Capitolo 9


Upstate New York, estate di cinque anni prima

"Dannazione!" urlò Santana uscendo dall'auto. Aprì con forza il cofano e si sporse verso il motore. "Pezzo di rottame!" Colpì la ruota con rabbia, provando intanto a scostare il fumo. Brittany rimase in auto a braccia conserte.

"Cazzo, cazzo, cazzo!" Santana non era neanche sicura di cosa stesse cercando tra tutti quei cavi e pezzi di metallo. Niente andava a fuoco ma c'era un orribile odore di gas. Brittany la guardava mentre armeggiava con il suo cellulare.

"Sul serio? Sul serio, mi stai prendendo in giro. La mia batteria è morta." Lanciò il telefono in macchina. "B, fammi usare il tuo."

"E' andato anche il mio." Rispose freddamente Brittany. Santana emise un gemito e si accasciò contro l'auto.

"Stupida.." mormorò. Brittany scese dal sedile e diede un'occhiata ai pezzi.

"Sembra che uno dei cavi sia saltato e forse anche il tuo tubo carburante." spiegò Brittany. Santana la guardò sopresa.

"E questa da dov'è uscita?"

"Quando io e Kurt uscivamo insieme, ci metteva un'eternità a truccarsi, così suo padre mi ha mostrato come riparare le auto nel frattempo." rispose Brittany. Santana emise una piccola risata al pensiero.

"Tu e Kurt non uscivate insieme." sghignazzò.

"Si invece. Non ricordi?" insisté Brittany.

"B, eri la copertura di Kurt. Lo sai che uscivate solo per finta, vero?"

"Beh, perlomeno lui usciva con me per finta invece che non uscire con me per nulla." Rispose secca Brittany. Santana sussultò e rimase immobile. Brittany iniziò a camminare lungo la strada da dov'erano arrivate.

"B, dove stai andando?" domandò Santana.

"A quel motel che abbiamo visto prima."

"B, ma è almeno a 10 miglia da qui!" Brittany la ignorò con classe e continuò a camminare. Santana si infilò le mani in tasca e si rassegnò a seguirla in silenzio. Raggiunsero il motel più o meno attorno alle 10. Era poco più che un'orribile baracca. L'insegna al neon era fulminata per metà, la pittura delle mura esterne era scrostata in più punti e i condizionatori esterni sferragliavano rumorosamente. Santana ebbe chiaro dal primo secondo che non sarebbe stato per niente sicuro dormire lì.

"B, sono più che certa che ci prenderemo qualche orrenda malattia lì dentro." Ammonì Brittany, ma lei era già entrata. Santana la seguì.

"Salve." Mormorò Brittany al ragazzo dietro il bancone della reception. Poi gli lanciò uno dei suoi sorrisi. "Avete una camera libera?" Lui non doveva avere più di 16 anni e a giudicare dalla gravità dell'acne che gli ricopriva il viso era ancora alle prese con la pubertà. Imbambolato si limitò a fissare la bellissima ragazza che gli stava di fronte.

"Ehm… Certo." Replicò con aria confusa riuscendo a spostare lo sguardo dal seno di Brittany alla sua faccia. Santana combatté il desiderio di prenderlo a pugni.

"Allora, ti sbrighi? Letti separati, grazie." Così Brittany non avrebbe quantomeno insistito sul prendere due camere diverse, ma di sicuro non avrebbero dormito insieme.

"Sai se c'è un meccanico da queste parti?" Domandò Brittany. Il ragazzo riflettè qualche secondo.

"Beh, ce n'è uno, ma è a un'ora da qui. Avete l'auto in panne?"

"Già, più o meno a 10 miglia da qui." Tagliò corto Santana. Il ragazzo si soffermò di nuovo a pensare.

"Beh, se volete posso chiamare mio zio. Abita a mezz'ora da qui e se ne intende abbastanza di auto. Forse posso farlo arrivare già per domani mattina se vi và." Brittany gli sorrise di nuovo e lui si colorò immediatamente di un rosso piuttosto acceso.

