File…02.03.00 – Capitolo 10 – So, you wanna play?

Kae non si sentiva una spiona.
C'era qualcosa di giusto nel seguire e punire la stronza che le aveva mandato a monte il matrimonio. Si trattava di una missione divina.
Alexandria era stata la sua spina nel fianco fin dalle elementari. All'inizio non lo aveva capito, pensava che fosse il prezzo dell'amicizia con la perfetta principessina: farle i compiti, essere quella che mentiva per lei.
Alexandria era brava, molto brava. La aveva fatta sentire importante, parte di una squadra. Ma la verità era che Kae faceva il lavoro sporco, ed Alexandria stava sempre in copertina.
Non ci aveva fatto caso per molto tempo, o forse sì. Solo che non importava, perché Alex le dava l'impressione di essere così generosa da darle una chance, la chance che una freak non avrebbe avuto senza di lei; era stato un po' come vivere le avventure dell'eroe attraverso le pagine di un libro. Dovevi solo immaginare che fossero le tue.
Alexandria era una Barbie, bionda e formosa, esplicita in tutto. Kae era l'elfo con i capelli non biondi ma grigiastri, troppo lisci, troppo smorti. Era quella miope con gli occhiali di vinile, quella che aveva sempre indosso una t-shirt di Voltron o dei Thundercats. Quella impacciata, quella che ascoltava la musica sbagliata. Una nerd: fine della storia.
Si era resa conto di valere qualcosa solo quando Alex se ne era andata a tentare di fare l'attrice; allora aveva trovato un buon lavoro nelle telecomunicazioni, e un quasi marito che le aveva promesso un viaggio di nozze in Nevada alla ricerca dell'Area 51.
E poi la stronza era tornata. Kae non se lo sarebbe mai perdonata, perché era stata colpa sua.
Alex non l'aveva più cercata, ma Kae non aveva mai smesso di ricordarsi degli anniversari e delle feste. Erano bastate le paroline magiche: sto per sposarmi, durante una chiamata per gli auguri di compleanno.
Alexandria era tornata nel giro di una settimana.
E si era portata a letto il suo ragazzo nel giro di ventiquattro ore.
E adesso stava per sposarlo.
Kae non riusciva a pensarci. O meglio, ci pensava anche troppo. Era un'ossessione senza fine.
La giustizia divina si era presentata nei panni della proprietaria del negozio di fiori; Kae sospettava che ai tempi della signora Jones ci fosse stata un'altra Alexandria. Un'altra ingiustizia.
Era per questo che Miss Jones le aveva detto tutto, le aveva dato una possibilità; ad Alex un uomo solo non sarebbe mai bastato. Ce ne era già un altro. Si incontravano alla vecchia segheria, fuori città, lì vicino c'era la serra… scoprirli non era stato difficile.
Sesso nei campi durante la fine del mondo: che romantici. Peccato solo che lei fosse sul punto di sposarsi, e che lui avesse già una moglie e due bambini.
Kae aveva un piano.
Il pensiero della guerra era così ininfluente, alla fine. L'arrivo degli alieni, la gente morta. Era stato spazzato tutto via dal suo cervello.
Potevano sganciarle una bomba atomica sulla testa, per quanto gliene importava, doveva avere solo il tempo di eseguire il piano.
Scrivere il numero di telefono di Alexandria sulle porte dei bagni pubblici era stato troppo poco, troppo poco.
Tagliarle le gomme dell'auto non le aveva dato nessun sollievo.
Voleva rovinarla in modo inequivocabile, umiliarla, farle sentire il peso della punizione divina.
Era per questo che aveva progettato di scattare delle foto, e di srotolare in chiesa, a sorpresa, una gigantografia di quei due traditori intenti a copulare. Sopra l'altare e nel mezzo della funzione della domenica. Sostituendo di nascosto il manifesto per una raccolta di fondi con le immagini di Alex. E tutto questo mentre mezza città pregava per aver salva la vita e perché le schiere degli Angeli fermassero i robot.
No, Dio li avrebbe puniti perché esisteva Alexandria. Era questo che tutti avrebbero dovuto stamparsi in mente.
Meritavano di crepare perché quel posto era un covo di ipocriti e traditori.
Avrebbe voluto pagare un robot per farli polverizzare tutti da un raggio laser.
E, adesso, nel giorno x, non aveva alcun rimorso, nessun ripensamento.
Appostata come una ninja stava seguendo la preda, la sua reflex ben stretta tra le dita.
Oh, se Alexandria ed il suo amichetto si fossero sbagliati ed avessero finito per rotolare sull'edera velenosa! Tanto per aggiungere un pizzico di sapore in più alla storia.
L'orticaria e la vergogna: sarebbe stato perfetto.
Kae non riusciva davvero a capire cosa ci trovassero gli uomini in una baldracca di quelle proporzioni. Perché non ce n'era uno, solo uno, che sapesse tenerle testa? Uno che trovasse fastidiosa l'idea di rotolarsi nei campi con il rischio di prendere le zecche… una mente illuminata.
Non che dovesse essere lei l'alternativa.
Ma… Alexandria?
La sua ossessione le rendeva impossibile guardare un uomo, vecchio o ragazzino, in città senza chiedersi se si fosse fatto Alex.
Almeno, quando la polizia fosse risalita a lei, avrebbe potuto usare la scusa dell'incapacità di intendere e di volere.
La quantità di cespugli ed arbusti rendeva facile l'impresa di non essere visti. D'altra parte Alex era troppo sicura di sé per sospettare di avere una spia alle calcagna.
Bene.
Kae si mise comoda, la macchina fotografica sempre pronta, mentre Alexandria andava avanti e indietro in attesa del bastardo.
Magari il tizio si era dato alla macchia.
L'idea che la baldracca cosmica fosse stata piantata sembrava carina, ma Kae desiderava comunque le sue foto. Ne aveva bisogno.
Dopo mezz'ora Alexandria diede un calcio ad un sasso, imprecando. E si addentrò nel boschetto.
Kae la seguì.
Forse c'era un orso feroce tra gli alberi. Un lupo affamato. Un serpente a sonagli. Un alligatore fuggito da un circo. O una pantera. Un avvoltoio cattivo. Un gorilla.
Forse Dio le stava dicendo di prendere la cosa in mano, di mettere da parte la Nikon e di fare giustizia usando un ramo come se fosse stata Excalibur.
Comunque fosse, Kae la seguì.

