Capitolo 9: Mio padre
"Salve, posso aiutarla?" chiesi.
"Brittany?" chiese guardandomi su e giù. Improvvisamente mi sentii scomoda con lui che mi guardava così, quindi incrociai le braccia davanti al petto.
"Um, sì? Mi dispiace, la conosco?"
"Non so. Mi conosci?" Chiese.
Mi stavo seccando. Odiavo le persone che facevano questi giochetti con me. "Seriamente, chi sei e cosa vuoi?"
"Sono tuo padre."
"Tu sei... mio... mio... che cosa vuoi?" Chiesi a occhi spalancati. La mia mente stava correndo e sentii il cuore che stava per esplodere nel petto.
"Volevo vederti," disse piano e con un piccolo sorriso.
Stavo cercando di comprendere cosa succedeva. Un minuto stavo facendo l'amore con la mia bellissima fidanzata e poi mi ritrovo a fissare la persona che mi ha abbandonato da bambina. Non sapevo se tirargli un pungo o abbracciarlo. Non volevo doverci avere a che fare proprio adesso. Come cavolo ha fatto a trovarmi? Non è neanche il mio appartamento. "Come mi hai trovato?"
"Ti ho vista all'aeroporto. Sapevo che eri tu. Sembri tua madre," affermò facendo un passo verso di me.
"Fermo," dissi severamente alzando la mano per mostrargli di non avvicinarsi.
Non si mosse. Guardò il pavimento e giocherellò con le sue mani. "Ti ho seguita fin qui e stavo cercando il coraggio per venire a parlarti." Mi guardò. Penso di essere stata in shock perché non riuscivo a muovermi. Lo fissai e basta. "Dovevo vederti."
"Perché?" Mi uscì come se fosse vomito.
"Perché potrebbe essere la nostra opportunità per ricominciare. Per recuperare il tempo perso" disse speranzoso.
Mi sentii assalire dall'amarezza. Ora mi vuole? Non gliene importò niente quando se ne andò quando avevo 4 anni. Non provò mai a ricontattarmi e ora vuole farlo? "Recuperare il tempo perso?" Lo derisi.
Percepì la mia rabbia crescente e sorrise dolcemente. Penso che stesse cercando di allentare la tensione. "Sì. Ti ho visto con quei ballerini. Sapevo che avresti fatto grandi cose. Per chi balli?"
"Come fai a sapere se ho fatto grandi cose? L'ultima volta che mi hai visto è quando te ne sei andato," dissi amaramente.
"Brittany, so-"
"No. Non lo sai. Non sai niente. L'hai reso molto evidente che non mi volevi," dissi tra i denti. Realizzai ora che le mie mani erano a pugno e le mie unghie conficcate nella pelle.
"Certo che ti voglio!" Mi disse.
"Sul serio? Allora perché hai aspettato fino ad ora per parlarmi? Cosa ne dici di tutti i compleanni e Natale? Dov'eri allora?" Iniziavo ad alzare la voce. La rabbia usciva dalla mia pelle prima che potessi fermarla. "Avevo bisogno di te! E tu non c'eri! Ho dovuto prendermi cura della mamma per mesi perché era troppo devastata per uscire dal letto!" La mi vista iniziò a sfocarsi e improvvisamente sentii lacrime di rabbia scendere sulle mie guance.
"Brittany," disse facendo un altro passo verso di me.
"No! Ti ho aspettato per anni! Avevo bisogno di mio papà," Singhiozzai. "Non so neanche a cosa stessi pensando perché ora non ti voglio. Non ho bisogno di te. Per favore, vattene."
"Brittany?" Una voce mi chiamò dietro di me. "Con chi stai parlando?" Era Santana. La sua voce si avvicinava. Incrociai le braccia sul petto e mi abbracciai forte. Onestamente non volevo spiegarle tutto questo. Non dopo che avevamo passato la perfetta notte insieme. Volevo solo che lui se ne andasse così che potessi ritornare a letto con lei e finire il nostro festino amoroso. Sentii la sua mano sulla schiena e strinsi gli occhi sperando che lei non vedesse le lacrime. Non funzionò. "Ehi, cosa c'è che non va?" Scossi la testa. Lei si girò verso la porta dove c'era mio padre, lì in piedi. "E tu chi diavolo sei?" Chiese freddamente.
