"Non ho nessuna intenzione di intralciare il percorso dell'Arte", affermò Kate con tono solenne, dopo aver fissato per qualche tempo il paesaggio al di là della vetrata, senza realmente vederlo, con il solo intento di farlo penare un po'.
"Davvero? A te... andrebbe bene?". Castle era sconcertato. Si accorse, con una punta di crudele soddisfazione, di averlo preso in contropiede.
"Chi sono io per impedirti di fare le tue ricerche? È il tuo lavoro. Sarebbe egoista da parte mia. E poi non sei qui per me, l'hai detto tu stesso", puntualizzò sorridendogli spudoratamente.
"No, certo che no", si precipitò a negare lui, un po' troppo velocemente.
"Sai, Castle, per un attimo ho temuto che la tua intenzione fosse quella di spiarmi, controllarmi, seguirmi, convincermi a tornare a casa o chissà cos'altro mi era venuto in mente. È stato offensivo da parte mia, quando il tuo intento è invece molto più importante e unicamente professionale. Mi dispiace".
Lo vide farsi sempre più piccolo. Dovette fare uno sforzo per non alzarsi e brindare alla vittoria davanti a tutti.
"Non devi scusarti... non preoccuparti, anche io nei tuoi panni...", balbettò Castle, sempre più disorientato.
"Immagino che avrai molto da fare, giusto? Visitare le cittadine nei dintorni, battere tutti i sentieri della brughiera, o cercare di incontrare i famosi fantasmi che si narra infestino le paludi di un tempo. Ci sono diverse leggende legate a questi luoghi, che scommetto troverai molto interessanti. Magari puoi chiedere a qualcuno del posto di farti da guida", chiosò lieve.
"Speravo di chiederlo a te", propose baldanzoso, rinfrancato dalla piega della conversazione.
Certo, come no.
Kate si lasciò sfuggire una risatina forzata che non avrebbe convinto nessuno.
"Mi lusinghi, Castle. Ma non sono nata qui e non ci vivo da abbastanza tempo per conoscerne la storia. Sono sicura che le tue nuove amiche del villaggio sapranno aiutarti meglio di me. Magari potresti unirti al loro club del cucito. Ho sentito dire che offrono muffin squisiti".
Era stata tentata di indirizzarlo al gruppo di lettura, che si riuniva ogni settimana, ma sarebbe stata un'idea troppo temeraria e lui avrebbe sicuramente colto l'occasione per infiltrarsi ancora di più nella sua vita, visto che anche lei era intenzionata a partecipare alle riunioni. Una volta o l'altra.
"Magari lo farò". Le sorrise e un raggio di sole si riversò liquido e caldo su di lei.
"O forse", aggiunse, senza riuscire a trattenersi, "Puoi chiedere che ti indichino qualche ragazza sola che amerebbe la tua compagnia e i tuoi modi da perfetto gentiluomo più di me". Era stata meschina e lo sapeva. Ma dopotutto era un essere umano.
Castle non accusò la frecciata, segno che si era aspettato un'uscita del genere da parte sua. Se ne pentì, aveva fatto un'errore di strategia.
"Mi è sempre piaciuta unicamente la ragazza che ho davanti. Con il tempo magari tornerà ad apprezzare la mia compagnia", mormorò con lo stesso tono di chi si gioca il tutto per tutto ed è pronto a pagare le conseguenze, molto più coraggiosamente di lei.
Allarme. Un enorme pericolo avanzava all'orizzonte addensandosi contro di lei. Castle stava sfoderando l'artiglieria pesante, scansando allegramente la prima regola esistente da secoli tra loro. Piacersi, ma non dirselo. Mai. Rimase senza fiato, non sapendo di preciso che cosa rispondere a un'uscita tanto diretta.
Qualcuno bussò da fuori nel vetro della finestra e la salutò, una volta che ebbe ottenuto la sua attenzione. Kate rispose agitando nervosamente una mano e sorridendo quasi isterica. La sorte di tanto in tanto era benevola nei suoi confronti.
Si accorse dello sguardo molto più che interessato di Castle, ma non volle soddisfare i suoi interrogativi, anche perché non ce ne fu il tempo. La persona che l'aspettava quel mattino, e che in cuor suo aveva sperato di evitare, entrò con passo disinvolto nella stanza surriscaldata – o forse era lei a essere troppo agitata - e puntò nella loro direzione, senza esitare.
"Ciao, Katherine, come va? Non volevo disturbarti, ma, visto che non arrivavi, sono uscito a cercarti, e così sono venuto a sapere le ultime novità e ho scoperto che il mio scrittore preferito si è stabilito da noi e tu sei stata incaricata di accoglierlo nel migliore dei modi. Piacere, signor Castle, io sono Stuart". Allungò una mano decisa verso Castle, che lusingato dall'essere stato riconosciuto come un autore famoso, rispose con grande calore, nonostante la curiosità che doveva divorarlo vivo.
