CAPITOLO 9 – LA LEGGENDA DELLA ROSA NERA

Alle 3,30 del mattino, quinto piano del Diamond Hotel, porta 251 (Suite Nuziale Deluxe), Hermione Granger stava sognando.

Nel sogno era seduta con Harry in Sala Grande, e aspettavano l'arrivo di Ron, perennemente in ritardo. Ginny stava borbottando perché di lì a poco aveva Erbologia, materia che decisamente non sopportava, mentre Harry stava parlando di una cosa buffa che era successa a Neville: il ragazzo si era svegliato la notte prima per andare in bagno, e mezzo addormentato aveva per sbaglio inforcato la strada che portava al vecchio bagno delle ragazze, facendo strillare Mirtilla Malcontenta così forte da svegliare mezza Hogwarts. Hermione e Ginny scoppiarono a ridere, così come Harry che stava finendo il racconto. Tutto ad un tratto Harry smise di ridere e cambiando repentinamente espressione, da felice ad angosciata, emise un urlo atroce che investì in pieno la grifoncina.

Alle 3,35 del mattino, quinto piano del Diamod Hotel, porta 251 (Suite Nuziale Deluxe), Hermione Granger si svegliò di soprassalto, mettendosi a sedere sul letto e tappandosi le orecchie con le mani. L'incubo era stato terrificante, ma lo fu ancora di più scoprire che quell'urlo non era cessato. Si girò di scatto e vide Draco Malfoy che gridava e si contorceva nel sonno al suo fianco.

"Draco! Draco, svegliati!" – disse spaventata, scuotendolo leggermente.

Lui aprì gli occhi, lo sguardo sbarrato, il respiro ansante. Si sedette di scatto, gli occhi puntati sulla coperta davanti sé. Gli ci vollero alcuni secondi per capire dove si trovava, per capire che era stato solo un brutto sogno. Un'altra volta.

Prese un bel respiro, cercando di calmarsi, e si lasciò ricadere all'indietro sul cuscino. Chiuse gli occhi e si portò le mani tra i capelli.

Hermione lo osservava sgomenta. Dio, era stato terribile sentirlo urlare in quel modo. Quel giorno aveva capito che Draco Malfoy non era quello che voleva far credere a tutti. Sapeva essere di compagnia, quasi simpatico, se lo voleva. E sapeva ridere. Ma quella stessa notte aveva scoperto un'altra cosa di lui: Draco Malfoy era un ragazzo tormentato. La Grifondoro sperava con tutta sé stessa di sbagliarsi, ma aveva ragione di credere che gli incubi che angosciavano il Serpeverde altro non fossero che ricordi di fatti reali, agghiaccianti.

"Va meglio?" – chiese in un sussurro.

"Si. Ti ho svegliata?" – volle sapere.

"Non importa" – rispose dolcemente la ragazza.

"Torna pure a dormire. Non ti disturberò più" – Draco si costrinse ad assumere un atteggiamento distaccato. Aveva colto la nota gentile nella voce della Grifondoro, che come il canto melodioso di una sirena lo esortava a rivelarle ciò che lo turbava. Ma non poteva. Lei non avrebbe capito. Forse.

Hermione comprese che in quel momento tutta la dolcezza e la gentilezza del mondo sarebbero servite a poco. Conosceva Malfoy abbastanza da capire che in quel momento avrebbe preferito morire piuttosto che rivelare le sue "debolezze" a qualcuno. Ma non sopportava l'idea di tornarsene a dormire come se niente fosse, lasciandolo sprofondare nuovamente nel suo inferno privato. Forse, se avessero parlato di futilità per qualche minuto, lui avrebbe allontanato dalla mente quei brutti pensieri e si sarebbe sentito meglio. Si ma…parlare di cosa? E come? Si sarebbe sicuramente rifiutato – per non dire incazzato – se avesse capito che lo stava facendo per fare un favore a lui.

Ma se fosse stato il contrario? Certo l'idea di fingere di avere bisogno del suo aiuto non la entusiasmava, ma non avrebbe sopportato di vederlo di nuovo star male in quel modo. Al solo pensiero le si stringeva il cuore. Così fece la prima cosa che le passava per la testa.

"Ahia!" – sbottò un istante dopo ad alta voce.

Draco, che dopo l'incubo faticava a riprendere sonno, si voltò verso di lei con aria interrogativa.

"Che c'è?"

"U-un c-crampo" – mormorò lei portandosi una mano al polpaccio sinistro.