"Grazie! Sei un tesoro." Gli disse poi. Il ragazzo interpretò la frase di Brittany come un invito ad andare oltre così trovò persino il coraggio di chiederle il numero, anche se nella realtà dei fatti il suo cellulare era morto. Brittany glielo scrisse e Santana gli lanciò un'occhiataccia. Lui le sorrise nervosamente e porse loro le chiavi della loro camera. Fu Brittany però ad afferrare prima la sua dal bancone e dirigersi rapidamente su per le scale.

"Telefono." Gli disse brusca Santana e lui si affrettò ad allungarle il telefono sul bancone così che lei potesse raggiungerlo. Chiamò i suoi per avvertirli di quanto era successo. Loro si offrirono di andarle a prendere, ma Santana li rassicurò sul fatto che stessero bene e che l'auto sarebbe stata riparata entro la mattina dopo. Nonostante sembrassero un po' scettici si fidavano di Santana e dopo un altro paio di rassicurazioni su posizione del motel e stima approssimativa del tempo che avrebbero impiegato per arrivare a casa il giorno successivo, Santana attaccò. Il ragazzo rimise a posto il telefono e Santana gli si avvicinò con aria minacciosa.

"Se ci tieni alla pelle e ti piacerebbe vedere cosa c'è dopo la pubertà stalle lontano, mi hai capito?" Sibilò. Lui deglutì a fatica distinguendo chiaramente la promessa di morte che lei cercava di trasmettergli con lo sguardo e annuì. Santana agguantò la sua chiave e salì al secondo piano. La camera si trovava nell'angolo in fondo e non appena Santana ci mise piede rimase piacevolmente stupita da quanto fosse linda. Anche se l'esterno dell'edificio era un vero disastro, in fondo l'interno era passabile. Brittany era in bagno così Santana si lasciò cadere sul letto. In men che non si dica passò un'ora prima che cominciasse a domandarsi cosa diavolo facesse in bagno per così tanto tempo. L'acqua della doccia era chiusa e non si sentiva il minimo rumore. Così si alzò in piedi e bussò alla porta.

"B? Tutto okay?" Udì una specie di fruscio provenire dal bagno, segno che, se non altro, non era morta. "B, sei lì dentro da un'ora."

"Và via." Ribatté Brittany con la voce rotta. Santana sentì il suo cuore affogare. Conosceva Brittany come le sue tasche e sapeva benissimo che stava piangendo.

"B, per piacere, vieni fuori."

"No."

"Ti prego. Possiamo parlarne?"

"No." Santana sospirò e scivolò con la schiena contro la porta.

"B, sai cosa provo per te. Sei la mia migliore amica." Silenzio. "Voglio dire, siamo giovani, non sappiamo cosa vogliamo." Santana udì Brittany mormorare qualcosa, ma le parse che stesse soffocando le parole in un asciugamano.

"Cosa?" Domandò.

"Ho detto che io voglio te!" Gridò Brittany.

"B, non si può."

"Perché no? Kurt ha il suo stupido fidanzato."

"Perché il suo fidanzato può prendere a pugni chiunque voglia ferirlo. Siamo ragazze, B. Non possiamo difenderci. I ragazzi ci vedrebbero sempre come una stupida 'sfida'. Non voglio che ti succeda niente di brutto."

"Sei proprio stupida." Rispose Brittany e lo borbottò di nuovo nell'asciugamano. Santana iniziò a sentire il petto bruciare. Odiava sapere che Brittany stava piangendo. Non voleva fosse possibile che le lacrime offuscassero i suoi allegri occhi blu che avrebbero dovuto soltanto brillare di gioia. Santana nascose la faccia fra le ginocchia.

A un certo punto lungo il loro percorso si era innamorata di lei. Probabilmente era successo ancora prima che Brittany realizzasse come fosse possibile amare qualcuno dello stesso sesso. Santana inspirò tutta l'aria che riuscì a raggiungere. Tutto ciò che aveva fatto negli anni precedenti era negarlo e si era detestata ogni singolo attimo. Il fatto è che voleva che Brittany fosse al sicuro. Ma adesso aveva troppa paura di perderla per sempre.

"Ti amo." Sussurrò Santana. "Ma non voglio che ti succeda qualcosa di brutto." La porta di colpò si spalancò e Santana si ritrovò lunga distesa sul pavimento del bagno.

"Cos'hai detto?" Le domandò Brittany mentre lei cercava di ricomporsi.

"Niente." E subito, con una forza e una rabbia che spaventarono Santana, Brittany la sbatté contro il muro dietro le sue spalle.

