La cena proseguiva senza intoppi, si parlava del più e del meno e tutti cercavano di non infastidire gli altri. Haruka continuava a sentirsi fuori posto, come una persona messa lì per caso. Come qualcuno che non aveva niente a che fare con i presenti, costretta a mostrarsi interessata ai loro discorsi. Questo fino a quando non fu Kazuki a parlare. Aveva notato come tutti evitavano di parlare degli anni che Michiru aveva trascorso al fianco di suo fratello, di tutte le cene che avevano trascorso insieme, cene molto più interessanti di quella, al parere di qualcuno. Evidentemente suo fratello era riuscito a instaurare un bel rapporto con loro, del resto era sempre stato un tipo socievole, a differenza di lei.

-Haruka sei così silenziosa, parlaci un po' di te!- la voce fastidiosa di quell'uomo le arrivò alle orecchie, facendola irrigidire appena.

-Dimmi cosa vuoi sapere, così facciamo prima!-

-Oh! Sei sempre così scontrosa o sono gli uomini a farti quest'effetto?-

-Non sono gli uomini a rendermi scontrosa, anche perché ho trascorso una buona parte della mia vita a stretto contatto con loro, ma gli stupidi!-

Michiru iniziava a sentirsi inquieta, aveva notato nel suo tono che cominciava a essere infastidita dalle battutacce di suo cugino e ciò significava solo una cosa: guerra!

Conoscendola non avrebbe resistito a lungo.

-Kazuki ora basta, stai esagerando!- lo ammonì Doroty, percependo l'agitazione della bionda.

Michiru le sorrise, ringraziandola in silenzio. Lei era l'unica in grado a tenergli testa e a farlo cambiare idea. Anche se era di carattere completamente diverso a quello del cugino, riusciva a farsi valere.

Il potere dell'amore!

Diceva sempre sua zia per prenderlo in giro.

Kazuki guardò la moglie e, senza dire una parola, cercò di cambiare argomento iniziando una conversazione con Dale.

Haruka osservò tutta la scena sorridendo all'atteggiamento di Doroty, che con il suo amore riusciva a controllare lo spirito ribelle del marito, un po' come a volte faceva Michiru con lei.

Infondo siamo proprio uguali!

-Ora cosa fai?- questa volta fu Corinne a parlare, che era proprio di fronte a lei e che lanciava sguardi non proprio casti. A un certo punto della cena a Haruka le era sembrato addirittura di sentire il suo piede sfiorare il suo, ma si convinse che era tutto frutto della sua immaginazione. Quello sguardo però, non era la sua immaginazione, ed era sicurissima che anche gli altri lo avessero notato.

-Mi dedico alla mia famiglia! Sono completamente nelle mani di queste due splendide donne!- disse, abbracciando Michiru e Hikari sedute ai suoi lati.

-Vero e mamma la fa anche urlare!- esclamò Hikari, facendo quasi strozzare Kazuki, intuendo subito cosa significavano le parole della piccola. Michiru divenne rossa dall'imbarazzo mentre Haruka e la madre di Michiru iniziarono a ridere di gusto, notando la reazione degli altri!

-Perché ridi zia?- chiese Hikari, ignara di quello che aveva appena rivelato.

-Haruka smettila non è divertente!-

-Scusa ma guarda la faccia di Kazuki, sembra come dire…sconvolto!- disse ricominciando a ridere di cuore.

-Bene ora so con sicurezza che la vita sessuale di mia figlia è più che appagante!- esclamò la madre, mentre cercava di contenersi dal ridere.

-Mamma!-

-Cosa significa sessuale?- chiese la piccola, curiosa di capire perché sua nonna e sua zia erano così divertite da quello che aveva detto.

-Amore perché non raggiungi i tuoi cugini?- chiese con tono gentile Dorothy.

Ancora una volta Michiru si ritrovò a ringraziarla in silenzio.

Sentiva gli sguardi sconvolti di Corinne e di Dale puntati su di sé, mentre Kazuki le lanciava uno sguardo di disgusto e questo la fece arrabbiare molto.

-Mi volete spiegare cosa avete da ridere? Vi sembra normale quello che ha appena detto la piccola?-

-Ma quel'è il tuo problema?- la mamma di Michiru sembrava infastidita dall'atteggiamento di Kazuki. Poteva capire che non accettava la scelta di Michiru ma infondo non erano affari suoi con chi decideva condividere la sua vita.