Lui inarcò un sopracciglio – "Alzati e fai qualche passo. Di solito passa"

Hermione fece come le aveva detto. Si sentiva un po' stupida a saltellare per la stanza a notte fonda senza un reale motivo.

"E' passato?" – domandò il Serpeverde dopo un po'.

"No" – rispose Hermione, piegando le labbra in una smorfia di dolore e tornando a letto.

Lui la osservò per qualche istante, poi, all'ennesimo gemito della ragazza, si mise a sedere sbuffando – "Fa' vedere"

E senza preavviso allungò le mani verso la gamba di lei, sfiorandole delicatamente il polpaccio – "Non mi sembra molto tesa" – osservò.

La Grifondoro, che non aveva previsto quel possibile risvolto della situazione, si sentì fremere al tocco delle dita fredde di lui. Ma il freddo, con quel fremito, c'entrava poco.

"A dir la verità un po' sta passando, per quello è meno rigida" – s'inventò.

"Ti capita spesso?"

"Qualche volta" – Almeno quella non era una bugia, si consolò lei. Le capitava spesso di avere dei crampi, ma non era il caso di quella notte. Il ragazzo continuò a tastare la gamba della Grifondoro, massaggiandogliela lentamente.

"Dici che domani riusciremo a trovare qualche indizio sulla Rosa?" – domandò lei a un certo punto.

"Lo spero. Nella biblioteca di Hogwarts, che è una delle più fornite di tutto il mondo magico, non ho trovato un gran che"

"Beh, se non altro anche quei tre Mangiamorte non avranno la vita facile"

"Già. E poi c'è da dire che Nott e compagnia bella non sono proprio afferrati in questo genere di cose. Di solito si dedicano ad altre mansioni"

Immagino quali– pensò la Grifoncina tra sè e sè – ricordando come negli ultimi tempi la Gazzetta del Profeta riportasse sempre più di frequente notizie di attacchi e uccisioni da parte dei seguaci di Voldemort.

Parlarono ancora per qualche minuto del più e del meno. Draco aveva continuato per tutto il tempo a massaggiarle la gamba. Fu solo dopo un quarto d'ora che si fermò, tornando a guardarla negli occhi – "Ti fa ancora male?"

"No, anzi, è passato del tutto. Grazie" – rispose cercando di mascherare l'imbarazzo.

Senza dire una parola il biondino tornò a stendersi al suo fianco. Si sentiva decisamente più rilassato – pensò. Nonostante l'oscurità gli avesse permesso di vedere solo lo scintillio dei suoi occhi dorati era certo di aver scorto un fugace sorriso dipingersi sulle labbra di lei.

Le voltò silenziosamente la schiena, affondando la testa nel cuscino mentre rifletteva su quanto appena successo. Si potevano dire tante cose di Draco Malfoy, ma non che fosse uno stupido.

Qualche secondo dopo arrivò all'esatta conclusione che nessun crampo aveva afflitto la sua "consorte". La rabbia che sentì montargli dentro si dissolse all'istante quando capì il perché di quel gesto. Provò una sensazione stranissima, che non sentiva da tanto tempo. Non si ricordava nemmeno più quando era stata l'ultima volta che qualcuno aveva fatto qualcosa per lui. Blaise a parte, ovviamente.

Se nella sua testa balenò anche solo per un attimo l'idea di dirle "grazie", tale idea si dissolse con la stessa rapidità con cui era venuta. Aveva accettato la tregua, ma ringraziarla apertamente era decisamente un po' troppo per uno come lui. Tuttavia si sentì in dovere di dirle qualcosa. A lui non piaceva avere debiti. Con nessuno.

No, - dovette ammettere poco dopo - non era questo il motivo. La verità è che lui non doveva dirle qualcosa…lui VOLEVA dirle qualcosa, era diverso. Questa constatazione lo stupì non poco.

Calibrando accuratamente le parole, interruppe nuovamente il silenzio.

"Uff…con tutta sta' storia mi hai fatto perdere il sonno. E conoscendomi, l'unico modo per riaddormentarmi di nuovo è pensare a qualcosa di particolarmente stupido…che so, tante pecorelle numerate - magari con la faccia di quell'arpia della McGranitt – che saltano lo steccato…" – borbottò senza voltarsi.

L'unico rammarico fu di non potersi girare a vedere il piccolo sorriso che increspò le labbra di Hermione a quelle parole.

La Grifondoro si alzò presto quella mattina, e, attenta a non fare rumore per non svegliare il bel biondino, scivolò verso il bagno per una doccia veloce, portandosi dietro un paio di jeans e un maglioncino azzurro con scollo a V.

