Inaspettato…
"Voi due, venite con me!".
La voce del Tenente Girodel risuonò imperiosa nella piazza d'armi, quando, al termine del primo giorno di esercitazioni per le nuove reclute, l'ufficiale intravide i passi rapidi di Alain e Marcel che cercavano di svignarsela, per andarsene finalmente nelle camere assegnate alle reclute.
"Signore?" – chiese Alain rimettendosi sull'attenti e tirando per una manica Marcel.
"Si, siete sordi? Ho detto di venire con me!" – ripeté Girodel avviandosi a cavallo verso l'ingresso della reggia.
"Diamine…adesso ci si mette anche il capellone!" – imprecò Marcel – "Già c'era andata bene oggi perché quell'altro, il tizio dallo sguardo di ghiaccio, non c'era e adesso questo qui ci fa lavorare anche dopo la fine dell'esercitazione!".
Alain accostò il proprio cavallo a quello dell'ufficiale.
"Chiedo scusa…".
"Chiedo scusa Signor Tenente…" – precisò Girodel sempre guardando davanti a sé con voce un poco insofferente.
"Allora, chiedo scusa Signor Tenente…" – ripeté Alain.
"Cosa c'è?".
"Posso chiederle dove stiamo andando?".
Il Tenente Girodel a quel punto dovette per forza voltarsi e con sguardo un po' stralunato tentò di far capire alle reclute come erano regolati i rapporti tra le reclute, appunto, e ufficiali.
"Dunque, per prima cosa, un soldato, e men che meno una recluta, non si deve permettere di fare domande quando gli viene dato un ordine. Lo esegue e basta. Mettetevelo bene in testa. Se fosse capitato con il colonnello credo che una punizione esemplare non vi sarebbe stata risparmiata…".
Il colonnello deve essere il tizio con l'uniforme rossa, quello che non è venuto oggi…caspita che soggetto! – pensò Alain, anche se, per assurdo, non si sentiva affatto intimorito dalle parole dell'ufficiale.
"Comunque siete nuovi e quindi siete scusati. Per rispondere alla tua domanda, stiamo andando al teatro della reggia per controllare un carico di armi…".
"Armi in un teatro?" – esclamò Alain rendendosi conto che l'affermazione era del tutto fuori luogo e non gli sarebbe mai dovuta uscire dalla bocca.
"Armi finte…per l'esattezza!" – precisò Girodel – "Verranno utilizzate per la rappresentazione che si terrà a Versailles tra due settimane. E devono essere controllate quasi più di armi vere! Perché potrebbe essere pericoloso se venissero portate via o sostituite…".
"Oh…".
I due a quel punto si zittirono, comprendendo che il compito assegnato non era affatto irrilevante.
Certo i due giovani avevano intenzione d'arruolarsi non certo per proteggere la famiglia reale ma solo per avere un tetto sulla testa, caserma o scuderia che fosse e prendere qualche soldo da mandare alle famiglie.
Ma se per arrivare allo scopo fosse stato necessario proteggere quei nobili…
Allora avrebbero fatto anche quello!
Speriamo che alla fine di tutta questa storia ci spediranno a Parigi…- si disse Alain in tono di insofferenza.
Non poteva sopportare quello spreco di forze e di ricchezze per una stupida rappresentazione teatrale, quando a Parigi c'era tanta gente che moriva di fame.
Non poteva concepire che tante persone si dessero da fare per proteggere nobili che governavano quel paese pensando solo al proprio tornaconto.
Semmai ne avesse avuto al possibilità Alain s'era ripromesso che non l'avrebbe fatta passare liscia a nessuno di quelli.
Non era una questione di avversione personale.
Nessuno lo aveva trattato male.
Ma tutti quelli che aveva incontrato parevano vivere fuori dalla realtà, immersi in una dimensione altra e distante da quella che invece lui conosceva e che aveva sperimentato sulla sua pelle.
Un mondo incantato dove l'unica apprensione di ufficiali, soldati, aristocratici, servitori, cuochi, dame di compagnia, lacché e tutta l'accozzaglia che gravitava attorno alla famiglia reale pareva quella di evitare che il re e la regina s'accorgessero delle condizioni in cui vivevano i francesi.
Forse i sovrani lo sapevano già, ma di certo tenere lontano la famiglia reale dalla realtà equivaleva a consentire a quei nobili di continuare a mantenere i propri privilegi che altrimenti non sarebbero più stati tollerati.
