Ho deciso di affrettare un po' le cose perché, altrimenti, non ne sarei più uscita fuori. Spero che comunque i passaggi logici siano chiari… Ho cercato di spiegare il più possibile, anche se dal punto di vista di Tom è molto confuso, dato che è la prima volta che prova dei sentimenti veri. Non riesce a districarsene e… Beh, leggete. Credo che metterò altre note alla fine.
Ringrazio come sempre chi legge/segue/preferisce/ricorda e chi trova il tempo di lasciarmi un commento ;)
Buona lettura!
Reciprocità
Lord Voldemort si sentiva strano.
Ogni volta che vedeva Ginny le sensazioni che aveva provato durante il bacio prendevano il sopravvento. Ogni volta sentiva l'urgenza di baciarla ancora e ancora e, dopo le prime volte in cui cercò di trattenersi, decise di abbandonarsi a quella sensazione. Che fossero nel suo salottino privato, in sala da pranzo, in corridoio… Voldemort non riusciva ad impedirsi di prenderla fra le braccia, di attirarla a sé e di baciarla con passione, incurante della presenza di Daphne e Astoria.
Ci aveva riflettuto, a sangue freddo. Aveva cercato di analizzare ciò che provava, che era così sconosciuto. Ne era rimasto terrorizzato.
Non conosceva quelle sensazioni, quel desiderio; non conosceva cose come la gelosia, se non legata al possesso, ma quella era una cosa diversa. Non solo carnale, ma emotiva; fluiva dal corpo di Ginevra a lui, fino al suo cuore.
Lord Voldemort, per la prima volta in vita sua, si sentì impotente. Il piano procedeva da solo, anche fin troppo bene, ma lui non riusciva ad andare oltre perché era sommerso da quelle sensazioni. Aveva capito che non poteva, non sarebbe riuscito a combatterle. Si era sfogato più e più volte, chiamando Rodolphus e facendosi portare dei prigionieri, ma a nulla era valso.
Aveva così cercato di riprendere i fili della vita fuori dal Manor. Si era fatto recapitare tutte le informazioni necessarie e aveva scoperto che gli ultimi ceppi della resistenza ardevano sempre con meno forza, spenti dall'ondata di Mangiamorte che, da bravi servitori, si stavano occupando di non lasciare in circolazione più nessun ribelle. O'Touse era sempre il ministro della magia e, sostanzialmente, nulla sembrava essere cambiato… Ma ormai tutti sapevano chi c'era dietro quel regime, anche se non avevano il coraggio di opporsi. Il Regno Unito era sotto la sua guida, o meglio, sotto quella dei suoi Mangiamorte, che agivano per lui.
Apprese anche con una punta di fastidio che Diagon Alley e Hogsmeade, così come altri villaggi magici, stavano andando in rovina. I negozi che tanto lo avevano affascinato quando era bambino avevano chiuso i battenti e la malavita, anche quella non direttamente collegabile a lui, si era trovata il campo libero per agire. Lord Voldemort strinse un po' le labbra, ma considerò che non poteva farci nulla, ora come ora. Erano ancora in guerra, una guerra che sperava finisse presto. Una volta che il suo regno si sarebbe davvero potuto definire tale, beh, avrebbe cercato di ripristinare la situazione precedente… Con le dovute modifiche, ovviamente. Sarebbe stato un regnante nell'ombra, un tiranno la cui potenza avrebbe tenuto a bada la gente; ma si sarebbe anche dimostrato magnanimo e avrebbe fatto in modo che il mondo magico tornasse al suo antico splendore. Sotto le sue regole, sicuramente più giuste, ma sempre splendente.
Le notizie dal mondo esterno erano confortanti, ma lui non sarebbe riuscito ad agire in prima persona finché non si sarebbe risolto il piccolo intoppo della sua immortalità. E questo lo riportava a Ginevra: lei, che sembrava avere un tale ascendente su di lui, e ancora lei, che comunque gli resisteva, che si ostinava a sognare visi non più reali. Un mondo diverso.