"Dillo." Sibilò. Santana ebbe paura di Brittany per la prima volta nella sua vita. Era sempre così calma e dolce. La persona che la stava spingendo contro la ruvida carta da parati era qualcuno che covava una profonda collera dentro di sé.

"B, lasciami andare." La pregò Santana.

"Dillo." Ripeté Brittany. Santana si morse il labbro e chiuse gli occhi per non vederla mentre le affondava le unghie nella pelle della spalla imprimendole dei segni lividi persino attraverso la stoffa della sua maglia.

"Non ce la faccio, B."

"L'hai appena detto! Perché non puoi farlo di nuovo?" Le domandò scuotendola per le spalle.

"Basta!" Santana afferrò le braccia di Brittany. "Ti devi calmare adesso." Brittany tentò di liberarsi dalla stretta, ma Santana non accennò a lasciarla andare.

"Lasciami." I ruoli si erano ribaltati. Santana dovette impegnarsi per non mollare la presa mentre lei si dimenava. Si voltò su se stessa finché non inciamparono sul letto cadendo sul materasso. Santana capitolò sopra Brittany che lanciò un piccolo urlo. Credendo di averle fatto male balzò subito in piedi.

"Stai bene?" Domandò, ma mentre tentava di alzarsi dal letto si rese conto che Brittany la stava tirando verso di sé finché non affondò il viso nel petto di Santana e fu solo allora che realizzò che i suoi che emetteva erano semplici singhiozzi.

"Non è giusto." Piangeva Brittany. Santana rotolò di lato e rimase lì accanto a lei finché il suo respiro non divenne più ampio, segno che si era addormentata. Quando tentò di alzarsi di nuovo scoprì che Brittany si era addormentata stringendola per la maglietta. Santana si accorse di alcune lacrime ancora impigliate fra le ciglia di Brittany, così si piegò per cancellare per sempre con un paio di baci. Ma non appena le sue labbra furono a pochi millimetri dalle palpebre di Brittany si bloccò. Che diavolo stava facendo?

La devo smettere. Finirò per fare del male ad entrambe. Allontanò il viso e si accontentò di appoggiarsi con la fronte contro quella di Brittany. Il sonno la sopraffece non appena riuscì a chiudere gli occhi.

La mattina Santana si svegliò in tempo per accorgersi di Brittany stretta forte a lei. Per un secondo si scordò della lite della sera prima. Poi però se ne ricordò e si limitò a scrutarla con aria triste.

"Mi dispiace, B." Bisbigliò. Qualcuno poi bussò alla porta e Santana si alzò per andare ad aprire. Stavolta riuscì facilmente a scivolar via dalla stretta leggera di Brittany. Non appena girò il pomello si imbatté in un uomo alto, grosso e pelato.

"Avete avuto problemi con l'auto?" Grugnì più che domandare.

"Sì, sarebbe lei che può metterla a posto?" Chiese Santana.

"Vediamo che si può fare." Fu tutto ciò che disse. Santana annuì e lanciò un'occhiata a Brittany. La confusione l'aveva svegliata e si era appena issata a sedere con i capelli ancora davanti agli occhi.

"B?" La chiamò Santana. Brittany si alzò in piedi, senza rispondere ed evitando ogni contatto visivo camminò in silenzio oltre loro. I due la seguirono. Brittany lasciò la sua chiave alla reception.

"Porterete l'auto alla fattoria?" Domandò il ragazzo. Suo zio si limitò ad annuire. "Okay, zio Bruce, potrei fermarmi di più stanotte." Lanciò un'occhiata a Brittany e Santana lo fulminò con lo sguardo. Se solo avesse potuto trovarsi da sola con lui in un vicolo con una mazza da baseball…

L'uomo le condusse fino ad un pick-up e Santana si sistemò sul posto del passeggero mentre Brittany si issava sulla parte posteriore fra le balle di fieno. Guidarono fino alla loro auto e una volta arrivati a destinazione l'uomo diede un'occhiata al motore per individuare il problema. Poi si distese per terra e sparì sotto la macchina.

"Come pensavo, và sostituito il tubo carburante." Disse, "Dovreo averne uno di scorta giù alla fattoria."