La baldracca interstellare riusciva a non spettinarsi o a rompersi un tacco neanche nella natura selvaggia. Forse stava sognando di essere Biancaneve, o qualche altro prototipo di donna disgustosa. Forse stava immaginando che dal folto dei rami venisse fuori la Bestia, o qualche altro prototipo di principe iperdotato.
Kae vagheggiò di come sarebbe stato uscire allo scoperto e darle una lezione; lasciare a casa il costume da Hit-Girl non era stata la sua idea migliore.
So, you wanna play?
Impegnata in elucubrazioni violente perse l'equilibrio, rotolando in una pozza di fango, mentre la Principessa spariva dietro un albero.
No, no, no!
Si rialzò, precipitandosi all'inseguimento e si bloccò a bocca aperta.
Questo sì che era strano.
Evidentemente Alex aveva sempre una via di scampo, un'uscita di sicurezza, un materassino di salvataggio fuori dalla sua perfetta finestra.
Eppure Kae non riusciva a crederci.
Aveva aspettato il bastardo fuori dal bosco, sapendo che nel bosco c'era un altro uomo? Cos'era l'inizio di un triangolo?
Fosse come fosse, la scena era stata ideata nella maniera migliore. Solo che Biancaneve era lui; o il Bell'Addormentato nel bosco. Di sicuro non la Bestia.
Il tipo non era un indigeno, non in un milione di anni; forse era uno dei modelli che Alex aveva frequentato fuori, uno che aveva tentato con lei di iniziare una carriera nel cinema.
Dovevano aver stabilito un copione, una trama a beneficio delle loro fantasie perverse. Kae vide la finta sorpresa sul viso di Alex; la vide avvicinarsi come se non si fosse aspettata di trovare un uomo bellissimo comodamente disteso e addormentato nella radura, con il sole che filtrava attraverso i rami e gli carezzava la pelle. Se avesse iniziato a scintillare avrebbe potuto essere Edward Cullen, solo più bello, più maschio. Più materiale.
Kae si avvicinò senza pensare, perché non voleva perdersi un dettaglio.
Alexandria adorava gli uomini belli, lo sapeva; Kae aveva solo qualche dubbio sul fatto che permettesse al suo amante di vestirsi in modo vagamente simile a quello del Power Ranger blu. Beh, non in senso letterale. Ma qualcosa del genere.
Alexandria si umettò le labbra. Che schifo! Iniziò a sbottonarsi la camicetta, avvicinandosi al tipo addormentato.
Gli montò a cavalcioni. E Kae sollevò la Nikon.
Camicetta e wonderbra scivolarono a terra.
- Benvenuto nel mondo dei sogni… - la voce di Alex era mielosa e disgustosa nella stessa misura, Kae provò l'impulso di alzarsi ed andarsene, di lasciarsi alle spalle quella parodia di porno-principessa. Ma era lì per la Giustizia.
Per il Bene Superiore.
Le palpebre dell'uomo si sollevarono lentamente, Dio se era bello!
Alexandria si inarcò su di lui, abbassandosi come una gattina verso la bocca socchiusa.
Kae deglutì, oh, ora avrebbe visto quello che faceva impazzire tutti i maschi. La professionista all'opera. Quello che li ottenebrava tutti e rendeva desiderabile l'idea di giacere nell'erba infestata dagli insetti.
Le mani dell'uomo si mossero, risalendo delicatamente lungo le braccia di Alex.
Alex rise, e Kae provò una fitta di rabbia.
Le dita dello straniero scivolarono sul collo della Barbie, si insinuarono tra i capelli biondi.
Kae deglutì.
Lui aveva delle mani così… forti.
- Sì, così. – trillò Alex.
L'uomo le afferrò la testa, e Kae pensò che fosse l'inizio di un bacio al cardiopalmo.
Uno di quei baci affamati, uno di quelli che a guardarli sembrava che due si stessero per mangiare. Uno di quei baci brutali e da romanzo che il suo maledetto ex ragazzo non le aveva mai dato.
Ecco, almeno adesso avrebbe visto la sua arcinemica darne e riceverne uno.
L'intero bosco era rimasto in silenzio, in attesa della scena madre.
Il Power Ranger si sollevò un po'. Le mani saldamente ancorate intorno alla testa di Alexandria. Forse un po' troppo ancorate.
Alex emise una sorta di gemito per niente erotico. E, un attimo dopo, Kae si trovò a fissarla direttamente negli occhi.
Il suo cervello registrò la cosa con qualche secondo di ritardo: Alexandria Hoover le voltava la schiena, però la stava guardando in faccia.
Kae inghiottì la bile e iniziò a correre.
Il Power Ranger era Psycho.