"Chi sei tu?" Chiese lui spiazzato.
"Io vivo qui. Sono la sua ragazza. Quindi chi cavolo sei tu?" Disse iniziando a seccarsi.
"La mia bambina è gay?" Disse corrucciando la fronte. "Beh, è okay. Ti piaceva andare in moto da cross e giocare nel fango quando eri piccola." Santana si girò a guardarmi con occhi spalancati. Sapevo che aveva capito. I miei occhi si richiusero di nuovo e sentii lacrime uscirne e cadere sulle guance. Lei aveva ancora la mano sulla mia schiena, ma la abbassò avvolgendola intorno alla mia vita come se cercasse di proteggermi. "Britt, lo so che ho commesso degli errori, ma ora è la nostra opportunità di rimediare. Possiamo partire piano o come preferisci."
"No," urlai. "Vattene! Non ti voglio qui. Non ti voglio nella mia vita." Piansi mentre mi avvicinavo a lui facendolo arretrare.
"Brittany, per favore." Mi supplicò.
"NO!" Urlai spingendolo. "Vattene dalla mia vita. Vattene via!" Stavo singhiozzando di nuovo. Lo spinsi cercando di mandarlo fuori dalla porta, ma non si mosse. "VATTENE!" Urlai mentre sentii braccia forti avvolgersi attorno a me da dietro. Anche se la mia vista era sfuocata, sapevo che quelle braccia appartenevano a Santana. Era ora pressata sulla mia schiena e io misi le mani sulle sue braccia stringendole forte volendo sentirmi parte di lei.
"Hai tre cazzo di secondi per uscire dal mio appartamento," Santana disse con calma, ma con il fuoco dentro. "Ti ha detto di andare. Giuro su Dio che se ti vedo vicino a lei di nuovo, ti distruggo. Capito?" Era un tono che non avevo mai sentito. L'ho sentita essere insolente prima d'ora, ma questo era un livello diverso. Era un po' pauroso, ma sapevo che mi stava proteggendo. Lui non disse nulla o almeno non penso l'abbia fatto. Stavo singhiozzando così forte che riuscii sentire a malapena qualcos'altro. Stavo singhiozzando nelle mie mani e il mio torso stava cadendo in avanti, ma Santana mi sorresse forte per non farmi cadere.
Sentii la porta sbattere e Santana mi tirò su con entrambe le mani. "Britt," disse dolcemente. Rilasciò la presa su di me e piazzò entrambe le mani sulla mia vita mentre mi girava tra le sue braccia. Tolse le mani dalla mia faccia e mi riportò a lei. Seppellii la faccia nel suo collo e singhiozzai mentre lei avvolgeva le braccia attorno ai miei fianchi portandomi più vicina che potesse. Indossava una felpa che venne velocemente macchiata di lacrime e sfortunatamente dal mio moccio. Non sembrò importarle. Non volevo fare schifo quindi mi ritrassi un po' e tirai su col naso.
"Mi serve un fazzoletto," dissi con voce rotta.
Mi aspettai che si ritraesse e me ne desse uno, ma mi lasciò con una mano e la sentii dimenare il braccio. Alzò la manica della sua felpa e la portò al mio naso. "Soffia," disse dolcemente portando l'altro braccio su per spostare i capelli dalla mia faccia. Non volevo rovinarle la maglia o far si che mi stringesse col mio moccio addosso. Dovette aver percepito la mia esitazione perché allungò il collo in giù prima di sussurrare. "Va tutto bene, Britt." Mi soffiai il naso nella felpa e lei asciugò il rimanente prima di pulirlo nei pantaloni. Le sue braccia tornarono sulla mia vita e mi baciò sulla tempia. Non stavo piangendo più. Stare tra braccia di Santana era molto confortante e ci stava dondolando avanti e indietro mormorando nel mio orecchio. Non volevo più stare lì in piedi, ma non volevo lasciare le sue braccia. "Dai, andiamo a letto," disse baciandomi la fronte.
