Capitolo di svolta. Una sorprendente e romantica Jane porterà ancora più scompiglio nella vita di Maura. Ma anche la povera Sara comincerà a capire che la sua storia con Jane non è più come prima... Conosceremo anche qualcosa di più sulla vita di Korsak e dell'infanzia di Jane.
Speriamo che questo capitolo vi possa piacere tanto quanto è piaciuto a noi! ;)

Jane rientrò a casa, sperando di trovare Sara ancora sveglia. I suoi sensi di colpa erano sempre più forti e rispondevano al nome di Maura Isles. Era confusa, non capiva cosa le stava succedendo.
Smise di pensare quando entrò in camera e vide la compagna dormire con il suo cuscino tra le braccia.
Rimase per un pò ad osservare quella scena domandandosi quanto Sara dovesse amarla per riuscire a sopportare in silenzio tutto ciò che stava accadendo tra di loro. Decise di non svegliarla. Scese giù a bere qualcosa e poi si addormentò senza volerlo sul divano.
La mattina dopo Sara si svegliò, rassegnata a non avere la sua compagna accanto nemmeno questa volta.
Sospirando si alzò, indossò la sua vestaglia e scese al piano inferiore. Entrata nel salotto vide Jane addormentata sul divano, allora si avvicinò e si mise ad osservarla. Il suo viso era sereno sembrava una bimba, era così bella con alcune ciocche di capelli ribelli che le nascondevano un po' il volto.
Le si sedette accanto. "Jane" sussurrò. La donna bruna emise un flebile lamento. Sara si chinò per darle un bacio. Jane si svegliò bruscamente alzandosi di colpo. Fu una reazione istintiva dovuta allo stress e alla tensione che si era accumulata.
"Jane, sono io!" disse Sara spaventata.
"Cazzo Sara!? Vuoi farmi venire un colpo?" le rispose in malo modo.
"Scusami" disse la compagna abbassando lo sguardo e facendo il gesto di alzarsi.
Jane si rese conto di aver esagerato, allora la prese delicatamente per un polso tirandola verso di se e stringendola "Scusami tu Sara, sono un po' nervosa per il lavoro".
Sara cercò subito le sue labbra che le erano mancate tantissimo, la desiderava così tanto che il cuore le faceva male.
Jane non riuscì a tirarsi indietro, non voleva ferirla più di quello che stava già facendo. Sara la baciò intensamente, cominciando a toccare quel corpo caldo e pieno di passione. Jane la prese in braccio portandola di sopra. Arrivate in camera caddero sul letto, Jane era sopra di lei e dolcemente cercava di sfilarle la vestaglia. Sara le accarezzava la schiena, era felice. Sentire quel profumo e il sapore delle sue labbra la faceva star bene. Jane scese lungo il suo collo dandole piccoli baci. Poi mentre risaliva aprì gli occhi e di colpo si bloccò. Non c'era più Sara davanti a lei, ma solo il bellissimo viso di Maura. In quel preciso istante qualcuno suonò il campanello della porta. Jane ritornò improvvisamente alla realtà e si staccò dalla sua compagna, dandole un bacio velocissimo sulle labbra. "Tesoro, scusami deve essere Korsak, doveva arrivare per le dieci ma è già qui" rispose la mora evitando di guardarla negli occhi. Poi si alzò velocemente dal letto, si ricompose e scese in soggiorno, lasciando Sara senza parole.
Mentre scendeva le scale Jane pensò che la situazione stava peggiorando, perché Maura stava minando la sua relazione e quello che più la preoccupava era che lei non aveva mai provato sentimenti del genere prima di allora. Questo poteva diventare un serio problema...
Aprì la porta e salutò Korsak, facendolo accomodare nel salone e offrendogli un whisky. Cominciarono a parlare delle loro esperienze passate. Korsak aveva tanto da raccontare. Era un bell'uomo sulla cinquantina. Capelli corti brizzolati, ben piazzato ma non grasso. Due occhi chiari con un'espressione molto furba, ma all'occorrenza potevano diventare freddi e determinati.