"Possiamo pagarla." Ribatté in fretta Santana. Lui grugnì soltanto e cominciò ad agganciare l'auto al suo pick-up.

La fattoria si trovava più o meno a 30 minuti da lì e nessuno aveva voglia di aprir bocca. Gli unici suoni che accompagnavano il viaggio erano la radio e il rombo del motore. Appena arrivarono a destinazione Bruce scese dall'auto. La casa era piuttosto grande nonostante sembrasse minuscola dispersa nell'infinita campagna vuota che la circondava. Una donna decisamente incinta era inginocchiata sulla terra di fronte all'entrata mentre strappava le erbacce da alcune fioriere. Non appena il pick-up parcheggiò si alzò in piedi e si avvicinò al veicolo.

"Bentornato!" Canticchiò non appena vide suo marito. "E voi due dovete essere le due ragazze di cui parlava Colby." Santana allungò la mano verso di lei che la strinse scuotendola con vigore.

"Io sono Santana, grazie davvero per il vostro aiuto." Brittany si avvicinò a sua volta.

"Brittany." La donna sorrise.

"Beh, io sono Janice e voi siete le benvenute qui." Le rassicurò. "Avete già fatto colazione?" Loro scossero la testa in risposta, così la donna entrò in casa.

"Venite, coraggio. Max deve ancora finire di mangiare, potete unirvi a lui." Le due si incamminarono dietro di lei e quella che sembrava una cagna egualmente incinta saltellò subito verso di loro per salutarle. Abbaiò persino con entusiasmo.

"Zitto, Descala." L'interruppe secca la donna. Un ragazzino poi sfrecciò accanto a loro sparendo nel salotto alla loro destra. Non poteva avere più di 5 anni.

"Hai finito?" Domandò Janice. Il ragazzino annuì e si sedette davanti alla televisione per guardare i cartoni. Sul tavolo della cucina c'erano ancora alcuni pancake fumanti. Janice li sistemò su di due piatti e loro vi ci si tuffarono con espressione affamata.

"Dov'eravate dirette di bello prima che l'auto vi desse il buon servito?"

"A casa." Risposero all'unisono. Santana continuò. "Beh, viviamo a Lima, in Ohio."

"È un bel po' di strada." Puntualizzò Janice. "Sentite, Bruce è un po' impegnato oggi. Se non riuscirà ad aggiustare la macchina in un tempo ragionevole insisto che restiate qui stanotte. Non voglio che nessuna di voi due guidi di notte e rischi di addormentarsi al volante."

"Oh, no, no, no, non possiamo restare." Si affrettò Santana. "Vi stiamo già dando un sacco di dissturbo." Janice le lanciò uno sguardo severo che a Santana ricordò immediatamente quell'espressione che faceva sempre sua madre quando voleva dirle "non discutere con me". Era una di quelle occhiate che nessun figlio al mondo poteva battere.

"Insisto, stelle. Comunque credo che Bruce ce la farà prima che si faccia troppo tardi." Le rassicurò. Santana sapeva che il tempo stringeva. Il campo per cheerleader sarebbe iniziato di lì a 2 giorni e se Bruce non ce l'avesse fatta entro quel giorno, sarebbero rimaste loro soltanto 24 ore da passare a casa. In quel momento qualcosa le disse che le cose sarebbero andate davvero davvero male.

Brittany aveva sempre avuto un gran talento coi bambini. Era paziente e il più delle volte riusciva ad essere in perfetta sintonia con il loro modo di vedere il mondo così non le fu difficile conquistare Max. Quasi immediatamente iniziarono a giocare nel cortile, rincorrendo le pecore attorno alla proprietà mentre Santana se ne stava seduta sotto il porticato. Li guardava ridere e rincorrersi finché Max non cadde per terra e per via della ridarola che gli prese non riusciva ad alzarsi. Brittany lo prese in braccio, se lo issò sulle spalle e iniziò a sfrecciare di nuovo imitando un aeroplano. Santana non riuscì a non sorridere e immersa nei suoi pensieri saltò in piedi di scatto non appena sentì un naso umidiccio sfiorarle la caviglia. Guardò in basso per scorgere un altro cane, uno Shepard australiano, leccarle i calzini.