Lentamente lasciai andare, mentre lei teneva un braccio attorno alla mia vita e mi conduceva in camera. Non volevo stare lontana da lei. Anche se in nostri fianchi erano pressati assieme, non era abbastanza. Ci portò nella sua stanza e chiuse la porta. Non appena si girò, scontrai le nostre labbra baciandola disperatamente.
"Britt," sussurrò lei contro le mie labbra. Non volevo parlare. Volevo solo fare l'amore con lei di nuovo. Volevo sentirmi di nuovo così in alto. Non solo perché era bello, ma perché ero vicina a lei. Volevo sentire la sua soffice pelle nuda contro la mia. La baciai appassionatamente, mentre la spingevo verso il letto immediatamente mettendomi sopra di lei e spostandoci al centro del materasso. Raggiunsi l'orlo della sua felpa e lo alzai mentre il suo seno uscì in bella vista. Velocemente slacciai la mia vestaglia e la gettai esponendo il mio corpo nudo a lei ancora una volta. "Britt, fermati," disse quando provai a distendermi su di lei. Aveva le mani sulle mie spalle per impedire che mi muovessi più vicina a lei e obbligandomi a guardarla. Sembrava genuinamente preoccupata.
"Voglio fare l'amore con te," sussurrai guardandola negli occhi.
Scosse la testa. "L'hai già fatto. E fidati, per quanto ti voglia di nuovo, ora non dovremmo perché sei scossa. Stavi piangendo istericamente appena pochi minuti fa. Parlami. Dimmi cosa succede nella tua testa." Non volevo parlare. Volevo solo stare vicina a lei ed essere inghiottita in tutta Santana.
"Non voglio parlarne ora. Ho bisogno di tempo per processare il tutto," le dissi onestamente.
Annuì con la testa. "Okay. Va bene. Ma quando vuoi parlarne promettimi che verrai da me," disse prendendomi le guance. Chiusi gli occhi perdendomi nel semplice contatto prima di annuire.
"Lo prometto."
"Okay." Sussurrò. "Vieni qui." Mi indicò col dito di avvicinarmi a lei. Mi avvicinai e pressai le nostre labbra insieme. Era un bacio lento e innocente. Intrecciò le dita nei miei capelli e gemette leggermente quando i nostri seni si toccarono. "Ti amo," sussurrò sulle mie labbra quando il bacio si interruppe.
"Ti amo anche io." Mi portò ancora più giù per farmi distendere sul suo seno e mi accarezzò i capelli. Volevo comunque sentire il suo corpo nudo contro il mio. Mi sentivo già meglio perché ero tra le sue braccia, ma sapevo cosa mi avrebbe fatto sentire ancora meglio. "San?"
"Hmm?" mormorò.
"Posso toglierla?" dissi tirando la sua tuta e sedendomi per guardarla. "Niente di sessuale, lo prometto. Voglio solo sentire il tuo corpo sul mio. È confortante,"ammisi. Mi baciò sulle labbra e si tolse la tuta. Si tirò giù i pantaloni e io glieli tolsi. Quando erano completamente tolti, mi portò su di lei e si sedette per prendere il copriletto e coprirci prima di ridistendersi indietro. Seppellii la faccia nel suo collo mentre mi accarezzava la schiena. "Grazie," dissi piano.
"Qualcos'altro che posso fare?" mi sussurrò nell'orecchio.
Scossi la testa nel suo collo. "Stringimi e basta."
"Okay," rispose baciandomi ripetutamente la fronte. "Dormi un po' amore." Mi strinse più forte e io sorrisi sul suo collo al nome che mi diede prima di addormentarmi.
Mi svegliai la mattina seguente dopo aver dormito piuttosto profondamente considerando cosa successe la sera prima. Guardai oltre me vedendo il letto vuoto. Inizialmente mi prese il panico perché le altre volte che mi ero svegliata da sola, Santana mi aveva spezzato il cuore. Mi risollevai quando la sentii parlare con Tina in salotto. Non preoccupandomi di vestirmi, mi avvolsi la coperta addosso accertandomi di aver coperto tutto e uscii dalla stanza di Santana.
