«Così... Te ne vai».

Bulma arrivò mentre Vegeta stava mettendo le ultime cose nella navicella.

«Già» replicò il Saiyan, senza guardarla.

Era quello l'unico modo per rimanere fermo e concentrato.

Ignorarla, cancellando quello che c'era tra loro.

Tornare a pensare solo a Kakarot; alla condizione di Super Saiyan e agli androidi.

«La stanza gravitazionale non può aiutarmi. Neppure se la migliorassi al massimo» continuò poi.

«E' questa la versione ufficiale, quindi?» domandò Bulma, il tono di voce fermo.

Vegeta non parlò.

Doveva essere intransigente.

«Non ti devo nessuna spiegazione» disse.

«Buon per me che non ne abbia chiesta una».

«Che sei venuta a fare, allora?!» chiese Vegeta, impaziente.

Non era già difficile di per sé, senza che lei si intromettesse?

«Oh, scusami tanto. Non credevo di dover dare motivazioni dei miei spostamenti a casa mia» sottolineò Bulma.

Il Saiyan teneva gli occhi fissi sulla navicella.

«Quindi è un caso che tu ti trovi qui proprio mentre parto?» domandò, non riuscendo a trattenersi.

«Non ho detto questo, Vegeta».

L'uomo pensò nuovamente che quella donna fosse eccezionale.

L'unica a sapergli tenere testa; a comandarlo a bacchetta.

«Credi che vederti qui mi farà cambiare idea? Che vederti in lacrime mi faccia desistere dal partire?».

Bulma rise.

Una risata priva di allegria, fredda.

«Credi che piangerei per te, scimmione? Mi ritieni davvero così debole?».

«So che non lo sei» mormorò Vegeta, piano.

Si voltò, cedendo all'impulso di guardarla un'ultima volta.

Lei lo osservava austera, ferma.

Manteneva un contegno e un orgoglio spettacolari.

Sarebbe stata un'ottima regina, in altri tempi; in altri lidi.

«Me ne vado solo per allenarmi» disse il guerriero.

Non era proprio una bugia.

«Non mentirmi» replicò lei, ferma.

Le mani - strette a pugno - le tremavano.

«Non merito le tue bugie. Non io» continuò.

«Non tu?! Che cosa ti rende diversa da tutte le altre donne che ho conosciuto; che ho avuto? Cosa ti fa pensare di essere più importante, per me, di loro?» domandò il guerriero, sprezzante.

Bulma avanzò, fermandosi a pochi centimetri dal volto del Saiyan.

«Che cosa mi rende così certa, dici?».

Si spostò appena, sussurrandogli all'orecchio: «A quante di loro hai concesso di portare in grembo il tuo erede?».

Vegeta, suo malgrado, sgranò gli occhi.

Era vero.

Aveva avuto decine di concubine, e ora che era in procinto di lasciare Bulma, avrebbe potuto averne altre cento.

Ma solo con lei aveva concepito un bambino.

Poteva avere decine di amanti; ma in cuor suo avrebbe saputo di avere sempre e solo un figlio.

Quello che quella terrestre gli aveva donato.

Bulma si allontanò.

«Proprio come immaginavo» disse, in risposta al silenzio del Saiyan.

«Beh, non dovevi partire? Avevi così tanta fretta, prima...».

Vegeta si riscosse, salendo sulla navicella mentre lei gli dava le spalle.

La navicella partì, svanendo rapidamente nel cielo limpido.

Ferma sul prato, Bulma Brief piangeva.