"Fammi indovinare," Cominciò Santana chinandosi verso di lui fino a potergli carezzare la testa. "Ti chiami Puck e non era tua intenzione mettere incinta quella pupa, non è vero?" Sorrise piano alla sua battuta e alzò lo sguardo giusto in tempo per notare Max correre verso di lei seguito da Brittany.

"Mounty!" Gridò praticamente lanciandosi sulla povera creatura. Max sollevò lo sugardo. "Diventerà papà fra poco."

"Lo so." Replicò Santana, regalandogli un largo sorriso.

"Dai, Mounty, andiamo a spaventare le pecore!" Annunciò correndo di nuovo via. Il cane lo seguì impaziente. Santana si sentì davvero vulnerabile ora che lei e Brittany erano rimaste finalmente da sole.

"Sei ancora arrabbiata?" Domandò. Brittany rimase in silenzio. "B, io…"

"Non lo fare." La interruppe Brittany salendo gli scalini e sparendo all'interno della casa. Santana si lasciò scappare un sospiro d'esasperazione. Rimase lì per un'altra ora a guardare Max e Mounty correre su e giù per il cortile. Alla fine il ragazzino si stancò e con passo fiacco si avvicinò a Santana.

"Io vado dentro." Sbadigliò. Santana allungò la mano verso di lui e dopo averla afferrata insieme entrarono in casa. Brittany era appollaiata sul divano a guardare la televisione. Max si appropriò del telecomando e mise sul canale dei cartoni. Santana si sistemò nella parte opposta della stanza lanciando di tanto in tanto qualche occhiata a Brittany. Non aveva davvero idea di cosa dover dire per far tornare tutto a posto, così cercò di focalizzarsi su qualcosa di diverso.

"Ragazze?" Janice comparve in salotto proprio nel momento in cui Max aveva cominciato a russare disteso sul pavimento. "Oh, tesoro." Prese Max in braccio. "Bruce è appena rincasato, si dedicherà alla vostra auto adesso."

"Non sappiamo davvero come ringraziarvi." Rispose Santana.

"Oh, avanti, non preoccupatevi. Che razza di persone saremmo a lasciare due giovani ragazze in panne sul ciglio di una strada? E, rimanga fra queste mura, il proprietario dell'officina giù in città mi ha sempre dato l'impressione di essere un po' depravato." Sorrise e salì le scale per portare Max a letto. Proprio appena sparì al piano superiore Bruce lanciò un urlo raggelante.

"Merda, Mounty!" Gridò. Janice si precipitò giù dalle scale.

"Tesoro? Tesoro che c'è?"

"Questo stupido cane ha pensato che il tubo carburante fosse un giocattolo da mordere!" Janice gli afferrò il braccio. In mano reggeva una sorta di tubo smangiucchiato. "Dovrò andare fino da Marty per farmene dare un altro."

"Non deve." Lo fermò Santana alzandosi in piedi. "Vi abbiamo già creato abbastanza problemi." Bruce alzò una mano per farle fare silenzio.

"No, ho promesso a Colby che vi avrei aiutate. Ma dovrete restare qui stanotte. Abbiamo una camera nel solaio e una nel granaio."

Maledizione. Pensò Santana, corrucciandosi. Bruce afferrò le chiavi del suo pick-up e baciò sua moglie.

"Farò più in fretta possibile. Sai com'è Marty, probabilmente mi tratterrà per un paio di drink. Del resto non ce la farò comunque prima di domattina."

"Fa ciò che devi, tesoro." Disse Janice. Lui la salutò con la mano e salì sul suo pick-up.

"Maledizione…" Imprecò Santana. Il tempo cominciava davvero a stringere. Brittany scrollò le spalle.

"Torno a giocare con le pecore." Borbottò. Janice le sorrise.

"Beh, dobbiamo cominciare a portarle dentro al recinto. Mounty di solito fa un buon lavoro, ma vi andrebbe di aiutarlo?" Domandò la donna. Brittany ripose con uno dei suoi migliori sorrisi e annuì.

Terminarono soltanto all'imbrunire. Santana decise di sistemarsi nel letto del granaio. La camera dava giusto sulla proprietà e dalla finestra si aveva una meravigliosa vista della luna e delle stelle. Riusciva a scorgere anche la casa e le luci e il belare soffuso delle pecore era piuttosto rilassante. Era davvero tranquillo lassù, anche se c'erano un bel po' di zanzare.

