jane
"Sì ok, così saluto anche Sara"
Uscirono tutti per ritrovarsi più tardi al locale.
Maura era al corso. Doveva preparasi per un esame importante. Passato quello ne sarebbero mancati solo altri due per raggiungere la laurea in medicina. La ragazza ascoltava le spiegazioni del docente riguardo a come asportare un organo, annotando sul suo quaderno le cose più importanti. Un sorriso le apparve sul viso mentre guardò la lettera "J" che aveva appena scritto.
La lezione finì e lei era soddisfatta dato che era riuscita a prendere diversi appunti. Raccolse le sue cose e mentre stava uscendo dall'aula incontrò Susie.
"Maura" l'amica la salutò con un sorriso.
"Ciao Susie! Stavo giusto pensando a te" le rispose ricambiando il saluto.
"No, ti prego scusami per ieri! Ma sai ti ho visto con quella donna e sembrava che..." continuò imbarazzata
"Ma Susie non devi scusarti, sei stata un'amica! Dai andiamo a prenderci qualcosa, così ti racconto tutto!" Maura le fece un sorriso immenso e la prese sottobraccio cominciando a chiacchierare fittamente, ridacchiando, come se fossero tornate adolescenti.
Jane era a casa a cambiarsi. Daniela la stava aspettando sul divano con la sorella.
"Dove andate adesso?" chiese Sara.
"A bere qualcosa " rispose Daniela
"Posso chiederti una cosa?" dalla voce Daniela capì che la sorella aveva bisogno di sfogarsi
"Dimmi"
"Jane non è rientrata stanotte" disse con voce triste
"Sara, Jane lo fa sempre" le rispose con un sorriso dolce.
"Sì lo so... ma... ma la vedo diversa dal solito. Sono la sua compagna e ho imparato a capire quando qualcosa non va" le rispose con gli occhi velati di lacrime. Daniela appoggiò la mano su quella della sorella stringendola.
"È stressata Sara, ultimamente ci sono tante cose in ballo ma vedrai che tutto passerà. Come sempre"
"Tu sei sempre pronta a difenderla, non faresti nulla per danneggiarla" disse Sara sempre più disperata
"Se non sei felice, perché non torni in Italia? Lasciala, fatti una nuova vita, allontanati da lei più che puoi".
Sara scosse la testa piangendo silenziosamente. "Ma come faccio? Io la amo!"
Daniela abbracciò la sorella asciugandole le lacrime con il pollice, poi si staccò in fretta vedendo Jane che entrava nel salotto.
"Sono pronta, andiamo" si avvicinò a Sara dandole un bacio sulla fronte facendo finta di non vedere le lacrime negli occhi della sua compagna "Non mi aspettare, anche stasera farò tardi" le bisbigliò.
Uscì dall'abitazione seguita da Daniela e insieme salirono in auto.
"Tutto a posto Daniela?" chiese Jane mentre guidava.
"Sì Jane" rispose la donna seccamente.
"Ho visto Sara, aveva pianto e anche il vostro abbraccio..."
"Jane, non voglio entrarci, sono cose vostre". Era quel suo mettersi da parte che Jane ammirava della sua amica.
"Lo so, ma credimi non le sto facendo mancare nulla" disse Jane con un sospiro.
"Jane... è mia sorella. Sai che le voglio bene. Abbiamo perso nostra madre, ma lei ha voluto ugualmente seguirti lasciando il resto della nostra famiglia... per te. So benissimo che non le fai mancare nulla e vive come una regina, ma per una volta hai pensato che quello che vuole da te è solo amore?"
Jane l'ascoltava senza dire nulla, i suoi pensieri erano confusi. Da quando Maura era entrata nella sua vita non sentiva più la necessità di avere altre donne all'infuori di lei. Tornare a casa tardi la sera e uscire presto al mattino era l'unica soluzione per non restare da sola con Sara ed ammettere che non era più la stessa cosa tra di loro.
"Che devo fare?" chiese Jane con voce triste.
"Non sarò di certo io a dirti quello che devi o non devi fare, ma se vuoi veramente bene a mia sorella lasciala vivere Jane, non farla soffrire inutilmente. Sai che qualsiasi decisione prenderai, io ti starò sempre accanto"
Jane ascoltò e ne fece tesoro. Avrebbe risolto anche questa cosa.