Soundwave lanciò il corpo della femmina umana contro un tronco e si alzò in piedi.
Ce n'era un'altra. Mm.
Si chinò a raccogliere gli occhiali a mascherina e li indossò, soffermandosi brevemente a registrare ed analizzare tutti i dettagli.
"Soundwave a Megatron…" nessuna risposta "Soundwave a base…" nessuna risposta.
La scansione rapida degli altri canali di comunicazione si rivelò altrettanto infruttuosa.
C'erano numerosi scenari da analizzare prima di calcolare la mossa migliore. Il sistema di localizzazione non funzionava, e neanche quello di navigazione.
Mentre lanciava una diagnostica di rete si concentrò sull'altra questione, l'urlo della femmina gli disse che almeno il sistema di controllo mentale funzionava.

Stai attento a non desiderare troppo una cosa perché potrebbe realizzarsi.
Kae si ritrovò a pensarlo mentre cercava una via per uscire dal dannato bosco, per raggiungere la macchina parcheggiata dietro la segheria.
Dio, Dio, Dio!
Alexandria era morta! Morta stecchita!
E lei sarebbe stata la morta dopo.
Beh, non era quello che volevi? Pensò. Non ti andava bene che morissero tutti dopo aver ottenuto la tua vendetta? All'improvviso si sentì terribilmente ipocrita.
Non è che avesse mai desiderato di vedere la testa di Alexandria rigirata al contrario; voleva solo che venisse messa alla gogna. Che fosse umiliata. Derisa. Isolata. Ma non che qualcuno le rigirasse la testa, quello no.
Poi un altro pensiero perfido si fece strada nella sua mente: il Power Psycho Ranger aveva resistito alla tentazione del demonio; questo le avrebbe reso più lieta l'idea di morire per sua mano.
Pensarci era vergognoso, ma non poteva farci nulla.
Si slanciò oltre una siepe, guardandosi alle spalle. Psycho non c'era. Magari non la considerava degna di attenzione.
Con un gemito di sollievo intravide la libertà poco oltre gli alberi.
E dopo, dopo si fermò urlando.
Lì davanti c'era l'esercito maligno di Biancaneve: una schiera di animali dall'aria cattiva che la fissavano con occhi rossi.