"Sei sposato Korsak?" chiese Jane
"Sì, da vent'anni. Ho un figlio che vive e studia a Londra"
"Come mai hai scelto di seguire questa strada?"
"Mio padre era amico di Don Vito e spesso veniva a trovarci, portandoci tante cose buone" fece una piccola pausa, poi continuò. "Sai eravamo una famiglia povera, a 10 anni Don Vito iniziò a portarmi con lui ed essendo piccolo non venivo mai perquisito, ho nascosto di tutto! Droga, armi, soldi e poi crescendo sono arrivato fino ad essere uno dei suoi uomini più fidati. Tu Jane?" rispose prendendo un sorso di whisky dal suo bicchiere.
Jane fece un sorriso, appoggiò il bicchiere sul tavolo. "Credo di averlo capito sin da piccola che questa sarebbe stata la mia strada. A 15 anni ero la leader di un gruppo di ragazzi, li pagavo usando i soldi che ricevevo mensilmente da mio padre. Loro pendevano dalle mie labbra e anche da i miei soldi! Ricordati questo Vince. Il potere lo ottieni puntando sulle persone disperate. Più gli dai e li leghi a te e più ti proteggeranno e saranno dipendenti." Jane fece una piccola pausa finendo il suo drink con un sorriso. "Un giorno ci venne a trovare Don Vito, parlava di affari con mio padre, io ero lì che ascoltavo senza dire nulla. Discutevano sulle bande, ordini da dare, zone da controllare, sbirri. Sai io ho sempre avuto le mie teorie, il mondo esiste perchè continua ad evolversi e senza pensarci interruppi il boss. Feci un discorso su come cambiare la loro vita da gangster da quattro soldi a uomini rispettabili d'affari. Gli dissi che dovevano puntare sulla politica, investire, costruire e comprare. Si poteva diventare potenti senza armi e senza sporcasi le mani. Dopo un anno mi ritrovai a gestire il business di famiglia. E' una convivenza che dura da parecchio tempo..." terminò alzando un pò le spalle con un sorriso.
"Sei in gamba Jane!" le rispose l'uomo alzando il suo bicchiere verso di lei. Jane si limitò a guardarlo e contraccambiò il gesto. Parlare con Korsak le piaceva.
Nel primo pomeriggio Korsak accompagnò Jane a ritirare l'auto nuova. Non appena la vide, l'uomo emise un fischio di approvazione.
"Wow una Chevrolet, ti tratti bene eh?" disse con un sorriso
"Donne e motori sono la mia rovina!" gli rispose lei ridendo.
"Mi piacerebbe provarla!" disse Vince.
"Ok! Perché non rimani con me allora? Ci facciamo un giro."
"No Jane, mi fermerei volentieri, ma devo andare. Sarà per un'altra volta" le rispose salutandola, poi entrò nella sua macchina e partì.
Jane osservava il suo gioiello, affascinata dal colore rosso fuoco, i sedili in pelle nera, cerchioni cromati e la cosa più bella di tutte. Era una decapottabile! Salì e con un giro di chiave diede vita alla macchina. Il rombo del motore era musica per le sue orecchie. Poi diede un paio di colpi sull'acceleratore e la vettura fece le fusa. "Questa auto e proprio come una donna: se la sai toccare nei punti giusti, le fai prendere fuoco!" disse tra sè ridendo e annuì soddisfatta del suo acquisto.
La giornata era bella e non faceva neanche freddo. Si ricordò che Maura le aveva detto di avere un corso proprio nel pomeriggio. Pensò che se si fosse sbrigata sarebbe riuscita ad arrivare prima che la bionda se ne andasse. Senza perdere tempo ingranò la marcia e partì.

Maura, Susie e un amico comune del corso erano appena usciti dall'Università, stavano parlando tra loro quando ad un certo punto Maura si bloccò spalancando gli occhi e con il fiato corto. Strinse il braccio di Susie. L'amica si girò per capire cosa le avesse causato una reazione simile e vide che vicino al marciapiede era ferma una chevrolet rossa decapottabile. Jane era appoggiata all'auto con braccia e piedi incrociati. le fece un sorriso fantastico. Aveva i capelli legati, una camicia nera con il colletto alzato aperta sul davanti, sotto si intravvedeva un top bianco e un paio di pantaloni grigio chiaro, che la rendevano ancora più attraente.