Maura e Susie arrivarono al locale poco distante dall'università. Si sedettero e ordinarono un the con una bella fetta di torta al cioccolato. La passione di Maura.
"Allora raccontarmi che sto morendo di curiosità!" le disse Susie elettrizzata
"Non capisco cosa mi stia succedendo! Sono attratta da questa donna, capisci Susie? Lei è bellissima, galante, molto forte e sfrontata. E quando sorride mi sento mancare... ma..." si interruppe arrossendo.
"Ma cosa?" chiese l'amica.
"E' una donna! Capisci mi piace una donna!" rispose Maura sconvolta abbassando il tono della voce.
Susie la guardò. Non aveva mai visto la sua amica attratta in quel modo da qualcuno.
Le appoggiò una mano sul braccio chiedendole "Maura, capisco che sia una situazione molto insolita, ma se lei contraccambiasse tu cosa faresti?"
La donna non rispose. Continuava a fissare la sua tazza girando pensosamente il cucchiaino. "Già, cosa farei?" sussurrò.
Jane e Daniela arrivarono al Dirty Robber. Korsak, Tonino e la sua compagna erano già lì.
"Hey vi stavamo aspettando per ordinare" disse Korsak salutandole. Presero un tavolo e Jane capitò di fronte alla ragazza del suo guardaspalle.
"Piacere, io sono Nicky" disse la ragazza allungando la mano verso le due donne.
Sul volto di Jane apparve un'espressione buffa. La trovava davvero strana, chissà dove l'aveva trovata una persona del genere. Aveva una camicia a quadrettoni stretta che a malapena conteneva tutto il suo enorme seno. Aveva i capelli corti ed era molto carina. Aveva gli occhi leggermente a mandorla e, da come tirava continuamente su con il naso, Jane capì che anche lei si faceva di coca. Le birre finalmente arrivarono.
"Facciamo un brindisi al nostro successo di stamattina" urlò Tonino strafatto. Jane guardò Korsak, uno sguardo di pochi secondi ma che conteneva tutto.
"Brindiamo alla nostra amicizia" disse Korsak per far tacere Tonino.
Superato il momento di imbarazzo parlarono di sport, di politica e di tante altre cose. Jane raccontava della sua città. Il suo fascino era irresistibile e magnetico, la sua voce calda e profonda aveva rapito l'interesse di Nicky, che l'ascoltava senza perdere una parola. Poi all'improvviso Jane si accorse che la sua gamba veniva sfiorata da quella di Nicky. Prima lentamente giocando con le sue caviglie fino a salire sempre più in alto. Jane guardò la donna con un sorriso diabolico. "Ragazzi scusate, vado in bagno" interrompendo il gioco della donna.
Dopo un po' anche Nicky si alzò scusandosi e raggiunse la mora in bagno. Una volta entrata la vide, si stava lavando le mani. Erano sole. Nicky si avvicinò con fare molto sensuale. Con un dito seguì il contorno della mascella della donna bruna, fissandola intensamente.
"Che stai facendo?" chiese Jane finendo di asciugarsi le mani.
"Tu cosa pensi?" le rispose leccandosi le labbra afferrandola per la fibbia della cintura portandola verso di se.
Jane la prese in braccio mettendola a sedere sul lavandino. Con violenza le aprì le gambe, toccandola selvaggiamente, senza rispetto, facendola ansimare, tenendola stretta. Nicky voleva essere posseduta da lei perché era fottutamente sexy! Jane le passò le mani dietro la testa, afferrandole i capelli e tirandoli di modo che Nicky inclinasse il viso indietro riuscendo a vedere gli occhi di Jane. Erano freddi e spietati. Improvvisamene la ragazza capì che il gioco le stava sfuggendo di mano, il desiderio si era tramutato in paura. Jane si avvicinò alle sue labbra.
"Ascoltami bene" le sussurrò "Queste gambe cerca di tenerle chiuse, ok? O camminerai su una sedia a rotelle e ricorda! La regola è mai mettere le mani sulla donna di uno della banda, quindi vai a fare la puttanella con qualcuno che non sia della famiglia, chiaro?"
Lasciò la donna ancora seduta sul lavandino, sconvolta e impaurita. Si rilavò le mani e uscì sbattendo la porta.
Arrivata al tavolo si sedette finendo la sua birra come se niente fosse. Poco dopo anche Nicky tornò dagli altri, visibilmente spaventata e per tutta la serata non disse una parola.
