Adrien ricordava che quando si era addormentato era più o meno l'ora di cena. Anche attraverso il sonno sentì quando Natalie venne a chiamarlo per portarlo a tavola, ma lui continuò a dormire. Era troppo stanco anche solo per pensare di mangiare o di fare qualunque altra cosa che non fosse rimanere acciambellato tra le sue coperte e ronfare alla stessa maniera di Plagg che gli si era accoccolato nel caldo spazietto tra spalla e collo. Kwami e protetto avevano lo stesso ritmico respiro ed erano un bel quadretto dolce ad osservarli da fuori. Una volta sveglio, Adrien avrebbe detto che anche Plagg ha un lato tenero mentre quest'ultimo invece avrebbe negato con tutto se stesso e avrebbe giurato che si era accoccolato al suo bambino solo per rubargli calore e morbidezza e non per affetto. Ma nessuno se la sarebbe mai bevuta. Per quanto il Kwami della Distruzione fosse noioso, spesso arrogante, dalla bocca larga e terribilmente petulante, amava profondamente ogni suo protetto e per Adrien aveva davvero un debole, probabilmente perché nessuno dei suoi precedenti gattini aveva avuto così tanto bisogno d'affetto come il modello, e perché la completa cecità del ragazzo ai suoi sentimenti e a quelli della sua compagna era davvero esilarante e lo induceva a volerlo proteggere. D'altronde, chi avrebbe mai potuto resistere a un simile bambino innocente? Ma no, Plagg avrebbe mostrato i suoi sentimenti ma mai lo avrebbe detto o confermato. Ne sarebbe costata la sua immagine da insensibile gattaccio tutto cibo e pisolini e ovviamente non poteva permetterselo. Soprattutto perché la sua adorata compagna della Creazione lo avrebbe preso in giro finchè avessero avuto vita e, considerando la natura immortale dei Kwami, avrebbe dovuto convivere con le risatine e le frecciatine di Tikki fin quando qualcuno più in alto di loro avrebbe avuto la decenza di porre fine alla sua miserabile vita fatta di punzecchiate e prese in giro.
La luna era ormai alta nel cielo e illuminava la stanza gigante di Adrien col suo fulgore pallido e argenteo. Il piccolo Kwami era già sveglio e sedeva sul davanzale delle grandi vetrate della stanza smangiucchiando lentamente una ruota del suo formaggio preferito in attesa che il ragazzo si svegliasse. Sapeva le sue intenzioni prima ancora che Adrien desse voce ai suoi pensieri e quindi già si preparava a mantenere la trasformazione per una notte intera facendo una scorpacciata di Camembert. Quando il ragazzo si svegliò, stiracchiandosi proprio come un gatto ed emettendo un suono a metà tra un grugnito e le fusa, Plagg lo guardò quasi deliziato, così come sempre ogni volta che un suo protetto iniziava ad assumere comportamenti felini a causa degli effetti collaterali del Miraculous. La cosa estremamente soddisfacente era che gli effetti del suo Miraculous erano molto più gestibili rispetto quelli del Miraculous di Tikki. Tutte le ragazze del Kwami della Creazione avrebbero passato almeno un paio di inverni soffrendo in maniera abominevole il freddo, inverni a caso senza preavviso, e sarebbe potuto anche succedere che un inverno sarebbero state tranquille, poi un inverno avrebbero sofferto, e poi di nuovo tranquille per anni per poi tornare a patire l'inverno come tempo addietro. Quel tipo di effetto collaterale era imprevedibile. Alcune Ladybug avevano anche avuto il "problema" dei feromoni impazziti. Le coccinelle, durante la stagione degli amori, attirano il loro unico e solo compagno di vita coi feromoni che sarebbero serviti al mantenimento della specie… e alcune delle protette di Tikki ne furono affette. E parecchio. Fortunatamente era una cosa che dipendeva molto dal carattere e Marinette non ne sarebbe stata affetta. Però, da quello che poteva osservare rinchiuso nella borsa di Adrien a scuola, la giovane eroina avrebbe potuto sviluppare un certo appetito per nettari e pollini vari, essendo decisamente affetta dal freddo. Tra i tanti effetti collaterali che potevano affliggerla, fortunatamente l'ultima ragazza di Tikki aveva ottenuto quelli meno imbarazzanti. Dopotutto, avrebbe potuto iniziare a cibarsi di miele (o fiori) e non sarebbe stata un'immagine per niente orrenda associata a Marinette. No, decisamente, la piccola aspirante designer aveva avuto la parte più tranquilla del Miraculous. Tuttavia, però, gli istinti di Ladybug erano molto più ingestibili rispetto quelli di Chat Noir. A lungo andare Marinette avrebbe potuto soccombere al freddo e andare letteralmente in letargo (risultando quindi praticamente in coma per le persone normali), e il desiderio irrefrenabile di mangiare miele, fiori, pollini e qualunque altra cosa zuccherina avrebbe potuto diventare talmente forte da poter sembrare una drogata in crisi d'astinenza.
Ripensandoci, Marinette probabilmente era stata investita dalla sfortuna.