Vorrei che Brittany fosse qui. Si disse fra sé e sé. Dio, vorrei un sacco di cose. Guardò giù e udì delle voci. Corrugando la fronte si immobilizzò per qualche istante e aguzzò le orecchie per distinguere meglio quel chiacchiericcio confuso. C'era una voce maschile un po' scricchiolante, la riconobbe subito come quella del ragazzo del motel. Doveva essere quello sfigato brufoloso di Colby. Aveva accennato al fatto che sarebbe passato di lì e Santana non riusciva a pensare ad un'idea migliore che sguinzagliargli contro Mounty. Immediatamente immagini di Mounty sbranare il ragazzo come il tubo carburante le diedero una carica di soddisfazione.

Poi udì una risatina provenire da qualcuno che chiaramente non poteva essere lui. Avrebbe potuto riconoscere quella voce anche se fosse stata sorda da un orecchio. Era Brittany. Rapidamente si guardò attorno scandagliando l'oscurità per localizzarli e cercare di capire se erano abbastanza vicini perché lei potesse saltar giù dal granaio e planare su quello stupido di Colby. Tuttavia lì scoprì appoggiati con la schiena contro il porticato parzialmente nascosti dalle frasche di un albero. Parlavano di qualcosa che Santana non riusciva a capire. Aguzzò la vista cercando di leggere le loro labbra. Poi, troppo chiaramente, Brittany si sporse verso di lui e lo baciò. Il sangue di Santana cominciò a bollire e si affrettò a voltarsi dall'altra parte, gli occhi le bruciavano di rabbia e gelosia. Quando trovò il coraggio di girarsi di nuovo verso di loro il bacio era appena finito e Colby si stava sporgendo verso di lei per averne un altro. Santana tossì molto rumorosamente e i due si voltarono di scatto, sorpresi. Santana lanciò un'occhiataccia a Brittany che saltò giù dal porticato e infuriata si diresse verso la porta. Quindi si dedicò a Colby. Il ragazzo parve quasi sentire fisicamente l'imminenza della sua condanna a morte e quando Santana si alzò in piedi con l'intento di inseguirlo, corse quanto più veloce poteva verso la sua auto. Non appena Santana raggiunse la base della scala a pioli, il ragazzo era già sparito sgommando.

"Mi ricorderò di te!" Urlò contro l'automobile. Ora che il verme non era più un suo problema, però, doveva affrontare quello principale. Il suo viso era paonazzo mentre cercava di non pensarci. Era stata Brittany a baciarlo, non c'era ombra di dubbio. Voleva baciarlo e questo rendeva Santana simultaneamente furiosa e distrutta.

"Dov'è Brittany?" Domandò non appena mise piede in casa. Janice era seduta sul divano e guardava il telegiornale.

"Credo sia salita nel solaio, cara. Dormirete entrambe lì?" Santana ignorò la domanda e si diresse al piano di sopra salendo gli scalini a due a due. Visto che non c'era nessuna porta si limitò ad entrare nella stanza vuota.

"Che cazzo fai, B?" Ruggì. Brittany era seduta sul davanzale e guardava fuori. "Perché cazzo ti sei avvicinata a quel… quel pezzo di leccapiedi appiccicaticcio?"

"Non sono affari tuoi, San." Scattò Brirrany.

"È disgustoso, B."

"È carino."

"Come vuoi, ma puoi mirare molto più in alto, okay?" Replicò Santana.

"Gli piaccio, okay?" Brittany si alzò in piedi, tentando di andarsene.

"Ah, beh, allora te ne vai in giro a baciare chiunque ti voglia?" La sbeffeggiò Santana.

"Probabilmente finora ho baciato troppe persone che non mi vogliono." Sibilò Brittany. Cazzo. Si disse Brittany. Non riusciva davvero a formulare una buona risposta con cui ribattere a quello. "Sono davvero stanca, te ne puoi andare, gentilmente? Dobbiamo guidare 5 ore domani." Le spalle di Santana cedettero e si sentì come avesse perso la battaglia.

"Come vuoi." Mormorò sconfitta e si avviò fuori dal solaio. Quasi inciampò su Janice che si stava tenendo la pancia.

