E come promesso, visto che vi voglio tantobbene, questa settimana il capitolo arriva con un giorno d'anticipo!
Tritolino, mi spiace per te ma s'ha da tornare indietro nel tempo stavolta e per sapere cosa ci combineranno le San e Britt contemporanee ci vorrà un altro po' di pazienza! E il cretonne è un bel cotone pesante che si usa spesso per le poltrone! Euston, non credevo di inquietarti così tanto! Ma ti avviso che nella storia del presente la suspense aumenterà pian piano… ;) marty, straordinaria come sempre nel pescare le analogie! lady-landslide, mi fa piacere che anche tu apprezzi le recensioni! Io le adoro davvero, danno tutto un altro sapore alla lettura e tante volte mi aiutate a scoprire particolari della storia che erano oscuri anche a me! Es, un calorosissimo benvenuto! La Stronza Della Porta Accanto è stato un piacevole esperimento ironico, quando ho pensato a Lacrime di Stelle mi sono ripromessa di tentare una fic molto più introspettiva e vicina a quello che è il mio vero stile.
Spero che anche questo capitolo vi piaccia e aspetto taaanti commenti!
the old phib
Capitolo 10
1866
Santana non l'aveva mai capito davvero il meccanismo del tempo. Quando era bambina le giornate sembravano non finire mai, le ore si trascinavano con estenuante lentezza finché purtroppo non arrivava il momento di andare a letto. E poi un giorno era cresciuta tutta d'un fiato e i secondi d'improvviso avevano iniziato a correre, portandosi via ogni attimo senza lasciarle alcuna possibilità di scampo. Se lo ricordava bene quel giorno, perché era il giorno che aveva smesso di essere una bambina. Era il giorno che suo padre era morto. Da allora di colpo tutto era stato diverso e Santana era stata costretta a crescere, anche se in fondo in fondo non l'aveva mai desiderato davvero. Era così che quella noia infantile e rassicurante aveva lasciato il posto alla paura sottile e costante che quel tempo prima così lento e impalpabile stesse per scadere.
"Mio padre usava sovente osservare la sua piantagione proprio nell'esatto punto in cui siete voi adesso." mormorò Santana poggiandosi con la spalla allo stipite della porta della camera di Brittany che, assorta nei suoi pensieri, si era voltata con gesto un po' impaurito verso il punto dal quale aveva sentito provenire la voce e riconoscendo Santana aveva sorriso.
Era trascorso ancora qualche giorno da quella mattina e Brittany ormai sembrava essersi ripresa egregiamente: aveva iniziato a camminare regolarmente nella stanza reggendosi sulle sue gambe, aveva iniziato a mangiare con più appetito e persino a riacquistare un po' del suo colorito originario. O almeno così Santana aveva immaginato, non avendola mai conosciuta da sana. La ferita inoltre era sempre meno dolorante.
Quel giorno fortunatamente non pioveva e un pallido sole aveva già fatto capolino da qualche ora dietro le montagne che si vedevano in lontananza dalla finestra della camera che dava sulla piantagione e sulle campagne circostanti. Santana interpretò il gentile sorriso di Brittany e il suo tornare ad ammirare l'orizzonte come un invito ad entrare, non era di certo una persona che si facesse pregare, così con decisione fece il suo ingresso nella stanza e si sistemò accanto a lei di fronte alla finestra, poggiando i gomiti sul davanzale.
"Mi pareva così poco educato interromperlo che non lo feci mai, fino a che un giorno presi coraggio, entrai nella stanza e gli domandai come facesse a non stancarsi di osservare un paesaggio che non cambiava mai." raccontò poi, quasi il discorso di prima non si fosse mai interrotto. Le piaceva parlare di suo padre, ma in casa non lo faceva quasi mai visto che Emma e Will l'avevano conosciuto bene quanto lei e agli altri invece non sembrava interessare molto. Quella mattina poi si era svegliata pensando a lui e al tempo.