Kae stava tremando.
Scortata nuovamente verso la radura da una marea di roditori zombie si disse che avrebbe affrontato la cosa con dignità. Prendendosi la responsabilità scaturite dai desideri e dalle preghiere che non aveva smesso di elevare al Cielo per mesi.
Il Power Psycho Ranger stava aspettando in piedi, baciato dalla luce del sole in tutta la sua sadica bellezza.
Lei sollevò il mento e si preparò alla fine.
Invece di avvicinarsi per rivoltarle la testa, lui si limitò a fare un cenno ed uno scoiattolo grosso come un cane spiccò un balzo, strappandole lo zaino e mettendolo ai piedi di Psycho. Due marmotte si affrettarono ad aprire la borsa ed a rovesciarne il contenuto.
Kae avvertì una fitta di dolore al pensiero che le sue cose sarebbero rimaste lì nel fango, o che sarebbero state bruciate per cancellare le prove.
Diede mentalmente l'ultimo addio al computer, all'I-pad e ai suoi due stupendi Blackberry. Non le importava che dall'inizio della guerra non avessero più funzionato; quelle cose erano la sua vita. La perdita della Playstation Portable, degli accessori per la fotocamera e del Tamagotchi sarebbe stata più accettabile.
- Addio, Mork. – sussurrò al laptop, sentendo le lacrime iniziare a lottare per venire fuori – Sei stato il mio migliore amico.
Le maledette marmotte diedero un ultimo strattone allo zaino e la cosa più importante di tutte ne rotolò fuori: un vecchio lettore di cassette sonore. Un walkman datato quasi quanto un grammofono. Il vano portacassette si aprì con un triste rumore e l'audiocassetta della colonna sonora di Howard the Duck rotolò nel fango.
- No. – sibilò Kae – No, Boba Fett! Addio, amico
I gelidi occhi di Psycho luccicarono sotto gli occhiali, e sul suo viso sfavillò un sorriso.
Il sorriso più bello che Kae avesse mai visto.

(continua…)

Noticina alla fine del Capitolo.
Ahm, credo che la cosa delle note a fine capitolo diventerà un'abitudine.
Questa volta volevo svelare qualche retroscena.
Scegliere la controparte umana da mandare sulla strada di Soundwave non è stato proprio facile.
All'inizio avevo pensato di inventare un personaggio tedesco, poi finlandese.
Si sarebbe trattato di una bellissima donna con i capelli color platino, e superdotata dal punto di vista musicale.
Quando ho immaginato la scena la prima volta, ho pensato che Soundwave si sarebbe avvicinato alla finestra della casa di questo personaggio (all'inizio avevo pensato di chiamarla Helga) ascoltandola suonare il piano, o in alternativa cantare in modo magistrale qualcosa di Wagner.
Poi ho realizzato che la cosa non mi convinceva.
Volevo inserire nella storia un personaggio che fosse assolutamente nerd, con dei pensieri un po' ridicoli. E che non fosse del tutto positivo.
Kae è saltata fuori così.
Pur vivendo in America (forse in Connecticut, non ne sono ancora sicura) e dunque nell'occhio del ciclone, Kae non era interessata alla guerra e all'invasione aliena. Almeno non lo era fino a quando Alexandria (una notoria baldracca interstellare che le ha rubato il ragazzo e diversi anni dell'adolescenza e dell'infanzia) non è stata terminata!
Il suo rapporto con Soundwave è basato su un intenso amore per i gadget e per la tecnologia. Su questo terreno i due si capiscono molto bene.
Inoltre Soundwave è l'ufficiale addetto alle comunicazioni dei Decepticon, e Kae lavora per una grande azienda di telecomunicazioni.
Cosa accadrà? xD

Se avete letto fino a questo punto… vi ringrazio ancora una volta, e vi do appuntamento al prossimo capitolo!
E ricordatevi di dare un'occhiata alla pagina di deviantART dove pubblico questa fan fiction e tutte le cose che la riguardano, lì mi trovate sotto il nome alracairam (per il link date un'occhiata al mio profilo perchè lo inserirò lì).