"Oh!" Esclamò Santana. "Mi dispiace, non…"

"Ragazze, ho bisogno di voi." Disse lei. LA tranquillità e la calma con le quali parlò furono davvero inquietanti e Santana capì che qualcos'altro di orribile stava per accadere. Brittany, cogliendo l'urgenza, raggiunse Santana sul ciglio delle scale.

"È tutto okay?" Chiese.

"Ragazze, ho davvero bisogno che voi stiate il più calme possibile, okay?" Entrambe annuirono. "Mi si sono appena rotte le acque."

Il cervello di Santana si contorse in maniera per nulla piacevole. Ci impiegò un minuto intero per capire cosa diavolo volesse dire.

"Oh, cazzo. Oh, cazzo…" Imprecò.

"Ragazze, mi serve che chiamiate Bruce. Vi darò il suo numero. È probabile che sia impegnato a farsi quei drink e che non risponda, ma voglio che lasciate un messaggio in segreteria spiegandogli che il suo bambino sta per arrivare e che potrei seppellirlo vivo se non si sbriga a tornare a casa." Brittany si diresse in fretta verso il telefono. Santana era inchiodata al pavimento. Non aveva assoluta idea di cosa fare. Non c'era nessuno a rassicurarla che tutto sarebbe andato per il verso giusto. Janice stava per partorire e le uniche persone che potevano assisterla erano lei, Brittany e Max e il bambino tra l'altro era già a letto. Brittany tornò col telefono e iniziò a digitare il numero. Proprio come Janice aveva predetto Bruce non rispose e Brittany lasciò il messaggio mentre Janice malediva con estrema calma il marito in sottofondo.

"Okay. Bene, niente ospedale." Commentò Janice con sorprendente nonchalance, ma Santana poteva vedere che la donna stava sudando profusamente. "Okay. Sembra proprio che dovremo farlo come una volta."

"Possiamo chiamare il 118." Suggerì Santana.

"No, no, non è necessario. Desideravo partorire a casa. Anche Max è nato così. Eccezion fatta che l'ultima volta avevo un'ostetrica e Bruce e stavolta ho due ragazzine che non hanno la più pallida idea di quello che fanno." Inspirò profondamente. "Okay, una di voi deve cominciare a riempire la vasca di acqua calda. L'altra deve andare a prendere degli asciugamani. Riuscirò mantenere il mio contegno finché non mi ridurrò ad una piagnucolante, strillante donna che sta partorendo." Provò a sorridere. Santana di colpò riuscì a uscire dalla sua trance e corse in bagno e aprì il rubinetto. Dalle scale Janice si lasciò sfuggire un gemito di dolore e arrancò fino al bagno.

"Non so cosa sto facendo!" Balbettò Santana percependo il panico salirle alla gola.

"È comprensibile. Santana, ho soltanto bisogno che tu faccia esattamente quello che ti dico." Disse calma prima di lasciarsi sfuggire un urlo. Brittany entrò nel bagno reggendo un sacco di asciugamani e lì gettò per terra. Quindi aiutarono Janice ad entrare nella vasca e così lei si distese al suo interno gemendo di dolore. Santana agguantò la mano di Brittany per cercare un minimo di conforto e fu grata che Brittany restituisse la stretta.

"Andrà tutto bene." Brittany sussurrò a Janice. Santana si sentì come se quelle parole fossero state pronunciate anche per lei.

Sei ore più tardi, Brittany reggeva fra le braccia un piccolo neonato. Bruce doveva aver infranto il limite di velocità di almeno tre volte non appena aveva udito il messaggio in segreteria perché era arrivato a casa nel bel mezzo del travaglio. Janice aveva impiegato una buona mezz'ora per maledirlo per bene e fargli promettere che non avrebbe mai più bevuto di nuovo. Per un paio di volte Santana credette seriamente di poter vomitare o svenire o entrambe le cose assieme, ma ogni singola volta che si sentiva male Brittany le prendeva la mano e la stringeva forte riportandola in fretta alla realtà. Una volta finito tutto Santana si sentì come se fosse stata lei a partorire.

Le due ragazze lasciarono i neogenitori con il piccolo, ma non prima che Janice le avesse ringraziate con estrema gratitudine. Bruce, estremamente scosso dall'intera vicenda, le abbracciò così forte che rischiò di rompere loro un paio di coste ciascuna. Insieme lasciarono la casa e si diressero verso il granaio, si arrampicarono sulla scala a pioli e poi si sedettero in cima con le gambe a penzoloni.

