Malefica entrò senza bussare, irrompendo nella stanza come una furia.
«Tesoro, i tuoi servitori sono degli idioti! Gli avevo chiesto cervo, e mi hanno portato della stupida carne di maiale! Ho mangiato il cuoco, per rifarmi della delusione...»
Regina la guardò, inarcando appena il sopracciglio sinistro.
«Mi hai tolto una seccatura, avrei dovuto ucciderlo… Mi dispiace per il cervo, provvederò perché tu possa averlo al più presto.»
La bionda agitò una mano in aria con noncuranza.
«Oh, non preoccuparti, il cuoco è bastato…» disse, stringendo poi gli occhi. Inspirò attentamente con il naso. «È arrivato un messaggero, forse?» chiese guardando Regina.
La donna si avvicinò a lei sorridendole.
«Sì, nessuno di importante… Non mi hai raccontato niente dei tuoi nuovi piani: vuoi ancora uccidere Aurora?»
Malefica le rivolse uno sguardo carico di sospetto.
«Non so, ho perso interesse…» rispose distrattamente, guardandosi intorno.
Regina notò quello sguardo. Le si fece dappresso.
«So io per cosa hai interesse.» disse per poi baciarla con prepotenza.
La bionda rise piano tra le sue labbra «Oh si, per te ho sempre interesse…» rispose spingendola verso il letto. La mora si sdraiò sul letto guardando con malizia la donna sopra di lei «Sei insaziabile…» disse sorridendo.
Malefica le strappò letteralmente di dosso il corpetto «Senti chi parla…»
«Sai quello che mi piace…» replicò la mora afferrandola per la veste per poi trascinarla su di sé «…aiutami a rilassarmi…»
La bionda le accarezzò il corpo, baciandole il collo.
«Perché, sei ancora nervosa per la storia della principessa?» chiese sulla sua pelle.
Regina voltò la testa per lasciarle più spazio.
«No… una serva mi ha mancato di rispetto…» replicò. Prese poi a spogliarla, senza delicatezza.
«È ancora viva?» chiese l'altra, senza un vero interesse. La spogliò del tutto e percorse le sue gambe con le mani, scendendo più in basso con i baci.
«Ovvio che no!» rise Regina «Dovresti conoscermi, cara…» Gemette. «Pensiamo a noi adesso…»
Malefica le baciò il lato del seno destro, leccando poi la pelle, in circolo, fino a raggiungere il capezzolo. Lo strinse tra le labbra e succhiò, guardandola negli occhi.
Regina gemette più forte. Spinse il bacino verso di lei, chiedendo di più. Malefica la accontentò subito, toccando la sua intimità con le dita, massaggiandola mentre passava all'altro capezzolo, stringendolo tra i denti.
«Sì, così…» ansimò di piacere la mora, muovendosi sotto di lei. Le tirò i capelli per farle sollevare la testa, per poi baciarla, soffocando il suo gemito tra le labbra. Malefica si mosse più velocemente.
«Prendimi adesso.» gemette con impazienza Regina.
Malefica entrò in lei con due dita, e con l'altra mano continuò a stimolare il clitoride, sempre più veloce.
Un piccolo grido sfuggì alla regina. Malefica sorrise, aumentando il ritmo.
«Sì…»
Regina ansimò più forte, sentendo il suo corpo prepararsi ad accogliere il piacere che tra poco l'avrebbe invasa.
«Non smettere…» ordinò.
La porta si spalancò.
«Che diavolo succede..?» esclamò Regina cercando di sollevarsi.
Malefica si voltò di scatto. Spalancò gli occhi, quindi si alzò di scatto, fulminando Regina con lo sguardo.
«Mi hai mentito.»
Emma aveva tentato di resistere. All'inizio era stato relativamente semplice, sapendo che Regina la stava proteggendo da Malefica. Poi però… sentire Regina gemere così l'aveva portata ben oltre il limite. Senza pensare neanche per un secondo alle conseguenza aveva spalancato la porta ed era entrata nella stanza della regina, furiosa. E ora Regina le stava rivolgendo un'occhiata di fuoco.
«Mi avevi detto che se ne era andata…» stava dicendo Malefica, gli occhi su Regina.
