Ladybug rivisse quella scena parecchie volte nella sua testa, a rallentatore, e ogni volta ricordava qualcosa di più, ogni volta era un tormento maggiore, ogni volta sentiva come se la vita le venisse meno, di nuovo, e lei era inerme, incapace di fare qualunque cosa, in un mondo di suoni ovattati e voci lente e cadenzate, mormorii e sussurri di qualcuno, ordini impartiti con impetuosità.
Era stata colpita da un raggio gelante di un akuma appena messo piede in battaglia.
L'inverno la stava sderenando, piano piano sentiva che l'avrebbe uccisa e quella volta ci era quasi riuscito insieme a Papillon e i suoi scagnozzi.
Marinette era a casa a dormire sotto le coperte. Il riscaldamento centralizzato acceso più una stufa in camera. Tutte le borse d'acqua calda che riusciva a trovare erano nel letto con lei, Tikki che le si accoccolava sul petto per condividere il loro calore. Sabine le portava su, ogni tanto, qualunque cosa calda le venisse in mente e così la ragazza si ritrovò a bere tè, cioccolata calda, camomilla talmente tanto spesso da dover andare in bagno altrettanto spesso. Le rincresceva altamente sfilarsi dalle coperte per andare a fare pipì ma doveva, così come doveva bere roba calda per tenersi in vita.
Marinette era appena scivolata in una specie di stato da pisolino, dove sei ancora abbastanza vigile da sentire ciò che ti circonda ma già verso il sonno da sentire i bisbigli dei protagonisti del tuo prossimo sogno, quando sentì le urla. La ragazza si svegliò all'istante ma era troppo debole per riuscire a trasformarsi, figuriamoci combattere. Ma doveva farlo, Chat Noir era lì che combatteva da solo e lei non poteva lasciare il suo amato partner, quel ragazzo è troppo impulsivo e sconsiderato per non fare qualcosa di avventato! Quindi, facendosi forza, lentamente uscì da sotto il cumulo di coperte, svegliò Tikki (non senza una buona dose di tentativi per riuscire a farla uscire dalla sua ibernazione) e si trasformò.
Arrivare sul luogo dell'incidente non era mai stato così difficile.
L'aria fredda le entrava nei polmoni e a ogni respiro era una stangata mortale dall'interno. Il freddo le lambiva gli arti e stringeva il cuore in una morsa gelida e mortale. Ladybug cadde più volte durante la traversata dei tetti appesa al suo yoyo magico. Le sue dita erano intirizzite e intorpidite dal freddo e ciò le rendeva praticamente impossibile stringerle attorno alla stringa indistruttibile. Sentiva Tikki che, silenziosamente, la incoraggiava e la teneva sveglia. Doveva farcela. Per Parigi, per Chat Noir. Non li avrebbe delusi.
Quando finalmente riuscì a raggiungere il luogo dove si svolgeva la battaglia ansimava come se avesse combattuto per ore, le palpebre erano pesanti e la sua vista annebbiata dalla stanchezza e dal sonno. Si teneva in piedi solo perché la stringa dello yoyo era legata al suo polso per tenerla eretta, e fece appena in tempo a capire che quello fortunatamente era un akuma facile di cui sbarazzarsi seppur noioso per la sua relazione col ghiaccio, che un raggio di gelo la colpì.
La prima cosa che l'eroina registrò fu l'impatto di qualcosa di duro e pesante che le ricadeva addosso con forza e poi si distruggeva con lo schianto. Poi sentì un gelo così travolgente irradiarsi dal cuore verso tutto il corpo che le sembrò come se il suo sangue fosse stato sostituito da tanti piccoli lacci di ghiaccio che percorrevano tutte le sue vene e le sue arterie rigidi e ghiacciati. Si sentiva un pezzo di ghiaccio lei stessa e cadde al suolo come una stalattite che aveva perso il suo appiglio alla grotta in mezzo ai ghiacciai innevati. La sua coscienza era rallentata ma c'era, il suo corpo dormiva ma non la sua mente. Sentì Chat Noir che la sollevava dal terreno e la stringeva a sé tentando di svegliarla, sentiva il suo bellissimo calore e avrebbe voluto abbracciarlo e affogare nel suo affetto e nel suo tepore se solo avesse avuto la forza di farlo.