Aveva appena finito la doccia quando sentì bussare alla porta d'ingresso. Si precipitò ad aprire, prima che il rumore insistente svegliasse Malfoy, e sorrise al cameriere che teneva in una mano i vestiti provenienti dalla lavanderia e nell'altra un grande vassoio con la colazione.

Dopo aver riposto i vestiti del ragazzo nell'armadio, guardò per un attimo il giovane ancora addormentato: aveva l'espressione così serena, ora, che le dispiaceva svegliarlo sapendo la nottataccia che aveva passato. "E' ancora presto, sono solo le 7" – si disse, guardando l'orologio appeso alla parete e scivolando silenziosamente fuori dalla camera.

Hermione stava finendo una tazza di thè quando Draco entrò in salotto. Aveva i capelli arruffati, e i boxer e la maglietta spiegazzata che indossava avevano visto giorni migliori. Eppure, anche con quella roba addosso, Draco Malfoy riusciva ad apparire attraente, perfino elegante. Quel pensiero la colpì, facendole andare l'ultimo sorso di traverso.

"Tutto a posto?" - Aggrottò le sopracciglia vedendola assumere un colore cianotico.

Dopo l'ennesimo colpo di tosse mormorò – "Sto bene", alzandosi dalla sedia per portare la tazzina sul vassoio posto sul tavolino vicino all'ingresso. Era un buon pretesto per frapporre una certa distanza tra loro. Non era il caso di pensare a Draco Malfoy e al sesso…per lo meno non insieme.

Draco seguì l'esempio della ragazza e fece un'abbondante colazione, dopodiché i due ragazzi si prepararono e uscirono dall'albergo, pronti a dare inizio alle ricerche sulla Rosa Nera.

Il primo posto in cui si recarono fu la British Library, la biblioteca nazionale del Regno Unito, in Euston Road, vicino alla stazione ferroviaria di St. Pancras. Hermione la considerava il suo paradiso terreste: ci avrebbe passato giornate intere, là dentro. I suoi occhi si illuminavano alla vista degli interminabili scaffali stracolmi di libri di tutti i generi e qualità.

Stavano cercando di orientarsi tra le innumerevoli sezioni in cui era suddivisa la biblioteca, quando Malfoy si fermò davanti a uno scaffale su cui spiccava un cartello con la scritta "Favole e Magia". In particolar modo la sua attenzione fu catturata da un libro colorato, non molto alto. Lo prese in mano sfogliandolo distrattamente, per poi tornare al titolo impresso sulla copertina.

"La Spada nella Roccia" – lesse ad alta voce, guardando il mago con la lunga barba candida e la veste blu a stelline bianche che era disegnato sulla copertina – "Si, certo, se questo è Merlino allora io sono la McGranitt. Ma per favore, che fesserie…" – borbottò riponendo sgarbatamente il libro sullo scaffale.

"E' un libro babbano" – gli spiegò la grifoncina – "Hanno una visione totalmente diversa di maghi e streghe. Inoltre, è un libro per bambini. Sai, favole e cose varie…"

"Lo so cosa sono le favole" – replicò secco.

Fu solo dopo aver visitato inutilmente una quindicina di reparti diversi, dove nonostante tutto Malfoy riuscì a trovare da ridire su ogni libro che gli capitava a tiro, che individuarono l'ala più vecchia della biblioteca, dove erano conservati i testi più antichi.

Si addentrarono tra scaffali di legno scuro, alti fino al soffitto, pieni zeppi di grossi tomi impolverati e malridotti. L'odore alacre di muffa e umidità permeava l'intera stanza. I due ragazzi si divisero, così da sveltire le ricerche.

Nell'ora successiva sia Draco che Hermione passarono a setaccio una quantità abnorme di ripiani e scaffali, selezionando i volumi sui quali ritenevano potessero esserci informazioni sulla Rosa.

Quando si riunirono, depositando i libri sul tavolo di abete che troneggiava in centro alla stanza, compresero che avrebbero dovuto spendere l'intera giornata a sfogliare quella pila altissima di libri che avevano radunato.

"Io comincio da questi qui, tu intanto dai un'occhiata a quelli" – disse la Grifondoro indicando alcuni volumi vicino al ragazzo.

"Speriamo almeno che tanta fatica serva a qualcosa" – sbuffò Draco lasciandosi cadere pigramente sulla sedia e attirando a sè un pesante tomo impolverato e mezzo corroso dalla muffa – "Ma come cazzo sono conciati questi libri? Invece che preservarli sembra che i babbani si impegnino per farli andare in malora…guarda queste pagine qua! Sono praticamente illeggibili.." – si lagnò subito dopo.