Chat Noir invece, dei tanti effetti collaterali legati al suo essere mezzo felino, poteva annoverare fusa, dormire in ogni momento possibile (possibilmente sotto un bellissimo, caldo, luminoso raggio di sole) e non essere svegliato neanche dalle cannonate, estrema agilità (e propensione a stiracchiarsi tanto da quasi farsi venire uno slegamento muscolare), continua ricerca di grattini e coccole varie, amore viscerale per le coccole e l'acciambellarsi nei posticini più confortevoli, e, i più divertenti, cercare scatoli e seguire punti luminosi in giro. Fortunatamente per Adrien, questo non sembrava essere affetto dagli ultimi due punti dei danni collaterali, ma gli altri li aveva tutti, ma erano comunque estremamente gestibili anche nella sua vita da civile. A differenza di Marinette che avrebbe potuto addormentarsi a scuola per il freddo, Adrien riusciva tranquillamente a seguire tutte le lezioni senza sbadigliare neanche una volta nonostante l'invitante raggio di sole che cadeva sempre sul suo banco (pur ficcandocisi sotto con quanto più corpo potesse ma a nessuno sembrava strano perché, soprattutto in inverno, era comprensibilissimo cercare il calore); Adrien riusciva inoltre anche a contenere il suo crescente bisogno di coccole e grattini, mostrati solo dai continui abbracci a Marinette e Ladybug che però non erano mai esagerati o altro (soprattutto, se Marinette sentiva che avrebbe potuto abbandonare una battaglia per mettersi a dormire perché il freddo sembrava troppo insopportabile, per Adrien invece gli istinti felini passavano estremamente in secondo piano ogni volta che fosse concentrato in altro). L'agilità felina inoltre non era un effetto collaterale di cui mortificarsi. Questo servì ad Adrien solo a fargli ricevere strane ma apprezzate lodi dal padre e dagli insegnanti di educazione fisica e di scherma. Decisamente, al modello era andata proprio bene.
E così, mentre il cucciolo si svegliava, Plagg lo osservava soddisfatto e divertito.
Mettendosi a sedere con una faccia ancora tutt'altro che sveglia, Adrien si stropicciò gli occhi e si grattò la testa, arruffandosi i capelli in un modo molto Chat—Noiroso. Plagg lo osservò andare in bagno, tornare in camera e infilarsi il pigiama (era ancora vestito con gli abiti del giorno che non aveva tolto perché addormentatosi appena entrato in camera dopo la battaglia contro Warlady) e poi uscire dalla stanza. Il suo udito gli diceva che fosse andato in cucina a sgranocchiare qualcosa. Effettivamente, aveva sentito il languore del suo stomaco già durante il sonno (e fu quello a svegliare il povero gattino volante). Infine, quando Adrien tornò in camera, era rifocillato e perfettamente sveglio. Sorridendo al suo Kwami, per prima cosa controllò il cellulare e lesse il messaggio che Marinette gli aveva mandato subito dopo in risposta al suo (ma che aveva perso perché scivolato subito in un bel sonno profondo) e poi si sedette alla scrivania, di fronte ai suoi tre monitor del computer, e diede un'occhiata al Ladyblog. Durante le ore in cui aveva dormito, Alya aveva postato vari video esplicativi e varie foto con lo zoom su ogni parte dell'outfit di Warlady, spiegando come Chloè l'avesse riconosciuta grazie allo stemma sul mantello, come avesse trattenuto Ladybug usando la bambola voodoo per assoggettare Chat Noir, e come la sua spada fosse così inquietantemente uno spillo. La sua descrizione continuava ipotizzando come mai l'akuma ce l'avesse con Marinette pur essendo stata creata da Chloè, e come quest'ultima avesse avuto potere decisionale sulla sua amica sotto il controllo di Papillon fin quando non si era rifiutata di far del male a Ladybug usando il suo partner. Sorprendentemente per Alya, che con Marinette condivideva l'odio profondo verso la ricca e viziata figlioletta del sindaco, la ragazza aveva anche fatto una menzione speciale a Chloè e a come avesse avuto la forza di non cedere alla richiesta dell'akuma di ferire la sua eroina preferita nonostante fosse tenuta come ostaggio, e anche al fatto che grazie al suo specchietto Ladybug avesse portato a termine buona parte del suo piano. Adrien sapeva che, qualunque cosa Chloè avesse detto o fatto, se non avesse colpito Alya questa se ne sarebbe altamente fregata di menzionarla nel suo adorato Ladyblog che per lei era come una missione di vita, quindi il ragazzo fu piacevolmente sorpreso nel rendersi conto che, per una volta, Chloè si era comportata in maniera così buona ed eroica da essere addirittura messa tra le "guest star" del blog come "civile del mese", e tutto riportava ad Alya e alla sua fissa di trovare eroi anche nelle persone normali e in come lo fossero, pur senza poteri magici. Tuttavia questo moto di eroicità della sua bionda amica di infanzia fu brutalmente smorzato quando nella sezione "contro & difetti" della "scheda personaggio" lesse che "Chloè aveva comunque tentato di aizzare maggiormente Warlady contro la sua migliore amica Marinette, e che quindi si era comportata in maniera sbagliata all'inizio della sua avventura da eroina contro la sua stessa amica che lei stessa aveva fatto akumizzare, e che, alla fine, tutto ciò che aveva fatto dopo, gettando la bambola voodoo che inizialmente aveva usato (seppur "innocentemente" solleticando Chat Noir) e con lo specchio dopo, era servito solo a redimere i suoi "peccati iniziali". Adrien rise nel constatare di come Alya poteva elogiare e distruggere una persona allo stesso tempo e si convinse che mai nella vita avrebbe dovuto farsi nemica una persona come lei.
Leggendo di Marinette sul Ladyblog, Adrien ripensò all'idea che gli era venuta in mente giorni prima e a come piano piano si fosse fatta strada nella sua mente, ricevendo una prima conferma del fatto che sì, avrebbe proprio dovuto farlo, da Ladybug e poi da tutta la faccenda dell'akuma dopo.
Sin da quella notte con Ladybug in cui lui aveva espresso a lei i suoi dubbi e lei si era sfogata sulle sue paure e insicurezze piangendo tra le sue braccia, il commento che poi l'eroina fece proprio prima di volare via gli fece pensare che avrebbe dovuto andare da Marinette anche come Chat Noir a un certo punto della loro amicizia, ma ogni volta che provava a pensare a come, tutte le idee venivano scartate perché non aveva una buona scusa per presentarsi all'improvviso come quella volta con Evillustrator o l'altra in cui combatterono contro The Puppeteer. L'akuma di quel giorno invece, avendo come obbiettivo Marinette e avendola anche ferita, gli aveva dato un'ottima scusa per andare da lei nelle vesti del gatto più grande (e bello) di tutta Parigi che sarebbe proprio stato un peccato non approfittarne. Quindi, girandosi verso Plagg con il suo famoso sorrisetto da Stregatto e una mal inscenata innocenza, prese un paio di ruote di Camembert dalla scorta che aveva in un cassetto nascosto della sua scrivania e le sventolò nella sua direzione. — Plagg, amico mio, posso chiederti un favore? — Plagg sospirò e, mettendo su una lunga e noiosa tiritera fasulla sul fatto di quanto fosse inutile e irresponsabile trasformarsi senza una reale necessità e solo per il gusto di far visita a una fanciulla qualunque, fece finta di contrattare il suo estremamente prezioso aiuto con un numero ben più elevato del suo adorato formaggio, e infine fece ad Adrien la grazia di sottostare al suo "Trasformami!".