Sentì il partner che la prendeva in braccio come una principessa e sentì il vento che le sferzava il viso quando lui prese a correre verso un rifugio sicuro.
Avvertì perfettamente l'odore di disinfettante dell'ospedale quando entrarono nel pronto soccorso e sentì chiaramente quando fu strappata dalle braccia del suo eroe, di nome e di fatto, per essere messa su un lettino e collegata a monitori e flebo calde, quando la seppellirono sotto un cumulo di coperte termiche che già una volta le avevano salvato la vita. Probabilmente doveva comprarne un paio.
Però, tutto ciò che sentiva così bene all'improvviso venne meno e Ladybug si sentì sprofondare in un abisso nero e oscuro dove non c'era altro che lei. Sentiva l'eco del suo respiro, i suoi passi che riecheggiavano sinistri in quell'oscurità totale.
Poi ne fu violentemente strappata.
Una. Due. Tre volte sprofondò e tre volte la ripescarono con violenza dall'abisso della morte. Fu strappata dalla morte tre volte dalle fredde piastre di un defibrillatore che, anche attraverso la suit magica che la avvolgeva completamente dal collo in giù, fece il suo dovere. Capì di essere quasi morta per ben tre volte quando sentì il respiro mozzarsi in un singhiozzo spezzato del suo Chat Noir e il bip flebile e irregolare del suo cuore, i medici che esclamarono "La terza è sempre quella buona!" come a voler consolare il suo partner. Eppure lei sentiva che Chat si tratteneva dall'usare il suo potere distruttivo su qualunque cosa, e probabilmente lo avrebbe fatto se lei non fosse tornata. Ma Ladybug aveva passato la fase critica, il suo cuore era combattivo, debole e irregolare ma attaccato alla vita. Sentì il suo collega che di scusava per tornare alla battaglia e lei sapeva che doveva ma non voleva essere lasciata sola a combattere per la sopravvivenza. Sapeva che lui non l'avrebbe mai lasciata se non ci fosse stato di ben più grande in atto e di certo Chat Noir non poteva abbandonare Parigi, per quanto l'avrebbe fatto, per stare al suo capezzale.
I medici, anche quelli che ancora si stavano prendendo cura di lei, stavano continuando a seguire la diretta della battaglia contro l'akuma di ghiaccio e man mano che Ladybug riacquistava conoscenza riusciva ad afferrare sia le parole che uscivano dal televisore sia i commenti concitati dei dottori con più chiarezza.
Dentro di sé e tutto intorno a lei sentiva l'incoraggiamento e la magia di Tikki che la teneva in vita e che le ridonava forze per quanto anche lei fosse già quasi allo stremo, ma entrambe sapevano che avrebbero dovuto farcela. Dovevano raggiungere i loro compagni d'arme quanto prima e rimettere a posto ciò che nella battaglia era andato distrutto.
Con immenso sforzo da parte di Kwami e portatrice del Miraculous, Ladybug finalmente dissipò la nebbia che la incatenava in uno stato di semi incoscienza e sentì come il corpo riprendeva consistenza nel mondo reale. Le faceva male dappertutto come se fosse stata schiacciata sotto un peso enorme ma era viva e i polmoni funzionavano bene, il cuore batteva forte e braccia e gambe rispondevano agli stimoli e ai suoi comandi. I medici sorrisero e tirarono un sospiro di sollievo, ma rimasero scioccati e orripilati quando lei, faticosamente, si mise a sedere e iniziò a staccarsi da tutte le macchine e le cose che aveva collegate addosso. Uno di loro tentò di rimetterla giù facendole pressione sulle spalle ma Ladybug era combattiva e arrabbiata, arrabbiata verso Papillon e soprattutto verso se stessa che aveva messo tutti in quella posizione così scomoda. Afferrò il medico che tentava di farla ragionare per il camice e lo strattonò per il colletto. — Senta, — cominciò sibilando. La voce era debole di intensità a causa della stanchezza ma l'emozione nel tono era forte e decisa e suonava minacciosa. — se proprio non si fida a lasciarmi andare da sola ad aiutare il mio compagno allora lei sequestrerà un'ambulanza, qualche paramedico e qualche infermiere, e farà in modo che io raggiunga Place de la Bastille, aiuti il mio partner, purifichi l'akuma e salvi il sederino dei parigini perché Chat Noir non ha il potere di fare tutto da solo e voi siete le fanciulle in difficoltà, non io. Chiaro? — ringhiò. Il medico parve preso alla sprovvista, l'espressione attonita ed inebetita, ma annuì e diede disposizione a un paio di infermieri di fare il possibile per assecondare le richieste di una degli eroi di Parigi.