"Che ti vuoi che ti dica, leggi quello che riesci" – replicò distrattamente Hermione, che aveva già il naso sprofondato in un libro che pesava come minimo dieci chili.

L'ora del pranzo era già passata da un pezzo. Hermione e Draco continuavano a sbuffare ogni volta che terminavano di sfogliare un volume senza trovarvi il minimo accenno alla Rosa Nera. Ad un certo punto l'attenzione del biondino fu richiamata da un sommesso brontolio.

"Cos'è stato?"

"Cosa?" – chiese innocentemente lei.

"Ho sentito un rumore" – la guardò non troppo convinto.

"Io non ho sentito niente"

Proprio in quel momento il rumore si fece sentire di nuovo, stavolta molto più chiaramente.

"Ma è il tuo stomaco!" – esclamò Draco, fissandola sorpreso.

La Grifondoro arrossì – "E va bene, lo ammetto. E allora? L'ora del pranzo è passata da un bel po', se tu non senti il morso della fame come tutti i comuni mortali mica è colpa mia!" – si mise subito sulla difensiva.

Il Serpeverde la guardò stranito per un attimo e poi scoppiò a ridere – cosa alquanto rara e a cui Hermione faticava ad abituarsi – "Su, ci mancano solo tre libri, poi andiamo a mangiare"

Impaziente di chiudere alla svelta la conversazione incentrata sul suo stomaco, la mora annuì con un mezzo sorriso, tornando a sfogliare con attenzione le pagine ingiallite del manoscritto che le stava di fronte. "E' così bello quando ride" – non poté fare a meno di pensare. Inoltre era stato sorprendentemente di compagnia per tutta la mattinata, senza battute ironiche o offese, e prendendo il lavoro di ricerca seriamente quanto lei.

Quella mattina, mentre faceva colazione aspettando che il suo finto-sposo-novello si svegliasse, aveva riflettuto parecchio su quanto successo il giorno precedente. Si era chiesta come una persona potesse essere così diversa da come le era apparsa per sette lunghi anni. Certo, le era venuto il dubbio che fosse stata tutta una messa in scena, ma si era dovuta ricredere dopo quella memorabile nottataccia. Nessuno avrebbe potuto fingere un'angoscia del genere. Per quanto suonasse strano dirlo, Malfoy era stato sincero. E doveva ammettere che questa nuova versione del biondo platinato non le spiaceva affatto. Chi l'avrebbe mai detto! L'aveva odiato per anni e anni, e poi, nell'arco di 24 ore aveva rimesso in discussione tutto quello che aveva sempre creduto di sapere su di lui. E, cosa ancora più incredibile, si era accorta che voleva conoscerlo meglio, per capire quanto si era sbagliata…..e anche perché la sua vicinanza le faceva provare delle strane sensazioni a cui non era ancora riuscita a dare un nome.

"Hey? Mezzosangue, ci sei?" – la voce di Draco la fece sobbalzare – "Hermione, mi senti?"

"Si! Scusa, ero soprapensiero" – rispose rivolgendogli un piccolo sorriso. Tenendo fede all'accordo che avevano stretto la sera prima, Draco aveva imparato a chiamarla per nome. Non sempre, però – come lui stesso aveva tenuto a sottolineare. Ogni tanto la chiamava ancora "Mezzosangue", ma il tono della sua voce quando pronunciava quella parola era cambiato notevolmente. Quell'insieme di lettere che erano state per anni il suo insulto preferito, erano diventate quella mattina una specie di soprannome. Oddio, non che lei impazzisse all'idea, però alla fine era pur sempre Draco Malfoy, e qualcosa bisognava pur concederglielo.

"Niente, nemmeno in questo. Non una parola." – sbuffò il bel cercatore verde-argento richiudendo un libro e posandolo in cima alla montagna di volumi già esaminati – "Ne rimane solo uno. L'hai preso tu quello?" – chiese fissando il piccolo libro che era rimasto da solo dopo che i due ragazzi avevano bocciato man mano i suoi simili.

"Si, ma non credo ci servirà a molto. Non ha nemmeno il titolo! Però era sullo stesso ripiano degli altri che ho preso e che parlavano di antiche leggende, quindi per sicurezza me lo sono portata dietro"

"Bah, abbiamo fatto 30, facciamo anche 31" – affermò filosoficamente lui prendendo il piccolo libricino in mano. Era piccolo, molto più piccolo degli altri, ma ugualmente consunto. La rilegatura stava cedendo e quella che una volta doveva essere stata una magnifica copertina di cuoio trattato, era ormai ridotta in uno stato pietoso, ricoperta da macchie scure e lacera in più punti.

