Passò una settimana e Regina dovette tornare a tenere la sua lezione. Entrò in aula, più fredda e acida del solito.
Emma saltò la lezione, facendosi passare gli appunti da Lacey, la ragazza che le aveva chiesto le ripetizioni. Si mise nella biblioteca a studiare, cercando di non pensare alla professoressa di Analisi. Ricopiò i confusionari appunti di Lacey, scuotendo la testa agli errori che riscontrava di tanto in tanto e correggendoglieli. Prese il libro e si divertì a fare qualche esercizio, passando poi a quelli più complicati che aveva portato da casa.
Dopo la lezione, per evitare il professore Colter Regina si rifugiò in biblioteca. Cercò un libro che le serviva per la lezione seguente. Era in alto, quindi salì sulla scala nonostante i tacchi, cercando di prenderlo.
Emma sentì un rumore che le fece alzare gli occhi dal quaderno. Li spalancò. La professoressa Mills era abbarbicata sulla scala, con i tacchi alti, cercando di prendere un libro decisamente fuori portata. Si alzò in piedi, esitando.
Mentre stava per prendere il libro perse l'equilibrio. Emise un grido scivolando dalla scala.
Emma scattò d'istinto. La prese al volo, cadendo a terra sotto di lei. Qualcosa emise un rumore secco, quindi un fortissimo dolore al braccio le fece vedere le stelle.
La caduta venne attutita da qualcosa, riaprì gli occhi e si ritrovò su Emma. «Emma...» disse ad un millimetro dal suo viso.
La ragazza non rispose, troppo impegnata a cercare di non urlare mentre si rendeva conto di essersi rotta il braccio. Ignara, Regina le accarezzò il viso. Emma spalancò gli occhi, lucidi per il dolore.
«Emma stai bene?» chiese preoccupata.
«No.» disse con la voce arrochita. «Ho un braccio rotto e lei addosso. Le due cose non vanno d'accordo.»
Si alzò di scatto alle parole della ragazza.
«Mi dispiace!» esclamò, mortificata. «Vieni, ti porto in ospedale!» disse aiutandola ad alzarsi.
Emma si rialzò senza il suo aiuto, tenendosi il braccio fratturato contro lo stomaco, stringendo i denti per non lamentarsi. Le girò un po' la testa quando si rialzò, ma si riprese subito.
«Si può sapere come le è venuto in mente di salire su una scala con i tacchi?» chiese in un grugnito la ragazza, iniziando a camminare ed evitando le domande preoccupate della bibliotecaria e gli sguardi degli altri studenti.
«Volevo solo prendere un libro non credevo...Mi dispiace. Adesso ti porto in ospedale.» disse poggiando una mano sulla sua schiena a sostenerla per condurla fino al parcheggio e alla sua macchina.
Emma compì il resto del percorso in silenzio, troppo impegnata a sopportare il dolore per parlare. Si sedette sul sedile del passeggero espirando forte, gli occhi chiusi. Regina salì in macchina dopo di lei e mise in moto guidando velocemente verso l'ospedale.
«Perché l'hai fatto?» le chiese, lanciandole un'occhiata veloce. Emma le rivolse uno sguardo esterrefatto.
«Io?! Perché lei stava per rompersi l'osso del collo!» ribatté con la voce rotta, la fronte sudata per il dolore. Continuò a stringersi il braccio sullo stomaco, gemendo appena.
«Lo so...» sospirò guidando più veloce «Ma tu mi odi, perché mi hai aiutata?» chiese nuovamente.
Emma si voltò di nuovo a guardarla. Rimase in silenzio per un po', quindi si voltò verso il finestrino.
«La facevo più sveglia.» disse, acida.
«Visto che non lo sono spiegamelo!» sbottò l'altra, esasperata. Emma le lanciò una fugace occhiata. Serrò la mascella, esitante.
«Non la odio affatto.» spiegò abbassando il tono di voce, cupa.
«Allora? Perché mi tratti cosi?»
Emma strinse di nuovo i denti, talmente forte da farsi male.
«Non mi pare abbia da lamentarsi, visto che mi sono appena rotta un braccio per salvarle la vita!» recriminò, senza guardarla ma fulminando con lo sguardo la strada che stavano percorrendo.