-Credevi che fosse solo un amore platonico? Beh mio caro ti posso assicurare che di platonico non c'è proprio nulla! Queste due fanno scintille!-

Ripensò ai gemiti della figlia mentre, su quel dondolo, si concedeva alla bionda. Quel dondolo che non era stata più in grado di utilizzare ma che non aveva potuto buttare, pensando che poteva sempre essere utile alla sua "bambina".

Anche lei aveva avuto difficoltà ad accettare quella storia, anche se non ne aveva fatto parola con Michiru, per lei era stato un vero shock scoprire la scelta di vita di sua figlia, senza escludere il modo in cui lo aveva scoperto. Poi però, vederla finalmente felice dopo anni, dove aveva visto i suoi occhi accendersi solo verso sua figlia, vederli adesso, illuminarsi quando guardava quella bionda, le era bastato per andare oltre ogni pregiudizio e accettare quella donna, che aveva ridato la felicità alla sua bambina.

Rise beffardo, la verità era che non riusciva proprio ad accettare che sua cugina aveva lasciato il suo amico per una donna. Michiru era sempre stata la sua cugina preferita, c'era stato un periodo, dove l'aveva vista come qualcosa di più di una semplice cugina, ma il carattere riservato dell'altra, gli aveva impedito di fare una mossa. Quando poi aveva iniziato a uscire con Hiroshi, ne fu felice perché sapeva che non l'avrebbe mai fatta soffrire.

-Non ho mai creduto che fosse platonico, solo che non riesco a capirti Michiru! Avevi un uomo in grado di soddisfarti, un uomo che ti amava e tu lo hai lasciato per chi? Una donna!-

Avvertì il corpo di Haruka irrigidirsi a quelle parole, cercò di calmarla appoggiandole una mano sulla gamba. Quando aveva accettato l'invito di sua madre, non si era certo aspettata un'accoglienza del genere.

-Sai non serve un uomo per soddisfare una donna!- ribatté Michiru con superiorità.

-Vuoi dirmi che riesce a soddisfarti come faceva Hiroshi? Insinui che il sesso con una donna è appagante, come quello con un vero uomo?-

-Io…-

-Non devi rispondere a delle domande così stupide!- Haruka la interruppe, si alzò e guardandolo con sfida disse –Io non avrò un cazzo tra le gambe, ma ti assicuro che riesco a farla urlare molto più di quanto tu fai urlare tua moglie!-

-Ma perché sei sempre così volgare? C'era proprio bisogno di rispondergli così? Dorothy è diventata paonazza-

Erano in auto di ritorno verso casa. Dopo quelle battute la cena era continuata nel silenzio totale. Haruka si era allontanata, non riuscendo più a tollerare gli sguardi dei presenti, fatta eccezione per la madre di Michiru che si era complimentata con lei per essere riuscita a zittirlo.

Più tempo trascorreva con quella donna e più notava le differenze con la figlia, che a differenza della madre, non aveva gradito la reazione di Haruka. Dallo specchietto retrovisore lanciò uno sguardo alla piccola che dormiva beatamente, si era divertita molto con i suoi cugini, almeno lei aveva gradito la serata.

-I tuoi parenti non mi sopportano!-

-Questo non ti dà il diritto di essere scortese con loro.-

-Oh scusami tanto, la prossima volta lascerò che quello stronzo ti umili senza interferire!- sbottò Haruka. Possibile che l'atteggiamento del cugino non l'aveva ferita nemmeno un po'.

Rimase in silenzio non sapendo cosa rispondere. Appoggiò la mano sulla sua gamba.

-Mi vuoi dire cosa ti turba? Non posso aiutarti se non parli con me!-

-Non ho nulla!-

La violinista sospirò esasperata, aveva sperato che una volta riuscite a coronare il loro sogno, si fosse aperta a lei e invece, continuava a nasconderle i suoi sentimenti.

- Per quel lavoro quanto tempo devi stare via?- le chiese d'un tratto la bionda, cogliendola di sorpresa.

-Haruka si tratta solo dal venerdì alla domenica. È una tournee di tre mesi. Continuerò lo stesso a lavorare a scuola durante la settimana, dovrei stare nella villa solo nei fine settimana.-

Non rispose stava cercando di elaborare quello che le aveva appena detto.