I tre entrarono nel teatro. Alain riconobbe il tizio che il giorno prima aveva aiutato a trasportare dentro le scenografie.
"Eh amico…".
"Oh…ma voi due siete sempre qui attorno!?".
"Certo ma adesso ci veniamo per lavorare!".
"Allora se dovete lavorare andate a portare questo là dentro, sul palcoscenico!" – li apostrofò l'altro.
"Che? Ma hai visto la nostra uniforme? Noi siamo soldati mica facchini…" – rise Alain.
"Sentite io devo uscire un momento…perché non chiedete al vostro superiore…in fondo ci mettereste che pochi istanti…".
"E va bene…" – bofonchiò Alain che tutto sommato aveva una gran voglia di vedere quel palcoscenico da vicino.
E a quel punto, si sarebbe tolto lo sfizio di cercare quella donna, quella ch'era vestita in modo strano, diverso dagli altri attori.
Quella che assomigliava terribilmente al colonnello per intenderci.
Il Tenente Girodel gli diede il consenso e Alain si caricò sulla spalla il piccolo pannello di legno.
Non riuscì a credere ai suoi occhi quando varcò la soglia del teatro.
Le salette delle gallerie abbracciavano la platea e il palco.
Erano rivestite di preziosi stucchi dorati che parevano ancora più sgargianti e sfarzosi in contrasto con il velluto rosso che tappezzava le pareti e i sedili.
Al soldato venuto da Parigi, il luogo interessava poco.
Corse con lo sguardo al palcoscenico e gli parve di riconoscere gli attori che aveva visto il pomeriggio precedente.
E la scena pareva quasi la stessa.
Solo che…
Al posto della donna che tanto aveva catturato la sua attenzione, vide una graziosa fanciulla dai capelli castani, giovanissima, la vocetta una specie di cinguettio e le movenze delicate e lievi come quelle d'una farfalla appena nata.
Sulle prime pensò fosse un altro personaggio, non lo stesso impersonato dall'altra donna, ma poi le poche battute che ascoltò gli fecero comprendere che, in realtà, quella giovane stava interpretando il personaggio della dea.
Quella donna dunque non c'era.
E una strana inquietudine lo percorse.
Quell'ufficiale oggi non è venuto e pare che nemmeno quella donna ci sia… che strano...
Marcel gli diede una pacca sulla spalla: "Allora, ti sei perso?".
Alain si riebbe e chiese anche all'amico se secondo lui le parole recitate dalla giovane fossero le stesse che aveva sentito pronunciare all'altra donna il giorno prima.
Ma l'amico non gli fu di grande aiuto.
"E io che ne so?" – borbottò Marcel cercando di mettere a fuoco l'immagine della giovane sul palco – "Però se dovesse essere così…beh ti dirò che io preferivo quella di ieri. Diamine, che donna e che corpo…e…non so come dirti…dato che sono un uomo dalla testa ai piedi io con una così ci avrei fatto ben altro che darle un bacetto sulla bocca come ha fatto quel tizio…lì…".
L'indice puntò ad un uomo, un bellimbusto che restava fisso ad osservare la giovanetta, in attesa che quella scandisse le proprie batture.
"Lo svedese…che poi dicono sia l'amante della regina!".
"Marcel sei irrecuperabile!" – l'apostrofò Alain, alzando gli occhi al cielo, facendo spallucce…
"Sarà ma quella giovinetta lì …" – stavolta il dito puntò alla ragazzetta – "E' graziosa ma non mi dice un granché!".
"Ma che ne sai tu di teatro?! Che sei cresciuto rubando verze a Les Halles!".
"Io ne so parecchio invece! Le verze mi servivano per mangiare ma qualcuna la rivendevo e con gli spiccioli entravo a le Comédie Italienne! La sai la differenza tra gl'italiani e i teatranti francesi?!".
"No!".
"Ecco quindi taci! Gl'italiani sono davvero imbattibili…han la capacità di prendere in giro tutti mentre i francesi stanno a piangere di qua e di là…e i francesi dovrebbero imparare da loro!".
Alain squadrò l'altro, sguardo a metà tra la commiserazione e l'incredulo.
Marcel si prodigò in un paio di smorfiette per rafforzare il concetto.