Non lo sopportava.
"Sai, Tom." gli disse un giorno, mentre loro due erano sdraiati sul letto di camera sua. Tom l'aveva baciata fino a poco prima, per poi tirarsi indietro e combattere contro quel desiderio così violento che gli suggeriva di prenderla lì ed ora. Era una seccatura, ma si doveva attenere al piano "Stanotte ho sognato un lampo verde."
"Un lampo verde?"
"Sì… In realtà erano due… Un paio di occhi grandi e una luce strana, come un incantesimo."
"Non sembra più strano di altro che hai sognato. Perché mi racconti proprio questo?"
Voldemort non stava avendo una bella sensazione. Era come un fastidio che partiva dalle parti dello stomaco. Chiuse le mani a pugno.
"Perché… Perché… Era così… Intenso. L'ho visto più volte, quegli occhi… Soprattutto quegli occhi. Credo di aver intravisto anche il viso… Aveva i capelli neri, quasi come i tuoi, ma più… Mossi, disordinati. Sorrideva in modo gentile e… E…"
Uno scatto d'ira fece alzare Voldemort. Si chinò poi su Ginevra e le prese il viso fra le mani.
La ragazza si sentì impaurita. Il cuore le batteva forte e lo sguardo che vedeva in Tom era… Era così strano, così malvagio. Il suo corpo urlava 'pericolo' e lei non sapeva che fare. Dove era finito il suo ragazzo dolce, quello che le diceva che non vedeva l'ora di amarla di nuovo?
Voldemort percepì quelle sensazioni ma non riuscì a controllare la sua rabbia. Era del tutto immotivata; quello di Ginny era un sogno come un altro, sprazzi di ricordi di una vita che, ormai, doveva aver dimenticato. Eppure… Eppure sognava Harry Potter.
Sapeva che fra loro c'era stato qualcosa. Sapeva anche che, in genere, gli incantesimi di memoria con il tempo perdevano aderenza e generavano delle falle, dei buchi dove dei ricordi potevano emergere. Credeva, però, di aver impresso più forza all'incantesimo.
Fu in quel momento che capì che Ginevra Weasley si stava dimostrando un osso più duro del previsto da sconfiggere. Lei non se lo ricordava, ma il suo animo continuava a combattere contro di lui, identificandolo come il male. E il bene altri non era che Harry Potter, il ragazzo-che-ora-è-morto… Il suo primo amore.
Ma come darle torto? Lui non conosceva l'amore, né l'aveva mai sperimentato. Silente era stato uno stupido a credere che bastasse dirgli che era l'amore il sentimento più forte: non ci avrebbe mai creduto.
Ma adesso… Adesso sentiva. Il cuore battere, il desiderio, la volontà di possedere e di soddisfare. Il voler essere, disperatamente, ricambiato.
Le sensazioni di Ginevra erano così forti, così intense, e lui sentiva così appagato quando il suo cuore batteva per lui… Così…
Così non poteva far altro che arrabbiarsi ed odiare Harry Potter ancora una volta. Anche da morto, riusciva a rovinargli la vita, e ormai non contava più solo il piano.
Una serie di rivelazioni si fecero strada nella sua mente e Lord Voldemort collegò dei fili e ne distrusse altri. Capì che il piano era importante, sì; che doveva convincere Ginny a cedere a credergli, certo, ma non per il piano stesso… Ma perché era lei.
Bella, perché bella lo era sempre stata. E sua, perché lui la voleva per sé.
Ma, soprattutto, viva. Con dei sentimenti prepotenti, scalcianti, che gli avevano trafitto il cuore. Con dei sentimenti che doveva provare solo per lui, e lui soltanto.
"Ginevra." le disse, ansimando dalla rabbia, cercando di controllarla e venendone sconfitto. Gelosia, gelosia marcia che non riusciva ad esprimere in altro modo. "Guardami."