"Certo che è strano…un libro senza titolo. Non mi era mai capitato" – asserì la ragazza.

"Già, nemmeno a me." – convenne lui – "Hey, aspetta, cos'è quello?"

"Cosa? Io non vedo niente" – domandò Hermione che non aveva notato niente di particolare.

"Qui, nell'angolo in basso a destra" - Indicò il punto preciso con l'indice.

"Mah…a occhio e croce a me sembra una macchia. O uno scarabocchio. Come hai fatto notare tu prima, non sono conservati molto bene. E di sicuro in tutti questi anni ne avranno viste di cotte e di crude" – sospirò la grifoncina sporgendosi verso di lui per osservare meglio la copertina del libro.

Draco tuttavia sembrava non voler demordere. Estrasse un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni e ripulì accuratamente l'area della copertina interessata, avvicinando la lampada posta sul tavolo per vedere meglio.

I due ragazzi rimasero di sasso. Nell'angolo in basso a destra spiccava un piccolo segno nero che, per quanto fosse rovinato e stilizzato, non lascia dubbi sulla sua natura: una piccola rosa nera.

"Vedi anche tu quello che vedo io?" – mormorò scioccata Hermione.

"Se intendi dire una rosa nera, si. La vedo anche io." – rispose Draco aggrottando le sopracciglia.

"Dici che è lui? No...è impossibile…voglio dire, con tutte le migliaia di libri…non sarà mica…"

Mentre la mora si perdeva in tali voli pindarici, il Principe di Serpeverde aprì il libro, sfogliando attentamente le prime pagine, ingiallite e fragili come carta velina.

"Tombola!" – esultò qualche minuto più tardi.

"Che dice?" – chiese la Grifondoro scrutando attentamente le pagine che Draco stava leggendo.

"Mmm…dunque, parla di un'antica leggenda, la leggenda della Rosa Nera. E fin qui ci siamo. Poi vediamo…pare sia stata tramandata da un babbano che non si sa come era finito in un Mondo Magico, secoli fa"

"Fa' vedere" - Hermione afferrò il libro cercando di decifrare le parole così sbiadite da risultare quasi invisibili – "Allora…qui dice che il potere della Rosa Nera è tanto forte da vincere addirittura la morte. Ma in che senso?"

"Non lo so. Però questo spiega come mai Voldemort voglia averla a tutti i costi, visto che tutti si aspettano che prima o poi San Potter lo manderà all'altro mondo."

"Già. Magari il potere della Rosa è così forte da resistere ad un'Avada Kedavra, chi lo sa.." – rifletté Hermione.

"Le indicazioni su dove si trovi o che forma abbia sono comunque molto vaghe" – disse Draco guardando le pagine ingiallite con occhio critico – "Qui dice che non sei tu che vai a cercare la Rosa, ma è lei che viene da te…ma che cazzo vuol dire sta' frase?"

"Non saprei…aspetta, c'è scritto anche che la Rosa si mostrerà solo al momento opportuno. E non è tutto, è la Rosa stessa che sceglie a chi mostrarsi, che poi non riesco proprio a capire cosa intenda dire con "mostrarsi"…"

Draco passò in rassegna pagine su pagine – "Dunque, da quanto ho capito, la Rosa sceglie due persone – tra l'altro qui specifica "degne" - e a tali degne persone si mostra. Beh, ora è tutto chiaro. Fantastico…" – sbottò sarcasticamente il ragazzo.

Mentre Draco s'impegnava a decifrare quell'ammasso di scarabocchi che nessuna persona sana di mente avrebbe potuto definire "scrittura", Hermione annotava ogni minima cosa su un blocco.

"Merda!"

"E adesso che c'è?" – domandò Hermione alzando gli occhi dal quaderno.

"Ecco che c'è!" – tuonò Draco mostrandole il libro – "Le pagine sono state strappate. Maledetti babbani, lo dicevo io che sono impediti come pochi. Schiattassero tutti…"

Lei gli lanciò un'occhiata torva – "Hey! Modera i termini, Malferret. Si da il caso che i miei genitori siano babbani, per cui, se non ti spiace, evita di insultarli a piede libero…"

Draco la guardò risentito, borbottando qualcosa di incomprensibile che assomigliava a un "Ma sta' un po' zitta, Granger" e tornando ad esaminare il volume che teneva in mano. "Maledetti babbani" – ripetè tra sé e sé.