-Lo hai detto a Hikari?-

-Non ancora, comunque penso che le farà piacere ritornare in quella casa-

-La porterai con te?-

-Certo e mi piacerebbe che anche tu venissi con me!-

Anche a lei sarebbe piaciuto andarci ma non poteva tornare in quella casa. Aveva deciso di mettere un punto a quella storia, di allontanare per sempre il ricordo del fratello e, ritornare in quella casa, significava riaprire vecchie ferite.

Erano arrivate: Haruka con il telecomando aprì il cancello per parcheggiare l'auto nel garage. Facendo attenzione all'auto di Michiru, la parcheggiò e spense il motore. Michiru aprì la porta per uscire, quando sentì le dita dell'altra afferrarle il polso, si voltò per guardarla.

-Michiru promettimi che non mi allontanerai da te!-

-Non potrei mai farlo! Ti amo!-

Non riusciva a spiegarselo ma, ogni volta che la violinista le diceva di amarla, il suo cuore si scioglieva come burro al sole. Allungò la mano destra per intrecciarla nei suoi capelli, le accarezzò la guancia con il pollice e, molto lentamente, avvicinò il viso al suo per incontrare le loro labbra in un bacio carico di amore.

-Lo sai vero che io ho bisogno di te!- le sussurrò la bionda a pochi centimetri dal viso.

-E tu lo sai che niente potrà distruggere l'amore che provo per te!- la fissava negli occhi per farle capire che quelle parole erano sincere. Non avrebbe mai permesso alla lontananza di intromettersi nel loro rapporto. Avevano superato ostacoli peggiori di alcuni chilometri di distanza. Fu completamente rapita dallo sguardo della violinista, quegli occhi così sinceri ebbero la capacità di alleviare, almeno in parte, i suoi dubbi. Appoggiò la fronte a quella di lei e chiuse gli occhi.

-Haruka?-

-Cosa?-

-Vendiamo la villa e compriamo un altro appartamento più vicino!-

Aprì gli occhi per guardarla.

-Non possiamo la casa non è solo tua!-

-Allora affittiamo un appartamento, anche piccolo, così puoi venire con me!-

-Non possiamo! Ricordati che non sono più un pilota e l'azienda naviga ancora in cattive acque!-

Anche se la loro situazione finanziaria non era male, non potevano permettersi un altro appartamento, anche lei aveva pensato a quella soluzione, però non potevano permettersi di fare una pazzia del genere.

-Michiru?-

-Hmm-

-Ho voglia di baciarti!-

-Haruka?-

-Hmm!-

-Forse è meglio entrare in casa, così potrai baciarmi dove e quanto vuoi!-

I preparativi per la prima partenza l'avevano completamente impegnata per tutta la settimana. Era ritornata in quella villa per vederne le condizioni. Come previsto richiedeva una ripulita, anche perché sembrava che Hiroshi non si fosse preoccupato di affidarla alle cure di qualcuno. Del resto neanche lei aveva mai pensato a quella casa. Come mise piede in quella casa mille ricordi le invasero la mente. Ogni angolo di quella casa le ricordava momenti bellissimi che aveva vissuto con la sua bambina e con Hiroshi. Gli anni subito dopo la nascita di Hikari erano stati davvero bellissimi, ricordava quando si accorse del primo dentino, la gioia di Hiroshi nel sentirsi chiamare per la prima volta papà; la sua gioia quando Hikari iniziò a dirle ti voglio bene, i primi passi, lo spavento per la prima caduta. Momenti che mai avrebbe dimenticato e che ne era sicurissima, neanche Hiroshi avrebbe mai dimenticato. Aveva chiesto a Haruka di accompagnarla ma lei si era rifiutata.

Non voglio più entrare nella vita che hai vissuto con lui!

Si era mostrata molto determinata e Michiru non aveva trovato nessun argomento valido per farle cambiare idea. Guardandosi intorno, riusciva finalmente a comprendere la posizione di Haruka. Quella casa faceva parte del suo passato, passato che, nonostante la amasse tanto, non le apparteneva. Un passato che avrebbe continuato a tormentarla, per essersi intromessa così prepotentemente nella vita di suo fratello.

Non ne avevano mai parlato ma a volte aveva la sensazione che Haruka continuava a sentirsi in colpa. Anche dopo tutto quello che Hiroshi le aveva fatto.

I suoi pensieri furono interrotti dallo squillo del suo telefono.

-Pronto?-

-Dove sei?-

-Alla villa- si sedette sul divano.