I due se ne uscirono richiamati dalla voce bassa ma ferma di Girodel, non senza aver lanciato un'occhiata veloce alle personalità sedute nella prima fila della platea.
L'acconciatura alquanto elaborata deponeva per una nobildonna.
Alain riconobbe Sua Maestà la Regina Maria Antonietta.
Doveva essere lei perché quando erano entrati, arrivati a circa metà della platea, due Soldati della Guardia Reale avevano spianato le spade dicendo loro che oltre non si poteva andare e che quello che avevano portato potevano lasciarlo lì.
§§§
"Oh…Madame Elisabeth…sono più serena ora che la vostra dama di compagnia ci aiuterà a proseguire le prove in questi giorni in cui Madamigella Oscar non sarà con noi. Mi sono presa un bello spavento questa mattina quando mi hanno detto che non si era sentita bene. Speriamo si rimetta presto. Ma le prove devono procedere…".
"Non preoccupatevi maestà, sono sicura che il Colonnello Oscar sarà presto di nuovo con noi. Comunque devo dire che questo evento è stato inaspettato anche per la giovane Maileen. Sapete lei è diventata da poco la mia dama di compagnia. La sua famiglia è nobile ma non frequenta la corte. E' una ragazza assennata ed intelligente. Pensate che ha chiesto di poter assistere alle lezioni di letteratura e di pittura alla Sorbona. E siccome non c'erano altri parenti a Parigi che la potessero ospitare ho deciso di accoglierla come mia dama di compagnia…".
"Avete fatto bene Madame Elisabeth. E' una giovane deliziosa, davvero. E' stata una fortuna che ci fosse lei a sostituire Madamigella Oscar…".
"Oh, beh…non è stata proprio solo questione di fortuna…" – chiosò Madame Elisabeth.
"Come prego? Che intendete dire?" – chiese la regina incuriosita dallo strano discorso.
Madame Elisabeth fece un sorriso dolce, come a rivelare una verità da poco appresa anche da lei stessa ed in fondo sorprendente e pulita come lo era l'animo della giovane che ora stava recitando sul palco.
"Vedete maestà, non vi siete chiesta come mai Maileen sapesse a memoria tutte le battute della recita?".
"Oh, è vero! Ora che ci penso, avete ragione. Nessuno poteva sapere che Madamigella Oscar si sarebbe ammalata e io non avevo previsto di sostituirla…quindi?" – ammise Maria Antonietta sempre più incuriosita.
"Ecco, si da il caso che Maileen avesse assistito a tutte le prove sin da quando Vostra Maestà aveva deciso di mettere in scena la rappresentazione. E questo perché la prima volta in cui ha assistito alla scena tra il cacciatore e la dea Minerva…ecco…vedete…".
"Parlate pure Madame Elisabeth…parlate pure…" – la incalzò la regina.
"Maileen ha visto quel giovane…l'attendente del Colonnello Jaryaies…e…io credo che in lei sia nato…non so come dire…credo che lei provi qualcosa per quel giovane. Così, almeno per vederlo, è venuta a tutte le prove. Si sedeva sempre in fondo al palco, per non disturbare, e alla fine ha imparato tutte le battute. E quando oggi ha saputo che il colonnello non sarebbe venuto….Maileen si è offerta di recitare la parte insieme a quel giovane. Spero non consideriate tutto questo troppo sfacciato da parte sua…".
"Oh…no…ci mancherebbe…" – balbettò sorpresa la regina – "Quindi Maileen…quella giovane avrebbe un debole per André!? L'attendente del Colonnello Oscar!? Oh…ma è semplicemente meraviglioso! Solo…vedete…non vorrei che la vostra dama di compagnia s'illudesse inutilmente. Vedete André non è nobile anche se ha ricevuto la stessa educazione di un nobile, dovendo servire la famiglia Jaryaies, mentre la giovane Maileen de Berintou credo lo sia giusto!?".
"Maestà questo l'ho detto anch'io alla mia dolce Maileen. Ma lei dice ch'è felice anche così e che forse un giorno…se il destino lo vorrà…potrà sempre chiedere a Vostra Maestà il re il permesso di sposarsi. Certo per adesso è molto presto. Lei vuole solo conoscere quel giovane. Sarebbe già tanto se potesse parlargli…così mi ha detto…certo…non come la dea discute con il cacciatore…".
"Certo, certo…" – concluse la regina mentre un'ombra di tristezza corse sul volto.
