VIII
"Conseguenze"
Era passata quasi una settimana da quella notte in soffitta.
Giorni fatti di silenzi, assenze, sguardi fuggevoli e distanze.
Daryl l'aveva attesa la sera del loro salvataggio, ma lei non aveva dormito in tenda e lui aveva provato a scacciare la delusione con la scusa dello stress patito per il pericolo; ma poi, quando anche nei giorni successivi aveva chiesto asilo nel camper di Dale, dopo aver deciso di andare a caccia da sola e fare i turni di guardia con Andrea, si era definitivamente reso conto che lo stesse evitando.
Tuttavia, quando Rick gli confermò che lei era tornata da sola in paese alla ricerca di una medicina per Lori, contravvenendo all'ordine di farsi accompagnare, capì che la misura era colma.
Al capo non era sfuggito quel cambiamento nei loro rapporti e voleva capirne il motivo
-"Le avevo espressamente ordinato di andare con te, data la situazione tanto pericolosa "-
-"L'avrei fatto certamente, se l'avessi saputo"-
-"Cosa sta succedendo fra di voi?"-
-"Niente"- gli rispose maleducatamente
Rick, dall'alto della sua esperienza invece, aveva perfettamente capito che qualcosa doveva per forza essere accaduto, durante la permanenza forzata in città, ed era certo di sapere anche cosa.
L'uomo si voltò, guardando il suo capo con un'espressione di scuse dipinta sul volto, l'ex poliziotto rispose dandogli una pacca sulla spalla, poco prima di udire il pick-up con alla guida Jessie, rientrare.
La donna uscì dalla macchina portando con sé una borsa piena di medicinali, fasce, qualche capo di vestiario e un guanto da baseball per Carl.
-"Jessie… Perché sei andata da sola in città, ti avevo detto di farlo con Daryl"-
-"E' stata una passeggiata, la farmacia è a poche miglia di distanza dall'uscita della statale, come vedi non ci ho messo molto"-
-"Non mi importa cosa sia accaduto… Ma vi pregherei di appianare le vostre divergenze… Non ammetto litigi personali che possono ledere la sicurezza di questo gruppo… Sono stato chiaro? Perciò è meglio che vi facciate una bella chiacchierata voi due!"-
Finì con tono severo, prima di strapparle il borsone dalle mani e poi lasciarli soli
-"Jessie…"- Fu Daryl a rompere per primo il silenzio -"Perché ti comporti così con me?"-
-"Di che ti lamenti, ti ho risparmiato un po' di grane questa settimana"-gli rispose senza guardarlo
-"Andiamo, smettila di prendermi in giro... sai perfettamente a cosa mi riferisco"-le rispose avvicinandosi e costringendola ad alzare lo sguardo.
La donna sentì il suo cuore accelerare, ma finse di ignorarlo
-"Ok hai ragione... sto solo evitando di commettere un grosso errore e sarebbe sensato non tornare mai più sull'argomento"-
-"E' solo questo quello che è stato per te? Un errore? Cristo, Jessie, abbiamo fatto l'amore…"-
A quella frase la donna si sentì pervasa dallo stesso languore provato in quella soffitta e presa dal desiderio di stringersi di nuovo fra quelle sue braccia in cui si era sentita tanto al sicuro.
Ma non lo fece.
Si obbligò a riprendere il controllo di se stessa.
-"Dimentica Daryl, io l' ho già fatto"-disse gelidamente.