"Lui mi aveva ordinato di farmi più vicino e di provare ad osservare assieme a lui in silenzio." con lo sguardo perso in fondo a quell'orizzonte stranamente soleggiato riusciva quasi a ripercorrere i suoi ricordi come fotogrammi dipinti sopra le nuvole fresche e leggere di quella mattina qualunque. Senza volerlo sorrise, perché riuscì quasi a vederlo suo papà con quel suo viso serio ma buono accennarle quella sua specie di sorriso da signore per bene sotto i baffi. "Avevi mai notato che quando non nevica il monte laggiù assume i contorni di un cuore?" domandò poi Santana a Brittany fingendosi suo padre ed indicando con la mano destra le montagne lontane. "Avevi mai notato che le coltivazioni quando sono state piantate da poco ricordano un grande tappeto erboso, mentre quando è quasi giunto il momento della raccolta paiono una colata di lava?" riprese poi dirigendo la mano con gesto ampio verso la sua piantagione che si estendeva come un piccolo mare di foglie e semi sotto il loro sguardo ammirato. "Avevi mai notato quanto possa riuscire ridicola tua madre che si lamenta della servitù osservata dall'alto?" chiese quindi fingendo di poterla vedere ancora sua madre gesticolare affannata strillando contro Will e i braccianti di quand'era bambina. Brittany allora si lasciò scappare una risata silenziosa, così Santana alzò lo sguardo dal davanzale verso di lei che però stava ancora fissando il panorama di là dal vetro. Per un attimo si ritrovò a pensare che non aveva mai visto i raggi di un sole tiepido e impertinente donare ad un viso tanto quanto a quello di Brittany. Poi si riscosse sbattendo le sue lunghe ciglia scure e riprendendo a guardare fuori.
"E così era riuscito a farmi ridere nonostante mi avesse fatta sentire piccola e ridicola per non essere neppure riuscita a guardare fuori da una finestra." terminò quindi e facendolo rise ancora, anche se quella volta la sua ristata era stata diversa, semplicemente perché era ancora bambina. "Quando gli anni cominciano a pesare sulle spalle, Santana, comprendi che nella vita sono due le cose per le quali vale la pena andare avanti: la bellezza e l'amore." imitò ancora la voce di suo padre, perché era così che le aveva detto quella volta, quella volta che era bambina e che aveva riso perché non aveva saputo guardare. Si spaventò quasi, poi, non appena sentì qualcosa di simile ad un nodo in gola, si spaventò perché lei non piangeva, non più, e quindi non poteva essere vero, non poteva venirle da piangere perché suo padre era morto quasi vent'anni prima, eppure la sensazione era proprio quella. Così deglutì forte, cacciandolo giù. Santana Lopez era una brava donna. E le brave donne non piangono. "Ripensandoci non lo so se ho davvero mai capito cosa intendesse quel giorno." commentò allontanando i gomiti dal davanzale, con voce che di colpo aveva perso tutto quanto il calore.
Brittany rimase in silenzio per qualche tempo, Santana poteva scorgere la sua espressione riflessa sul vetro, il suo sguardo era serio, le palpebre socchiuse, la testa piegata leggermente di lato, le labbra arricciate, sembrava stesse pensando. "Probabilmente si tratta solo di un problema semantico." disse poi parlando con la sua voce flebile, le labbra a pochi centimetri dal vetro che si appannò un poco sotto il suo respiro. Santana si voltò istintivamente a guardarla con sguardo interrogativo, gli occhi blu di Brittany lo colsero rimbalzando contro la finestra.
"La bellezza e l'amore." spiegò, con il tono di chi sta parlando di concetti elementari. Santana non riusciva davvero a capire, così Brittany si decise finalmente a voltarsi verso di lei, per un attimo sembrò come sorpresa dalla profondità del suo sguardo, i suoi occhi neri la fissavano silenziosi cercando di scavare dentro la sua anima. Parve quasi impaurita, come non volesse farsi guardare, specie così in profondità, così deglutì e si lasciò sfuggire un sospiro un po' tremolante. "Intendo dire che v'è soltanto da capire quale delle due appartiene all'altra." concluse. Santana continuò a non comprendere, anche se dentro il suo cuore, mentre con il fiato sospeso cercava in quel blu la risposta, seppe che aveva ragione e seppe di aver capito.