-Quando torni?-

-Tra dieci minuti esco, però devo prima passare a scuola-

-Hikari a che ora devi prenderla?-

-Qualcosa non va?-

Sospirò pesantemente alzandosi dalla sedia, per avvicinarsi alla finestra. La vista del suo ufficio non era nulla di spettacolare, affacciava proprio sul centro della città. Nonostante tutto, lo scorrere della vita frenetica aveva la capacità di rilassarla, forse perché aveva sempre amato la velocità.

-Michiru, saranno così d'ora in poi i nostri fine settimana?-

Il tono sconsolato di quella domanda le fece stringere il cuore, quando aveva accettato quella proposta, non aveva mai pensato di scombussolare la loro vita.

Anche la piccola Hikari non aveva reagito bene alla notizia.

-Ma mamma io devo aiutare zia Haruka a diventare mamma!-

Quando le aveva spiegato che sarebbero tornate nella loro vecchia casa, era stata felice; quando però, aveva scoperto che Haruka non sarebbe andata con loro, si era rifiutata di seguirla.

-Amore puoi aiutare zia quando saremo qui! Non dobbiamo mica trasferirci per sempre!-

-Mamma perché zia non viene?-

-Perché lei deve lavorare!-

-Allora io resto con lei!-

-Hikari non fare capricci. Tu verrai con me e basta!-

Fu solo grazie all'intervento di Haruka se alla fine la piccola aveva accettato di seguirla, non sapeva come ma era riuscita a convincerla.

-Michiru mi ascolti?

-Ma no, possiamo sempre fare qualcos'altro al telefono!- cercò di sdrammatizzare la situazione.

-Cosa mi stai proponendo di fare?-

-Oh lascia viaggiare la fantasia e…-

-Ti stai toccando?-

-Sempre delicata eh? No, anche perché spero sarai tu a toccarmi questa sera!-

-Michiru raggiungimi in azienda!-

-Devo andare a scuola, ti andrebbe di fare un po' di shopping con me?- azzardò a chiederle, sapeva benissimo che la bionda odiava andare per negozi.

-Shopping? Io avevo pensato un'altra cosa! Sai Jennifer andrà in pausa pranzo e così saremo completamente sole!-

-Jennifer?- chiese curiosa, non aveva mai sentito quel nome.

-Sì. La mia segretaria!-

-Oh, signorina Tenou si chiama Jennifer!- diede un'occhiata all'orologio e vide che era ormai ora di mettersi in viaggio, altrimenti avrebbe fatto tardi al suo appuntamento con la preside.

-Haruka devo andare. Ti raggiungo in azienda!-

Il tragitto verso la scuola fu alquanto lungo e stressante, non era abituata a guidare per tutto quel tempo e, se aveva pensato di evitare di stabilirsi nella villa, ora aveva avuto la conferma che era obbligata a farlo. Quando entrò in segreteria, trovò la sua nuova collega che probabilmente aveva anche lei un colloquio con la direttrice Nakamura. La giovane donna alzò il viso e, appena la riconobbe, le regalò un sorriso che la violinista ricambiò. Chiko era seduta sulla sedia di fronte alla scrivania mentre sfogliava una rivista che, dalla copertina, sembrava parlare di ballo.

-Ciao Michiru, anche tu richiamata all'ordine?- scherzò la bionda, richiudendo la rivista.

Michiru sorrise al suo modo di esprimersi e si accomodò sull'altra sedia.

Chiko continuava a fissarla, stupendosi dei suoi modi tanto aggraziati, avrebbe tanto voluto essere come lei.

Anche se da piccola aveva studiato danza classica, si sentiva completamente impacciata davanti a tanta grazia ed eleganza.

-Aspetti da molto?- le chiese Michiru.

La bionda diede un'occhiata all'orologio per poi rispondere –Da quasi dieci minuti e se non arriva fra dieci sarò nei guai. –

Aveva da poco accettato una supplenza in un'altra scuola e non poteva di certo arrivare in ritardo.

-A che ora avevi l'appuntamento?- le chiese Michiru, vedendola particolarmente impaziente.

-In realtà è stata la direttrice a convocarmi senza darmi spiegazioni. Spero solo di non aver combinato qualcosa di male. Sai questa situazione mi ricorda un po' quando il direttore del mio liceo mi convocava per…-

Fu interrotta dalla porta che veniva aperta e poi richiusa dalla direttrice.