Fu così che Ladybug si ritrovò imbacuccata in un fagotto di coperte termiche, una flebo di soluzione salina calda e un'ambulanza come mezzo di trasporto alternativo al suo yoyo magico.
L'ambulanza partì con le sirene spiegate, correndo per le strade di Parigi come una mina vagante. I paramedici fecero appena in tempo ad aiutarla a scendere dal veicolo che l'eroina entrò in azione, sorreggendosi a uno dei soccorritori, e catturando l'akuma nello yoyo.
Chat Noir era talmente preso dalla battaglia e dall'obbiettivo di farla finita il prima possibile che non si era accorto del frastuono delle sirene dell'ambulanza arrivata né delle esclamazioni sorprese dei presenti che chiamavano Ladybug finchè lui stesso non sentì il rumore tipico dello yoyo che veniva lanciato e che si richiudeva attorno all'akuma. Quando si girò e la vide lì ebbe sentimenti contrastanti, gioia e sollievo nel vederla viva e abbastanza in forze da lanciare la sua arma per la cattura dell'akuma, e paura e preoccupazione perché non stava affatto bene. La raggiunse subito appena ripresosi dal suo stato di shock e lei gli si buttò tra le braccia, chiedendo aiuto per lanciare la Cura Miracolosa.
Lo scambio di energie li lasciò entrambi senza fiato per le più disparate ragioni e quando finalmente lei ebbe rimesso tutto a posto con la sua magia, si staccò la flebo e restituì le coperte termiche, poi, insieme a Chat Noir, presero la via di casa prima che si ritrasformassero.
Ladybug già stava perdendo nuovamente le forze guadagnate grazie al suo partner ma era decisa a tornare a casa in tempo, così strinse i denti e andò avanti per la sua strada, barcollando, cadendo e inciampando, con la vista offuscata e la mente annebbiata, Tikki la sua unica guida a tenerla in piedi in quelle condizioni. Non si sentì mai tanto debitrice della sua vita alla piccola Kwami che stava dando tutta se stessa per reggere la trasformazione, i bip di avvertimento dei suoi orecchini sempre più ravvicinati tra loro nonostante il countdown fosse ben al di sotto dei cinque minuti che aveva solitamente prima di ritrasformarsi. Ma stavolta non aveva usato il Lucky Charm e Tikki stava male quanto lei, il countdown dovuto alla condizione fisica di entrambe e non avrebbe retto ancora per molto.
Il balcone della sua cameretta finalmente era sotto di lei. Ladybug saltò ma, proprio quando era a metà del salto, quando mancava solo qualche centimetro alla sicurezza della sua stanza calda e accogliente, Tikki non ebbe più la forza di tenere la trasformazione e questa si sciolse. Ci fu un momento in cui Marinette si sentì come se stesse fluttuando, sospesa tra cielo e terra, ma poi cadde con tutto il peso del suo corpo e della stanchezza, Tikki uscita dal suo orecchino e svenuta appena sul bordo del balcone, in mezzo alla neve. La ragazza non si diede per vinta e nella caduta riuscì ad avere la prontezza di riflessi necessari ad agganciarsi alla ringhiera del terrazzo e, scivolando e annaspando, si issò sul freddo e scivoloso metallo pieno di ghiaccio e brina, e si lasciò cadere dall'altra parte, al sicuro.