Così, un soddisfatto Chat Noir che non immaginava assolutamente che Plagg invece si sarebbe divertito quanto lui a osservare l'ignara Ladybug e il suo comportamento nei confronti del suo partner (beata ignoranza da ambo le parti!), scavalcò il davanzale e la finestra e, volteggiando sul suo bastone magico, iniziò ad attraversare i tetti di Parigi in direzione della pasticceria Dupain—Cheng, nascosto dal favore della notte e la luna che illuminava il suo percorso.
Adrien avrebbe potuto fare benissimo a meno della sua vista notturna e della luce della luna per arrivare a casa di Marinette perché conosceva talmente tanto bene quella strada, sia in terra che su tra i tetti, che avrebbe potuto raggiungerla ad occhi chiusi e guidato solo dal ricordo, dall'istinto e, beh, dal suo cuore.
La libertà che gli dava essere l'eroe di Parigi nella tranquillità di se stesso, senza nemici da combattere e solo col piacere di essere, lo faceva sentire vivo e con una vita che fosse veramente degna di essere vissuta. L'anticipazione che vedere Marinette gli dava era così elettrizzante da farlo vibrare di passione ed euforia, e più si avvicinava al suo quartiere più si sentiva entusiasta e in fibrillazione. L'effetto che quella ragazza gli faceva era come l'erba gatta sul sistema nervoso di un gattino. Appagante, soddisfacente, rilassante ma allo stesso tempo emozionante in tanti diversi modi che il ragazzo non sapeva spiegarsi, e tutti derivati solo dall'idea di esserle accanto, parlarle, e occasionalmente abbracciarla. Come Chat Noir aveva molta più libertà di movimento, di espressione, ma sicuramente non avrebbe potuto trattarla come faceva da Adrien o come trattava Ladybug perché Marinette è una ragazza fin troppo sensibile e ligia al dovere, con una morale ferrea che gli avrebbe fatto guadagnare proprio una brutta reputazione se fosse stato intimo con lei in quelle vesti, dato che come Chat Noir con Marinette non aveva avuto niente a che fare se non salvarla occasionalmente da qualche akuma (Evillustrator in primis, Gamer dopo, Puppeteer una piccola liaison poi; senza però contare anche La Befana…), sarebbe stato quindi davvero inopportuno apparire altro se non curioso e preoccupato per la sua incolumità.
Così, quando il profumo di dolci e rustici che permeava quella strada, nonostante a quell'ora della notte la boulangerie fosse chiusa, raggiunse le sue narici e lo inondò completamente con la promessa di una sua offerta, Chat Noir si preparò psicologicamente ad apparire un perfetto gentiluomo dispensatore di sorrisi, battutine, giochi di parole e super compagnia. E sì, sperò di rimanere tutta la notte.
Guardando la stanza buia di Marinette dall'alto del tetto di fronte, a un certo punto fu preso dai sensi di colpa perché l'avrebbe svegliata da un meritato riposo dopo una giornata faticosa come quella, ma subito si sentì rinvigorito quando pensò ai suoi sorrisi e i suoi commenti arguti e spiritosi, e con un balzo, raggiunse finalmente il terrazzino privato che si estendeva per la grandezza dell'attico dove al di sotto risiedeva il suo letto. In un primo momento si guardò intorno. Le piante sul balcone erano state tutte trasferite sotto, nel tepore della stanza, e ora il terrazzino era completamente vuoto, eccezion fatta per il piccolo tavolino da tè e la sedia a sdraio a strisce bianche e fucsia. Lungo tutta la ringhiera e la parete principale del piccolo balcone c'era una fila di luminarie bianche e sorrise pensando a quanto Marinette aspettasse il Natale.
Avvicinandosi alla botola, si inginocchiò e sbirciò un po' attraverso il doppio vetro della finestrella la figura addormentata della sua amica. Marinette dormiva a pancia in su, avvolta completamente e fin sotto il mento da spesse coperte e cuscini che creavano una sorta di fortino rinforzato tutto attorno a lei. Sembrava una farfalla in un bozzolo di seta, e una piccola mano era accanto al suo viso. Dormiva pacificamente, il volto stanco ma sereno, e una cascata di capelli corvini dai luminosi ed elettrici riflessi bluastri, che solo una sfumatura così particolare di nero possedeva, che le incorniciavano il viso. Adrien pensò in un flash che quell'immagine di Marinette fosse molto più bella di tutte le principesse addormentate delle fiabe e che, in quel momento, le sembrava anche molto più bella e luminosa di Ladybug stessa.
Riprendendosi dalla trance in cui era piombato osservando il volto angelico della ragazza, il modello sotto mentite spoglie si fece coraggio, prese un bel respiro profondo, mise su il suo sorriso di fabbrica, e bussò alla botola. Non ottenendo risposta né un minuscolo cenno del fatto che Marinette lo avesse sentito, riprovò ancora una volta. Di nuovo nessun cambiamento. Provò nuovamente a bussare. E ancora, e ancora. Stava diventando insofferente e il gatto in lui voleva disperatamente le attenzioni della ragazza, quindi non demorse e continuò.