Poi, senza trovare la forza di incontrare i suoi occhi, rientrò in casa
Andrea aveva assistito involontariamente a quella loro discussione e quando il capitano Jessica Jones arrivò in cucina, l'affrontò diretta
-"Hai litigato con Daryl"-
-"Lasciami in pace, non è giornata"-
-"Qui sono tutti curiosi di sapere perché il tenebroso signor Dixon abbia ripreso a saltare le cene in comune, che tutto ad un tratto gli erano diventate familiari, evitare sistematicamente i suoi turni di guardia adducendo strane scuse, e cercare di seguirti continuamente"-
-"Cos'è, siete tutti in astinenza da telenovelas in questo gruppo?"-Rispose indispettita
Dopo qualche minuto di silenzio, Andrea tornò all'attacco
-"Qualche giorno prima che morisse mia sorella, mi trovavo intrappolata in un supermercato. E lì che conobbi Rick. In uno dei reparti era esposta una catenina d'oro con il ciondolo di una sirena. Amy adorava questo genere di cose, ed io la presi per il suo compleanno. Così di ritorno al campo, attesi per farle una sorpresa. Purtroppo quella sera fummo attaccati e lei venne morsa. Beh quel regalo che avevo così gelosamente custodito, finì al suo collo un attimo prima che si trasformasse in uno zombie e tentasse di mordermi. Se non avessi atteso per darglielo, almeno adesso avrei il ricordo della sua gioia, del suo sorriso, del suo grazie. Ed invece non ha mai saputo del regalo, né di quanto l'amassi. Con questo voglio semplicemente dirti che nessuno di noi sa se fra un 'ora o domani saremo ancora qui. Dobbiamo abituarci a vivere nel presente, senza più preoccuparci troppo delle conseguenze o potremo rimpiangere per sempre di non aver fatto delle scelte…"-
Jessie l'aveva ascoltata sorseggiando del latte e guardando fuori verso il tramonto imminente.
Dopo un po' prese a parlare:
-"Molti di voi vengono da vite non facili e situazioni personali ingestibili. Carol, tu e lo stesso Daryl, a quanto ne so, avete avuto un'adolescenza tormentata, ma io no, Andrea. La mia famiglia è sempre stata molto unita, i miei genitori erano persone eccezionali ed io posso solo ringraziarli per tutto ciò che mi hanno dato, sia umanamente che economicamente. Se oggi sono quella che sono, lo devo unicamente a loro. Qualche mese prima dell'epidemia, mio padre si ammalò e morì, così la tragedia entrò nella nostra casa portando con sé un dolore indicibile. Lui era il migliore di noi e per un po' credemmo di aver smarrito la via. Quando poi è scoppiato questo inferno, la prima a non far più ritorno fu mia sorella. Lavorava come infermiera al North General Hospital di New York. Nello stesso giorno, anche mio nipote, uscito per la sua consueta oretta di jogging, fu probabilmente morso. Quando riuscii finalmente a rientrare a casa, trovai mia madre inferma a letto, impossibilitata a muoversi e sola. Mio cognato era sparito giorni prima alla ricerca di sua moglie e di suo figlio. Di mio fratello non avevamo più notizie. Mia madre mi implorò di lasciarla perdere, tanto conciata com'era, non sarebbe potuta andare da nessuna parte. Così, seppur addolorata, dovetti compiere una scelta terribile e cercare almeno di salvare il salvabile: mio fratello, sua moglie, i suoi tre bambini. Partii per il New Jersey e lo trovai barricato in casa con due dei suoi bimbi più piccoli. Né di mia cognata né di mia nipote Georgiana, si avevano più notizie. La prima si trovava a lavoro, l'altra a scuola, quando erano stati attaccati. Dopo diversi giorni riuscii a convincere mio fratello a partire con me, per farli rifugiare alla base, ma quel mattino in autostrada, alcuni zombie attaccarono il lungo convoglio di auto ferme nel traffico. Si scatenò il panico, un folle spaccò il finestrino della nostra station wagon. Afferrò uno dei miei nipoti, Gabriel, e lo usò come esca per sfuggire agli erranti. Non ebbi il tempo nemmeno di reagire. Presi mio fratello e l'ultimo rimasto, il