«Va bene.» mormorò la donna. Fermò l'auto davanti all'ospedale e l'aiutò a scendere. Suo malgrado, Emma ebbe bisogno del sostegno della professoressa per scendere dalla macchina, perché la testa le girava terribilmente. Il dolore era troppo forte. Entrarono nel pronto soccorso e un infermiere la portò dall'ortopedico, che esaminò il braccio con sguardo critico. Regina rimase in sala d'attesa, preoccupata per la ragazza.
Sembra una bella frattura scomposta. Facciamo una lastra e poi ingessiamo. Stai tranquilla, ora ti do un antidolorifico.» disse il dottor Whale, uscendo subito dopo dalla saletta per andare a prendere il farmaco, lasciandola sola per neanche due minuti.
La lastra rivelò che si trattava, in effetti, di una frattura scomposta. Il dottore le applicò il gesso e le diede un affare con cui poteva tenersi il braccio legato al collo senza farsi male, poi la mandò via rassicurandola sul fatto che sarebbe guarita entro tre/quattro mesi, e dicendole di tornare a farsi vedere entro un paio di settimane o prima, nel caso in cui il gesso le avesse causato fastidi. Emma uscì dalla saletta un po' frastornata, e si diresse all'accettazione per registrarsi e dare i suoi dati all'addetta.
Appena la professoressa vide la ragazza uscire si alzò e si avvicinò a lei.
«Emma... come stai?» chiese preoccupata.
Emma finì di recitare il suo numero di telefono alla receptionist prima di voltarsi a rispondere.
«Bene, grazie.» disse, guardandola duramente anche se qualcosa dentro di lei voleva spingerla ad abbracciarla, invece. «È una frattura scomposta, guarirà nel giro di qualche mese.»
«Mi dispiace tanto.» disse sinceramente mortificata «Non volevo che avessi dei problemi a causa mia...»
Emma rimase per un attimo in silenzio, combattendo contro lo stupido impulso di baciarla proprio lì, davanti a tutti. Era così dannatamente bella che faticava a guardarla.
«Non ho nessun problema.» disse appoggiando un braccio al bancone della reception e pesando su di esso. La donna le rivolse un sorriso colpevole.
«Va bene...Volevo solo scusarmi con te.»
Emma si staccò dal bancone, abbassando lo sguardo. Prese qualche respiro, quindi tornò a guardarla negli occhi.
«Professoressa Mills, io...» iniziò a dire, ma fu interrotta dal rumoroso arrivo dei suoi genitori.
«Emma!» esclamò sua madre raggiungendola. Suo padre entrò un secondo dopo di corsa.
«Emma!» esclamò anche lui, afferrandola subito per le spalle, il panico negli occhi azzurri. «Che è successo tesoro? Oh Dio, il gesso... Ti ha fatto male? Ma certo che ti ha fatto male...Ma come..?»
«Pa', calmati.» disse tranquillamente la figlia, guardandolo seccata.
Mary Margaret sorrise al marito.
«Dave, tesoro, sta bene, è solo un braccio rotto... succede..»
Regina si allontanò leggermente da lei quando vide arrivare i suoi genitori. Fissò la ragazza senza sapere cosa fare esattamente. Poi prese coraggio e intervenne nella discussione.
«Salve signori Swan, io sono la professoressa di Analisi uno di vostra figlia. L'ho accompagnata io in ospedale. Volevo scusarmi con voi per quello che è successo, è stata colpa mia.»
I due si voltarono di scatto verso la donna. Mary Margaret le sorrise, porgendole la mano.
«Salve... ci scusi tanto, sa, l'agitazione... Grazie per averla portata qui così in fretta.»
Emma guardò la scena con orrore. Si sentiva terribilmente a disagio a stare nella stessa stanza con i suoi e con lei.
«...La scuola ci ha spiegato tutto.» disse David, passando poi un braccio attorno alle spalle della ragazza e sorridendo orgoglioso. «Abbiamo un'eroina come figlia, eh?» disse, facendo sprofondare la giovane in un terribile imbarazzo.
«Pa'...»
Regina sorrise imbarazzata.
«Sì, se non fosse stato per lei non so come avrei fatto.» disse guardando la ragazza negli occhi.
Emma spalancò per un brevissimo istante gli occhi, quindi abbassò lo sguardo, arrossendo, incapace di sostenere quello della professoressa.
David sorrise ancora di più, gonfiando il petto e stringendo la figlia a sé. Mary Margaret guardò la figlia con amore e orgoglio.