La parte finale del libro mancava completamente, tutte le pagine erano state strappate, eccetto l'ultima che si era miracolosamente salvata, anche se con qualche taglio qua e là.

"…ed è per questo che solo quando il buio e la luce daranno prova di un legame così puro, al punto tale da sacrificarsi l'uno per l'altro…" – lesse Draco ad alta voce – "…Allora e soltanto allora la Rosa Nera tornerà a splendere sul giorno e la notte, riversando su di essi il suo immenso potere"

Hermione finì di prendere nota, mentre il Serpeverde continuava a sbuffare innervosito – "Che frase del cazzo! Vorrei proprio sapere chi è quel coglione che l'ha scritta. E parlare un po' più chiaro no, eh? Pareva brutto? Non solo questo dannato libro cade a pezzi e mancano una valanga di pagine..no…ci mettiamo pure a giocare con le metafore…" – continuò a vaneggiare imprecando a voce così alta che alcune persone presenti in biblioteca gli lanciarono un'occhiataccia intimandogli di abbassare il tono della voce. Draco raggelò i malcapitati con uno sguardo tagliente, per poi rivolgersi alla Grifondoro – "Andiamo. Mi sono rotto le palle di stare qui. E poi ho fame."

Per una volta Hermione preferì non contraddirlo, conscia che incavolato com'era avrebbe probabilmente fatto una scenata memorabile, ricevendo altre lamentele dalle persone presenti in biblioteca. E a quel punto nemmeno con una bacchetta in mano sarebbe riuscita a impedirgli di azzannare alla gola quei poveretti. Questo senza contare il fatto che il suo stomaco era tornato a farsi sentire.

Tornarono all'albergo appena in tempo per fare un pranzo veloce prima che la sala ristorante chiudesse. Erano appena saliti sull'ascensore, quando una mano si insinuò tra le porte che si stavano chiudendo, facendole riaprire. Mike e Melody presero posto sull'ascensore accanto a loro, salutandoli allegramente.

"Avete saputo la novità? Il Diamond Hotel ha organizzato un ballo per stasera. E' una tradizione che c'è da qualche anno ormai, e cade sempre nei primi giorni di dicembre. Voi ci venite, vero?" – domandò esultante Michael.

Hermione e Draco si scambiarono una breve occhiata – "Può darsi" – si limitò a rispondere quest'ultimo.

"Su, dai, non fatevi pregare. Sono certa che sarà divertente!" – intervenne Melody, che meditava già su come strappare un ballo al biondino da urlo che le stava di fronte.

I due ragazzi non assicurarono niente. Arrivati al quinto piano s'incamminarono tutti lungo il corridoio, salutandosi davanti alle porte delle rispettive camere.

"Allora ci si vede stasera giù da basso, se decidete di raggiungerci!" – concluse Mike speranzoso.

Melody non disse nulla. Era troppo occupata a fissare con invidia l'anello di platino che Hermione portava all'anulare sinistro, identico a quello di Draco.

La Grifondoro se ne accorse e dentro di sé non poté trattenere un moto di soddisfazione. Non che volesse mandare in giro Malfoy con un cartello con scritto "proprietà privata" appeso al collo, ma le dava parecchio fastidio che quell'oca bionda non perdesse occasione per sbattere le sue lunghe ciglia – probabilmente finte – all'indirizzo del bel Serpeverde.

Draco salutò i due fratelli con un cenno del capo mentre apriva la porta della loro suite, appendendo alla maniglia esterna il tagliandino dell'albergo su cui campeggiava la dicitura "Non disturbare" e sospingendo la Grifondoro all'interno della stanza, seguendola. Chiuse la porta dietro di sé, infischiandosene dello sguardo imbarazzato dei loro vicini e di quello sconcertato della Granger che lo fissava a bocca aperta.

"Ma sei impazzito?" – Lei lo guardò come se fosse stato un omino piccolo e verde venuto da un altro pianeta.

"Perché?"

"Voglio dire, quel cartellino…oddio, chissà cosa penseranno ora.." – Arrossì per l'imbarazzo.

"Una vaga idea io ce l'ho" – ghignò lui – "E comunque, chissenefrega"

"Beh, a me interessa, se non ti spiace" – saltò su lei cercando di non dare in escandescenza – "Potevi evitare questa tua ennesima furbata"

"Oh, ma quanto rompi. Adesso piantala con queste stronzate, abbiamo un casino di cose da fare. Anzitutto dobbiamo rivedere gli appunti, analizzarli per bene e cercare di capirci fuori qualcosa. E mentre saremo impegnati a fare tutto ciò, sarebbe meglio non rischiare che qualcuno piombi qui all'improvviso. E questo sarà possibile grazie a quella che tu hai appena definito "la mia furbata". In ogni caso, per quel che ne sanno loro, tu sei mia moglie e siamo pure in viaggio di nozze, motivo per cui non ci avranno nemmeno fatto caso."

