8°Capitolo
Calò la sera sull'istituto Mahora, una sera tranquilla, incredibilmente tranquilla rispetto a quanto accaduto quel giorno.
Nella grande biblioteca centrale, tra le tante sale di letture, immense e vuote, ce n'era una più piccola con la luce accesa.
Shinobu dormiva appoggiata su un tavolo poco distante da quello su cui Yue leggeva con grande rapidità degli antichi volumi.
Tecnicamente anche Nodoka, che le stava affianco, avrebbe dovuto farlo. Ma sembrava che qualcosa non andasse.
Yue se ne accorse subito. "Nodoka, cosa c'è?"
"Eh? Nulla, è tutto a posto".
"Non credo proprio, dato che il tuo ritmo di lettura è notevolmente calato. Per leggere quelle pagine, ci stai mettendo più tempo di quanto impieghi solitamente".
Nodoka rimase in silenzio.
"Nodoka, guarda che lo so di cosa si tratta".
"Si?"
"Si. Riguarda lei".
Yue con lo sguardo indicò Shinobu.
Nodoka non rispose e rimase con la testa bassa.
"Sei gelosa" continuò Yue "Ammettilo. Questa Shinobu sembra arrivata dal nulla, e come niente catalizza su di se l'attenzione del professor Negi. Sei preoccupata, temi di aver trovato una rivale che possa sottrarti ogni speranza di conquistare il professore".
Come risposta giunse solo un mugugno.
"Ma se vuoi la mia opinione, penso che puoi stare tranquilla. Il professore è molto buono, questa ragazza deve aver avuto una vita davvero difficile, che noi possiamo appena immaginare. Basta pensare al suo mutismo, solo quando c'è Negi sembra aprirsi un po'. A causa di questo, è ovvio che il professore gli dedichi delle attenzioni particolari. Ma sono sicura che non si tratta di amore".
Nodoka sollevò la testa. "Lo pensi davvero?"
"Certamente".
Allora Nodoka sorrise. "Be, ti ringrazio allora. Anche se un po' mi vergogno. Voglio dire, questa povera Shinobu, come hai detto tu, deve avere avuto una vita davvero difficile. Andrebbe aiutata. E io invece, mi preoccupo solo della possibilità che possa togliermi ogni chance col professore".
"Purtroppo questo è un piccolo esempio di quanto le questioni di cuore siano complesse. L'amore a volte può spingerci verso ragionamenti egoistici".
"Hai ragione".
Detto questo Nodoka si alzò, prese una delle coperte che avevano portato per proteggersi dal freddo della notte e la mise sopra Shinobu.
Nel farlo, Nodoka si accorse del collarino che la nuova arrivata teneva intorno al collo.
"Buffo" pensò "e' cosi piccolo che trovo difficile credere che sia un ornamento".
Yue, guardando quella scena, sorrise amaramente. "L'amore, oltre ai ragionamenti egoistici, può spingerci anche a discorsi egoistici" mormorò.
E si tirò degli schiaffetti .
Ad un tratto sentì un lieve spostamento d'aria sopra di lei.
Nulla di forte, fu come una breve brezza che le mosse qualche capello.
Guardò il soffitto, che stava cosi in alto da non essere visibile con la lampada del tavolo.
Sopra di lei si estendeva solo una impenetrabile coltre scura.
"Mah, sarà stato uno spiffero di corrente".
Si immerse nuovamente nella ricerca di eventuali indizi presenti in quei grossi libri.
Subito dopo, anche Nodoka riprese il suo lavoro.
Si immersero cosi tanto nella lettura, da non accorgersi della figura avvolta in un largo saio scuro che rapida e silenziosa si muoveva tra gli scaffali.
"E alla fine è passata anche questa notte".
"Hai ragione, capo. E non è successo niente".
Negi atterrò col suo bastone su un alto albero, contemplando il panorama mattutino del Mahora. Quel bel panorama lo tranquillizzò almeno in parte. "Non è successo niente di nuovo, Kamo, ma non abbiamo trovato nessuno degli scomparsi. Speriamo che alle altre sia andata meglio".
Tramite la carta-pactio contattò Asuna. "Asuna, mi senti?"
"Forte e chiaro. Ci sono novità?"
"Nessuna purtroppo. E tu?"
"Niente da fare. Konoka e Ayaka sembrano scomparse nel nulla".
"Maledizione. Contatto le altre, ci vediamo al mio appartamento".
Poco dopo, il gruppo di Negi si radunò nella stanza del professore.
"Kaede, Ku, tutto a posto?"
"Si, professore. Abbiamo incontrato anche gli altri professori e alcuni studenti universitari che svolgevano servizio di ronda come noi. Non ci sono stati problemi. Li abbiamo lasciati che andavano a farsi un sonnellino" rispose Kaede.
"E in tutto l'istituto sembra cessato ogni problema" aggiunse Ku.
