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Lo avevano appena sistemato in terapia intensiva, avevano eseguito tutte le analisi del caso, il fisico era stato sottoposto ad uno stress quasi fatale, a causa degli shock termici e della totale mancanza di alimentazione per giorni, doveva essere riuscito almeno a bere qualcosa altrimenti non avrebbe resistito così a lungo in quelle condizioni. Aveva bisogno di riposo, e per ora solo antibiotici, le flebo portavano tutto il necessario per aiutarlo a risalire quella china così difficile. I medici erano ottimisti, sarebbe stata lunga, ma si sarebbe ripreso del tutto.

Entrò, si sedette sulla prima sedia che trovò, non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, tutto lì dentro sembrava essere stato sistemato per fare da contrappunto con il luogo da cui erano fuggiti solo poche ore prima, le pareti bianche, immacolate, la luce soffusa, il profumo delicato di pulito che emanavano i pavimenti e un silenzio raccolto, ovattato, non come quello desolante e amplificato di quei sotterranei, oscuri e putridi.

E lo stesso valeva per lui, con un camice bianco, il volto disteso ripulito completamente da quella sozzura immonda che sembrava essersi impossessata di lui, la pelle di quel rosa un po' scurito dal sole che, aveva scoperto, le piaceva molto, qui e là qualche abrasione dovuta alle rocce con cui aveva dovuto convivere, le uniche vere ferite erano quelle dei polsi rimasti chiusi in quei bracciali pesanti per giorni.

Non lo avrebbe disturbato in alcun modo, voleva solo stare lì, con lui

Lo vide increspare lievemente la fronte, mormorare qualcosa e poi tornare a distendere i muscoli

"non è sedato, dorme, quindi è facile anche che stia sognando"

Una voce alle sue spalle la fece sobbalzare, si girò per conoscere il nuovo arrivato

"sono il dottor Michel Even, piacere, lei è la moglie?"

Kate si alzò quasi immediatamente come se la sedia avesse iniziato a scottare all'improvviso, la borsa quasi le cadde dalle mani per il modo scomposto in cui il suo corpo aveva reagito a quella domanda "ecco, io no, sono la sua partner, o meglio lui è il mio partner, detective Beckett, piacere"

"si rilassi detective, non la sto cacciando, e poi non potrei, lei è la prima della lista dei contatti di emergenza del signor Castle quindi…" sorrise benevolo stringendole la mano

Lei non riuscì a nascondere il moto di meraviglia nell'apprendere quell'informazione

La voce pacata, quasi carezzevole di quell'uomo sulla sessantina, barba e capelli bianchi, due occhi azzurro chiaro che ti penetravano l'anima, le restituì la calma persa per l'agitazione di vedersi cacciata via

Micheal Even, gli mancano solo le ali bianche… pensò sorridendo, chissà cosa avrebbe detto Castle quando avrebbe scoperto che il suo medico somigliava al padre eterno, si chiamava come un arcangelo e il cognome evocava il paradiso…

Quell'intermezzo l'aveva distolta qualche secondo da Castle, e quando tornò su di lui, ritrovò i suoi occhi blu che la guardavano increduli

"Kate Beckett, sei tu davvero?"

Alzò una mano muovendola verso di lei, per saggiarne la consistenza e da come reagì quando la mano si scontrò sul suo braccio, comprese che fosse convinto d'avere davanti una specie di apparizione. Le dita che avevano sbattuto sull'avambraccio, scesero veloci in cerca della sua mano e la strinse, come aveva fatto in quel sotterraneo, non disse altro, si limitava a mantenere la presa, e due lacrime caddero scivolando verso le tempie, mentre lei annuiva, rispondendo alla sua domanda

"Gli altri?"

"Tutti salvi, sono ricoverati anche loro qui, in questo stesso ospedale" rispose con un sorriso eloquente, sono orgogliosa di te

Lo vide trarre un sospiro profondo e rilasciare dei muscoli che erano riusciti a contrarsi nonostante la spossatezza generale che lo inchiodava nel letto

"Mi sono fatto fregare avevi ragione tu, non ho imparato abbastanza… ricordo solo l'ascensore e poi… quel posto…"

Deglutì, lei lo fermò accarezzandogli il braccio, lo stesso che aveva stretto tra le mani, sostenuto in quei minuti infiniti, unico tramite di contatto tra di loro

"Jonas non è più un pericolo per nessuno, Castle, e tu hai impedito che uccidesse ancora, niente male per uno scrittore di gialli" gli sorrise accompagnando la battuta ma lui sembrava concentrato su altro

"Lui ti ha fatto questo?"

Confusa corrugò la fronte, la mano di Rick si stese verso la sua tempia, aveva completamente dimenticato che Jonas le aveva sbattuto la testa contro un muro… aveva un livido neanche troppo vistoso, quasi invisibile, ma evidentemente non per lui, che le leggeva dentro, la disegnava fuori. E in quelle ore terribili l'aveva ripercorsa mentalmente mille volte, il modo in cui le cadevano i capelli, come increspava le labbra, o socchiudeva gli occhi, o si sfiorava le dita piene di zucchero dopo aver addentato un donuts, sì l'aveva vista anche quando lei pensava di essere nascosta da tutti. Forse non le avrebbe mai detto che quei ricordi, apparentemente così banali, lo avevano aiutato a non arrendersi, a resistere fino all'ultima goccia di energia, perché si era innamorato di lei straordinaria e fragile, determinata e alta, sì soprattutto perché era alta.

Ora erano lì, al sicuro, e avrebbe voluto dirle tante cose ma era troppo stanco, si riaddormentò mentre lei rispondeva che non era nulla, stava bene, ora che lui era in salvo stava benissimo.