-Scusate per l'attesa- disse la direttrice, dirigendosi verso la sua poltrona. Era una donna sulla sessantina, età portata più che bene. Aveva un'aria autoritaria, anche se non lo era affatto. Era una donna molto socievole e accomodante.

Michiru la conosceva bene e sembrava essere a proprio agio in sua presenza, mentre Chiko sembrava un po' agitata.

-Non si preoccupi, piuttosto credo che io debba aspettare ancora un po', visto che Chiko era qui prima di me- disse Michiru alzandosi in piedi.

-No, la prego signora Mitzuno, resti-

Mitzuno?

Nessuno l'aveva più chiamata così, a dire la verità nessuno mai l'aveva chiamata così!

Chiko rimase sorpresa nell'udire quel nome.

Ma non si chiamava Kaioh? Pensò, alzando di scatto il viso nell'udire quel cognome

-Kaioh! Oppure semplicemente Michiru!- puntualizzò la violinista, incurante di sembrare scortese.

Il viso della direttrice si dipinse di rosso nel rendersi conto della figuraccia appena fatta.

Aveva conosciuto Michiru quando ancora era sposata con Hiroshi e, nonostante la sua fama, aveva preso l'abitudine di chiamarla con il cognome del marito. A Michiru la cosa non aveva dato fastidio, anche perché era l'unica a chiamarla così. Ora però la situazione era diversa e quel cognome le era stretto, anzi soffocante.

-Mi scusi. In realtà ho fatto venire entrambe perché avete entrambe un secondo lavoro e volevo cercare di conciliare gli orari di entrambe, senza ostacolare nessuno.-

La direttrice prese dal cassetto della sua scrivania un foglio, sul quale aveva segnato gli orari.

-Allora signo…Michiru- non sapendo se chiamarla signorina o signora e volendo evitare altre figuracce, decise di chiamarla per nome –Se ho capito bene, lei ha bisogno del venerdì pomeriggio libero e del lunedì! E inoltre non possiamo contare su di lei per il sabato, giusto?-

Michiru annuì.

-Mentre lei signorina Okada, ha bisogno del martedì, mercoledì e venerdì mattina, giusto?-

Chiko annuì, cercando di nascondere la sua agitazione, il tempo trascorreva veloce e lei era già in ritardo.

-Allora io cercherò di venirvi incontro, in cambio voi dovete fare altrettanto con degli straordinari per quanto riguarda l'amministrazione. Per le lezioni procederemo in questo modo: i giorni di assenza di Michiru li sostituiamo con le sue lezioni, signorina Okada e viceversa. Per quanto riguarda la parte amministrativa, sarete costrette a restare qualche ora in più per due giorni a settimana.-

Michiru non era tanto d'accordo con quella soluzione, anche perché questo significava ancora altro tempo da dedicare al lavoro, stando lontano alla sua famiglia, ma del resto, se voleva davvero partecipare a quell'orchestra, doveva fare dei sacrifici.

La riunione terminò quando la direttrice congedò entrambe, augurando loro un buon lavoro. Michiru e Chiko uscirono, ripensando ancora alla soluzione che la signora Nakamura aveva proposto. Michiru percepì che anche Chiko non era del tutto d'accordo, ma forse, come lei, era costretta ad accettare.

-Diavolo, sono in un ritardo pazzesco, non farò mai in tempo ad arrivare in orario!- esclamò la bionda, guardando per l'ennesima volta l'ora.

-Dove devi andare?- chiese Michiru.

-In centro e sono tremendamente in ritardo!-

-Dai vieni, ti do un passaggio!-

-Abiti in centro?-

-No, ho un appuntamento!- rispose, evitando di darle altre spiegazioni, non perché si vergognava di parlare della sua situazione, solo non amava parlare della sua vita privata con degli sconosciuti.

-Grazie!-

Chiko era seduta al suo fianco senza proferire neanche una parola, sembrava agitata e la cosa stupì la violinista, anche perché la sua guida non era affatto spericolata e quindi non riusciva a comprendere la sua agitazione. In realtà stare accanto a Michiru le dava una sensazione di inadeguatezza, lei che si sentiva sempre inferiori agli altri, era davvero duro stare accanto a una persona tanto raffinata.

-C'è qualcosa che non va?-

La bionda spostò il viso per guardarla, era davvero bella.