La botola che conduceva alla sua stanza era a neanche un metro da lei, tutto quello che avrebbe dovuto fare era prendere Tikki, aprire la botola, e cadere senza troppe cerimonie sul letto, poi avrebbe potuto dormire tutto il tempo che avesse voluto. Ma la fortuna della eroica coccinella sembrava proprio essere volata via insieme all'estate perché quando mancava ormai un solo passo per abbassarsi ed aprire la porta verso la sua stanza, la vista le si annebbiò così violentemente e all'improvviso da farle girare la testa e sapeva che sarebbe caduta e che avrebbe sbattuto la testa sul tavolino da tè, avrebbe avuto un qualche danno cerebrale, e non si sarebbe più svegliata dal coma. Ma l'impatto della caduta non avvenne mai e quando riaprì gli occhi si ritrovò a guardare non il cielo con le nuvole bianche e cariche di pioggia che si sarebbe trasformata in neve soffice e candida bensì due enormi occhi verdi, spaventati e preoccupati, che affondavano inevitabilmente nell'oceano blu dei suoi occhi. Marinette non aveva la forza di urlare, non aveva la forza di allontanarlo via a calci e nemmeno la forza di abbracciarlo e ringraziarlo per averle salvato la vita la seconda volta quel giorno o la numero indefinita da quando avevano iniziato a fare gli eroi bambini. Quindi, l'unica cosa che le venne in mente di fare fu allontanarlo debolmente da lei. Sentiva i suoi occhi riempirsi di lacrime, e anche senza vedere l'espressione che aveva assunto, sapeva che la sua faccia intera non faceva altro che esprimere terrore, il senso dell'errore e del fallimento che sentiva come un peso sul petto e sulle spalle, ben più pesante del freddo che le attanagliava l'anima, rimorso e senso di colpa. Negli occhi di Chat Noir leggeva solo incommensurabile amore, come se non avesse fatto altro che amarla per tutta la vita e fosse nato solo per quello e soltanto quello, lo scopo unico e solo della sua intera esistenza. Ma Marinette era in confusione, ciò che aveva costruito, quel muro così alto e spesso attorno alla sua identità, abbattuto da un semplice errore di calcolo, perché se lei fosse venuta via al primo suono d'allarme del suo Miraculous allora avrebbe raggiunto molto prima la sua camera, e avrebbe avuto ancora in corpo abbastanza energia da evitare che lui la seguisse e così lui non avrebbe mai scoperto la sua identità e lei non si sarebbe mai sentita una nullità come in quel momento. Perché tutto ciò a cui riusciva a pensare in quel momento non era il fatto che Chat Noir le aveva salvato la vita o che lui avesse un'espressione di puro amore e adorazione. Non le importava che lui avesse passato mesi con lei, come Marinette, nella sua stanza a parlare e giocare e a vedere film o abbracciati la notte perché lei rischiava di morire letteralmente di freddo e non solo metaforicamente parlando. Non le importava che lui le avesse più volte dimostrato il suo affetto e che l'avesse riempita di attenzioni. Tutto ciò che in quel momento le passava per la testa era il fatto che Chat Noir l'amasse come Ladybug, e che, come lei, fosse innamorato anche di un'altra ragazza nella sua vita civile, e come lei era diviso perfettamente a metà, provando lo stesso amore per entrambe; ma lui diceva spesso che avrebbe scelto la ragazza civile, la sua migliore amica, se solo lei avesse scelto. E quindi Marinette non riusciva a pensare ad altro se non a come Chat Noir non amasse lei. Amava Ladybug, amava l'altra ragazza. Ma non c'era lei nell'equazione. Di tutto ciò che potesse pensare in quel momento solo quello le tornava in mente ogni volta che provava a scacciarlo e si sentiva sempre più egoista ed egocentrica perché non era il momento, non era il luogo, non era assolutamente il caso. — Non doveva accadere così, Chat. — disse infine. — Non così. — e tentò di liberarsi dalla sua presa ma le gambe non rispondevano più ai suoi ordini e così si ritrovò soltanto a scivolare di più nel petto caldo e marmoreo del suo partner. Lui non disse niente ma la prese in braccio e aprì la botola, il terzo bip del suo Miraculous che risuonava come una campana a morto. — Chat, vattene. Non voglio sapere chi sei, per favore. — implorò Marinette. Lui sospirò soltanto e l'accompagnò di sotto. La mise a letto, sistemò Tikki nell'incavo tra il collo e la spalla della sua compagna e rimboccò le coperte stando attendo a coprire entrambe il più possibile. La ragazza lo guardava attraverso le sue palpebre stanche e pesanti ridotte a fessura, e il suo sguardo ancora lo implorava di andarsene. Chat Noir le sorrise, le accarezzò i capelli e le spostò la frangetta, poi si chinò per schioccarle un lieve bacio sulla fronte. Marinette chiuse gli occhi al leggero tocco del suo compagno e trattenne il respiro. L'eroe biondo non fece né disse altro, semplicemente attraversò di nuovo la botola e se ne andò nel freddo, gelido e nevoso pomeriggio parigino, lasciandola sola col suo freddo e i suoi pensieri.