E lei lo guardò, davvero, e cercò di andare oltre al suo sguardo furioso e alla sua stessa paura. Lo guardò e vide un uomo ferito, spaventato, ma da cosa, non riusciva a capirlo.
"Qui, siamo solo noi due." continuò lui, abbassandosi ancora di più sul suo viso, lasciando che la rabbia svanisse e che il desiderio si impadronisse di nuovo delle sue iridi "Qui, non c'è nessun ragazzo dai capelli neri e dagli occhi verdi. Dimenticalo. Ci sono io, ed io soltanto… Con te."
Ginny chiuse gli occhi e deglutì. Adesso aveva capito: Tom era geloso.
Non riusciva a districarsi ancora fra le sue stesse sensazioni; non capiva come fosse possibile che avesse provato paura e non comprensione. Cosa c'era di sbagliato in lei? Le sue emozioni erano sfuggenti, difficili da controllare. Prima, quando pensava a Tom come a un amante, non era stato un problema abbandonarsi ad esse e cedere ai baci bollenti del ragazzo. Ma adesso… Adesso, o nei momenti in cui lui era arrabbiato, lei non riusciva a frenare la paura. Non subito, almeno.
La paura la paralizzava e le impediva di vedere oltre Tom. Non riusciva a scorgere il suo cuore e questo contribuiva a spaventarla di più. Ma Tom si dimostrava sempre molto, molto, molto attaccato a lei.
Come se lei fosse l'unica cosa importante. Come se lei fosse fondamentale.
Quando Tom poggiò le sue labbra sulle sue, con rabbia, Ginny si arrese come al solito e si ripromise di non dubitare più, mai più della buona fede e dei sentimenti del ragazzo. Doveva abbandonare la paura e fidarsi di lui, che era sempre stato gentile e premuroso, che si era preso cura di lei in più modi.
Tom, ancora sopraffatto dalla rabbia e dal cuore che batteva, non riuscì a controllarsi. Con una mano scese sul seno di Ginevra, coperto ancora dall'elegante vestito verde che portava, e scostò la scollatura per scoprirlo. I suoi baci si spostarono dalla bocca all'orecchio, e poi al collo, scendendo sempre più giù fino a trovare il capezzolo scoperto.
"T-Tom…" sussurrò Ginny, eccitata e confusa. Non sapeva se era pronta, non riusciva a capirlo. Ma aveva scelto di fidarsi di lui e, perciò, avrebbe fatto di tutto per compiacerlo. Per la prima volta, ragionando da donna, capì che lui si era trattenuto anche abbastanza, oltre ogni umana resistenza.
Quando Tom alzò il viso, lei glielo prese fra le mani e lo baciò di nuovo, con foga. Poi fece scivolare le braccia dietro la sua nuca e cercò di alzarsi a sedere: Tom l'assecondò e, in men che non si dica, lei si ritrovò seduta sopra di lui, avvinghiata a lui con le gambe, i loro sessi a contatto. Si lasciò sfuggire un gemito.
Tom le sfilò la veste dalla testa e ammirò per un secondo il suo corpo nudo. Aveva visto già altre belle ragazze, soprattutto quando era giovane, ma aveva sempre considerato il sesso un impaccio inutile. Un istinto animale da soddisfare il più in fretta possibile per poter tornare a pensare, progettare, ingannare, tramare. Ma adesso… Adesso Ginevra era sopra di lui con indosso solo un paio di mutandine; bellissima, con i piccoli seni sodi e un'espressione carica di desiderio.
Tom la toccò tutta, sentì la sua eccitazione crescere ancora e ancora, si unì ai gemiti della ragazza mentre si riscopriva in grado di amarla.
Amarla, almeno fisicamente. Non più solo sesso, solo pulsioni da soddisfare. Una cosa reciproca, forse per la prima volta in vita sua.
Si sarebbe posto il problema più tardi. Ora doveva solo toccare, leccare, gemere, farsi trasportare e ascoltare il battito del suore di lei, impazzito, che trascinava anche lui nell'onda e gli faceva provare le stesse sensazioni.