Più o meno verso la decima volta finalmente la ragazza iniziò a dare qualche cenno che stesse per tornare dal mondo dei sogni, così stavolta riprese a bussare con più energia e convinzione. Finalmente, Marinette aprì i suoi occhi blu che, senza luce, sembravano due profondi abissi neri e oscuri. Lo guardò annebbiata dal torpore del sogno e, tra veglia e sonno, sembrò autoconvincersi che stesse continuando a sognare finchè lui non sorrise ancora più di quanto non stesse già facendo e allora la nebbia di Morfeo scomparve e la ragazza aggrottò le sopracciglia, guardandolo con confusione e intontimento. — Chat Noir…? — la sua voce, attutita dal vetro che li separava, era sottile ma pesante dal sonno, e mostrava tutta l'incertezza della strana situazione in cui era. Chat Noir rise e bussò un'altra volta. La ragazza quindi sgranò gli occhi, si rizzò a sedere e si scapicollò per sbloccare la botola. — Chat Noir, che ci fai qui? — chiese poi con voce ferma e decisamente sveglia. Il ragazzo la guardava ancora da sopra la porticina, sdraiato a pancia in giù e la testa fra le mani, i gomiti appoggiati all'angolo della botola.
— Questo cavaliere nella sua scintillante armatura è venuto ad accertarsi che la sua Principesse stesse bene, vostra altezza. — disse lui. — Ma se Ginevra permette, Re Artù sta congelando e vorrebbe entrare. Per favore? — sospirando e dicendo addio alla sua meritata notte di sonno, Marinette fece spazio sul letto e il gattone si infilò per la porticina, scivolando sulle sue coperte velocemente e delicatamente, in modo da non sporcare niente. Si sedette sul bordo del materasso e osservò la ragazza che richiudeva velocemente la porta—finestra e si seppelliva nuovamente sotto le coperte. — Ora che hai visto che sto bene, lasciami dormire e rimani lì nell'angolo senza disturbare! — disse lei coprendosi fin sopra la testa. Tecnicamente così facendo sperava davvero che lui l'avrebbe lasciata dormire, a lei non importava che lui l'osservasse per tutta la notte, per quanto l'idea fosse raccapricciante non le dispiaceva più di tanto fintantochè avesse potuto dormire. Ma sapeva benissimo che Chat Noir non l'avrebbe mai lasciata riposare e che si sarebbe inventato qualunque cosa pur di disturbarla. Così, quando lui si mosse sul letto e lo sentì che zampettava gattonando verso la zona dove si trovava la sua testa, non si stupì più di tanto. Si avvolse ancora più stretta tra le coperte e lo sentì ridere. — Principessa, parla con me! Sono un povero gattino di strada che vuole fare un po' di chiacchiere con la sua civile preferita. Ti prego, ti prego! — implorò lui dandole colpetti con la testa proprio come un gatto. Ma Marinette mugolò e si girò dall'altro lato. Il ragazzo non si diede per vinto e appoggiò il mento sulla sua spalla e prese a fare le fusa. Rumorose e talmente tanto forti da sentirsi attraverso i due piumoni e cinque altre coperte sotto cui la ragazza si era nascosta. A questo, lei non seppe resistere, e rise sommessamente. Non potè vedere come lui veniva sballottolato dal movimento delle sue spalle, ma se lo immaginò e la cosa la fece ridere ancora più forte. Alla fine, il suo fortino di coperte venne aperto da una mano esitante del suo partner e lei si ritrovò ad osservarlo con cipiglio annoiato da sopra la spalla. — Bene, — disse infine — adesso che hai vittoriosamente disturbato il mio sonno e hai ottenuto la mia attenzione, di cosa vuoi parlare così tanto da non poter aspettare il giorno, Chat Noir? — chiese mettendosi a braccia conserte, gesto abbastanza difficile sotto le coperte e il peso del braccio del gattone che intanto si era appoggiato a tutta quella morbidezza, ma ci riuscì comunque. Il ragazzo la guardò sorridendo e poi si sdraiò accanto a lei. — Ah, non saprei. Tra le tante cose, probabilmente, mi piacerebbe sapere cos'ha fatto una Principessa come te a farsi inseguire da un Cavaliere della Tavola Rotonda! Non me lo spiego proprio. Che affronto le hai fatto? — guardò la ragazza con curiosità, studiandole il volto e tutte le piccole increspature che in quel momento si formarono tra le sue sopracciglia e le labbra. Marinette assunse un'espressione seria e guardinga e si sistemò per bene sulla schiena. Sbuffò e fissò un punto sopra di lei, al di là della botola, poi iniziò a giochicchiare con le dita. Chat Noir intanto si era sistemato su un fianco e la osservava come si fa con un animale esotico, con curiosità, ammirazione, e un misto di timore e riverenza.
Quando a scuola, prima di portarla in salvo e trasformarsi, l'aveva aiutata a fuggire da Warlady e aveva sentito Chloé dire che Marinette "si era messa in mezzo a loro" non aveva assolutamente capito di cosa stesse parlando. A giudicare dal disagio che si era impossessato della ragazza, lei aveva ben afferrato il senso delle parole della sua acerrima nemica, ma Adrien non sapeva se gliene avrebbe mai parlato se glielo avesse chiesto come se stesso e non come Chat Noir. In realtà, non sapeva neanche se gliene avrebbe parlato come Chat Noir, ma probabilmente era comunque molto più sicuro chiederglielo così piuttosto come il modello perché, se Chloé era brava in qualcosa questo qualcosa era proprio mettere nei guai Marinette, e quindi, se lui c'entrava in qualche modo in quella storia non poteva assolutamente rischiare di mettersi in mezzo tra le due ragazze. Già si scontravano abbastanza per i fatti loro, non sarebbe stato saggio mettere altra carne a cuocere.
A un certo punto, i suoi pensieri furono interrotti da una specie di pigolio disperato di Marinette. Ritornando con lo sguardo verso di lei la vide che si era nuovamente seppellita sotto le coperte e se le teneva strette addosso. — Chloé è tremenda! È gelosa del fatto che io e Adrien siamo diventati veri amici e credo abbia paura che possa "rubarglielo" o… aaargh! — urlò in frustrazione. Fortunatamente, sotto quel cumulo di coperte, era difficile sentirlo chiaramente. Quello che però aveva detto, pur non avendo terminato la frase, destò incredibilmente la curiosità di Chat Noir.