Emma rimase in silenzio, sentendosi piuttosto stupida ora.
«Ed era così.» sentì Regina rispondere. «Non so cosa ci faccia qui. È evidente che ho delle guardie incapaci…»
La sovrana si alzò dal letto, raggiungendola.
«Tornerai nelle segrete adesso, serva.» ordinò strattonandola.
«Se devi lasciarla a marcire lì…» disse Malefica, inducendo Regina a voltarsi per guardarla. «… tanto vale che la lasci a me…»
«Tanto tu sei qui, quindi può stare benissimo nelle mie prigioni mentre noi ci divertiamo…» replicò la mora sorridendo maliziosa, e stringendo più forte il braccio di Emma, che trattenne un gemito.
Malefica strinse le palpebre, fissando la regina.
«Ho capito, ho capito, non la toccherò. È tua.» capitolò infine.
Regina le sorrise. «Aspettami qui, mia cara, così puoi continuare da dove siamo state interrotte…» Si vestì con la magia per poi spingere Emma fuori dalla porta. «Che diavolo credevi di fare?» le sussurrò non appena furono abbastanza lontane, conducendola alle prigioni. Camminava talmente veloce che Emma faceva fatica a starle dietro.
«M-mi dispiace, non riuscivo più a sopportarlo…» disse, rischiando di inciampare. Non cadde solo grazie al sostegno di Regina. Emma guardò le sue mani che la tenevano, quindi distolse lo sguardo, facendo finta di niente e ascoltando la sua domanda.
«Cosa non sopportavi?»
«Di sentirvi con lei…»
«Io faccio quello che voglio, e adesso voglio solo che tu mi stia lontana, così posso tornare nella mia stanza, visto che mi hai interrotto…»
Ormai erano giunte alle prigioni. Regina la spinse contro le sbarre della prima cella che incontrarono.
«Odio non essere soddisfatta…» continuò.
Emma gemette all'urto contro le sbarre. Le rivolse tuttavia uno sguardo di scuse, sinceramente dispiaciuta.
«Mi dispiace, Vostra Maestà. Davvero.» disse.
«Non sai dire altro? Sei uguale a tua madre, non pensate mai alle conseguenza delle vostre azioni!» disse Regina con rabbia «Adesso posso tornare al mio divertimento o devi crearmi altri problemi?»
Emma abbassò lo sguardo. Si voltò e si chiuse dentro la cella da sola, appoggiandosi poi alle sbarre per guardarla.
«Ora non posso più disturbarvi.» disse sommessamente.
Regina si avvicinò alle sbarre.
«Cerca di trovare qualcuno di cui innamorarti che non sia la tua peggior nemica.» le sussurrò prima di lasciarla sola.
Emma la guardò andare via. Appoggiò la fronte alle sbarre, sospirando.
«A me non sembri una nemica…» sussurrò al corridoio vuoto.
Regina ripercorse a ritroso la strada per la sua stanza a grandi passi nervosi. Si massaggiò la testa. Quella ragazzina la stava facendo impazzire. Entrò nella sua stanza.
«Dove eravamo rimaste?» chiese a Malefica la quale, però, si era addormentata.
Regina sbuffò, esasperata.
«Bene, ci mancava questa…» commentò. Dopo un secondo scarso di riflessione uscì dalla stanza, irritata, e tornò nelle segrete.
«Mi hai rovinato la giornata!» accusò la ragazza, che sussultò, sorpresa dal suo ritorno.
«Cosa? Io credevo… ma non dovevate…?»
«Sì, dovevo, ma mentre perdevo tempo con te colei che mi doveva soddisfare si è addormentata!» sbottò nervosa.
«Oh…» disse Emma abbassando lo sguardo. Non osava scusarsi ancora.
«"Oh"? È l'unica cosa che sai dire?» chiese la donna entrando nella cella, incenerendola con lo sguardo.
Emma spalancò gli occhi nel vederla entrare. Indietreggiò istintivamente.
«No, ma vi irriterebbe se mi scusassi, quindi…»
«Adesso devi fare qualcosa per scusarti, e anche in fretta.»
Regina la spinse contro il muro, bloccandola col suo corpo.
Le tolse il fiato, non per la violenza del gesto, ma per la vicinanza con lei.