"È stato intenso." Sospirò Brittany, asciugandosi il sudore dal sopracciglio.

"Puoi dirlo." Replicò Santana. Entrambe avevano un sorriso sollevato dipinto sul viso.

"Non so, è stato anche divertente." Disse Brittany. "Era come… aspettare di vedere una sorpresa." Santana roteò in aria gli occhi.

"Hai chiaramente trovato la tua vocazione, B: farai l'ostetrica." Brittany ridacchiò.

"Sai che non ho idea di cosa significhi, vero?" Replicò.

"Su per giù quello che hai fatto stanotte, B." Spiegò Santana. Per qualche momento rimasero in silenzio finché Santana non si decise a parlare di nuovo. "Grazie per avermi aiutata. Non credo ce l'avrei mai fatta senza di te." Brittany sorrise.

"Anch'io sono stata contenta che tu ci fossi." Santana si voltò verso Brittany e si soffermò sul suo viso. Stava sorridendo e il suo viso brillava alla luce della luna. I suoi occhi erano luminosi e straordinari. Solo allora Santana realizzò davvero quanto avesse sentito la mancanza del suo sorriso, anche se era stato soltanto per un giorno.

"Non mi piace quando litighiamo." Bisbigliò Santana. L'espressione di Brittany si rabbuiò e sembrò ricordarsi del motivo che aveva scatenato il loro litigio. Così si guardò i piedi.

"Non mi piace nemmeno a me." Replicò. Quando Brittany smise di sorridere Santana capì che sarebbe stata disposta a fare qualsiasi cosa pur di renderla felice. Aveva bisogno di quei suoi grandi sorrisi un po' goffi. Voleva che Brittany la guardasse con quella sua espressione innamorata. Odiava con tutto il cuore quando qualcun altro, tipo quello stupido Colby, la baciava. E soprattutto aveva bisogno di Brittany. Se il parto di Janice le aveva insegnato qualcosa, a parte le diverse confusionarie fasi del travaglio, era che era senza speranza se non aveva Brittany.

Sono innamorata di lei. Pensò Santana e di colpo sentì quelle parole sbattere contro il suo petto e toglierle il fiato. Ti amo, Brittany.

"Ho qualcosa in faccia?" Domandò Brittany, toccandosi la guancia con le dita.

"B." La voce di Santana era bassa e tremò leggermente. Brittany piegò di lato la testa. Santana sentì la bocca seccarsi all'improvviso mentre ogni minuscolo angolo della sua testa gridava per farla stare zitta.

"Che c'è che non và? Ho un ragno addosso?" Chiese Brittany. Santana cercò di respirare come meglio poteva e senza che nemmeno dovesse sforzarsi le parole uscirono da sole.

"Ti amo, Brittany."

Mormorando quelle tre parole sentì crollare di colpo ogni singola barriera che le impediva di percepire quanto profondo fosse l'amore che provava per lei. D'improvviso capì quanto avesse bisogno di stare assieme a lei e si ritrovò quasi ad ansimare quando tutte quelle emozioni la colpirono insieme.

"D-dillo ancora." Esalò Brittany.

"Ti amo." Non fu più semplice ripeterlo una seconda volta. Stava ancora combattendo contro la parte razionale della sua mente. Fortunatamente la suddetta parte stava affondando piuttosto rapidamente, seppellita da tutti i sentimenti che aveva ignorato così a lungo. Brittany si leccò le labbra e baciò Santana di corsa e con fierezza. Le loro lingue danzarono assieme finché nella foga non si urtarono con i denti. Era stato un bacio piuttosto goffo, ma non se ne curarono nella maniera più assoluta. Le mani di Santana si avvolsero dietro il collo di Brittany, avvicinandola a sé mentre quelle di Brittany accarezzavano Santana sui fianchi.

"Ti amo." Ormai non riusciva a smettere di dirlo e ogni volta che lo faceva Brittany la avvicinava a sé e la baciava più forte e con più urgenza. Quando alla fine si calmarono un po' Brittany proruppe nel sorriso più dolce che Santana avesse mai visto.

"Ti amo anch'io, San."