Lui le avrebbe dato spazio per fare chiarezza nella sua mente e nel cuore ma era preoccupato per la sua salute e quindi niente al mondo sarebbe riuscito a trattenerlo dal visitarla sia come Adrien che come Chat Noir. Fosse stato solo il problema di dover riflettere sulle implicazioni che l'identità rivelata portava con sé le avrebbe dato tutto lo spazio che avesse voluto, aspettando che fosse lei a chiamarlo oppure no, ma qui c'era in gioco la sua vita perché Ladybug, Marinette, era stata all'ospedale già due volte per l'ipotermia, e durante una di queste era stata defibrillata abbastanza da doversene rimanere in terapia intensiva ma ne era uscita solo perché detentrice di un potere più grande che qualunque medico riuscisse ad immaginare, e l'unico che poteva capire, l'unico che poteva aiutarla, e benchè potesse farlo era comunque in grado di fare ben poco, era lui e lui solo era ad avere il diritto e il dovere di interessarsi della sua salute e farle visita quanto gli sarebbe piaciuto e quando avrebbe voluto. I pensieri e le emozioni in tumulto avrebbero aspettato la prossima primavera, tante grazie e scusate il disturbo.
Per quel pomeriggio e quella notte l'avrebbe lasciata riposare. L'avrebbe contattata come Adrien, chiedendole se si sentisse abbastanza bene da sopportare di stare fuori dal letto per una partita a UMS, e nel caso la risposta fosse stata negativa (o non ci fosse proprio stata perché quasi sicuramente la ragazza preferiva dormire e basta) allora lui sarebbe rimasto buono buono a farsi i fatti suoi a casa.
Dopotutto anche lui aveva ben altro a cui pensare oltre la salute dell'unico e solo amore della sua vita che era stato capace di farlo innamorare ben due volte, riuscendoci vittoriosamente anche con lei.
***
Mentre Chat Noir seguiva Ladybug per assicurarsi che arrivasse a destinazione, qualunque essa fosse stata, sana e salva, si rendeva conto sempre di più di quanto quella strada gli fosse familiare. Sospettava ormai da settimane che sotto la maschera della sua insettina si nascondesse il viso dolce e delicato di Marinette ma in quel momento il peso della realizzazione che i suoi sospetti e le sue teorie fossero fondati gli stava rendendo impossibile respirare.
Quando lei si fermò di fronte al suo balcone per prendere le distanze di un salto che, in circostanze normali, avrebbe fatto ad occhi chiusi, non ebbe più dubbi. Il suo cuore entrò in una sorta di calma fredda e serena e si sentì sollevato che i dubbi finalmente fossero spazzati via. La trasformazione si sciolse e lui non provò alcun sentimento in relazione al fatto di vedere finalmente il viso di Marinette che veniva scoperto dalla luce bianca e rosa che l'avvolgeva tanto era occupato a preoccuparsi che lei non cadesse e morisse spiaccicata al suolo. Tirò un sospiro di sollievo quando lei si agganciò alla ringhiera e si issò dall'altra parte ma dovette decisamente intervenire quando la vide perdere l'equilibrio e puntare la testa dritta sul tavolino da tè sul suo terrazzino. A quel punto, lui era uscito allo scoperto, aveva ammesso di averla seguita e lei era sicuramente anche arrabbiata sotto tutte quelle emozioni che le attraversavano così velocemente il viso da ricordargli una di quelle giostre nei parchi divertimenti dove tu stai seduto ma vieni girato e rivoltato e centrifugato come stessi in una lavatrice gigante, lasciandoti con un senso di nausea da far venire il voltastomaco solo al pensiero. Eppure, lui si sentiva proprio come su quelle giostre, ma proprio quando si sentì come se l'unica cosa saggia da fare fosse scappare subito dopo aver velocemente aiutato la ragazza a rientrare in camera, fu catturato dall'espressione di lei che leggeva qualcosa nei suoi occhi, che lui stesso si chiese cosa ci fosse di così tanto interessante sul suo volto da destare un simile cambiamento in così poco tempo nel suo comportamento.