— Rubarglielo o cosa? — chiese, avvicinandosi all'apertura del fortino e tirando un po' le coperte. Gli occhi di Marinette lo guardarono con un'espressione indecifrabile, tra lo spavento, il disagio, e "ops, ho combinato un pasticcio". — Principessa…? — incalzò con una strana punta di malizia giocosa nella voce. Marinette avvampò ma lo guardò dritto negli occhi con ferocia e tenacia. — Tutti a scuola sanno che Adrien mi è piaciuto sin dal primo giorno, e ovviamente Chloé non fa eccezione. All'inizio però io non riuscivo a parlare con lui, e credevo che non ci sarei mai riuscita. Poi a lui è venuto in mente di voler diventare più intimi come amici, e oggi siamo praticamente pappa e ciccia. A Chloé non va a genio perché anche lei ama Adrien, e il fatto che io passi così tanto tempo con lui la manda in bestia. — disse. Ma la sua espressione diceva che c'era dell'altro, anche se non sapeva come continuare. Non stava più guardando il suo ascoltatore da un po', quindi Marinette si perse la vasta gamma di emozioni che, dall'inizio del suo racconto, avevano attraversato il viso di Chat Noir. Stupore, shock, comprensione, realizzazione. Nella sua mente si unirono tutti i puntini e come per magia realizzò come mai Marinette balbettasse con lui fino a qualche mese prima, capì perché Chloé se la prendesse con Marinette sempre più aspramente che con gli altri. Capì anche perché Nino, Alya e Plagg gli dicevano che fosse un idiota cieco e anche abbastanza insensibile. Certo che fosse insensibile! Non si era reso conto dei sentimenti di Marinette pur essendo questi palesi e chiari come il sole. Marinette non era mai riuscita a nascondere i suoi sentimenti, così forti da impossessarsi di lei a tal punto da farle perdere il controllo su corpo e cervello. Una dirompente felicità si fece strada dentro di lui ma Adrien la tenne a bada e non mostrò alcun tipo di emozione a parte quelle mute e silenziose dei suoi occhi. A parte questo, il suo viso era impassibile, attento a ciò che avrebbe potuto continuare a dire Marinette. La ragazza era ancora alle prese coi suoi pensieri e non sembrava sul punto di riprendere il suo racconto tanto presto. — Da quanto tempo ti piace questo ragazzo? E lui lo sa? — gli chiese lui. La ragazza trasalì, quasi avesse dimenticato di avere un ospite sdraiato sul letto accanto a lei. Una volta realizzate le domande di Chat Noir, fece no con la testa e riprese a parlare. — Non credo che lo sappia. Di sicuro non l'ha saputo da me. — ammise. — Il primo giorno di scuola dell'anno scorso lui era il nuovo ragazzo. Chloé ne parlava come se fosse chissà chi, e io e Alya all'inizio pensammo che fosse della sua stessa pasta. — ridacchiò, e il suono fece venire in mente al ragazzo una miriade di tanti piccoli, dolci, campanellini. — Niente di più falso. Anche se per un giorno lo pensai. Chloè mi aveva fatto l'ennesimo dispetto, non so perché sia sempre stata io il suo bersaglio preferito, ma poco importa. Quella volta, mi aveva messo una gomma da masticare sulla panca e quando entrai in classe trovai Adrien che faceva qualcosa con la cicca, e quindi pensai che fosse lui ad averla messa. Lui tentò di spiegarmi che in realtà stava cercando di toglierla ma io lo aggredii e non gli permisi di finire. — l'espressione della ragazza divenne in quel momento più delicata, come se quello fosse il punto più importante della storia, il giro di boa, e così come lei focalizzò ogni suoi sentimento nelle parole che avrebbero seguito, così lui focalizzò tutta l'attenzione di cui era capace nell'ascolto di ciò che sarebbe venuto. — Il giorno dopo pioveva e io non avevo un ombrello. Anche se abito praticamente a dieci passi dalla scuola la pioggia era troppo forte per evitare di beccarmi un malanno se mi fossi buttata sotto l'acqua torrenziale così mi misi ad aspettare che spiovesse un po' prima di tentare quella traversata. A quel punto, uscì Adrien. Mi vide e tentò di parlarmi ancora ma io mi girai e gli diedi le spalle. Lui non si diede per vinto. Iniziò a spiegarmi del fatto che fino ad allora non aveva mai avuto amici, che fosse sempre stato istruito a casa, e che per questo non sapeva come rapportarsi con le persone, e che lui stava tentando di togliere la gomma dal mio posto. Mi chiese scusa, scusa per qualcosa che non aveva fatto e di cui era stato ingiustamente accusato, e mi porse il suo ombrello come pegno di pace. Io fino a quel momento non dissi nulla, lo ascoltai senza fiatare, ma mi sentii in dovere di accettare l'ombrello come conferma del fatto che avessimo fatto pace. — sorrise e finalmente si girò di nuovo verso Chat Noir puntando gli occhi nei suoi. Adrien stava rivivendo quel giorno attraverso le parole di Marinette e ogni parola decretava sempre più la sua caduta verso il fondo inesistente dell'infinito abisso che erano i suoi sentimenti per quella ragazza. Aveva realizzato da un bel po' che fosse innamorato di Marinette e, anche se si sentiva in colpa nei confronti di Ladybug, era stato molto più semplice per lui il fatto di avere sentimenti per due persone contemporaneamente, probabilmente dovuto al fatto che entrambe gli dimostravano affetto incondizionatamente e lui aveva assoluto bisogno di sentirsi amato e confortato. Non era a conoscenza dei sentimenti che la ragazza provava nei suoi confronti e probabilmente nessuno gliene avrebbe mai parlato, nemmeno lei, se non fosse stato Chat Noir. Si sentiva in colpa per averla indotta a parlare in quel modo ma seppellì quel sentimento sotto a tutta la felicità che stava provando. Essere amato da Marinette era probabilmente molto più bello che venir ricambiato da Ladybug perché l'eroina era amabile ma sfuggente mentre Marinette era vera e raggiungibile; era sì una stella luminosa e lontana, ma una stella che avrebbe potuto raggiungere e che si faceva raggiungere, e che con la sua dolcezza e perseveranza si era inconsapevolmente guadagnata il suo posto nel cuore di Adrien. Se Marinette gli si fosse dichiarata apertamente lui avrebbe tranquillamente accettato e ricambiato i suoi sentimenti, e non riusciva a