E così la notizia del loro incontro galeotto aveva già fatto il giro del paese insieme, supponeva, alla descrizione del suo comportamento bizzarro da accaparratrice di uomini in età da matrimonio non appena essi si avventuravano all'estero. La scusa pietosa di essere stata la prescelta per dargli il benvenuto tra compatrioti doveva essere l'ultima trovata delle due anziane Cupido, per giustificare la sua audace condotta e non svelare le loro macchinazioni.
Erano preoccupate per lei o volevano solo favorire la sua unione con Castle, prima che fosse troppo tardi per il suo tragico destino da zitella?
"Sono un suo grande fan, signor Castle. Ho letto tutti i suoi libri" continuò Stuart, con grande educazione, trattenendosi a stento dal chiedergli un autografo.
Castle sorrise con bonaria indulgenza. Si stava godendo, come sempre, il favore che raccoglieva ovunque andasse e che era per lui scontato e naturale come il fatto di essere al mondo.
"Mi è spiaciuto quando ha ucciso Derrick Storm, ma amo la sua nuova protagonista, Nikki", aggiunse Stuart, più temerario.
Kate alzò la testa di scatto e Castle la guardò interrogativamente. Lo scambio fra loro fu muto - la loro telepatia era sempre stata eccellente e infatti si capirono al volo. Stuart non aveva collegato il suo ruolo nei romanzi di Castle, perché forse non ricordava il nome esatto della persona che aveva ispirato Nikki Heat - lei del resto si era sempre presentata con il suo per esteso. Ma era importante, primario, anzi, che il giovane non proseguisse nelle sue deduzioni. Fece a Castle un impercettibile cenno di ammonimento con la testa che lui comprese, rimanendo in diligente silenzio, pur continuando a sorridere benevolmente a Stuart.
"Arrivo subito, Stuart. Io e Cast... il signor Castle abbiamo terminato. Non è vero?". Lo sfidò a negare o a fermarla. Aveva un ottimo motivo per andarsene e intendeva approfittarne.
"Non volevo interrompervi, ma non ho resistito, scusatemi". Le faceva tenerezza, così intimidito di fronte a Castle e alla sua fama. Non era un cattivo ragazzo, anzi. Era molto corretto e una gradevole compagnia, tutto sommato. Non era nemmeno brutto, a voler guardare e anzi, diverse ragazze gli giravano intorno, senza che lui sembrasse notarlo. Gli sorrise incoraggiante e lui parve apprezzare il sostegno silenzioso che gli inviò. Gli occhi di Castle si muovevano implacabili da uno all'altra, ma lei tenne duro. Non voleva dimostrargli di essere a disagio.
Stuart non aveva ancora finito e lei si pentì della propria indulgenza. "Mi hanno riferito che forse parteciperà agli incontri di lettura del villaggio. A nome degli altri soci volevo farle sapere che ne saremmo felici".
Come sarebbe a dire? Castle si era già inserito nella vita cittadina e tutti gli abitanti ne erano già al corrente? Tutti tranne lei? Rivolse a Castle un'occhiata di puro sdegno, ma ricevette in cambio la solita aria di perfetta, imperturbabile innocenza.
"Sarà un onore per me farvi parte, grazie", rispose cortese e, sotto sotto, divertito.
"Magari riuscirà a convincere Katherine a iscriversi. A me non dà retta". Nemmeno per sogno. Avrebbe preferito murarsi viva in casa a infilare spilloni in un fantoccio con le fattezze di Castle, piuttosto.
Era decisamente arrivato il momento di concludere una conversazione che, per quanto la riguardava, era durata fin troppo.
"Ci vediamo tra un minuto, Stuart", lo congedò con tono fermo. Qualche volta le sembrava che il suo unico ruolo fosse quello di riportare ordine in mezzo al caos che altri creavano. Stuart le fece un cenno di assenso, salutò Castle con grande riconoscenza e finalmente se ne andò.
Kate afferrò la borsa dalla sedia dove l'aveva appoggiata entrando e, con una disinvoltura che non provava, si accinse a evitare l'interrogatorio che sarebbe seguito inesorabile al piccolo intermezzo.
"Devo andare", esclamò, intenzionata a piantarlo in asso senza dargli nessuna spiegazione.
"È molto simpatico, Stuart". Lo sapeva che trovava quel nome ridicolo, lo capiva dall'intonazione con cui l'aveva pronunciato. "È gentile. E anche di bell'aspetto".
"Gli farò sapere che condividete una reciproca ottima opinione", si lasciò sfuggire, non potendone fare a meno, mandando così all'aria i propositi di una dignitosa ritirata. "Adesso però non ho più tempo per chiacchierare, Castle. Devo lavorare".
Non voleva farglielo sapere, ma del resto non avrebbe faticato a venire a conoscenza di ogni dettaglio della sua vita, con tutti quei chiacchieroni in giro.
"Tu... lavori?". Non poteva essere più stupito.
"Pensavi che me ne stessi qui ad allevare anatre?".
"Allevi anche anatre?". Era talmente meravigliato e un po' confuso, che le venne voglia di ridere forte e di inventarsi qualche stramba attività con cui lo avrebbe convinto di occupare il tempo libero. Preferì salvarlo dalla sua miseria.
