Oscar si fermò appena oltre la soglia rapita dai riflessi che il sole strappava ai capelli neri di André, si soffermò a pensare che il suo amico era cresciuto, non era più il bambino che giocava con lei. Era diventato quasi un uomo, con le spalle ampie ed i modi pacati che lo distinguevano anche in mezzo a tanta gente.
Quando si trovavano a Versailles riusciva sempre ad individuarlo anche nella folla di aristocratici che si riversavano nei corridoi e nei cortili, non per i suoi vestiti dimessi, ma per quel senso di pace e tranquillità che emanava la sua persona. Il suo sguardo lo trovava sempre, senza incertezze, come se fosse una calamita.
Si sorprese di quei pensieri, così insoliti per lei e si riscosse dal proprio torpore. Fece ancora qualche passo, visto che il giovane non sembrava essersi accorto della sua presenza. Era così concentrato nella lettura da non accorgersi di non essere più solo.
- André… - lo chiamò piano.
Il ragazzo si voltò e le regalò uno dei suoi luminosi sorrisi, mentre chiudeva il libro. Oscar si soffermò sul titolo: "La nuova Eloisa". Lettura bizzarra per un tipo come lui, lei trovava quei romanzi troppo sdolcinati, non riusciva a capire come qualcuno potesse interessarsi a quei papponi romantici.
- Ti disturbo? – era stranamente titubante, di solito non era così incerta nel parlare con lui.
- Assolutamente, dimmi pure. Qualche altro problema con la cerimonia? – chiese lui aggrottando le sopracciglia.
- No… anzi, volevo ringraziarti sia per il vestito che per la possibilità di continuare la mia carriera.
- Non devi dirlo, Oscar. Io voglio solo che tu sia felice. Quello che ho detto oggi a colazione è vero, voglio che tu ti senta libera di prendere le tue decisioni da sola come è stato finora.
- Grazie – Oscar chiuse gli occhi, non sapendo bene cosa dire.
André si alzò dalla poltrona e le si accostò lentamente. Delicatamente le prese una mano e aspettò che lei tornasse a guardarlo negli occhi.
- Ehi, sono sempre io, il tuo amico André – aveva una voce così dolce in quel momento.
- Perché hai acconsentito a sposarmi? – quella domanda le frullava in testa da due settimane.
- Tuo padre è stato chiaro, se non ti sposavo io avrebbe cercato un nobile disposto a farlo. Preferivi sposarti con un perfetto estraneo? – ingoiò un paio di volte prima di proseguire – Oscar, preferiresti sposare qualcun altro in particolare?
- No, cosa ti viene in mente – la ragazza si scostò in modo brusco – Preferirei non sposarmi in assoluto, ma se proprio devo preferisco che sia con una persona a cui voglio bene. Io e te siamo amici, è molto più di quello che possono dire le mie sorelle.
- Qualsiasi cosa succeda, ricorda che io voglio solo che tu sia felice – la guardava intensamente, come cercando la risposta ad una domanda che non osava fare.
- Stiamo diventando troppo seri, non trovi? – Oscar sorrise per la prima volta da due settimane.
I due ragazzi si guardarono ancora un attimo e poi scoppiarono a ridere insieme, ritrovando la complicità che li aveva sempre accompagnati nel loro rapporto.
Appena fuori dalla porta, non vista, Gerardine sorrise soddisfatta. Forse quel matrimonio non sarebbe stato così disastroso come previsto da Auguste, quei due avevano qualche possibilità di essere veramente felici. Si allontanò cercando di non fare rumore, non voleva interferire in quel momento così privato.
- Arras? – Oscar lo guardò stupita.
Si erano trasferiti in giardino, sulla panchina di pietra che quella mattina avevano occupato André e Gerardine. Stavano parlando da un po', mentre Nanny li osservava seria dalla finestra della biblioteca. Improvvisamente André le aveva proposto di andare ad Arras.
- Ti hanno concesso una settimana di permesso dopo la cerimonia, giusto? – teneva gli occhi chiusi e il volto sollevato per assorbire meglio il tepore del sole.
- Sì, ma…
- Qual è il problema? Ti è sempre piaciuta Arras e abbiamo una settimana libera, quale occasione migliore per andarci?