La ragazza avvampò ulteriormente a quelle ultime parole, sforzandosi di ignorarle - "Guarda che la gente educata di solito bussa prima di entrare nelle camere altrui, indipendentemente dalla presenza o meno di quello stupido biglietto!" – insistette Hermione.

"Può darsi. Ma così è comunque più sicuro. E ora mettiamoci al lavoro" – concluse Draco con un tono che non ammetteva repliche.

Dieci minuti dopo i due ragazzi erano seduti a terra sulla soffice moquette.

"….la Rosa Nera si mostrerà – stava dicendo Draco, chino a scarabocchiare su un foglio – "Beh, iniziamo dal cercare di capire cosa s'intende con questa frase"

"Sembra come se dovesse apparire dal nulla" – ragionò la mora – "Se almeno sapessimo che forma ha.."

"Le ipotesi plausibili sono molte. Comunque dubito si tratti di un fiore. Troppo scontato"

"Una scritta? Magari è una formula incisa da qualche parte, visibile solo in un preciso momento" – ipotizzò Hermione.

"Può darsi. Ma su che basi sceglie a chi mostrarsi? Ok, c'è scritto che la vedranno solo due persone degne. Ma degne di cosa? E perché proprio due? Come le riconosciamo?"

"Non ne ho idea" – rispose la mora con espressione pensierosa.

"Forse era scritto nelle pagine mancanti. E' una sfiga che sia rimasta solo l'ultima, dove non c'è scritto un cazzo di utile.."

"Non è detto. Prova a rileggermela"

Draco l'accontentò e per i successivi due minuti rimasero entrambi in silenzio a rimuginare sul possibile senso di quelle parole.

"Potrebbe essere che il buio e la luce, così come la notte e il giorno, siano riferiti proprio a queste due persone" – riflettè Draco.

"Lo credo anche io. E a quanto sembra, sono due persone estremamente diverse l'una dall'altra. Quasi l'opposto, oserei dire"

"Nel senso che una è cattiva e l'altra no?" – domandò lui.

"No, non credo. Altrimenti avrebbero scritto cose tipo il bene e il male. In fondo che la notte sia un qualcosa di negativo è più che altro un luogo comune. Sono in netto contrasto, questo è vero, ma insieme si completano" – affermò Hermione illuminandosi – "Pensaci bene, ognuna ha un qualcosa che all'altra manca, eppure si alternano continuamente, giorno dopo giorno, tanto diverse ma comunque inseparabili"

Il biondino sembrò soppesare quelle parole – "E il legame puro? Quello per cui dovrebbero in teoria sacrificarsi? Che diavolo può essere?"

"Questo proprio non saprei…"

Quando tre ore dopo decisero di concedersi finalmente una pausa, attorno a loro regnava il caos più completo. Fogli scarabocchiati, post-it con annotazioni e libri vari erano disseminati per tutto il salotto.

Draco si portò le mani al viso, massaggiandosi le tempie stancamente e lasciandosi cadere all'indietro sulla moquette. Rimase per qualche minuto a fissare il soffitto. Dopodiché si alzo in piedi.

"Dove vai?" – domandò Hermione finendo di scrivere l'ennesimo foglietto.

"A farmi una doccia. Sono stanco."

"Ma dobbiamo ancora fare un sacco di cose! C'è da rileggere tutto quanto, e poi dobbiamo esaminare tutte le ipotesi possibili, metterle in ordine per probabilità, confrontarle con altre leggende conosciute nel mondo magico e…"

"Per oggi direi che basta così, Hermione. Comprendo il tuo desiderio di capire tutto e subito, ma dopo una giornata del genere finiremmo solo per farci venire un mal di testa tremendo senza arrivare a nessuna conclusione. Fidati, è meglio così. Riprenderemo il discorso domani. Stasera voglio solo rilassare la mente. E a guardarti si direbbe che ne abbia bisogno anche tu." – concluse lui dirigendosi in bagno.

Hermione dovette ammettere che non aveva tutti i torti, ma era più forte di lei. Anche ad Hogwarts, quando c'erano voluminose relazioni da consegnare per il giorno successivo, finiva per stare alzata tutta la notte. Indubbiamente il mattino dopo la sua relazione era spettacolare, ma lei era conciata come uno zombie che vagava per i corridoi con due occhiaie da paura e le palpebre tenute alzate a fatica.