"Oh mamma..." sussurò Maura cercando di tornare a respirare.
"Wow Maura! Ma è uno schianto!" bisbigliò Susie per non farsi sentire dal ragazzo.
Maura guardò Susie annuendo ancora con la bocca aperta e la mano ancorata sul suo petto, vicino al cuore che stava martellando senza sosta. Sì, quella donna era proprio uno schianto!
Susie salutò velocemente Maura, portandosi via l'amico, che non aveva capito nulla della situazione. Per fortuna che c'era lei, sapeva sempre come toglierla dai momenti imbarazzanti. La bionda si fece coraggio e si avvicinò all'auto. Jane la fissava ancora, con quello sguardo predatore.
"Ciao..." le disse inclinando la testa e sorridendo. Jane era rapita da quel sorriso, dalle sue fossette e dai quegli occhi che si illuminavano ogni volta che incontravano i suoi.
"Ciao Maura, spero che tu non abbia impegni per il resto della giornata" le rispose con la sua voce calda e le aprì lo sportello per farla salire.
"Mmmm, non lo so... aspetta che controllo" disse la ragazza facendo finta di consultare la sua agenda. "Ma guarda! Oggi sono libera!" terminò fissandola con uno sguardo seducente.
"Perfetto, allora accomodati". Maura salendo vide una rosa sul sedile posteriore. Non disse nulla, ma un lieve senso di gelosia si fece strada in lei. Jane notò lo sguardo di Maura e fece un piccolo sorriso. Prima di mettere in moto si sporse prendendo il fiore. "Non era il caso di dartela davanti a tutta quella gente" si girò guardandola dritta negli occhi, il suo sguardo freddo e spietato ora era diventanto caldo e dolce. "Comunque questa è per te Maura" le disse porgendole il gentile omaggio. Maura diventò rossa, quella donna era l'unica che potesse farle provare emozioni così intense. Nessun uomo in passato era riuscito a farla rimanere pietrificata solo con un semplice e delicato gesto come quello che Jane aveva appena fatto per lei. Prese la rosa tra le sue mani tremanti, annusandola delicatamente e chiudendo gli occhi.
"Allora sei pronta Maura? Si parte!" disse Jane girando la chiave.
"Si parte? Ma dove andiamo?" le chiese un po' preoccupata ma incuriosita.
"Fidati di me!" le rispose facendole l'occhiolino e regalandole uno dei suoi magnifici sorrisi.
E via a tutto gas! Destinazione Portland.
Maura era elettrizzata da questa nuova avventura, si era fatta rapire senza nessun timore da questa donna in un certo senso sconosciuta, per andare chissà dove. Non le era mai capitato di fidarsi così tanto di una persona. Jane aveva qualcosa che le faceva perdere la testa. Ma non era solo il suo aspetto fisico ad attrarla, perché c'era qualcosa di più profondo, era una sensazione di appartenenza che le completava e le univa in un'unica anima. La bionda si perse a guardarla. I suoi capelli neri e selvaggi erano stati domati in una coda di cavallo che permetteva di ammirare ancora meglio i tratti del suo viso. Erano decisi e spigolosi. Il suo profilo era perfetto, come quello di una dea greca... e le sue labbra erano invitanti e sensuali. Quanto le sarebbe piaciuto sentirle appoggiate alle sue. Poi Jane si girò facendole un sorriso che la fece vibrare nel profondo, guardandola con quegli occhi che contenevano un universo di passione, che lei avrebbe voluto tanto scoprire.
"Che c'è?" le chiese la donna bruna con tono divertito.
Maura arrossì distogliendo lo sguardo e giocando con le sue mani in grembo. "Niente, stavo... stavo guardando il paesaggio" mentì spudoratamente.