"No. Do solo una mano alla polizia locale. Stuart è un ispettore".
Castle si fece attento. Sapeva che avrebbe suscitato la sua curiosità, ma non aveva né il tempo, né la voglia, di chiarire meglio la situazione.
"Ma... non possono assumerti. Tu sei stata...". Il pudore, o il timore di ferirla, non gli permisero di finire la frase.
"Sospesa. Lo so. Infatti non mi hanno assunta come detective. Sono una specie di... consulente". Magari un omicidio provvidenziale avrebbe potuto far finire una conversazione che si stava avviando verso penose conclusioni.
"Tu fai da consulente a un poliziotto?". Castle era immensamente sorpreso, quasi non credesse alle sue orecchie. "È la cosa più ironica e meravigliosa che abbia mai sentito", scoppiò a ridere, infastidendola all'istante.
"Sono felice che lo trovi divertente, ma se non ti spiace...".
Le prese una mano sovrappensiero, per fermarla, senza pensarci. Lei si ritrasse d'istinto. Era già in piedi e tutto quello che doveva fare era andarsene, se le fosse riuscito, cosa che sembrava improbabile.
"Io faccio il consulente, Katherine cara, non tu. E sono un ottimo consulente, il migliore".
"Hai intenzione di rubarmi il posto, Castle? Puoi proporre il tuo curriculum al sindaco. Conosci già anche lui?", lo rimbeccò. "O pensi di incontrarlo al club del libro? O magari ti sei iscritto alla gara di giardinaggio? Dovresti procurarti un'orchidea, nel caso".
Il sorriso di Castle si fece più ampio.
"Mi stai dando delle ottime idee. Per le mie ricerche". Naturalmente. "Sei brava a farmi da guida". Ti odio. "Ed è una verità universalmente nota che i concorsi di giardinaggio fanno sempre uscire il peggio delle persone. Forse vi serviranno i miei servigi, dopotutto. Non hai mai guardato l'ispettore Barnaby? In un episodio il movente del delitto era proprio il furto di un'orchidea rarissima".
"Hanno ucciso qualcuno per un fiore?". Suo malgrado si interessò, affascinata dalle aberrazioni del genere umano. Visto il genere di competitività in essere tra gli abitanti della zona, non era da escludere che la gara avesse conseguenze tragiche.
"Sì. Vuoi che ti racconti tutta la storia?".
"Non ho tempo", lo interruppe, già pentita.
"Un'altra volta? Una cena? Io, te e Stuart? Puoi invitare anche il sindaco. O il vincitore dello scorso anno. Dobbiamo proteggerlo". Il tono si fece cospiratorio.
"Devo andare". Sperò che a furia di ripeterlo la lasciasse finalmente libera. Non si rese conto che sarebbe solo dovuta dirigersi verso l'uscita, dal momento che Castle non la stava trattenendo a forza.
"Sai perfettamente che se qualcuno dovesse farsi male al concorso di giardinaggio, solo noi saremo in grado di scoprire il colpevole. Io e te in giro per la campagna a indagare. Non sarebbe splendido? Devo solo trovare l'abbigliamento da baronetto, procurarmi moltissimo tè e poi possiamo aprire la nostra agenzia investigativa. È sempre stato il nostro sogno e il naturale sviluppo della nostra partnership, lo sai anche tu", concluse con grande convinzione.
Il suo entusiasmo non poteva essere autentico, vero? La stava solo prendendo in giro. Sì, doveva essere così. Lei non intendeva aprire nessuna agenzia investigativa e di certo quello non era lo sviluppo che si era aspettata dalla loro frequentazione. Che cosa si era bevuto?
"Castle, il massimo che può accadere è che qualcuno litighi per un muro di confine. Forse hai letto troppi romanzi". Già. Ovviamente lo aveva fatto. Era uno scrittore.
"La natura umana è uguale dappertutto. È un nostro dovere unire le forze e sconfiggere il Male".
"Non è troppo pomposo anche per te, Castle? Sconfiggere il Male?". Il suo tentativo di depistarlo non sortì alcun effetto.
"Voglio solo dire che noi due siamo la squadra perfetta. E lo sai". La conversazione non era più tanto gradevole. O innocua.
"Noi non siamo niente, Castle". Era la verità, per quanto fosse amaro ammetterlo. "Tu scrivi i tuoi romanzi e io... " lei cosa? "Io ho la mia vita. In cui tu non entrerai. Perché non sei qui per me".
Lui non si fece abbattere, dovette riconoscergli una certa resistenza alla sconfitta. "La proposta di un'agenzia investigativa è sempre valida, se cambierai idea. Devo solo comprare una pipa e una lente. E adottare un levriero. O un setter? Poi ci metteremo davanti al caminetto nelle sere di pioggia, tu e io, e...".
"Castle, mi stai facendo venire voglia di ucciderti", lo interruppe acida. E non voleva assolutamente immaginare loro due che indagavano insieme. Non c'era proprio niente su cui indagare, quella vita era finita. Era meglio che se ne rendesse conto anche lui.