capire come mai non l'avesse ancora fatto. Stava quasi per chiederglielo quando realizzò che il racconto di quel giorno di pioggia non era ancora terminato e che mancava almeno un'altra piccola parte. La ragazza aveva di nuovo lo sguardo perso e lontano nel tempo, come se non solo lo stesse rivivendo ma fosse proprio lì in quel momento, come se lo stesse guardando da fuori ma allo stesso tempo partecipe della scena. Un fantasma nel suo stesso passato. Sorrise tra se e se e le sue guance si tinsero di una adorabile sfumatura rosata che Chat Noir avrebbe decisamente mancato se non avesse avuto il dono della vista notturna. — Quando presi l'ombrello — continuò lei — non sapevo che fosse difettoso. O probabilmente ero io che ero e sono tutt'ora abbastanza sfortunata e imbranata, quindi lo stesso oggetto pensò che fosse giusto mostrare di essere difettoso proprio quando Adrien lasciò andare la mia mano sull'ombrello. Però, devo ringraziarlo, perché grazie a uno sfortunato evento io mi sentii la più fortunata del mondo. L'ombrello si chiuse su di me all'improvviso e rimasi un attimo impietrita perché avevo fatto una figuraccia proprio col mio nuovo amico, ma quando riuscii a liberarmi della sua presa ferrea, e guardai Adrien spaventata da come potesse reagire, lo vidi che aveva un'espressione di attonimento e subito scoppiò a ridere quando vide la mia faccia, e io risi con lui. La sua risata era fantastica. È fantastica. Fu la prima cosa che pensai quando la sentii, e mi riempì fin dentro l'anima. Era così dolce, così aperta. Adrien fino a quel momento mi aveva dato l'impressione di un ragazzo abbastanza freddo e chiuso. Le sue scuse e il suo gesto gentile mi avevano fatto capire che fosse solo timido e insicuro e lo sentii molto più vicino a me di quanto avessi mai sentito nessuno. E la sua risata mi diede la conferma che gli sarebbe bastato poco per ambientarsi con qualcuno e mostrare tutta la sua dolcezza e simpatia. Fu allora che mi innamorai. Bastò la sua risata. — concluse infine. Quando guardò con più attenzione il suo ascoltatore, Marinette notò con stupore che i suoi occhi erano commossi. Non riusciva a spiegarsi come mai la sua storia lo avesse toccato così tanto, ma fu felice di averne finalmente parlato con qualcuno che non fosse Tikki. Neanche con Alya aveva raccontato quella storia in quei termini così precisi e romantici, e Tikki l'aveva vissuta con lei, quindi non aveva avuto più occasioni per raccontarla. Liberarsi di quella specie di peso col suo partner, benchè lui fosse ignaro della sua identità da eroina, la fece sentire meglio.
La commozione di Chat Noir lasciò il posto alla confusione. Più di prima, dopo aver avuto la conferma di quanto tempo fosse passato dal primo giorno in cui Marinette aveva realizzato i suoi sentimenti per lui, non riusciva proprio a capire il motivo per cui lei, dopo tutto questo tempo, non gli avesse ancora detto nulla. Poteva capire benissimo che fosse spaventata da un possibile rifiuto, dopotutto era lo stesso motivo per cui lui stesso non si era ancora dichiarato a Ladybug in maniera ufficiale, ma ciò non toglie che, con Ladybug, lui dimostrasse sempre in qualche modo il suo ineguagliabile affetto nei suoi confronti. Qualcos'altro quindi doveva agitarsi nell'animo della ragazza. E senza accorgersi di ciò che stesse facendo, diede voce ai suoi pensieri. — Perché ancora non gli hai detto che ti piace? Perché aspettare? Non ti fa soffrire? — chiese con più sentimento di quanto intendesse. Non voleva di certo svelarsi in quel modo, ma la ragazza non sembrò realizzare la sua identità da una semplice domanda, bensì parve spaventata dalle implicazioni di ciò che aveva chiesto. — Non posso! — disse velocemente.
— Perché? Non credo che chiunque sano di mente rifiuterebbe mai una ragazza come te, Marinette. Sei speciale. Sei buona, dolce, gentile e altruista. Sei innanzitutto un'ottima amica per tutti, e poi sei coraggiosa e temeraria, e ti ho vista combattere molte più battaglie di quanto tu creda per difendere i tuoi amici. Soprattutto contro Chloè. — Marinette fu presa alla sprovvista ma si riprese subito e agitò velocemente la testa. — E' questo, il punto — ammise — per Adrien sono "un'ottima amica". Lo sentii che ne parlava con qualcuno tempo fa, precisamente dopo l'attacco di Riposte. All'inizio pensai che quella fosse la conferma al fatto di non essere abbastanza per Adrien, che fossi troppo insulsa e sciatta, maldestra e imbranata per uno come lui. Ai miei occhi, pur vedendo i suoi difetti, era perfetto, e solo dopo, quando ci siamo avvicinati, ho capito quanto fossi in errore e quanto sono stata sciocca a sentirmi così piccola, perché per Adrien sono speciale e tiene davvero molto a me, come persona e come amica. Ma non è questo il problema principale. — Marinette si sfilò da sotto le sue mille coperte e si mise a sedere con la schiena su tutti i suoi preziosi cuscini. Anche Chat Noir si mise seduto di fronte a lei, le gambe incrociate e l'aria di un bambino attento mentre ascolta una storia interessantissima. — Ho realizzato solo oggi di non essere semplicemente innamorata di Adrien ma di amarlo con tutta me stessa, con ogni fibra del mio essere. Ogni più piccola parte di me, ogni mia cellula urla il mio immenso amore per Adrien ma… — e qui si fermò, incapace di continuare. Volse lo sguardo altrove, ovunque che non fosse il viso di Chat Noir, l'unico che in quel momento doveva e allo stesso tempo non poteva sentire ciò che stava per dire. Fece un respiro profondo, poi un altro, e quando si fu decisa guardò il ragazzo negli occhi. Lui era confuso ma non lo diede a vedere, una maschera impassibile. — Allo stesso modo io amo anche il mio migliore amico. — questo scioccò l'Adrien sotto la maschera da gatto per quanto la sua situazione fosse simile a quella che lui stesso stava vivendo. Marinette era divisa tra l'amore per il suo primo amore e il suo migliore amico, Adrien era diviso tra l'amore per il suo primo amore e la sua migliore amica. Quante probabilità esistevano che entrambi vivessero le stesse cose?