Poi lei in una semplice frase espresse le sue paure e lui seppe che avrebbe dovuto lasciarle spazio, perché i suoi timori di mesi e mesi prima erano tornati, forse non erano mai andati via, e lei si sentiva più che mai inutile e insignificante. Adrien ormai capiva tutte le sfaccettature del carattere di Marinette, conosceva il suo cuore come fosse proprio e forse di più, e leggeva ogni suo stato d'animo prima ancora che lei fosse in grado di dargli un nome. Fu per questo che, in silenzio, la portò in camera e la mise a letto, e quando lei lo supplicò di andarsene perché non voleva sapere chi fosse, capì benissimo e, anzi, sapeva che sarebbe successo.
Quando lasciò la stanza di Marinette per dirigersi verso casa, gli mancavano solo due gommini dell'impronta che è il countdown del suo Miraculous e fece appena in tempo a varcare le finestre della sua stanza che la trasformazione fu sciolta e Plagg uscì dal suo anello insolitamente silenzioso, dirigendosi tranquillo verso la sua scorta di Camembert.
Adrien tirò fuori dalla tasca il cellulare e mandò un piccolo sms a Marinette per sapere se potesse andare a trovarla e attese la sua risposta per un bel po' prima di arrendersi al fatto che fosse profondamente addormentata nella stessa posizione in cui l'aveva lasciata. Sospirando, sprofondò nel letto, il viso rivolto al soffitto, e ripercorse ogni singolo attimo della sua conoscenza con Ladybug e Marinette. il suo cuore era calmo e anche i suoi pensieri non erano confusi e vorticanti come aveva immaginato che sarebbero stati. Dopo settimane a volere che le due ragazze più importanti della sua vita fossero una e sola, per poi passare al sospetto che lo fossero, aveva avuto abbastanza tempo per abituarsi all'idea che la conferma alle sue ipotesi e speranze non lo fece sentire euforico e sbalordito come aveva pensato, bensì realizzato e a suo agio. Probabilmente, se sotto la maschera di Ladybug ci fosse stata un'altra ragazza, per quanto amabile e preziosa, non sarebbe stato lo stesso che con Marinette e allora si sarebbe sentito deluso ma con lei invece quella realizzazione sì, pesava perché ormai c'era come una sorta di filo teso nel loro rapporto, la consapevolezza che uno sapesse e l'altro no era pesante ed opprimente e anche un po' imbarazzante, ma sotto tutto questo c'erano una calma e una pace assolute.
Adrien non aveva bisogno di pensare e avere i suoi spazi, non aveva bisogno di realizzare ciò che fosse avvenuto quel giorno, aveva solo bisogno di pensare a Marinette, a Ladybug e a come, semplicemente, lui fosse felice di averla nella sua vita. Ripercorrere ogni momento passato insieme ricordandolo con gioia e col fatto che fosse con lei non per capacitarsi che da sempre fosse stata lei. Voleva solo crogiolarsi nella felicità senza implicazioni di alcun genere.