piccolino. Tagliammo per i boschi, proposi di prendere il battello per arrivare all'altra sponda, dove i soccorsi si stavano radunando. Una volta sbarcati, avrei potuto far pesare il mio grado, requisire una Jeep e raggiungere la mia base. Eravamo in fila, quando alcuni caccia da combattimento iniziarono a sganciare il napalm sulla città davanti a noi. Da dietro allora la gente, pervasa dalla paura, iniziò a spingere. Nel caos generale mi trovai travolta dalla folla e senza volerlo, trascinata da sola sul battello. Il comandante diede l'ordine di alzare il portellone, prima ancora che il resto delle persone si fosse imbarcato. Spinsi per tornare indietro, ma contro una marea di gente che corre dal lato opposto al tuo, si può fare ben poco. L'ultima cosa che vidi, quando mi arrampicai sulla vedetta, fu mio fratello col mio nipotino in braccio che veniva schiacciato e calpestato nella ressa della fuga. Li ho persi tutti, Andrea. Nonostante la mia forza, l' addestramento, il mio grado, non ho potuto far nulla. Ne ho salvati tanti nei mesi successivi, ma non sono riuscita a salvare nemmeno uno di loro! Lo capisci? Avevo sempre vissuto una vita serena. La mia famiglia era la mia forza e ritrovarmi da sola è stato un dolore troppo grande da affrontare persino per una come me. Non so come non sia impazzita. Ma credo che se mi dovesse succedere di perdere ancora qualcuno che amo, stavolta non sopravviverei. Non voglio mai più amare nessuno e poi vederlo morire… È tanto difficile da capire?"-
Terminò questo lungo monologo con le lacrime agli occhi
-"Tutti abbiamo perso qualcuno"-aggiunse prontamente la sua amica, poi continuò -"Dimmi Jessie, sei davvero sicura del fatto, che se dovesse succedere adesso, non soffriresti comunque per lui?"-
La lasciò con questo interrogativo che fu come una mazzata per corpo ed anima.
No che non lo era! Non ne era sicura affatto!
Daryl era rimasto lì, con la morte nel cuore, ancora per qualche minuto, prima di rintanarsi definitivamente nella sua tenda.
Aveva del whisky nascosto da qualche parte e quella gli sembrò la serata adatta per sbronzarsi.
Era nel giusto suo fratello Merle, se voleva sopravvivere in questo fottuto inferno, doveva diventare spietato, strapparsi il cuore dal petto e, se fosse stato necessario, seppellirlo in una fossa distante 1000 miglia da lui.
-"È solo una puttana come le altre "- e giù col primo sorso
-"E' stata proprio una bella scopata"-ed ecco un altro sorso in arrivo
-"Quando ne vorrà ancora, verrà lei da te"- e il terzo non si fece attendere
Ma più tentava di distruggerla ai suoi occhi, più i ricordi della notte in quella soffitta si facevano vivi nella sua testa.
Finì per attaccarsi alla bottiglia e smettere di combattere quell'assurda battaglia contro se stesso.
In fondo, si disse, se persino i suoi genitori avevano finito per abbandonarlo a se stesso e Merle lo aveva tirato su a suon di sberle, costellando le sue giornate di tante piccole crudeltà, un motivo doveva pur esserci: non era mai piaciuto a nessuno, nemmeno da bambino.
Perché? Perché doveva sembrare logico a tutti che lui non avesse un cuore, non provasse sentimenti, non soffrisse come gli altri?
Un errore l'aveva chiamato lei… Certo, in fondo lo era stata tutta la sua sporca vita!
E adesso che aveva creduto di aver trovato una ragione per cui valesse la pena continuare a lottare, in questa apocalisse, proprio la sua donna gli aveva detto quanto fosse sbagliato
-"Hai ragione tu Jessica, qui è tutto sbagliato e tu dovevi essere proprio disperata per venire con uno come me"-gridò al cielo, mentre si trascinò fuori dalla tenda semi-ubriaco.
Non sopportava l'idea che lei adesso si vergognasse o che peggio ancora provasse disgusto di quello che c'era stato fra loro
-"Mi dispiace di non essere esattamente l'uomo dei tuoi sogni..."-
Poi vuotò la bottiglia
-"...ma tu sei la donna dei miei!"-