Tina e Santana erano nel mezzo di una conversazione. Beh, in realtà stavamo battibeccando riguardo a qualcosa. Il grugno di Santana sparì velocemente quando mi vide entrare nel salotto.
"Ehi, amore. Come hai dormito?" Chiese poggiando una tazza di caffè sul tavolo.
"Bene. Mi sveglierò mai vicino a te?" Chiesi imbronciando le labbra.
Ridacchiò. "Scusa, amore. Non riuscivo a dormire e non volevo svegliarti." Mi sedetti sul divano vicino a lei mettendo le gambe sul suo grembo e mi strinsi a lei nascondendo la testa nel suo collo. Lei mise le sue braccia attorno a me accarezzandomi il braccio su e giù.
"Voi due siete adorabili,"disse Tina prima di guardare l'ora. "Cacchio. Devo andare. Ci vediamo tra un po' San?" Chiese alzandosi e prendendo la borsa.
"Sì, sarò lì fra un paio d'ore."
"Okay. Oh, Brittany, Mike ha detto di mandare un sms a Matt e fargli sapere se vuoi ancora il tuo lavoro allo studio. Ha detto che se vuoi puoi riprendere da dove hai lasciato con le tue classi," disse Tina prima di uscire.
"Okay, grazie."
"Prego. Ciao."
Tina uscì dall'appartamento lasciando me e Santana da sole. Portai la mia testa ancora più verso il suo collo e sospirai.
"Stai bene?" Chiese Santana baciandomi la fronte. Annui contro il suo collo. "Stavo per svegliarti e prepararti della colazione. Che cosa vuoi? Pancakes? Waffles? Gelato? " Chiese prendendo la mia mano e baciando le nocche.
"Gelato per colazione?" Chiesi tra una risata.
Scrollò le spalle. "Cibo spazzatura." Fece scorrere il pollice sulle mie nocche e improvvisamente non volevo essere altrove tranne che tra le sue braccia. Niente mi feriva tra le sue braccia.
"Voglio solo te," dissi debolmente portando le nostre mani unite al mio petto e le cullai. Mi baciò la fronte di nuovo e poi portò le sue dita sotto il mio mento così che potessimo baciarci. "Anche i pancakes suonano bene," dissi quando il bacio si interruppe.
Lei ridacchiò. "E pancakes siano." Le nostre labbra si rincontrarono e ci baciammo lentamente. La sua mano si mosse sul mio polpaccio e lo accarezzò su e giù prima di spostarla più su sotto la coperta fino alla mia coscia e poi al mio fianco dove si bloccò contro le mie labbra. "Britt... sei nuda qua sotto?" Disse corrucciando le sopracciglia.
"Mmh. Vestirmi richiedeva troppo sforzo," affermai con nonchalance riportandola alle mie labbra. Rise contro di esse prima di ribaciarmi. La portai in giù sul divano mentre i nostri baci iniziavano a scaldarsi fino a che lei non si staccò.
"Okay, lasciami prepararti i pancakes prima di approfittarmi della tua nudità." Mi fece un sorrisetto. Mi imbronciai prima di baciare le sue labbra un'ultima volta e spostando le mie gambe in modo che potesse alzarsi. "Li vuoi con le gocce di cioccolato?" Chiese alzando una piccola busta di gocce al cioccolato.
"Ooh sì!" Dissi entusiasta. Lei si girò e prese tutti gli ingredienti che le servivano mentre io mi riaccoccolai sul divano. Un paio di minuti dopo tornò con una pila di pancakes e una bottiglia di sciroppo. Li poggiò sul tavolo e io mi sedetti divorandoli e dandone anche a lei. "Sono veramente buoni," dissi con la bocca piena. Lei ridacchiò e mi baciò sulla fronte.
