7DEREK
Avevo litigato con Addison, avevamo fatto una specie di battaglia di bisturi nella sala operatoria. Ero nella nostra stanza da letto cercavo di calmarmi e facevo avanti e dietro. Arrivò anche lei. L'aggredì con le parole poi iniziai a fare la valigia senza sapere cosa stessi facendo e senza sapere la mia meta. Lei aveva gli occhi pieni di lacrime.
"Meredith?" domandò.
Era invasa dalla gelosia.
"Forse sì o forse no."
Non volevo farla soffrire ma non c'era qualcosa dentro di me che si ribellava, volevo stare un po' solo. Ero arrabbiato con il mondo intero. Buttai la valigia nella macchina e iniziai a girovagare per la città. Mi ritrovai sull'autostrada, guidai fino a Seattle, passai tutta la notte a guidare, mi fermai soltanto per fare rifornimento. Entrai nella roulotte. Tutto era al suo posto ad attendermi che sarei tornato tutto solo. Mi sentivo fuori dal mondo, il mondo che mi girava intorno. I giorni passavano e non ero abbastanza forte di ascoltare la voce di Addison, per sentire Alice la chiamavo a casa di mia mamma. Un giorno ero deciso di sentire prima Alice e poi di chiamare con calma Addison.
"Ciao mamma!" esclamai appena rispose al telefono.
"Ciao." Rispose senz'entusiasmo.
"Che hai?" domandai.
"Hai chiamato per Alice?"
"Sì ma anche per sentire te."
"Bene perché Addison non mi porta più Alice."
"Cosa?"
Addison non lasciava più Alice da mia madre?
Chiamai lei e chiesi spiegazioni, anche se ero arrabbiato mi faceva piacere sentire la sua voce. Era un mese che non mi allontanavo dalla roulotte. Mi feci una doccia e andai a fare un giro per Seattle. Arrivai davanti al Seattle Grace Hospital e scesi dalla macchina. Mi fermai qualche secondo davanti l'entrata.
"Derek?" mi sentii chiamare.
Mi voltai ed era Meredith.
"Meredith!" esclamai.
"Come stai?" domandò avvicinandosi a me.
"Bene, tu?"
"Adesso meglio."
"Adesso?"
"Dopo averti rivisto va molto meglio."
"Come mai qui?"
"Stavo facendo un giro." Risposi.
"Ti sei perso dall'autostrada?"
"No! Jack?"
"Sta a casa con la baby sitter e stavo andando da lui, ti va di venire?"
"Molto volentieri."
Andai a casa di Meredith, ero un po' titubante nell'entrare ma non avrei fatto niente di male. Entrai e vidi il piccolo Jack che giocava con la baby-sitter.
Era cresciuto molto, i suoi capelli castano chiaro come Meredith ben aggiustati con il gel.
"Ciao!" esclamai avvicinandomi a lui.
"Ciao." Rispose.
"Ti piace giocare con il pallone eh?" domandai
"Ti, vuoi ciocale co me?" domandò porgendomi il pallone.
"Certo!" esclamai.
Andammo fuori e giocavamo con il pallone. Mi divertivo a tornare un po' bambino e giocare con Jack.
Il mattino seguente andai al Seattle Grace Hospital, per salutare i miei colleghi. Arrivai insieme a Meredith e Mark mi guardava male, Alex fissava Meredith e Miranda scuoteva la testa. Notai come tutti ci guardavano male, anche se non facevamo niente di male, non eravamo né mano nella mano né abbracciati l'uno all'altra. Incontrai Richard.
"Ehy, che ci fai qui?" domandò.
"Un giro." Risposi.
"Se ti restituisco il tuo posto?" propose.
"Non saprei."
Ero nell'ascensore e Meredith era davanti a me, iniziai ad annusarle i capelli.
"Ancora lavanda?"
"Sì, ti piace."
"Certo."
"Lo uso perché mi ricorda te." Aggiunse.
Non la risposi e iniziò a baciarmi, volevo respingerla ma invece ero a ricambiare il bacio. L'ascensore si aprì e noi ci staccammo. La seguii in una stanza. Iniziammo di nuovo a baciarci, le sue mani iniziarono a sbottonarmi la cinta dei pantaloni, assecondai le sue mosse e fummo travolti da un'ondata di puro divertimento, non fu passione perché la passione l'avevo solo con Addison. Durante l'ondata di divertimento la porta della stanza si aprì ed entrò Mark.
Per farsi notare si schiarì la voce.
"Mark!" esclamai.
"Foto scattata la manderò ad Addison?" domandò con il telefonino in mano.
"Non dirai mica sul serio?" domandai ricomponendomi.
"Ho la faccia di uno che scherza?" domandò posando il telefonino.
Uscì dalla stanza e io mi rivestii dovevo recuperare Mark e la foto che aveva scattato. Iniziai a cercarlo per tutti i corridoi, tutte le stanze lo cercavo ovunque ma non c'era. Non sapevo cos'altro fare se lui inviava la foto ero rovinato, dovevo recuperare tutto con Addison. Provai a chiamarla ma non rispose, provai a chiamare a casa e neanche lì rispose, così provai a chiedere a mamma se sapeva dov'era.
"Pronto!" esclamò mamma.
"Ciao, sai dov'è Addison?" domandai in preda all'ansia.
"No"
Chiusi la chiamata e tornai a cercare lo trovai.
"Mark, per favore non inviare la foto… lasciami spiegare."
"No non la invierò!!" esclamò.
"Cos'hai in mente?" domandai
"Niente." Rispose con il suo sorrisetto.
"Sicuro?"
"Sì, scusa ma ho da fare." Rispose allontanandosi.
Salii di corsa sulla mia macchina e m'incamminai verso la roulotte. Volevo stare solo e pensare a ciò che appena avevo fatto e come potevo farmi perdonare da Addison, avevo sbagliato ed era tutta colpa mia. Aprii la porta della roulotte e notai qualcosa d'insolito.
"Amelia!" esclamai.
Mia sorella era stesa sul letto che mi aspettava.
"Dove sei stato?" domandò.
"A fare un servizio." Risposi.
"Hai un'aria sconvolta, cos'è successo?"
"Niente."
"Che ci fai qui?" continuai.
"A vedere come stavi." Rispose.
"Addison?"
"T'importa di lei?" domandò in modo sarcasticamente.
"Certo."
"Allora che ci fai qui? Lei è a New York che si divide tra lavoro e Alice e trova anche il tempo di portare Alice da mamma."
"Avevo bisogno di tempo per stare solo."
"Solo? O per rivedere quella sciacquetta?"
"A chi ti riferisci?"
"A quella civetta della tua amante."
"Non è la mia amante e poi volevo staccare la spina."
Continuammo a parlare per tutta la sera, ma io morivo dalla voglia di sentire Addison.