-No-

La violinista preferì non insistere e continuò a concentrarsi sulla guida. Il silenzio fu interrotto dal telefono di Michiru che iniziò a squillare.

-Ehi sono alla guida e non posso parlare.- rispose subito.

-Stai arrivando?-

-Certo!- sorrise appena al tono impaziente della bionda.

Quella mattina era uscita senza salutarla e la bionda sembrava soffrire la sua assenza.

-Arrivo tra quindici minuti, tu mi raccomando aspettami!-

Al suo fianco la bionda ascoltava la sua conversazione un po' imbarazzata, anche se Michiru non aveva lasciato capire nulla dalle sue parole, il tono con cui si rivolgeva alla persona dall'altro lato del telefono, le fece capire che era il suo uomo.

-Scusami!- disse la violinista, richiudendo il telefono.

-Michiru posso farti una domanda?- sembrava aver ritrovato un po' di coraggio.

-Certo!- rispose tranquilla.

-Perché la direttrice ti ha chiamata Mitzuno. È il cognome di tuo marito?-

-Ex- marito!-

-Ex? Quindi non eri con lui al telefono?-

Michiru la guardò perplessa, forse quella ragazza era l'unica a non conoscere ancora la sua storia.

-Davvero non sai nulla di me?-

-No, perché dovrei?-

-Beh diciamo che forse sei l'unica a non conoscere tutta la mia storia-

Dopo quell'affermazione Michiru non parlò più, si chiuse in un silenzio che Chiko non volle infrangere, anche perché si conoscevano da poco, ed era normale che Michiru preferisse mantenere una certa distanza. Chiko invece avrebbe tanto voluto diventarle amica, la ammirava e sperava con tutto il cuore di riuscire a instaurare una bella amicizia con lei.

Quando arrivò a scuola era in ritardo di solo cinque minuti, fu accolta della direttrice che le fece visitare l'intero istituto. A differenza dell'altra scuola, questa ospitava il doppio degli alunni e sembrava molto più accogliente. Dal primo giorno che aveva messo piede nell'altra scuola, aveva subito avvertito una strana sensazione, come se quel posto non fosse fatto per lei. Infatti, capì subito che era una scuola riservata ai figli di persone economicamente ben messe, una scuola che lei di sicuro non avrebbe mai potuto frequentare. Questa scuola invece, ospitava bambini di ogni classe sociale, senza fare distinzioni. Visitò le aule, i laboratori e anche la palestra, che sarebbe stata il suo luogo di lezione. La direttrice le aveva spiegato che, a fine anno, organizzavano un piccolo saggio, dove gli studenti facevano vedere ai propri familiari quello che avevano imparato, durante l'anno scolastico. Un saggio senza troppe pretese ma che i bambini amavano fare.

L'idea di dirigere tanti piccoli scolari su un palco e farli ballare una sua coreografia la fece sorridere, sapeva che sarebbe stato difficile ma era convintissima che si sarebbe divertita tanto. Dopo aver visitato la scuola, la direttrice le spiegò il programma generale della scuola, le varie regole e poi le fece conoscere i suoi futuri alunni. Quando Michiko entrò nelle aule, tutti i bambini la guardarono con occhi sorpresi, poi c'era anche qualcuno che si nascondeva, evidentemente impaurito da quella nuova presenza. Fece conoscenza dei più piccoli, che non avrebbero seguite le sue lezioni, per poi arrivare nelle classi dell'ultimo anno.

Fece la conoscenza di almeno quaranta bambini, divisi in tre classi.

Tra tutti quei bambini, fu colpita da una bambina che aveva un colore di capelli così particolare ma che lei aveva già visto, anche i suoi occhi le ricordavano qualcuno, ma non riusciva a ricordare chi. Quando arrivò vicino alla bambina, la vide regalargli un sorriso gentile e poi fece un leggero inchino e si presentò:

-Ciao io sono Hikari Mitzuno!-

Mitzuno

Ho già sentito questo nome!

Signora Mitzuno… la voce della direttrice Nakamura le invase le orecchie e, in quel preciso istante, capì a chi assomigliavano quegli occhi e dove avesse già visto quel colore di capelli.

Questa bambina è la figlia di Michiru!

Salve a tutti, come annunciato ho aggiornato di giovedì e credo che d'ora in poi aggiornerò sempre di giovedì.

Purtroppo è l'unico giorno che posso aggiornare.

Ringrazio tutti e spero che continuata a seguirmi.

Un bacio e a presto.