Quando finii, lei lavò il mio piatto e forchetta prima di sistemarsi sul divano con me. Vidi la preoccupazione nei suoi occhi e seppi che voleva parlarmi a proposito di ieri sera. Non mi sentivo ancora pronta a farlo. Volevo prima sistemare tutto con lo studio e ballare per un po' perché mi aiuta sempre a chiarirmi le idee.
"Allora... vuoi parlare di ieri sera?" chiese dolcemente.
"Il nostro sesso fantastico?" La stuzzicai avvicinandomi e baciandola sulle labbra.
Lei ridacchiò e si ritrasse. "Beh, quello, è stato fantastico, ma sul serio Britt. Parlami," disse ritornando seria e prendendo la mia mano tra le sue.
Feci un profondo respiro lasciando uscire l'aria lentamente. "Non mi va molto di parlarne. Non adesso per lo meno. Ho solo bisogno di ballare e chiarirmi le idee, ma prometto che quando sarò pronta lo farò," le dissi onestamente.
Lei annuì e mi fece un sorriso debole mentre mi dava una stretta alla mano. "Okay. Ti amo."
"Ti amo anche io. Grazie per esserti presa cura di me ieri sera. Per il sesso e per avermi stretto." Le sorrisi.
Fece una risata. "Mi prenderò sempre cura di te."
"Scusa per averti spalmato il moccio addosso. Faceva veramente schifo."
Scrollò le spalle. "Ho avuto molti tuoi liquidi addosso. È a quello che servono le fidanzate." Fece un sorrisetto. "Devo farmi la doccia e prepararmi per il lavoro, vuoi unirti a me?"
Mi allungai e la baciai prendendole le guance a coppa. "Mi piacerebbe molto," dissi quando il bacio si interruppe. Mi alzai facendo cadere la coperta esponendo il corpo nudo a lei ancora una volta. "Andiamo," dissi prendendo la sua mano mentre raggiungevamo il bagno. Velocemente si svestì e aprì la doccia per lasciarla scaldare. Mi portò in un bacio appassionato prendendomi il sedere. "Hai un sedere così carino," ridacchiò portandomi più vicina. Arrossii e risi avvolgendo le braccia attorno a lei baciandola ancora una volta. "Dai entriamo," disse prendendo la mia mano e portandomi in doccia.
"Tu e Brittany eravate tutte carine e coccolose stamattina," Tina disse versando birra in un bicchiere.
"Stai zitta,"battibeccai.
"No, era carino! Insomma non sapevo che Santana Lopez fosse così coccolosa."
"Vuoi che faccia uscire Snix?"
"No. Intendo solo dire che sembri felice," disse dando al cliente la sua birra.
"Lo sono." Scrollai le spalle. "Brittany ha avuto una brutta serata ieri così mi stavo prendendo cura di lei."
"Brutta serata con una Santana arrapata?" Chiese alzando il sopracciglio.
"Ugh, no. Beh, sì, ma suo padre si è fatto vedere ieri sera." Presi i soldi dal cliente e li registrai in cassa.
"Whoa! Che cosa? Perché lo sto sentendo solo ora?"
Diedi al cliente il suo resto e mi girai verso Tina che era dietro di me. "Perché non sapevo se avessi potuto dirtelo. Era veramente sconvolta ieri sera. L'ho vista piangere ed essere giù, ma non così. Era così arrabbiata. L'ha letteralmente spinto fuori dalla porta."
"Cristo, lei sta bene?"
Scrollai le spalle. "Sì, no, non so. Si rifiuta di parlarne."
"Beh, è una grossa bomba da gettare su qualcuno."
Presi il set di bicchieri puliti e iniziai a porli sulle mensole. "Sì lo so, ma spero solo che sappia che può parlare con me, sai? Io voglio essere lì per lei. Ha voluto solo che la stringessi ieri sera."
Tina strinse le labbra e mi aiutò a riporre i bicchieri. "Dalle tempo. Parlerà con te, sono sicura che sta cercando di venirne a capo. Voglio dire, che cosa faresti se tua nonna si presentasse dal nulla?"
Gelai al pensiero. Quello era ancora un argomento delicato. "Okay, punto centrato. Immagino di essere solo preoccupata di non essere una buona fidanzata per lei."