La conoscenza di quella notizia così inaspettata…
Un sentimento che poteva essere libero di nascere ed esprimersi e forse anche realizzarsi nella sua interezza, ebbe il potere di stringere il cuore, dato che lei mai nella sua vita avrebbe potuto permettersi di vivere a quel modo.
Seguendo il cuore e non la ragion di stato.
"Allora forse dovremmo fare qualcosa per questa giovane…" – mormorò a voce bassa la regina mentre si alzava al termine delle prove e congedava gli attori.
A poco a poco il teatro si svuotò dei suoni e delle voci che fino a poco prima erano riecheggiati dal palcoscenico.
"Andres…Andres?".
André era immerso nei suoi pensieri mentre si avviava a grandi passi verso l'uscita del teatro.
"Andres?".
Alla terza volta in cui udì quel nome non poté non voltarsi cercando di capire se qualcuno stesse chiamando lui e in quel caso chi fosse.
"Oh…Andres…per fortuna vi siete fermato! Temevo non sarei riuscita a raggiungervi…" – trillò la giovane Maileen accostandosi a lui che prese ad osservare l'altra con sguardo un po' stupito.
Le presentazioni erano state fatte in fretta e furia per rispettare i tempi delle prove.
"Mademoiselle…non avevo compreso cercaste me…" – rispose André un po' interdetto.
"Certo…scusate voi…Andres…".
"Perdonate mademoiselle ma il mio nome è André…" – tentò di precisare lui.
"Oh, certo…so anche questo. Ma vedete, ho trovato alquanto ingiusto che la regina non abbia dato al cacciatore un nome, così ho pensato che potevo farlo io. Andres potrebbe essere il nome del cacciatore, non trovate?".
"Andres…oh certo…".
André si passò una mano sul viso, tentando di riannodare i fili dello strano incontro, del tutto inaspettato, dal momento che aveva conosciuto quella giovane solo due ore prima sul palcoscenico, quando la regina aveva annunciato che la giovane Maileen de Berintou avrebbe sostituito Oscar durante le prove.
Adesso se la ritrovava lì, quasi l'altra l'avesse rincorso per non lasciarlo andare via.
"Vi dispiace se vi chiamo così?" – proseguì Maileen sfoderando un sorriso dolce e convincente.
"Certo…non c'è problema…ora se volete scusarmi…buon pomeriggio mademoiselle…." – chiuse André, piuttosto dubbioso.
Covenne rapidamente non ci fosse nulla di male nella richiesta e così acconsentì anche se non ne comprendeva appieno la ragione.
Nella testa e nel cuore erano ancora impressi come una specie di marchio a fuoco, le sensazioni che s'erano irradiate dentro di lui mentre abbracciava Oscar, la sera prima.
La sua mente si era perduta in quel contatto e adesso la sua mente non faceva altro che ritornare ossessivamente lì.
Oltre alla considerazione, quella ben più reale, che Oscar avrebbe presto ricordato quel che era accaduto.
Era solo una questione di tempo e lui sarebbe finito in trappola.
Istintivamente si rese conto di essere molto stanco.
Stanco di trovare scorciatoie a quel sentire che non sapeva più dove rinchiudere e poi ai suoi stessi gesti che, da quanto era finito in quell'assurda recita, pareva gli sfuggissero letteralmente dalle mani, ogni volta che si ritrovava troppo vicino a lei, troppo inondato da lei.
Così vicino gli era difficile controllarsi, che se fino ad allora era stato bravo, era solo perché s'era tenuto a distanza.
Ma così vicino…
Istintivamente si chiese cosa sarebbe mai accaduto se Oscar gli avesse chiesto di spiegare quei gesti...
Forse se le avesse detto la verità...
Fece per voltarsi e andarsene ma la giovane quasi gli girò attorno per pararsi davanti.
"Perdonate…perdonate…Andres….vi… vi – andrebbe – di – fare – una - passeggiata – con me – solo – per - discutere – della commedia – lo – so – che - io – sono – solo – una – sostituta – ma – mi - farebbe – piacere – parlare – con – voi?".
La domanda uscì di filato, quasi senza respiro.
Ad André parve che l'altra, nonostante avesse esaurito la sua richiesta, non avesse ancora ripreso a respirare, in attesa della risposta. E non avrebbe davvero respirato più finchè lui non avesse risposto.