Jane tolse una mano dal volante e la appoggiò alle sue, stringedole. "Quando arrosisci Maura Isles sei bellissima e mi distrai dalla guida!" le rispose ridendo, senza smettere di guardare la strada. La donna bionda divenne ancora più rossa in viso. "Oh ma dai, smettila!" le disse dandole un leggero buffetto sul braccio e nascondendosi il viso tra le mani, facendo ridere la mora ancora più forte. Jane non era mai stata così bene in vita sua accanto ad una donna... di solito dopo meno di mezz'ora voleva già scappare via! Ma con lei era diverso. Si sentiva tranquilla, serena e aveva voglia di ridere. Tutta la sua rabbia scemava quando incontrava lo sguardo magico di Maura. Si sentiva finalmente viva. A quel punto, visto che mancava poco all'arrivo, decise di accelerare un po'.
Superata l'ultima curva videro il famoso faro di Cape Elisabeth, era quasi il tramonto e la luce del sole rifletteva sull'oceano rendendo quel luogo ancora più magico. Appena arrivate al Lobster Shack parcheggiarono. Jane scese e aprì la portiera a Maura, porgendole una mano per aiutarla a scendere. Raccolse la sua giacca dal sedile posteriore e la indossò. Poi si sciolse i capelli, lasciando la bionda senza fiato e completamente imbambolata.
"Vuoi venire o preferisci che ti porti la cena qui?" le disse divertita tendendole di nuovo la mano. Maura la afferrò, stringedola. Era una stretta forte, piacevole e calda. Le sorrise.
"Sei sempre così sarcastica?" le chiese.
"Oh no, è che oggi sono di buon umore!" le rispose avvicinandosi e spostandole un ricciolo biondo dietro all'orecchio. Poi si incamminarono verso l'entrata. Una volta dentro Maura notò che il locale era vuoto. Jane si avvicinò al cameriere parlando sotto voce. L'uomo annuì con un sorriso.
"Se le signore vogliono seguirmi" disse indicando la terrazza all'esterno. Fuori c'era un tavolo apparecchiato in modo semplice, con alcune candele e un secchiello di ghiaccio a lato del tavolo. La vista era mozzafiato, direttamente sull'oceano. Jane scostò la sedia facendo accomodare Maura. Poi si sedette di fronte a lei sorridendole. Il cameriere si avvicinò con una bottiglia di pregiato vino bianco, la stappò e lo fece assaggiare alla bruna "È ottimo grazie" il ragazzo riempì quindi i bicchieri delle due donne e si allontanò.
"Allora ti piace questo posto?" le chiese
"Oh Jane... è assolutamente perfetto, è incantevole e poi il panorama è da mozzare il fiato!" le rispose senza staccare lo sguardo da lei. "Ma siamo solo noi?" chiese guardandosi attorno.
"Ovvio! Non volevo avere persone attorno che potessero darci fastidio. Siamo solo tu ed io, perché devo essere l'unica a poterti ammirare stasera..." le disse con voce seducente, portando il suo calice verso quello della bionda. Maura rimase senza parole. Non poteva credere che tutto questo stesse accadendo proprio a lei. Se era un sogno, non voleva assolutamente svegliarsi!
Il cameriere portò il menù. Ordinarono dell'ottima aragosta e poi iniziarono a parlare un po' di loro. Maura raccontò del suo sogno di diventare medico, perché poter salvare vite umane era sempre stato ciò che avrebbe voluto fare. Parlò del fatto che si era trasferita da poco nel suo nuovo appartamento e della musica che le piaceva. Jane l'ascoltava sorridendole e scoprendo che questa donna era davvero una persona fantastica, intelligente e determinata, oltre che bellissima.
"E tu invece, di che affari ti occupi?" le chiese Maura.
"Import, export e costruzioni di immobili, ho parecchi interessi" le rispose senza dare troppe informazioni. "Diciamo che porto avanti l'impresa di famiglia" continuò ridendo. Poi le parlò dell'Italia, del fatto che amava le auto sportive e la buona cucina. "Qualche volta vorrei cucinare qualcosa per te" le disse prendendole la mano che era appoggiata sul tavolo.
"Ne sarei onorata, magari qualcosa di italiano? Mi piacerebbe molto" le rispose Maura guardandola e intrecciando le dita con quelle della bruna.