"Signora…" le interruppe quindi d'improvviso una voce incerta e stridula. Santana sussultò e si voltò con un saltello verso l'ingresso della camera, provando a non perdere tempo a capire perché in quell'istante avrebbe desiderato con tutto il cuore attraversare la stanza, sbattere la porta in faccia ad Emma che le fissava con la sua solita espressione impaurita e tornare a parlare d'amore con Brittany, che sembrava aver capito persino le parole di suo padre molto meglio di lei, "…è-è arrivato il dottore per visitare la-la…" riprese balbettando imbarazzata mentre le gote cominciarono ad assumere il medesimo colore dei suoi capelli.
Di lato a lei Santana udì Brittany espirare forte, quindi bisbigliare fra i denti la corretta conclusione di quella frase, "La putt-"
"La signorina." la interruppe Santana con tono deciso e Emma chiuse con uno schiocco la bocca, prendendo ad annuire con fare ossequioso, "Bene, fallo salire, Emma." concluse e la donna fuggì via scarpinando con il suo solito passo agitato lungo il corridoio.
Quando Santana si voltò di nuovo verso la finestra, Brittany la stava fissando, il suo sguardo era una perfetta meravigliata commistione di sorpresa e gratitudine, così lei finse ulteriore nonchalance riprendendo il suo posto sul davanzale, "La signorina…?" domandò guardando fuori.
"Pierce." mormorò Brittany dopo un attimo di perplesso silenzio.
"Signorina Pierce." scandì allora Santana arricciando le labbra con aria convinta e annuendo piano, "Molto grazioso." concluse e il silenzio calò di nuovo.
"Il vostro cognome qual è?" chiese poi Brittany voltandosi ancora una volta verso di lei. Sembrava davvero interessata a saperlo, non pareva una semplice concessione a quell'educazione che, nonostante la sua incredibile storia, sembrava possedere con cristallina chiarezza.
Santana si schiarì la voce e lo pronunciò con la sua solita orgogliosa fierezza, le piaceva davvero indossare lo stesso cognome di suo padre, "Lopez."
Brittany non poteva davvero saperlo, "Vostro marito è di origine messicana?" si informò e a Santana venne da sorridere, anche se, probabilmente, non era davvero il caso.
"No, lui…" si ricompose poi e senza volerlo si rattristò, "Abbiamo sempre usato il mio cognome sia per me che per i miei figli, per via di questioni prettamente commerciali," spiegò con dovizia di particolari, quindi inconsciamente abbassò un po' la voce e si rabbuiò di più, "E tanto più ora che il Signore l'ha preso con sé non vedo il senso di cambiare." concluse con tono più brusco di quanto avrebbe desiderato. Brittany non centrava davvero nulla con tutta quella gente che parlava sempre credendo di sapere cosa fosse giusto e cosa no. O magari, chissà, magari per quello che ne sapeva ne faceva parte anche lei.
Santana notò il riflesso di Brittany voltarsi di scatto verso di lei, aprire la bocca, poi chiuderla, quindi tornare a guardare fuori scuotendo piano la testa e serrando le palpebre, "Perdio, mi spiace, non volevo." si maledì ad alta voce e in quel momento a Santana sembrò davvero così genuinamente dispiaciuta che avrebbe desiderato immediatamente scusarsi con lei per la freddezza della sua risposta e non limitarsi soltanto ad uno sterile "Non preoccupatevi." che fu tutto ciò che riuscì a dirle prima che, anticipato soltanto da una secca schiarita di voce, Figgins non facesse il suo ingresso nella stanza.
Il dottere era davvero entusiasta di vederla così in forma, era anche piuttosto sorpreso se doveva essere del tutto sincero, a tale constatazione avevano fatto seguito un paio di battute decisamente infelici sul sottile confine tra la vita e la morte, alle quali Brittany aveva educatamente sorriso mentre Santana si era limitata a scuotere la testa senza farsi notare, anche se l'occhiata che Figgins le aveva lanciato da sopra gli occhiali le aveva fatto chiaramente capire che la sua reazione non era passata inosservata, ma che se l'aspettava perché era tale e quale a suo padre. Santana ovviamente poteva restare nella stanza se Brittany era d'accordo, Cristo, le aveva salvato la vita, certo che poteva, quindi Figgins l'aveva fatta sedere sul letto e le aveva scoperto con delicatezza la fasciatura sistemandosi sul materasso accanto a lei. A Santana faceva ancora un po' impressione l'orribile ricordo di quando aveva aiutato il dottore a suturare, così evitò di osservare la scena e riprese a fissare il panorama fuori dalla finestra in attesa che terminasse.