"Una passeggiata? Mademoiselle…vedete io purtroppo devo tornare a casa. Ho molti…".
"Suvvia André, non potreste per una volta accontentare la giovane Maileen?" – chiese avvicinandosi Madame Elisabeth che aveva osservato la scena da lontano e aveva compreso che la sua giovane dama di compagnia aveva bisogno del suo aiuto.
"Non credo ci sarebbe niente di male…".
Maileen tornò ad osservare André che, a quel punto, e vista l'insistenza e l'accorata richiesta di Madame Elisabeth, non se la sentì di rifiutare.
"Va bene…sarà un piacere per me…" – mormorò anche se poco convinto.
La giovane fece un piccolo applauso in segno di ringraziamento.
André, con un gesto del tutto spontaneo le porse il braccio sinistro e la giovane con un sorriso smagliante e il respiro che pareva ancora non essere tornato, appoggiò la mano e ringraziandolo si avviò con lui sotto lo sguardo vigile di Madame Elisabeth e, seppure un poco distante, quello infinitamente malinconico della Regina Maria Antonietta.
"Mi dispiace di non essere riuscita a sostenere il duello ma io non ho assolutamente idea di come si impugna una spada…" – riprese Maileen, tanto per trovare un argomento che potesse destare l'interesse dell'accompagnatore.
"Mademoiselle…ci mancherebbe…" – si schernì André tentando di comprendere come fosse finito in quella situazione.
Quella scena non passò inosservata, perché anche il Conte di Fersen, che nel frattempo era tornato nella platea, aveva osservato i due giovani allontanarsi.
E lo stesso velo di malinconica inquietudine scorse nello sguardo mentre osservava la sua regina uscire dal teatro sottobraccio al marito, tirata per la mano dal piccolo Louis Joseph.
Lei non mi appartiene…
Non potremo mai appartenerci veramente e allora come farò a continuare a vivere così…
§§§
Inaspettato…
Tutto in quella giornata era divenuto inaspettato.
Per Andrè, che si ritrovò a passeggiare per i fastosi giarnidi della reggia, a braccetto d'una giovane entusiasta e vivace, parlando di teatro greco e di tragedie e di arte e chissà cos'altro.
E anche per il Colonnello Oscar François de Jarjayes, che, di soppiatto dalla ferrea guardi di nanny, era riuscita a guadagnare l'uscita e ora se ne stava seduta sul bordo della fontana di casa Jaryaies, osservando il cielo appena solcato dagli ultimi raggi del tramonto, e da un lato, tagliente e freddo, il primo spicchio della luna nuova.
Quasi trasalì quando scorse venire dall'ingresso del palazzo un ombra avvicinarsi lentamente.
E quasi il cuore si fermò nel petto quando riconobbe la voce di Fersen che la salutava.
"Conte di Fersen…".
"Buonasera Madamigella Oscar…come state?".
"Meglio, grazie. Ma voi…".
"Ero in ansia per la dea Minerva!" – esordì piano il conte – "E così ho pensato che sarebbe stato bene accertarmi che non avesse perso la sua aura di divino splendore!".
Rise il conte…
Trasalì Oscar…
Il Conte di Fersen aveva sempre utilizzato un linguaggio più che cortese e raffinato ma non si era mai rivolto a lei in termini un poco assurdi, neanche fossero stati realmente sul palco a recitare.
Lei, appunto, si ritrovò incerta, non avendo ben chiaro dove l'altro volesse andare a parare.
Era chiaro però che il conte era venuto di sua esclusiva iniziativa, perché non aveva assolutamente nominato Sua Maestà la Regina, né aveva riportato i saluti di alcuno, come sarebbe stato nel caso in cui la regina avesse saputo della visita del conte, nel qual caso non avrebbe mancato di aggiungere appunto i migliori auguri di pronta guarigione.
E poi, il messo con il messaggio della famiglia reale era già arrivato nel pomeriggio.
Dunque…
Oscar si rese conto che Fersen non aveva nominato la regina.
Si stupì della strana situazione che si stava dipanando di fronte a lei.
"Dovrò stare a riposo ancora per un giorno. Dovrei riuscire a tornare dopodomani. Spero di non aver creato troppi problemi a sua maestà!?" – chiese lei, tentando di avere informazioni su come fosse trascorsa la giornata.
Le premeva sapere della regina, soprattutto.