Anche Ginevra iniziò a toccarlo, a sollevargli la veste e a leccarlo. Era un po' impacciata, non sapeva come fare… Ma l'istinto prese il sopravvento.
Finirono nudi tutti e due, a baciarsi in quel letto.
Tom la spinse fino a che non rimase supina e lui si issò sopra di lei. Era bella, con i capelli spettinati per la foga, le labbra arrossate e lo sguardo imbarazzato e carico di desiderio. La penetrò dolcemente. Era la prima volta che si preoccupava del benessere della ragazza, e forse il fatto di sentire le sensazioni acuite attraverso le sue riuscì a fargli capire che anche il suo benessere era importante. Comunque non incontrò particolari resistenze, segno che lei non era più vergine. Decise di non pensarci, per non rovinare il momento, e si fece sopraffare dall'eccitazione.
Trattenersi fu facile, perché se lui andava troppo oltre, le sensazioni di lei lo rallentavano, domandolo. Non riuscì a sentirsi vicino all'apice finché non lo raggiunse anche lei. In quel momento, Tom si abbandonò all'orgasmo, stimolato anche da quello di Ginevra.
Dopo qualche altro secondo in cui Tom la strinse a sé, i due si staccarono.
Era stato… Strano. Strano ma fantastico. Bello.
E Tom, ora, si sentiva appagato. E anche tremendamente arrabbiato.
Ginny gli si era accoccolata addosso e lui, quasi in automatico, le stava carezzando i capelli. La sua mente, però, vagava.
Si era arreso. Si era arreso ad una donna, ma non una qualunque: l'unica che custodiva l'ultimo pezzo della sua anima mutilata.
Quella che doveva conquistare, e che era diventata conquistatrice.
Non sarebbe mai più stato lo stesso, ormai l'aveva capito. Poteva sfogarsi con dei prigionieri babbani, torturare gente per il resto della notte e della vita, ma quelle sensazioni… Quelle emozioni, così forti, si erano ormai impossessate di lui, rendendolo irrazionale, irriconoscibile.
Tom si arrese all'evidenza e, dato che i presupposto erano ormai cambiati, decise di cambiare la sua strategia.
Il piano sarebbe stato lo stesso. Le sensazioni non erano necessariamente un male… Anzi. Poteva ancora sfruttarle a proprio vantaggio. Sicuramente le avrebbe potute sfruttare a proprio vantaggio.
Il rapporto con Ginevra era diventato reciproco. E Tom comprese che lei lo avrebbe sicuramente apprezzato.
Noticine finali: Tom ha cercato di combattere contro i suoi stessi sentimenti (perché quelli di Ginny si sono mischiati a ciò che prova lui; hanno dato il via ad un circolo vizioso – o virtuoso – di sensazioni) per un po' di tempo… Poi ha capito che non poteva nulla contro di loro. In ogni caso, non li accetta ancora in pieno, e spero che questo sia chiaro. Infatti, nonostante tutto, cerca un modo di sfruttarli a proprio vantaggio e ragiona sempre e comunque in termini di 'piano'. Ha un obiettivo in mente, che vuole raggiungere ad ogni costo.
L'ho precisato perché non so se sono stata in grado di trasmettere ciò che volevo… La cosa mi preoccupa non poco .. ma non potevo tirarla lunga ancora per molto (per non parlare del fatto che sarei stata ripetitiva), anche perché la storia è già lunga di suo.
Spero inoltre che abbiate apprezzato il riferimento al titolo ;) questa è la mezza conclusione di quella che doveva essere la mini-long in progetto agli inizi, solo con Voldemort che si arrendeva completamente ai suoi sentimenti. Ovviamente, essendo la storia più estesa, alcune cose sono cambiate… Ma ho mantenuto la scena, che mi piaceva parecchio ;)
Come al solito, fatemi sapere ;)