Il tempo sembrò passare incredibilmente piano, a Santana parvero trascorrere ore prima che a quell'opprimente silenzio interrotto soltanto da respiri e qualche altro sbuffo venisse messo fine una volta per tutte, "La cicatrizzazione si è compiuta in maniera davvero celere e indiscutibilmente ottimale," cominciò il dottor Figgins con voce neutra e sicura alzandosi in piedi dal letto, "Merito della vostra buona salute e in buona parte sicuramente anche delle puntuali cure della signora Lopez." commentò quindi lanciando un'altra delle sue occhiate a Santana che nel frattempo si era voltata verso di lui, mentre Brittany le dava ancora le spalle, quell'uomo aveva sempre uno sguardo così arguto e sobrio che Santana era sicura riuscisse sempre a capire tutto quanto prima di ogni altro, "Vi dichiaro a buon diritto guarita, cara." si rivolse di nuovo a Brittany, "La sorte vi è stata senza ombra di dubbio magnanima facendovi incappare nel proverbiale gran cuore dei Lopez." Santana lo intravide quasi sorridere, ma prima ancora che potesse stupirsene, la sua espressione era tornata già seria, "Lavate per bene la cicatrice con dell'acqua calda, concedetevi un bel bagno e poi, perdio, vi ordino di alzarvi da questo letto!" concluse con un ampio gesto della mano facendo la voce grossa.
Mentre Brittany si alzava dal letto per ringraziarlo, lui raccolse dalla sedia la sua borsa di pelle, il cappotto e il cappello. Prima che si congedasse da loro, Santana lo raggiunse e, stringendogli la mano, lo informò che Emma aveva preparato per lui due sacchi del loro miglior caffè, dal momento che l'altra volta non aveva avuto tempo per ringraziarlo in modo appropriato. Lui sollevò il cappello e senza aggiungere altro sparì lungo il corridoio. Il silenzio scese di nuovo, stavolta si fece un po' imbarazzante, era come un silenzio d'attesa e nessuna delle due sapeva bene cosa fosse meglio dire, così Santana disse soltanto che andava a prendere i secchi d'acqua calda perché potesse lavarsi la ferita e farsi il bagno. Brittany ringraziò.
"Potrei chiedervi un ultimo immenso favore?" ci ripensò poi e la chiamò sporgendosi dallo stipite della porta verso il corridoio mentre Santana si allontanava, così questa si bloccò e con grazia si voltò verso di lei, "Potrei servirmi del vosto carro per tornare in città?" domandò piegando di lato la testa, "Sono consapevole di aver già approfittato della vostra pazienza e del vostro buon cuore per più di una vita, ma non saprei davvero come fare altrimenti." concluse spiegando i suoi perché. Santana fu presa alla sprovvista. Tornare in città. Carro. Città. Tornare. "Certo." rispose di getto mentre i pensieri provavano a comporsi rapidi nella sua testa. Brittany con un piccolo inchinò sparì di nuovo nella sua camera.