Tina rise. "Santana, state insieme da un giorno. Stai andando bene. Sono sicura che sa che non puoi imparare tutto in una sera."
"Lo so è solo che... Non voglio che dubiti mai quanto la amo."
"Awwwwww. La ami sul serio, vero?"
"Sì e se ti prendi gioco di me giuro che scambierò il tuo shampoo con la crema depilatoria." La minacciai puntandola col dito.
"Oh, piantala. Non ti sto prendendo in giro Santana. Sono veramente felice per te. Mi piace una Santana sdolcinata."
"Non sono sdolcinata! Sono di sangue freddo!"
"Mmmh. Okay." Tina ruotò gli occhi. "Ma seriamente, le hai raccontato della tua Abuela?" Scossi la testa. Potevo appena parlarne con Tina che era lì quando successe. "Forse dovresti iniziare da lì." Merda. Dovrò dirglielo.
7 pm.
Tornai a casa dal mio turno al bar e mi tolsi l'uniforme mettendomi una tuta. Brittany disse che sarebbe stata a casa, ma non riuscivo a trovarla da nessuna parte. Alla fine, dopo aver vagato per l'appartamento, la intravidi seduta sul balcone. Era seduta sul cornicione in un angolo.
"Ehi," dissi aprendo la porta del balcone e chiudendola dietro di me.
"Ehi," disse con un sorriso forzato. Sembrava come se fosse stata immersa nei suoi pensieri.
"Cosa stai facendo qua fuori?" chiesi avvicinandomi a lei.
Scrollò le spalle. "Solo pensando," sospirò.
Chiusi la distanza tra noi portando le mia mani alle sue labbra e allungandomi per baciarla. Quando il bacio si interruppe lei avvolse le braccia attorno a me portandomi al suo petto. "A cosa stai pensando?" conoscevo la risposta, ma ero curiosa di vedere se me l'avrebbe detto.
Sospirò. "A mio papà."
"Parlami." La guardai e sembrò come se cercasse di capire che cosa dire.
"Non so neanche cosa dire. Ho come sei diverse emozioni nella mia testa. Non so solo quale provare," disse tristemente.
"Che cosa ti dice il cuore?" Chiesi staccandomi così che potessi vederla mantenendo le mie mani sui suoi fianchi.
"Non so. Lo odio così tanto per essersene andato. E lo odio ancora di più per essersi presentato all'improvviso. Me la stavo cavando senza di lui. Non voglio riportare in vita il passato e il dolore che mi ha causato. Non sono ancora pronta per aver a che fare con lui. Ma mi sento anche in colpa perché mi ha contattato."
Annuii lentamente e la guardai. "Capisco."
"Senza offesa, Santana, ma i tuoi genitori sono morti. È diverso. Tu non capisci, ma so che ci stai provando quindi grazie." Il modo in cui lo disse non era freddo o cattivo. Era solo onesta, ma solo perché lei non conosceva quella parte di me. Presi le sue mani nelle mie e guardai verso di esse. Chiusi gli occhi e sospirai. Sapevo che aveva notato che mi ero tesa perché mi strinse le mani. "Stai bene?" chiese lievemente.
La guardai. "Devo dirti una cosa, ma non è esattamente facile per me parlarne."
"Okay." Il mio cuore accelerò e provai a ingoiare la sensazione di voler piangere. Avevo bisogno di essere forte adesso. Chiusi gli occhi e provai a stabilizzare il mio respiro. "Santana, non devi dirmelo ora," disse dolcemente.