"Lo so. Sembrerebbe tutto a posto, se non fosse per gli scomparsi che ancora non si trovano".
Negi già sapeva, grazie alla telepatia della carta, che Yue e Nodoka non avevano trovato nulla.
Mentre gli altri decidevano il da farsi, Haruna si avvicinò a Shinobu, che se ne stava in disparte.
"Ehi, Shinobu, finora non abbiamo avuto modo di parlare, ma sembri una persona simpatica. Vogliamo essere amiche?"
Haruna porse la mano alla ragazza, che si limitò a sorridere timidamente.
"Be, un sorriso è meglio di niente. Allora, troviamo un attività che possa coinvolgerci entrambe. Facciamo a turno. Tu hai qualche hobby?"
Shinobu scosse la testa.
"Ok, allora comincerò io. Ti hanno detto che a me piacciono i manga, giusto? Ne conosci qualcuno?"
Altra risposta negativa.
"Già, probabilmente non hai mai avuto l'opportunità di leggerne. Ah, ci sono, per avvicinarti alla materia, ti mostrerò alcuni cosplay riguardanti personaggi dei manga. Conosco un ottimo sito, gestito da una nostra compagna di classe. Si chiama Chisame Hasegawa, ma nel web tutti la conoscono come Chiu. E' bravissima nel mascherarsi. Vuoi vedere questo sito?"
Shinobu annuì.
"Bene, allora, Konoka una volta mi mostrò dove teneva il suo computer portatile".
Haruna aprì alcuni cassetti della scrivania di Konoka, trovando il portatile.
"Bene. Ora lo accendo, lo collego ad internet, inserisco l'indirizzo… e voilà! Ammira!"
Shinobu guardò incuriosita lo schermo, ma subito impallidì, emise un grido e si coprì gli occhi.
Quel grido attirò l'attenzione degli altri.
"Shinobu, cosa è successo?" domandò Negi.
Haruna impallidì. "Oh mio Dio! Professore, ragazze, guardate il sito di Chiu!"
Tutti osservarono lo schermo che stava indicando, restando ammutoliti.
Sull'home page del sito di Chiu campeggiava l'immagine, tremendamente realistica, di un cadavere di ragazza inchiodato su una croc col ventre squarciato.
E quella ragazza la conoscevano pure.
"Ma è la capoclasse!" esclamò Asuna, che coprì gli occhi di Negi.
Yue rimase disgustata. "Dio, che orrore!"
Asakura cliccò sulle altre pagine. "Fatemi controllare una cosa".
Ad ogni pagina, altri orrori: le ragazze della III A uccise nei modi più crudeli.
E quelle immagini erano davvero fatte molto bene, sembravano foto autentiche.
Nodoka non resistette a quella vista e vomitò.
Come se volesse imitarla, Shinobu fece lo stesso.
Con un gesto rapidissimo, Haruna spense il computer. "Che cosa mostruosa! Dobbiamo avvertire Chisame che qualche hacker maniaco ha invaso il suo sito".
"Si, presto" convenne Negi.
Lasciarono la stanza e corsero verso l'appartamento di Chisame.
Raggiuntolo, bussarono senza udire risposte.
Negi allora si fece coraggio e aprì la porta.
"Hasegawa, scusa se entriamo, dobbiamo dirti di una cosa gravissima accaduta al tuo sito".
La stanza appariva vuota e immersa nel buio, illuminato solo dalla luce del monitor di un computer.
Lentamente il gruppo entrò.
"Hasegawa, sei qui? Sono Negi".
Il giovane professore avanzò fino allo schermo acceso, lo guardò e distolse lo sguardo.
"Urgh, Hasegawa sa già del suo sito".
"Allora dov'è finita?" si domandò Asuna.
"Forse è scappata sconvolta per quello che è successo al suo sito" le rispose Asakura.
"Scordatelo, puttana!"
Con uno scatto fulmineo, Kaede spostò in avanti Asakura, prima che venisse colpita da un ascia.
Negi e le ragazze rapidamente indietreggiarono, mentre dal buio uscì fuori Chisame, con un nuovo costume: un vestito bianco e con la gonna, molto elegante, con un largo berretto sulla testa.
Nella mano destra la ragazza impugnava un machete dalla punta ricurva.
"Siete venute tutte, luride stronze. Bene! Ora potrò passare dall'immaginazione alla realtà! E lo farò seguendo il mio nuovo idolo: Rena Ryugu!"
Con uno sguardo esaltato, Chisame cercò di colpire le altre.
La sua furia però era inutile contro Ku, che bloccò il machete con una mano e con l'altra stordì la cos player colpendola allo stomaco.
Chisame cadde a terra.
Negi e le ragazze si guardarono.
La spiegazione era una sola.
E come a confermarlo, un esplosione fece tremare tutta la stanza.
