9. «Ripetiamo la notizia…»
«Ero già diviso in due. Ero già destinato all'odio. E già conoscevo l'amore che mi avrebbe salvato».
Kumi vacillò. Si appoggiò un attimo al ripiano del mobile per non cadere. Un sudore gelido la bagnava completamente. Si passò la mano sulla fronte. Spense la radio. Non le sarebbe servito a niente riascoltare quello che aveva appena sentito. Era come se ogni parola le si fosse stampata a fuoco nel cervello, con tutto il suo orrore. Il sole fuori dalla finestra splendeva abbagliante, le cicale cantavano, ma era tutta una menzogna. Sotto cui si avvertiva la morte.
Ci hanno uccisi. Lui –il suo popolo– ci ha uccisi.
Aveva parenti in quella città. Aveva amici. C'era stata in visita non più di pochi mesi prima. La ricordava bene, allegra, indaffarata, le pareva di rivedere con una lucidità terribile tutte le facce che aveva anche solo incrociato per strada, come se la memoria le avesse trattenute sapendo di dover conservare la traccia della loro esistenza. Non c'erano più. La città non c'era più. Tutto finito in un solo istante.
Perché?
Eravamo rimasti soli, privi dei nostri alleati. Eravamo gli ultimi a combattere ancora dopo che tutti si erano arresi. Stavano vincendo comunque, era solo questione di tempo. Perché hanno sentito il bisogno di fare questo? Forse per dimostrare la loro superiorità? Perché conoscevano la nostra ostinazione e pensavano che altrimenti non avremmo mai capitolato? O forse è una punizione per le tante –troppe– atrocità di cui anche noi siamo stati colpevoli in questa guerra… per la nostra arroganza… il castigo dei nostri peccati…
Ma quale peccato può meritare questo? Chi può emettere un simile giudizio?
Si accasciò sulle gambe che non la reggevano più, lasciandosi scivolare sul pavimento.
E lui dov'era?
Non aveva più sue notizie da… quasi un anno. Non era riuscita a mettersi in contatto. Non rispondeva alle lettere e non avrebbe saputo dove telefonargli senza correre rischi. Non sapeva neanche che…
Che ne era stato di lui? Era vivo? Era morto? L'aveva dimenticata?
E se ci fosse stato lui su quell'aereo?… Se fosse stato LUI a premere quel bottone…
Kumi lasciò andare il volto tra le mani e pianse sconsolatamente.
–Wah…
Il lieve vagito dalla stanza accanto la riscosse. Si alzò in fretta. Nella culla, il piccolo si agitava tutto quasi come se avesse sentito che lei stava male. Lo prese in braccio e si mise a ninnarlo tranquillizzante: –Shhh… shhh… non è niente, amore… mamma è qui…
A quel contatto il bimbo si calmò subito, rannicchiandosi contro di lei. Stringendolo forte, non poteva evitare che le lacrime continuassero ad affacciarlesi agli occhi.
Aveva amato quell'uomo con tutto il cuore. Così bello, estroverso, audace. Mentre lei era stata educata alla maniera riservata e timida delle brave ragazze del suo paese. Aveva trovato in lui tutte le qualità che non trovava in se stessa. Non le era importato che fosse diverso. Non le era importato che fosse un nemico. Che la sua famiglia, i suoi amici, tutti quelli che conosceva l'avrebbero rinnegata per questo. Aveva pensato che i suoi sentimenti potessero cambiare il mondo. E aveva raccolto il frutto di quell'amore. Il bambino portava il suo cognome. Ma aveva il nome di suo padre… e assomigliava a lui…
Che ne sarebbe stato di quella creatura?
Il mondo si era presentato di nuovo con tutta la sua forza davanti a lei, e tutto l'amore della terra non avrebbe potuto cambiare ciò che era accaduto. Anche se lui fosse tornato… come avrebbero potuto ritrovarsi, con quella enorme tragedia tra di loro?
Era sola. Terribilmente sola. Lo era stata fin dall'inizio di quella storia. Ma mai come ora lo sentiva con tanta crudeltà e violenza. Da chi poteva andare? Chi l'avrebbe aiutata? Chi in tutto il mondo l'avrebbe compresa?
E il suo bambino? Sarebbe cresciuto tra gente che l'avrebbe visto come il bastardo del nemico. Che avrebbe dato a lui la colpa di tutte quelle morti di un giorno in cui aveva meno di tre mesi. E anche se fosse fuggita… se l'avesse portato nel paese di suo padre… sarebbe stata esattamente la stessa cosa. Due razze convinte ognuna di essere superiore all'altra… ognuna sprezzante e superba verso l'altra… concordi solo nell'odiare chi si avvicinava all'altra, e chi le somigliava.
Non avrebbe avuto una vita facile. Nessuno l'avrebbe voluto. Non avrebbe trovato qualcuno che lo amasse, che si fidasse di lui, che volesse prenderlo con sé. Sarebbe stato meglio…
…che non fosse mai nato?
Lo scostò lievemente da sé per guardarlo in viso. Si pentiva di ciò che aveva fatto? Di averlo messo al mondo? Se non ci fosse stato lui… forse sarebbe potuta tornare indietro… chiedere perdono…
Il piccolo sbatté le palpebre e si concentrò per metterla a fuoco. Quindi emise un buffo versetto e tese la manina verso di lei, ridendo, con quei suoi occhi grandi e profondi.
Il suo… bellissimo, bellissimo, meraviglioso bambino.
Lo strinse nuovamente, con un singhiozzo.
No. Non si sarebbe mai pentita. Non avrebbe mai rinnegato l'amore che l'aveva portata a fare quello sbaglio. Se sbaglio era. Non aveva dato alla luce una creatura infelice e sventurata. Aveva creato qualcosa di nuovo, qualcosa di splendido, di migliore e più ricco delle parti che lo formavano. Era il futuro. La promessa di un nuovo mondo. Nulla l'avrebbe mai convinta a pensare il contrario. Nulla avrebbe potuto toglierglielo, toglierle la gioia che le dava. Il suo angelo. E un giorno tutti se ne sarebbero accorti. Tutti l'avrebbero capito. Ne sarebbe stata fiera finché avesse avuto vita. E gli avrebbe dato tutto ciò che poteva.
Col cuore spezzato, con le lacrime che le bagnavano il viso, Kumi continuò a cullare quel peso prezioso dolcemente. –Amore. Amore mio. Ti prometto… che non sarai mai solo. Anche quando non ti sarò più accanto. Ci sarà sempre qualcuno che saprà amarti come ti amo io. Che saprà amarti come meriti. Che ti troverà. Anche dall'altra parte del mondo.