Draco indugiò a lungo sotto la doccia, assaporando la sensazione dell'acqua calda che gli scorreva sulla pelle. Ripensò a quella straordinaria giornata. Mai e poi mai avrebbe detto che un giorno sarebbe arrivato a trovare sopportabile la Mezzosangue. Eppure era così. Anzi, doveva ammettere con sé stesso che Hermione non solo era estremamente intelligente e arguta – e per questo motivo indispensabile per la ricerca della Rosa Nera – ma c'erano momenti in cui riusciva perfino ad apprezzare le sue battute, e a trovarla…simpatica? Piacevole?

Il Serpeverde era abbastanza confuso. Non riusciva a capire cosa gli stesse succedendo. Era sempre stato così padrone di sé, dei suoi sentimenti. Eppure quando si trovava con lei tutto era in qualche modo diverso, lui si sentiva diverso. Era una sensazione strana, ma non brutta.

La cosa che poi lo stupiva più di tutte era stata la facilità con cui Hermione aveva preso a chiamarlo per nome. Già, Hermione. A quanto sembrava lui non era da meno – si disse.

Ormai non poteva più fingere che la cosa gli spiacesse. Se da una parte sentiva crescere in sé un sempre maggiore interesse nei suoi confronti, dall'altra però la cosa lo turbava parecchio. I sentimenti erano sempre stati una dannata complicazione per lui, per i quali non si sentiva assolutamente pronto. E forse non lo sarebbe mai stato.

Preso da queste riflessioni, il biondino rimase chiuso in bagno per tre quarti d'ora. Se ne accorse solo quando uscì dalla doccia, ma non se ne preoccupò: mancavano ancora quattro ore alla cena, con famoso ballo annesso. Fece per aprire la porta che dava sul salotto quando si accorse di essere completamente nudo. Un ghigno gli si dipinse sul volto al pensiero della faccia che avrebbe fatto Hermione vedendolo uscire dal bagno come mamma l'aveva fatto. Afferrò distrattamente un accappatoio e lo indossò, pettinandosi poi velocemente i capelli umidi.

Quando entrò in salotto non fu affatto sorpreso nel vedere la Grifondoro addormentata, con il viso appoggiato all'ennesimo fogliettino scribacchiato, e una penna ancora stretta nella mano. Ormai la conosceva da sette anni, e sapeva bene quanto fosse tenace e testarda quando si metteva in testa una cosa. Di sicuro aveva continuato a scartabellare finché esausta, e con un mal di testa non indifferente, era crollata. Se a questo si aggiungeva che aveva passato parte della notte sveglia per colpa dei suoi incubi, c'era da chiedersi come avesse fatto a rimanere sveglia fino a quel momento.

Le si avvicinò lentamente, sfiorandole delicatamente un braccio.

"Hermione?" – sussurrò – "Forse è meglio che ti sposti a letto. Starai più comoda."

La ragazza emise un flebile gemito ma non si svegliò.

Sospirando profondamente, Draco la prese in braccio, dirigendosi verso la loro camera. Hermione, ancora addormentata, avvertì il confortevole calore emanato dal corpo di lui e gli si accoccolò contro, passandogli un braccio dietro al collo e appoggiando la testa sul suo petto.

Draco fece violenza su sé stesso per rimanere impassibile. Ma la verità era che il suo cuore di ghiaccio aveva appena fatto una capriola.

Erano quasi giunti vicino al letto quando Hermione aprì un poco gli occhi, e mezzo addormentata sussurrò – "Draco? Dove stiamo andando?"

"Eri così stanca che ti sei addormentata sul pavimento del salotto. A letto dormirai meglio. Manca ancora molto all'ora di cena, cerca di riposare" – rispose con una voce gentile che lui per primo non riconobbe.

La ragazza mormorò qualcosa che assomigliava a un "ok.." e tornò a chiudere gli occhi, ancora stretta a lui.

Il Serpeverde la posò con delicatezza sul letto, coprendola con la pesante trapunta. Poi, avvicinandosi al suo orecchio le disse – "Ascolta, io scendo a fare un giro nella Hall. Torno tra un po'."

Hermione non rispose, era di nuovo piombata in un sonno profondo.

Draco le fissò per un lungo istante la bocca carnosa, ben disegnata, e prima di uscire dalla camera si chinò a sfiorarle le labbra con un bacio veloce e leggero. Lei emise un debole sospiro senza svegliarsi, distendendo le labbra in un dolce sorriso.