"No, voglio." Lasciai uscire un lungo respiro e deglutii a fatica. La guardai negli occhi e quasi non ce la feci. Aveva così tanto amore nello sguardo che mi faceva venir voglia di sciogliermi. "Quando i miei genitori morirono, la mia Abuela diventò il mio tutore. Ero sempre stata vicina a lei così fu un gran conforto andare a vivere con lei. Feci il coming out ai miei genitori un paio di giorni prima che morissero e furono molto di supporto. Non lo dissi alla mia Abuela perché anche se le ero vicina, aveva dei principi molto rigidi e avevo paura. Nessun altro lo sapeva. Solo i miei genitori," dissi tremante. Realizzai che Brittany stava accarezzando le mie mani con i suoi pollici e mi calmò un poco. Mi diede una stretta incoraggiante per continuare. "A scuola, la mia cheerleading coach stava mirando a diventare sindaco e il suo oppositore fece un annuncio pubblicitario che mi rivelò non solo a scuola, ma al mondo intero. Sapevo che mia Abuela l'avrebbe visto così fui costretta a dirglielo. Immaginai che sarebbe stata scioccata, ma che mi avrebbe amato comunque. Diceva sempre che ero la sua preferita. Ma… non fu quello che successe. Mi cacciò di casa e mi disse di non tornare più. I genitori di Tina mi presero con loro finché non diventai diciottenne e poi rimbalzai da posto a posto." Lei inghiottì rumorosamente e sentii i suoi pollici scorrere sulle mie guance, così capii che stavo piangendo. Cazzo non volevo piangere.
"San…" bisbigliò.
Scossi la testa. "No… solo… la ragione per cui te lo sto dicendo è perché so come ci si sente ad essere abbandonati da qualcuno che dovrebbe volerti bene." Presi le sue mani e le tenni strette tra le mie. "So come ci si sente. Se mia Abuela si presentasse da un momento all'altro penso che sarebbe molto più brutto. Ma ho bisogno che tu sappia che sono qui per te. Puoi parlarmi di quello che vuoi e io farò il mio meglio per aiutarti." Tirai su col naso.
"Lo so, San. Lo so, amore," mi disse prendendo le mie guance tra le sue mani. La guardai e vidi che aveva anche lei lacrime che le scendevano dagli occhi. "È per quello che tieni le persone a distanza?" Annuii mentre un paio di lacrime scendevano. Le asciugò velocemente. "Amore, il suo abbandono non è stato colpa tua. Eri solo tu e sei stata solo onesta. Non c'è nessuna vergogna in quello."
Annuii e tolsi le mie mani dalle sue per asciugarmi le lacrime. "Dio, mi dispiace. Dovrei essere io a prendermi cura di te ed eccomi qua a piangere per i miei problemi."
"Va bene piangere, Santana. Non importa che cosa stia passando io. Puoi sempre piangere con me. Inoltre, sto bene. Insomma, ho molto che gira nella testa, ma sono okay grazie a te," disse dolcemente portando le sue mani sulle mie.
"Non ho fatto niente." Scrollai le spalle.
"San, mi hai stretto tutta la notte, mi hai preparato la colazione e poi mi hai detto qualcosa che era veramente difficile per te da dire solo per alleviarmi il dolore. Hai fatto molto per me. Grazie. E grazie per avermelo detto." Annuii e la strinsi a me.
"Cosa farai, Britt?" chiesi.
"Non lo so. Cazzo non lo so, amore," disse abbracciandomi forte. Rimanemmo nelle braccia l'una dell'altra per un paio di minuti. Avevo ancora lacrime che mi scendevano dagli occhi e la sentii tremare lievemente così seppi che stava piangendo anche lei.
"Dio, siamo un disastro, cazzo." Risi tra le lacrime. Lei ridacchiò e tirò su col naso baciandomi la testa.
"Sì, lo siamo, ma almeno abbiamo l'un l'altra." Mi abbracciò più forte e le accarezzai la schiena mentre entrambe piangevamo.
"Ehi, visto che siamo entrambe tristi, vuoi mangiare un sacco di gelato e guardare un film strappalacrime e singhiozzare tra le braccia l'una dell'altra ancora un po'?" chiesi.
Lei rise e si ritrasse dall'abbraccio. "Okay, ma quanto gelato hai perché potrei mangiare un'intera scatola da sola stasera."
"Oh, sono andata a fare la spesa l'altro giorno e fortunata te, erano in offerta," dissi portandola dentro.
"Diventeremo grassissime," ridacchiò.
"Ti amerò comunque e possiamo essere grasse insieme," risposi prendendole la mano e andando in cucina dove c'era il gelato.