O forse le premeva rammentare all'altro che Sua Maestà avrebbe forse voluto essere messa al corrente di quella visita del tutto inaspettata di cui nessuno dunque sapeva nulla.
Tutt'e due tornarono a sedersi sul bordo della fontana. La brezza della sera prese ad increspare la superficie dell'acqua dove ora si rifletteva il sottile filo della luna, più alta nel cielo.
Intorno, i rumori ovattati della campagna e poco più in là le luci della casa che si perdevano nel buio del cortile.
Fersen tirò un sospiro.
Nella mente ancora quell'immagine così dolente della sua regina che lasciava il teatro assieme al sovrano e al delfino.
Un'immagine struggente e tagliente al tempo stesso.
"Non temete mademoiselle…si, sua maestà era dispiaciuta del fatto che non siete stata bene. Ma oggi abbiamo avuto la fortuna di trovare una giovane che si è offerta di sostituirvi e debbo dire che se l'è cavata piuttosto bene! Conosceva già la parte della dea…sapeva tutte le battute a memoria! Certo non è stata in grado di eseguire la sequenza del duello ma per il resto è riuscita a recitare piuttosto bene…".
"Come? Una giovane mi ha sostituito!? – senz'accorgersene le dita strinsero la stoffa del gilet, il povero tessuto ritorto…
Neppure la gelosia era mai stato un sentimento che fosse scorso nella mente.
Perché non era mai stata toccata da nulla che fosse stato degno di sollecitare la sua mente, come ora invece pareva accadere.
La sensazione ricacciata a fatica nei meandri più oscuri.
Non era mai stata in competizione con nessuno.
E quella storia della commedia l'aveva irritata fin dall'inizio.
Perché allora adesso voleva sapere chi fosse quella giovane e come aveva fatto a sostituirla così in fretta, dato che nessuno sapeva avrebbe potuto immaginare la sua malattia e dunque che non sarebbe andata alle prove quel giorno?
Gelosia…
Senso del dovere…
"Si, certo. E' una dama di compagnia di Madame Elisabeth. E' arrivata da poco a Versailles ma a quanto pare è una giovane molto colta…le piace la letteratura, il teatro e… non so ma credo che in realtà la commedia c'entri poco con il fatto che oggi voi siate stata sostituita proprio da lei!".
La chiosa affondò dirompente.
"Che intendete…".
"Sono tornato da pochi giorni alla reggia ma in molti mi hanno riferito di aver visto quella giovane anche i giorni scorsi quando le prove si svolgevano al Trianon. Se ne stava seduta in fondo alla platea. Poi alla fine si alzava e si avvicinava al palcoscenico aspettando che tutti gli attori se ne andassero e poi…".
"E poi?".
Oscar si parò davanti al viso di Fersen.
Perché adesso sentiva salire dentro di sé, quasi come una marea inaspettata, il desiderio di conoscere ogni più piccolo particolare di quella giornata e soprattutto di quella giovane che, evidentemente, era stata in grado di sostituirla così egregiamente?!
E, particolare ancora più dirompente…
Se quella aveva recitato accanto ad André questo significava che lei…
Che quei due avevano senz'altro affrontato anche la scena del bacio…
Quello strano racconto nulla c'entrava con la sua vita…
Non era così.
"Beh ecco…pare che quella giovane sia venuta alle prove, attenendo la fine, per aspettare una persona…".
Fersen si voltò verso Oscar mentre la osservava e stranamente lei pareva pendere letteralmente dalle sue labbra, tanto che per un attimo rimase a sua volta interdetto.
"Oggi ne ho avuto la conferma. Quella giovane in realtà voleva conoscere il vostro attendente…".
"André?" – saltò su Oscar, voce allarmata ed un poco roca per via dell'infreddatura.
Lo sguardo corse allora alla scena che il Conte di Fersen le descrisse di li a poco, ossia della giovane Maileen che scendeva dal palcoscenico, correndo letteralmente dietro ad André per poi chiedergli se lui poteva accompagnarla a fare una passeggiata, solo per discutere della commedia.
Fersen sorrise alle sue stesse parole.
Nessuno in quel momento poteva comprendere l'impatto e la forza che quel semplice racconto avrebbero recato. Ne lui, ne André che ne era stato il protagonista.