L'avevano richiamata di corsa al distretto, l'operato di Jonas aveva mietuto molte più vittime di quello che pensavano, nelle cavità che i pompieri avevano scovato erano stati ritrovati i corpi di almeno altre dieci persone. Quando le avevano mostrato le foto scattate subito dopo i ritrovamenti, aveva istintivamente chiuso gli occhi, resti semi-mummificati di poveretti lasciati morire, legati con delle catene ai polsi, esattamente come sarebbe toccato a Castle se lei non avesse forzato il suo stesso raziocinio in una ricerca disperata e istintiva.

Aveva evitato di raccontarlo a Castle preoccupata dalla reazione che avrebbe potuto avere nel ricevere una notizia del genere, ma aveva trascurato il potere insinuante dei giornalisti e così una sera lo aveva trovato con una copia del Ledger posata sulle ginocchia, lo sguardo fisso nel vuoto e poi sperso quando l'aveva sentita entrare

"Lo aveva già fatto Kate?"

L'aveva chiamata per nome senza rendersene conto, spinto dal bisogno di rifugiarsi in un'intimità che lo proteggesse dalla realtà troppo dura da affrontare da solo. Si sentiva un sopravvissuto ed era grato al destino per questo.

Beckett era entrata con calma, gli aveva sfilato via quel giornale così da evitargli di indugiare ancora nella vista di quelle foto che non avrebbero dovuto essere pubblicate, avrebbe pensato poi a denunciare qualcuno per sottrazione di prove, si era seduta sulla sua solita sedia, ma lui le aveva fatto cenno con la mano di sedersi più vicina, lo sguardo incerto per quella proposta forse troppo avventata, e poi il sorriso quando invece lei si era spostata sul bordo del letto, senza batter ciglio

Non facevano grandi discorsi, Castle era ancora di poche parole, si affaticava subito e spesso si perdeva nei suoi pensieri e Beckett lo assecondava, sapeva che non era semplice uscire del tutto da quell'incubo, e se fisicamente era fuori, la mente a volte ancora tornava laggiù nel buio

Le aveva raccontato di padre Sirius, probabilmente il vero responsabile delle malefatte di Jonas, si erano messi a cercarlo ma fino a quel momento non c'era traccia di preti con quel nome.

"Per quanto tempo sono sparito? Immagino che il dipartimento mi recapiterà il conto spese impiegate per la mia ricerca…"

"Nessuno ti cercava Castle, eri morto, avevamo anche il tuo… cadavere"

"Cosa?"

"Jonas…ha fatto un'altra statua e l'ha lasciata a congelarsi in quel bacino, era impossibile capire che non fossi tu… fino a quando non si fosse scongelata del tutto e ci sarebbe voluto molto tempo… alla fine lo avremmo scoperto, ma tu saresti morto comunque laggiù e non ti avrei mai trovato"

Aveva uno sguardo colpevole come se avesse voluto scusarsi

"E allora come lo hai capito che dovevi cercarmi?"

"Io… forse è una cosa stupida ma… non riuscivo a credere che fossi morto davvero, mi sono aggrappata all'idea folle suggerita dall'ultimo cartiglio, che Jonas ti avesse spinto in un luogo fisico e non simbolico, lo so è tutto strano e confuso, e io…"

"E tu, niente, mi hai salvato"

Rimasero in silenzio a guardarsi per qualche secondo, a cercare altre parole per uscire dai soliti confortevoli binari in cui avevano sempre tenuto il loro rapporto, spaventati entrambi, perché quando ciascuno aveva provato ad attivare uno scambio, il treno era miseramente deragliato.

Lo sguardo di Rick, dopo aver terminato quella frase, era così carico di emozione che Kate mandò al diavolo i buoni propositi di rimanere in quei dannati binari, si sporse verso di lui e lo abbracciò stringendolo, scegliendo l'incavo del suo collo per fermarsi, per non correre più da nessuna parte, e solo quando sentì le sue braccia accoglierla con pari intensità prese un respiro profondo e vicino al suo orecchio, a bassa voce "sempre"

Chissà, magari da quell'abbraccio sarebbero passati ad altro, se solo non fossero stati diabolicamente interrotti da Morgan e il drappello di 'scapoli d'oro' superstiti che volevano stringere la mano al loro salvatore.

La faccia di Morgan, quando aveva fatto capolino alla porta era tutta un programma, si era reso conto d'aver interrotto un momento importante, ma ormai era troppo tardi, alzò spalle e sopracciglia imbarazzato rimando fermo allo stipite mentre gli altri imboccavano l'entrata chi sui suoi piedi, chi spinto in carrozzina. E mentre quegli uomini così diversi tra loro per indole, interessi, carriera provavano ad elaborare ciò che avevano passato, tra discorsi seri e qualche tentativo di battuta, Kate raggiunse Morgan

"Sono felice per voi detective"

Si poteva essere malinconici e felici nello stesso tempo, per l'agente Morgan sì, era quello che provava in quel momento, una profonda malinconia per il suo futuro strappato da un killer che lui non aveva capito fino in fondo e la felicità nel constatare che si può anche vincere contro il male

"Le tue parole, Morgan, mi sono state d'aiuto… ho saputo riconoscere quando stavo per perdere del tutto la testa, e forse, se tu non mi avessi messa sull'avviso, mi sarei persa"

"beh, chissà magari collaboreremo di nuovo, e dovrò farmi perdonare da Castle per come l'ho trattato all'inizio di questa storia"

"uhm, non è il tipo che porta rancore ed è un buon ascoltatore, e poi rimane pur sempre uno scrittore impiccione"

Risero nello stesso momento in cui anche la stanza di Castle si riempiva di una risata corale