«Non posso nascondere che avrei preferito che non si rompesse il braccio, ma è bello sapere che non si tira indietro nel momento del bisogno...» commentò, guardando poi la donna. «Grazie ancora per averla accompagnata in ospedale.»
«Era il minimo che potessi fare dopo quello che ha fatto...» disse rivolgendosi ai suoi genitori. «Adesso che è in buone mani credo che dovrei andare, ho già fatto abbastanza danni. Vi chiedo ancora scusa per l'incidente.» disse mortificata.
La madre di Emma le sorrise ancora.
«È stato per l'appunto un incidente. Non c'è nulla di cui scusarsi.» replicò, porgendole poi la mano. «Arrivederci, allora.»
Strinse la mano della donna sorridendo «È stato un piacere anche per me conoscervi. Vostra figlia è molto portata per la matematica ed è molto intelligente, dovete esserne fieri.» disse.
«Lo siamo.» disse sorridendo la madre, stringendo la mano della professoressa.
«Eccome.» aggiunse il padre, stringendo a sua volta la mano della donna.
Emma la guardò stupita, colpita nel profondo dalle sue parole. Un piacevole calore iniziò a scaldarle il cuore, nonostante l'imbarazzo.
Regina strinse la mano anche al padre della ragazza e poi si rivolse ad Emma.
«Bene. Grazie ancora Miss Swan. Le auguro una pronta guarigione e spero di vederla presto in aula.» le disse.
Emma si limitò ad annuire, la bocca troppo secca perché riuscisse a parlare. I suoi la guardarono un po' confusi, ma poi attribuirono il suo silenzio allo shock di avere un braccio ingessato.
La professoressa Mills si congedò dalla famiglia e uscì dall'ospedale facendo ticchettare i tacchi sul pavimento dell'ospedale mentre si allontanava. Salì sulla sua macchina e partì per tornare a casa.
Emma la guardò di nascosto allontanarsi mentre seguiva i genitori fuori dall'ospedale. Sentì una strana sensazione, quasi dolorosa, nel vederla andar via.
Quando Emma si ripresentò a lezione, due giorni dopo, sia August che Lacey le fecero un mucchio di domande sull'accaduto. Emma evitò risposte specifiche, rispondendo vagamente. Si sedette davanti, in terza fila, verso il centro. August le lasciò un posto libero accanto per permetterle di stare più comoda con il braccio ingessato.
R. Mills arrivò in aula puntuale, salutò i suoi allievi e iniziò la lezione. Emma cercò lo sguardo della professoressa, che tuttavia rimase distante, sfuggente. Seguì con poca attenzione le sue parole, concentrata sui suoi gesti, sulle espressioni, sul modo in cui i capelli oscillavano seguendo i suoi movimenti, e la luce che filtrava dalle finestre disegnava morbide ombre sul suo viso.
La donna spiegò per due ore poi congedò i ragazzi ricordandoli che la lezione seguente sarebbe stato un test di verifica.
Emma si alzò con gli altri, ma perse tempo a sistemare cose già ordinate nella borsa, e uscì per ultima dopo aver lanciato una lunga occhiata preoccupata alla professoressa. La donna sistemò i suoi appunti nella ventiquattrore e si diresse verso l'uscita.
«Regina!» esclamò il professor Colter raggiungendo l'interno dell'aula a passo svelto. «Stai bene? Ho saputo dell'incidente...»
Regina si girò di scatto sentendo la voce di Daniel.
«Sì, sto benissimo grazie.» sorrise gentilmente
L'uomo la guardò, ancora preoccupato.
«Bene, ma... sei sicura? Sono settimane che mi eviti...»
«Sì, sicura. Sono stata molto impegnata. Volevo chiamarti... Sono stata bene con te, ma non credo che dovremmo continuare a vederci...» disse sentendosi leggermente in colpa
L'uomo fece un passo indietro. La delusione si dipinse sul suo volto.
«Ah. Capisco.» disse, ferito. La guardò per qualche istante negli occhi, quindi si schiarì la voce. «Be' io... allora io dovrei andare.» disse, imbarazzato.
«Sì, capisco. Daniel mi dispiace davvero...» cercò di dire la donna nonostante i sensi di colpa
«Sì. Anche a me.» disse lui prima di voltarle le spalle ed andarsene.
Lo guardò andare via. Poi uscì dall'aula.