E nemmeno Oscar che, però, per quanto non lo sapesse, si ritrovò stranamente confusa e sospesa, immersa in quel racconto e soprattutto nella visione di André, il suo André, accanto ad una giovane che evidentemente provava una certa simpatia per lui.
Inaspettato…
Il semplice racconto tale si rivelò.
In una sera in cui la luna appoggiava i suoi raggi tenui sulla superficie un poco increspata dall'acqua e un brivido impercettibile e profondo corse attraverso la schiena e Oscar a quel punto si scosse e quasi tremò senza potersi opporre a quella sensazione così potente…
"Oh…ma voi avete freddo?" – esclamò il Conte di Fersen che intuì il brivido.
Con un gesto calmo ma risoluto si sbottonò i bottoni della giacca e se la tolse mentre lei ora osservava i movimenti calmi e si chiedeva cosa stesse accadendo…
Fuori di lei e poi dentro di lei mentre si accorgeva che quella giacca calda veniva posata dolcemente sulle sue spalle e lei si ritrovava lì, lo sguardo perso e le mani istintivamente a toccare la stoffa liscia dell'abito.
Oscar percepì un calore insolito infondersi sulle sue spalle.
Non era tanto quella giacca ad averla lasciata un po' stranita ma era quel calore sulle sue spalle prima coperte solo da una leggera camicia.
"Non vorrei che prendeste freddo qui fuori!" – continuò Fersen – "Forse dovremmo rientrare…".
Un gesto di cortesia e di galanteria a cui l'altra non era assolutamente abituata.
E nemmeno preparata, dato che balbettò un timido grazie, abbassando lo sguardo, quasi incapace di mantenersi calma, mentre il cuore aveva preso a battere, come impazzito, ora.
Nello stesso istante un altro gesto del tutto inaspettato colì il cuore e i sensi…
Assolutamente inaspettato…
Fersen appoggiò una mano sulla spalla sinistra, quasi abbracciandola e poi, in un movimento del tutto amichevole, passò due, tre volte la mano sulla sua schiena, come per rinforzare il calore della sua giacca e quindi riscaldarla.
Oscar pensò a quel punto che la febbre fosse veramente tornata a prendersi mente e muscoli e ossa…
Tutto!
Rimase con lo sguardo basso ma dentro di sé, impercettibilmente, il gesto riportò alla mente un gesto assolutamente simile, anzi, del tutto identico.
Un gesto che a quel punto non era più solo nella sua mente, a galleggiare dentro ore di febbre e di dolore, ma tornava in superficie.
Era la mano di André che l'aveva accarezzata, quella sera.
Era lui che l'aveva accarezzata, forte, per scaldarla.
E lei aveva ascoltato quella mano calda, scorrere su di sé e calmare il freddo e calmare la rabbia e il groviglio d'inquietudine che si portava addosso.
Fersen era lì e stata facendo la stessa cosa.
E lei…
E lei non era assolutamente calma…
E lei pensava ad André…
E pensava che André aveva baciato quella giovane…
E pensava e si diceva dentro di sé che era tutta una finzione…
Si alzò di scatto, allora, afferrò la giacca che stava per cadere.
"Oscar, c'è qualcosa che non va?" – chiese Fersen un poco sorpreso.
"No. Non è niente ma avete ragione. E' meglio che rientri!" – il tono s'asciugò, che nella testa ora riemergevano ricordi che lei aveva tentato di recuperare e sentiva salire la rabbia perché André le aveva mentito.
A quel punto lei non poté che giungere alla conclusione che André le aveva mentito.
Su tutto.
Era lui che l'aveva scaldata, con la sua mano.
E non solo con quelle stupide coperte.
E poi André aveva accettato di andare a passeggiare con quella ragazza.
Nulla di strano.
Nessuno, nemmeno Oscar avrebbe potuto impedirglielo.
Ma il semplice fatto era bastato per colpirla oltre ogni istinto e coscienza e pensiero e ragionamento.
Oscar continuò a pensare alle parole del conte, avviandosi verso casa mentre Fersen si era avvicinato al suo fianco.
Ecco…
Inaspettato…
Tutto quel giorno divenne inaspettato, mentre André, uscendo dalle scuderie dove aveva lasciato il cavallo, potè osservare Oscar e Fersen rientrare a casa, insieme, vicini.
Li osservò da lontano e il cuore, anche per lui, parve non essere più in grado di sostenere quella vita e quella visione.
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