Poi si misero a guardare l'oceano, ad ascoltare il suono delle onde e a percepire il profumo delicato della brezza marina. Era tutto perfetto. Chiacchierarono ancora molto naturalmente, come due amiche d'infanzia. Ordinarono il dolce e appena Jane lo assaggiò disse "E' veramente molto buono, ma scommetto che non sarà mai dolce quanto te..."
Maura rimase incantata dalle parole della mora. Finita la cena decisero di fare una passeggiata lungo la spiaggia. Illuminate dalla luna camminarono a lungo mano nella mano, ridendo e parlando ancora. Poi Jane si accorse che Maura stava tremando. "Ehi ma tu hai freddo?" Allora si fermò, togliendosi la giacca e avvolgendola attorno alle spalle di Maura. Il profumo della mora l'avvolse come una carezza.
"Meglio se metti questa, prima che ti raffreddi" le disse Jane con voce bassa e calda mantenendo il contatto visivo e accarezzandole dolcemente le spalle. Maura si avvicinò appoggiando la testa sul petto della donna più alta e chiudendo gli occhi sussurrò "Grazie..."
Jane la strinse a se, le prese il mento dolcemente e lo sollevo. "Prego..." e le diede un bacio leggero e delicato. Maura si abbandonò completamente alle sensazioni che le dava quel contatto tanto atteso. Mise le sue mani dietro al collo della bruna, avvicinandosi di più a lei e lasciandosi scappare un piccolo gemito. Jane giocò un po' con il labbro inferiore della donna bionda, mordicchiandolo... poi passò ad un bacio più deciso e sensuale che fece tremare le gambe ad entrambe. Persero la nozione del tempo... era passato un minuto? O forse un'ora? Si staccarono, guardandosi negli occhi e senza dirsi niente, perché non serviva farlo.
Tornare all'auto era stato difficile, entrambe avrebbero voluto poter prolungare quel momento per sempre. Jane alzò la capotte dell'auto e fece accomodare Maura al suo interno, poi salì e mise in moto per tornare a Boston.
Durante il tragitto nessuna delle due donne parlò. Erano ancora troppo emozionate e stordite da quel turbine di emozioni che le aveva appena travolte. Di tanto in tanto si guardavano e si scambiavano dolci sorrisi di complicità. La donna bionda si avvicinò il più possibile alla mora per poter appoggiare la testa sulla sua spalla, anche se la posizione non era proprio comodissima. Si abbandonò a quel dolce contatto, chiudendo gli occhi.
Era molto tardi quando arrivarono all'appartamento di Maura. Jane spense il motore e si voltò a guardarla. Prese nuovamente il suo viso tra le mani e le diede un bacio lungo e morbido. Poi si staccò, con un sorriso che toccò nel profondo il cuore di Maura.
"Dobbiamo salutarci?" le chiese Jane senza smettere di accarezzarle la guancia, la sua fronte premuta a quella della donna seduta al suo fianco. Maura era combattuta. Una parte di lei voleva disperatamente Jane, infatti la sua parte emozionale le gridava di non lasciarla andare... ma quella razionale la bloccava. Si stava innamorando di una donna... e questo forse era sbagliato, fuori dalle regole... doveva capire cosa sentisse realmente. Aveva bisogno di sezionare ogni singolo sentimento che provava e studiarlo, come era sempre stata abituata a fare.
"Jane..." le rispose baciandola ancora e ancora "Io ho bisogno di un po' di tempo per capire cosa mi stia succedendo, è qualcosa di nuovo per me che mi sta sconvolgendo, ho paura... devo poter pensare e..." la sua frase venne interrotta dal bacio della bruna.
"Ok, ok... non dobbiamo correre. Prenditi il tuo tempo. Ci sentiamo domani" le rispose dandole ancora un bacio. Scese dall'auto e le aprì la portiera, accompagnandola poi fino alla porta di casa.
"Buona notte Maura" le sussurò vicino all'orecchio e poi le diede un leggerissimo bacio. La donna bionda aspettò ad entrare fino a quando non vide in lontananza le luci dei fanali della Chevrolet dissolversi nella notte.
"Buona notte Jane..." mormorò chiudendosi la porta alle spalle.