Nella camera. Rifletté Santana voltandosi di nuovo verso la tromba delle scale. Nella camera e basta. Non era sua. Non più. Cioè, non lo era mai stata. O forse sì. Almeno per un po'. Per un poco. Troppo poco. O poco e basta. Cristo. Come diavolo era possibile? Era inutile che tentasse di negarlo e a Santana le cose inutili non piacevano affatto. Le davano fastidio, la irritavano persino. Afferrando i due tinelli vuoti, Santana sfogò sonoramente quell'irritazione sul manico. Non era possibile che si sentisse triste all'idea che Brittany se ne andasse. Non poteva esserlo. Eppure lo era. Dio, la sua testa l'avrebbe di sicuro fatta diventare matta prima o poi. Era triste, Cristo Santo. Era triste e malinconica alla sola idea che di lì a qualche ora non l'avrebbe rivista più. E non era di certo una cosa possibile. Tantomeno accettabile, ma su quello avrebbe potuto tranquillamente soprassedere. Ecco, forse non tranquillamente, ma avrebbe potuto farcela. Ma non poteva di sicuro essere normale né ordinaria. Beh, anche sull'ordinaria poteva soprassedere. Probabilmente soprassedeva troppo. Dicendoselo, infilò una mano nell'acqua che le fiamme del caminetto stavano scaldando e ritirandola in fretta verso di sé la valutò come sufficientemente calda. Strinse le dita attorno ai manici e portò i secchi in camera di Brittany, che non appena la vide entrare si affrettò ad aiutarla e si prosciolse in un'ennesima infinita serie di ringraziamenti prima di chiudere la porta del bagno dietro di sé.
Santana incrociò le braccia sul petto e strinse i denti arricciando le labbra non appena udì il suono attutito dell'acqua scorrere dentro la vasca. Non poteva farlo. O poteva? Maledizione. Probabilmente stava davvero impazzendo. Sua madre aveva ragione quando le diceva che pensava troppo e che sarebbe finita per uscire di testa con quella buon'anima della sua zia Sue. "Stavo pensando," si decise poi finalmente a dire parlando attraverso il legno della porta, "Non potreste rimanere?" si lasciò sfuggire poi chiudendo gli occhi e nascondendosi la testa fra le mani quasi volesse nascondersi perché si vergognava come una ladra.
"Non vi sento!" cinguettò Brittany da dentro il bagno.
"Non potreste rimanere?" ripeté Santana più forte continuando a bofonchiare con le mani sulla faccia.
"Aspettate un secondo, non riesco proprio a sentirvi." disse Brittany con tono più neutro e Santana la sentì armeggiare indistintamente all'interno del bagno, così si decise a liberarsi le labbra dalle dita per scandire la sua domanda con più chiarezza.
"Non potreste-"
Di colpo la porta si aprì e la figura a mezzo busto di Brittany con un asciugamano avvolto attorno al petto spuntò dalla fessura dell'uscio mezzo aperto cogliendo Santana del tutto impreparata. Le parole le si congelarono d'improvviso nella gola, ma poi i suoi occhi blu sorrisero con pacifica serenità invitandola a parlare, così lei si leccò le labbra e inghiottì provando a non sentirsi fuori di testa.
"Stavo pensando che non dovete andarvene." disse.
"Oh, no no no," prese a dire Brittany accompagnando il suo diniego scuotendo la testa e gesticolando con la mano libera, "Ho approfittato della vostra pazienza e della vostra ospitalità fin troppo, non posso davvero-"
"No, intendo…" la interruppe Santana senza essere brusca, "Potreste lavorare per me." Brittany si zittì di colpo. Sgranò gli occhi verso di lei e le sue labbra si dischiusero piano, accompagnante dall'inquietante cigolio della porta del bagno che si mosse lievemente in concomitanza con l'allentarsi della sua stretta. "Non potrei promettervi chissà cosa, ma se vi accontentaste di vitto, alloggio e un salario non particolarmente oneroso potreste aiutare Emma nelle faccende o aiutare nella piantagione, a seconda delle vostre attitudini." continuò a spiegare Santana. Parlare la stava stranamente aiutando a convincersi di non essere completamente pazza. In fondo non era un'idea malvagia e un po', forse, le stava salvando di nuovo la vita. Tuttavia Brittany era così sconvolta che non riusciva ancora a capire se ne fosse felice oppure no.
"State dicendo sul serio?" balbettò poi dopo una manciata di secondi di silenzio e perplessità.
"Io…" dubitò per un attimo ancora Santana, quindi la guardò di nuovo in fondo a quei meravigliosi occhi blu. "Sì, sono seria."
Nel giro di un millesimo di secondo la porta del bagno si spalancò del tutto e Brittany le gettò letteralmente le braccia al collo con un balzo degno di un saltatore con l'asta. Santana non fu neppure troppo sorpresa dalla sua reazione. Probabilmente ne fu soltanto troppo felice.