- Effettivamente è molto che non ci andiamo – rifletté Oscar – Ma stavolta sarebbe tutto diverso.
- Niente sarà diverso – André le coprì una mano con la sua – A meno che tu non voglia che sia diverso.
- Di cosa stai parlando? – il tono era bellicoso.
- Pensavo che saresti un'adorabile mogliettina – rideva divertito.
- Smettila di fare il buffone! – Oscar gli assestò un pugno sul braccio.
- Come non detto, non saresti un'adorabile mogliettina – riprese il moro massaggiandosi la parte colpita.
- Con te non si può parlare in modo serio! – la bionda si alzò indispettita pronta a lasciarlo solo.
André l'afferrò repentinamente e la guardo con occhi imploranti.
- Allora per Arras?
- D'accordo, andremo lì. Ma smettila di guardarmi in quel modo. Mi da fastidio.
- In che modo di guardo?
- Come un cucciolo che chiede una carezza – rispose lei incrociando le braccia.
- E me la faresti una carezza? – scherzò lui.
- Neanche fra un milione di anni – lo redarguì stizzita prima di rientrare a palazzo.
Questo mese è passato in un lampo, quasi non me ne sono accorto fra tutti quei preparativi e le novità da digerire. Ti vedo percorrere la navata con quel passo che ti contraddistingue e sento il mormorio di disapprovazione per il fatto che indossi l'alta uniforme, invece che il tradizionale abito da sposa.
Sento un nobile cincischiare sul fatto che è impossibile capire se tu sia un uomo o una donna, povero ottuso. Io quando ti guardo non è dubbi, sei la donna più bella che abbia mai visto e tra poco sarai mia moglie. La gioia mi muore negli occhi appena mi rendo conto del tuo stato d'animo, sei turbata e contrariata. Non volevi questo matrimonio ed ora sembra quasi che tu ti stia avviando al patibolo invece che all'altare.
Oscar, riuscirai mai ad amarmi almeno un po'? Ci sarà mai un posto nel tuo cuore per me? Ti amo così tanto e vorrei solo renderti felice, invece leggo la tristezza nel tuo sguardo e non sembri quasi la ragazza che conosco, quella che vorrei al mio fianco tutta la vita. In questo momento mi tornano in mente tutti gli anni della nostra fanciullezza, tu sempre così piena di vita, pronta alla lotta e ansiosa di dimostrati all'altezza delle aspettative di tuo padre.
Un ricordo si fa strada in mezzo a mille altri. Ero fermo nell'atrio del palazzo, ero arrivato da poco e mia nonna mi aveva detto di aspettare mentre le parlava con il generale. Improvvisamente sentii una voce dolce e melodica chiedermi chi fossi, alla ricerca della fonte di quel suono ho trovato te e i tuoi occhi azzurri. Eri già bellissima con quei riccioli biondi e quell'atteggiamento austero ma curioso. Credo che il mio amore per te sia cominciato in quel preciso istante, solo più tardi, con il passare degli anni, sono riuscito a dare un nome a quel sentimento che provavo quando ti vedevo.
Avevo tanti progetti e tante speranze per noi, questo momento era il mio sogno più ardito. L'attimo in cui tu saresti stata mia agli occhi del mondo l'avevo sempre immaginato come un momento di felicità per entrambi, con gli occhi della fantasia ti avevo visto percorrere la navata in un lungo abito bianco e con un sorriso felice sulle labbra, mentre i tuoi occhi erano lucidi dall'emozione e carichi di sentimento per me. Cosa ne è di tutto questo mio fantasticare, Oscar? Un matrimonio che ti è stato imposto e che ti costringe a dividere la vita con me, non per tua libera scelta, ma per volere di tuo padre e tua zia.
Eppure ti giuro che farò tutto quello che posto per riportare il sorriso sulle tue labbra, sarò la tua ombra e veglierò su di te senza chiederti niente in cambio se non la possibilità di starti accanto.
Un giorno anche tu mi amerai, di questo ne sono sicuro. Il sentimento che nutri per me è di amicizia, ma io riuscirò a tramutarlo in qualcosa di diverso e allora saremo veramente felici, mia Oscar.
Continua…