«Cosa volete che faccia?»
«Lo sai bene.» rispose la regina con un luccichio di eccitazione negli occhi scuri. «Finisci quello che ha iniziato Malefica.»
Emma la guardò, e i suoi occhi divennero lucidi per un momento. La spinse appena, poi, per avere la possibilità di inginocchiarsi davanti a lei, spogliandola mentre si abbassa.
«Brava, per una volta obbedisci…» Regina le spinse la testa tra le sue gambe. «Cerca di compiacermi come si deve.»
Emma poggiò le labbra sulla sua intimità, gemendo appena per il piacere che in qualche misteriosa maniera ella stessa provava, quasi i ruoli fossero invertiti. La baciò prima di seguirne i confini con la lingua, con deliberata lentezza.
Regina, per un attimo, si lasciò andare a quelle sensazioni che la bionda inginocchiata ai suoi piedi le stava facendo provare. Nessuno l'aveva mai toccata con tanta delicatezza. La sua mano raggiunse i suoi capelli. Non li tirò, come era solita fare, ma li accarezzò mentre un gemito di piacere usciva dalla sua bocca.
Emma chiuse gli occhi a quel tocco gentile, e sentì le lacrime premere dietro le palpebre abbassate. Continuò a muovere la lingua su di lei, disegnando ogni tratto con la punta, piano, quasi con venerazione.
Regina spinse il bacino verso di lei e poggiò le man sulle sue spalle, le gambe che tremavano ad ogni tocco della sua lingua. Emma non trattenne più le lacrime a sentirla tremare, così vicina a lei. Le accarezzò delicatamente le gambe, mentre spostava la lingua verso il centro del suo piacere e piano lo leccava, sfiorandolo con le labbra.
«Sì..» gemette Regina, mentre Emma continuava a leccare, sentendo il suo stesso centro pulsare al ritmo dei suoi gemiti. Sfiorò la sua pelle come fosse la cosa più preziosa al mondo, sentendola tremare al suo tocco.
La mora sentì il suo corpo reagire ad ogni tocco, fino ad esplodere di piacere con un gemito più forte, che non riuscì a trattenere.
Emma si aggrappò a lei, venendo a sua volta non appena la sentì raggiungere l'orgasmo. Rimase senza fiato, stordita.
Passarono i minuti, ma le due non si mossero. Regina rimase ferma immobile a fissare la donna ai suoi piedi.
Emma rimase appoggiata a lei, godendosi quel raro contatto prolungato. Non aveva la forza di chiedersi il perché di quella benedizione. Cercava solo di non pensare al momento in cui l'avrebbe lasciata sola in quella cella.
Regina si riscosse di scatto, allontanandosi da lei. Poggiò le spalle alle sbarre, il respiro affannoso.
La principessa la guardò allontanarsi, reprimendo l'impulso di fermarla. Si limitò ad osservarla, appoggiando la schiena la muro, esausta.
Regina chiuse gli occhi, incapace di sopportare ancora quello sguardo su di sé. Le ricordava qualcosa che voleva disperatamente cancellare.
«Maestà…» la chiamò piano la ragazza, preoccupata dalla sua reazione.
«Non parlare…» rispose la donna, senza aprire gli occhi, cercando di mandare via quella strana sensazione che sentiva nel petto.
Emma chiuse la bocca all'istante, ma non smise di osservarla, preoccupata.
Regina riaprì gli occhi umidi, sul punto di far scendere una lacrima. Li richiuse per un istante, per poi riaprirli dopo aver ripreso il controllo di se stessa. Si sistemò il vestito, evitando lo sguardo della giovane.
Emma spalancò gli occhi, rimanendo a bocca aperta nel vederla sull'orlo del pianto. Ebbe la delicatezza di abbassare lo sguardo, fingendo di non aver visto nulla. Rimase in silenzio come ordinatole.
La regina uscì dalla cella senza richiuderla. Camminò velocemente verso la sua stanza, entrandoci per poi sbattere la porta. Si poggiò ad essa e permise finalmente alle lacrime di uscire, rigandole il viso.
Emma la guardò andare via senza fare un fiato. Si sdraiò poi a terra, supina, gli occhi fissi sul soffitto e la mente sulla regina, tormentata dall'angoscia.