Passò quindi tutto il pomeriggio a riempirsi la testa di immagini e con ognuna di esse diventava più felice. Poi però ripensò al fatto che Marinette credeva ancora di essere innamorata di due persone diverse, e ancora aveva dubbi e paure perché non credeva in se stessa e probabilmente non ci avrebbe mai creduto. Era una ragazza così fragile sotto l'apparenza da eroe che indossava anche da civile che nessuno avrebbe mai visto quanto invece si sforzasse di non far trapelare tutte le sue insicurezze. Eppure, ciò che la rendeva così umana e amabile erano proprio le sue paure e i suoi timori che la spingevano ogni giorno a fare del suo meglio con se stessa e gli altri e ad attirare a sé chiunque nel suo raggio d'azione, chiunque fosse stato benedetto da un suo sorriso e una sua parola gentile, ma lei, nonostante lui glielo avesse detto come Chat Noir sia a Ladybug che a Marinette, sia come Adrien alla sua amica, non ci credeva mai, non riusciva a crederci o probabilmente non voleva, e ogni volta cambiava discorso con una delle sue solite battutine. Far aumentare l'autostima di Marinette era diventata ormai la sua missione di vita da mesi ma fino ad ora aveva fallito, non si era arreso ma non era giunto a niente su quel fronte. Erano diventati ottimi amici, lui aveva scoperto lati di lei che nemmeno in mille vite avrebbe mai immaginato e se n'era innamorato, scoprendo poi che si trattava della stessa ragazza che era stata il suo primo amore, coronando quindi il suo sogno in tanti differenti modi da poter raccontare ogni giorno una storia diversa e mai cadere nel banale o nel già sentito.
Cosa avrebbe dovuto fare per dare una svegliata a quella ragazza?
Cosa avrebbe potuto fare per fare in modo che lei la smettesse di sminuirsi in questo modo?
Era riuscito a farle smettere di annullarsi completamente in sua presenza diventando suo amico, quindi poteva sperare di farle capire che lei era tutto ciò che chiunque sano di mente avrebbe mai desiderato e aspirato, quando anche lui avesse rivelato le sue due identità? Probabilmente sì, ma rivelarsi subdolamente non era più possibile perché Marinette sapeva benissimo e glielo aveva detto anche molto spesso che lui "somiglia così tanto a Chat Noir e fa anche le sue stesse battutacce che potrebbero competere l'uno contro l'altro e finire in pareggio". L'unica alternativa rimaneva indossare gli indumenti che gli aveva regalato a Natale, il cappotto e il twin set, ma questo le avrebbe dato uno shock troppo grande ed era meglio non rischiare.
Adrien avrebbe aspettato.
Marinette aveva già subito la propria rivelazione contro la sua volontà, non poteva metterle un altro peso sullo stomaco perché altrimenti si sarebbe sentita come se non avesse più alcun potere decisionale sulla sua vita, sentendosi come sballottata e dirottata incondizionatamente dagli eventi derivanti dal suo Miraculous e non era così, non era tutto scritto come avrebbe potuto pensare e quindi Adrien avrebbe fatto in modo di farle capire che lui era pronto ad aspettare anche tutta la vita pur di farle finalmente credere che ne valeva davvero la pena e che non si sarebbe pentita di quella sua scelta.
***
Quando Chat Noir lasciò la sua stanza lasciandola sola a sprofondare nei suoi pensieri per sua esplicita richiesta, Marinette un po' si pentì. Da sempre voleva sapere chi fosse il suo partner ma da sempre, quei dubbi che le attanagliavano il cuore e che l'avevano spinta a creare quella stupida regola delle identità segrete la costrinsero a rimanere fedele a se stessa.
Marinette non sapeva che pensare del fatto che ora il gattone sapesse che la ragazza civile con cui aveva speso tante nottate ad abbuffarsi davanti a un televisore o a chiacchierare, fosse anche una delle ragazze di cui era innamorato, il suo primo amore. Da un lato si sentiva come se un grande peso fosse stato finalmente sollevato dal suo cuore ma allo stesso tempo sentiva come se fosse stato subito sostituito da un altro più pesante e opprimente fatto solo di paura e terrore. Tutto le sembrava così difficile e aveva assoluto bisogno di Tikki per tentare di dare un senso a ciò che le stava succedendo dentro ma la Kwami era profondamente addormentata accanto a lei e non si sarebbe svegliata tanto presto. La ragazza era stata lasciata sola con se stessa e aveva paura anche solo di pensare di… pensare.