— Ed è un male? — chiese lui, non sapendo cosa pensare. Marinette lo guardò pensierosa per un po' e scrollò le spalle.
— No, ma non è giusto nei confronti di entrambi. — disse in un sussurro. — Io so di aver scelto Adrien, ma finché lo faccio nel mio cuore non c'è nulla di ufficiale e nessuno può soffrirne. Il giorno in cui mi dichiarerei ad Adrien segnerei il giorno in cui farei soffrire il mio migliore amico, perché lui ricambia i miei sentimenti, e quindi io stessa mi sentirei in colpa perché ho preferito un altro che non sia lui. — Marinette si teneva la testa come se stesse per scoppiarle e probabilmente era così. Dopotutto, dare voce a pensieri così profondi e confusionari non doveva essere facile. — Non so come spiegarmi. Io e il mio migliore amico siamo una squadra. Nessuno lo conosce, nessuno sa che lo conosco e che siamo i migliori amici che si possano vedere sulla Terra. Neanche Alya lo sa. Nessuno lo sa e nessuno deve saperlo. Soprattutto Adrien. — proibì. Si abbracciò le gambe e nascose il volto tra le ginocchia. — Io e questo ragazzo siamo praticamente anime gemelle sotto tutto gli aspetti, ci capiamo al volo senza parlare, siamo sincronizzati come un unico corpo, lui conosce perfettamente il mio cuore e io il suo.
— E allora cosa c'è di così sbagliato in lui da non poter accettare i suoi sentimenti? — chiese Chat. Marinette alzò gli occhi per un attimo, poi tornò a schermarsi.
— Se non ci fosse stato Adrien avrei amato lui incondizionatamente, ma Adrien è venuto prima e non ho avuto che lui nella testa e nel cuore fino a qualche tempo fa, quando ho realizzato i miei sentimenti per il mio migliore amico. — cercò di spiegarsi Marinette, ma era un argomento troppo difficile per parole così misere. — Non c'è modo di spiegare come e perché mi senta in questo modo con entrambi, e sarebbe tutto così semplice se Adrien fosse lui e lui Adrien, così io mi sarei innamorata della stessa persona per due volte e mi sentirei sollevata. Invece sono divisa e confusa, perché non voglio far soffrire nessuno dei due e soprattutto non voglio soffrire io! — confessò. I suoi occhi pizzicavano e le lacrime sarebbero scese copiose di lì a poco.
— Ma non stai comunque soffrendo anche adesso? Non sarebbe meglio prendere una decisione definitiva e lasciare andare uno dei due? Può sembrare egoistico ma sarebbe la scelta migliore per entrambi. Non perderesti nessuno dei due, qualunque scelta tu faccia. Se sono innanzitutto tuoi amici capiranno, e rimarranno con te. Certo, potranno sentirsi feriti ma nulla che il tempo non possa guarire. — sorrise. — Anche Ladybug, per quanto io l'ami, ama qualcun altro. E se lei scegliesse l'altro ragazzo io soffrirei, certo, ma non potrei mai prendermela con lei, non si spezzerebbe mai il nostro legame. Sono prima di tutto suo amico, e la cosa principale che per me conta più di ogni altra cosa è la sua felicità. Se lei è felice, io sono felice. — constatò con una risatina. Ma Marinette ebbe la conferma alle sue paure più oscure. Chat Noir l'avrebbe tranquillamente lasciata andare e lei ci avrebbe sofferto perché lui avrebbe sofferto.
— È questo il problema! — disse lei con veemenza, le lacrime che aveva tanto cercato di trattenere le rigavano il viso, lente e pesanti. — Il problema non è che l'uno o l'altro accetti la mia scelta. Il problema sono i miei sentimenti uguali per entrambi e quindi ogni giorno mi domanderei se non abbia fatto la scelta sbagliata, soffrendo io e facendo soffrire gli altri due coi miei dubbi. No, prima di dichiararmi devo essere sicura che anche l'altra metà del mio cuore sia completamente votata ad Adrien o al mio migliore amico. Prima di allora, terrò tutto per me e soffrirò in silenzio. Non c'è nessun motivo per cui debbano soffrire anche loro. — disse con decisione. Il fervore delle sue parole era quello dei suoi sentimenti, e Adrien ancora una volta provò un immenso moto di affetto nei confronti di Marinette. Non sapeva proprio come gestire tutto l'affetto che provava verso la piccola e minuta fanciulla dagli occhi blu profondi e gentili. Vedeva la considerazione di Marinette in ogni suo gesto e in ogni suo pensiero e parola. Sapeva che soffriva ma in cuor suo le ringraziava il fatto di essere talmente sensibile da guardare prima alla felicità di coloro che avrebbero potuto soffrire per la sua scelta che alla sua. La ragazza tirava su col naso e sbuffava. Il suo era un pianto disperato ma non come quello di Ladybug quella volta. Ladybug piangeva singhiozzando e spezzando il cuore ad ogni suo respiro mozzato, Marinette invece era pacata e timida, e stringeva il cuore in una morsa dolorosa e struggente.