Aveva paura dei suoi stessi pensieri, vorticosi e brulicanti delle più brutte possibilità che potessero mai accadere da quel momento in poi.
Stupida, piccola, timida, insicura, sciatta e piatta Marinette, eroe di Parigi? Ma dove si è mai visto!
Quando pensava a Chat Noir e alla possibilità che sotto la sua maschera ci fosse Adrien lo vedeva perfetto. A discapito dei suoi difetti come impulsività e tendenza a non ascoltare mai un buon consiglio per pararsi il sedere (e tanti altri che al momento non aveva voglia di pensare), Adrien era perfetto per il ruolo di supereroe. Famoso, bello, intelligente ed eccellente nello studio e negli sport; amabile, buono, giusto, simpatico e all'apparenza timido ma spigliato. L'incarnazione dell'eroe. Se qualcuno avesse mai scoperto la verità e l'avesse resa pubblica ciò non avrebbe fatto altro che aumentare il prestigio del nome Agreste, Gabriel stesso sarebbe stato fiero che il suo figlio perfetto fosse tanto perfetto da essere stato affiancato a un Dio per combattere contro le forze del male e tutti avrebbero pensato che non ci fosse, nel mondo, anzi no, nell'universo intero, qualcuno più tagliato per quel ruolo che non fosse lui. Cosa avrebbero detto invece di lei? La notizia che Ladybug, l'amata eroina di Parigi, fosse solo una ragazza normale con una vita normale avrebbe fatto scalpore per l'insipidità della storia. Noiosa Marinette, una vita completamente scialba senza contare i suoi poteri magici, eppure scelta per stare in coppia con un Dio della Creazione e combattere Papillon? Nessuno ci avrebbe creduto, nessuno avrebbe trovato qualcosa in lei per cui valesse la pena scriverne le doti, e tutti avrebbero perso la fiducia in Ladybug, nessuno avrebbe più messo la vita nelle sue mani e pur di evitare di continuare a farsi salvare da lei, l'avrebbero spinta a cedere il Miraculous a qualcuno di molto più degno di lei, fosse anche Chloè solo perché era qualcuno che contava qualcosa nel mondo, mentre Marinette era solo una ragazzina con la passione per la moda e il disegno e un'innata propensione a fare figuracce e inciampare nei propri piedi.
Quando il cellulare vibrò da qualche parte sotto le coperte non si scomodò nemmeno a vedere chi fosse. Non aveva la forza di muoversi e ravanare in mezzo a tutte quelle coperte e non voleva disturbare il sonno di Tikki. Chiunque fosse stato avrebbe capito che non poteva rispondere per un motivo o per un altro, e se fosse stata una cosa urgente l'avrebbero chiamata al telefono di casa e uno dei suoi genitori sarebbe venuto a passarle la chiamata. Lei aveva troppo freddo per muoversi. Chat Noir l'aveva imbacuccata per bene e non voleva muovere e disfare il suo bozzolo di stoffa calda.
Quando la madre salì in camera a chiamarla per la cena, Marinette si afflosciò ancora di più sotto le coperte e le chiese se potesse portarle solo un bel brodo caldo perché aveva freddo ma in realtà non aveva molta voglia di mangiare.
La sera lasciò il posto alla notte e la ragazza sapeva che quella sarebbe stata la prima volta che avrebbe passato una nottata completamente sola dopo tanti mesi, la prima nottata in cui avrebbe davvero dormito presto e la cosa la rincuorava anche se le lasciava un vuoto dentro perché solitamente le prime ore della notte le passava col suo partner, fosse durante una ronda o in casa sotto le coperte.
All'improvviso si sentì più infreddolita del solito per la mancanza di quel calore, e pregando per una buona nottata di sonno, si girò su un fianco e tentò di spegnere il cervello.
Anche se la ragazza si addormentò quasi subito, i suoi sogni furono popolati dalle sue dichiarazioni d'amore a Chat Noir o Adrien che finivano sempre con un rifiuto così brusco da lasciarla senza fiato.
Fu la notte più patetica che Marinette riuscisse a ricordare ma dopotutto, pensò, non era poi così diversa dalla realtà.