Chat Noir si avvicinò con cautela, quasi avesse timore di spaventarla e spezzare così il loro legame emotivo, e una volta appurato che non l'avrebbe respinto, la prese tra le sue braccia e la strinse teneramente. Marinette si abbandonò al suo abbraccio, e si accoccolò di più nel suo grembo. Pianse fin quando non ebbe più la forza di sopportare i suoi singhiozzi silenziosi e quando anche la più piccola goccia d'acqua nel suo corpo fu asciugata.
Per Marinette era la seconda volta che piangeva tra le braccia del suo migliore amico, e per Chat Noir era la seconda volta che stringeva una ragazza mentre piangeva e si disperava per le sue questioni d'amore. Nonostante tutta la situazione non fosse assolutamente piacevole, si sentiva comunque sollevato. Con la sua partner sentiva di non avere nessuna possibilità e il fatto di venir tagliato fuori senza avere nemmeno il beneficio del dubbio da parte sua lo faceva sentire come se fosse stato scartato a priori, una cartaccia inutile che faceva solo da contorno nel suo grande universo. Con la ragazza che in quel momento aveva tra le braccia, invece, sapeva di essere parte della causa della sua indecisione, la sua prima scelta se non fosse stata tanto innamorata anche dell'altro ragazzo. Tutto ciò lo faceva sentire amato, voluto, considerato e coccolato, protetto dal fatto che Marinette non volesse farlo soffrire e che scegliesse invece di soffrire lei da sola, piuttosto che arrecare sofferenza ad altri. Non aveva parole per descrivere la profonda gratitudine che provava nei confronti di chiunque avesse fatto in modo che la incontrasse.
Quando finalmente la minuta fashion designer si sentì abbastanza sicura da lasciarlo andare, fu lei stessa ad abbracciarlo brevemente ma con forza, e gli sussurrò un grazie all'orecchio. Chat Noir le sorrise e le accarezzò dolcemente il viso. La ragazza era stremata, gli occhi gonfi di pianto e del sonno che le aveva rubato.
Gentilmente, la spinse sotto le lenzuola e le rimboccò le coperte. Marinette lo lasciò fare, quasi non avesse più volontà. Quella giornata e quella notte l'avevano completamente svuotata, annullata. E le cure di Chat Noir l'avevano in parte rimessa a posto. Appena la testa toccò il cuscino, la ragazza avvertì il sonno che tornava prenderla con sé e non fece nulla per impedirglielo. Sentì vagamente il calore di Chat Noir e quello che sembrava lo spettro di un leggerissimo bacio che le sfiorava una guancia. Poco dopo il calore era sparito e lei si era completamente addentrata nel mondo dei sogni.
Tikki, che si era nascosta sulla mensola sopra al letto di Marinette, aveva ascoltato tutto il monologo della sua protetta con lo strazio nel cuore. Mai così forte era stato il desiderio di rivelarle che Adrien era Chat Noir e che quindi tutto il suo cuore era di una sola persona e che non c'era motivo di soffrire così tanto, ma sapeva che non poteva farlo. In cuor suo, pregò che fosse perdonata per quanto dolore stesse arrecando a una ragazza così dolce e, con mille pensieri che le turbinavano in testa, anche lei si mise a dormire.
Chat Noir raggiunse casa sua più per istinto che per attenzione. Una volta rilasciata la trasformazione si sentì completamente esausto ma pieno di fiducia nel futuro. Qualunque cosa fosse successa di lì in avanti sapeva che Marinette lo amava e ciò gli bastava. Anche se magari un giorno si sarebbe ritrovato ad essere rifiutato sia da lei che da Ladybug, la sola consapevolezza che nel frattempo fosse amato e desiderato così ardentemente dalla sua dolce compagna di classe era più che sufficiente a dargli un motivo in più per essere felice. La sua vita, fino al momento in cui ebbe la possibilità di diventare Chat Noir, non era mai stata felice, ad eccezione dei momenti passati con la madre, ma quando la signora Agreste era sparita lui aveva perso la sua unica fonte di amore e calore. Con Ladybug aveva trovato qualcuno da amare e la libertà di essere se stesso; con Marinette aveva trovato qualcuno che lo amasse e che lo accettasse sotto tutti gli aspetti, anche come il gatto vestito di pelle che si intrufolava di nascosto nella sua stanza nel cuore della notte.
Quella notte fu la notte in cui Adrien pensò che non ebbe idea migliore di disobbedire suo padre, il giorno in cui "scappò di casa", per andare in una scuola pubblica. Decisamente, fu l'idea migliore della sua vita.
A parte quella di visitare Marinette quella notte, ovviamente.
Con rinnovata fiducia nel futuro, Adrien quindi tornò finalmente a letto. Plagg già dormiva della grossa sul cuscino accanto al suo ma lui, pur essendo esausto, si sentiva troppo euforico per riuscire a prendere sonno. Era stato via con Marinette per circa due ore nel cuore della notte, avrebbe avuto abbastanza tempo per dormire e svegliarsi riposato se solo fosse riuscito ad addormentarsi, ma ogni volta che riusciva a rilassarsi un po' il suo cervello tornava attivo con pensieri su Marinette, i suoi sentimenti, i mesi che avevano trascorso come pappa e ciccia e ciò che avrebbe potuto avere se la ragazza avesse fatto chiarezza nel suo cuore e avesse scelto lui. Ma, Adrien pensò, anche se lei non lo avesse scelto, quando avrebbe saputo che il suo cuore finalmente sarebbe tornato uno e solo e non diviso a metà da un valico impraticabile, lui si sarebbe dichiarato e le avrebbe fatto sapere che avrebbe avuto una possibilità anche con lui. Per il momento non poteva rischiare di mandare ancora più in confusione la ragazza, non se lo meritava, però meritava di sapere la verità una volta che tutta questa situazione scomoda si fosse finalmente sistemata.
Finalmente, dopo ore passate a rimuginare su quei pensieri, proprio quando le prime luci dell'alba si insinuavano tra le vetrate della sua stanza, il ragazzo riuscì ad addormentarsi, un sonno senza sogni che fu sia una benedizione che un tormento.