Capitolo 10. Mentre la storia tra le due protagoniste continua, Jane deve andare a New York per definire alcune cose con Michael Corleone e conosceremo un pò di storia della famiglia Rizzoli. Buona lettura e grazie per i commenti.
Jane si svegliò all'alba. Maura era lì, accanto a lei che dormiva ancora profondamente.
Fece un sorriso, per la prima volta non sentiva l'esigenza di scappare per correre da Sara. Stava bene, dannatamente bene. Maura aprì leggermente gli occhi incrociando lo sguardo di Jane.
"Buongiorno" disse stiracchiandosi.
"Buongiorno Maura" le rispose accarezzandola.
"Ho dormito meravigliosamente bene" rispose appoggiando la testa sul petto della bruna.
"Si è sentito!" ridacchiò Jane.
"Ho russato?" disse alzando il viso, diventando paonazza nel vedere Jane che rideva. "Non ridere Jane, ti prego dimmi che non russavo!"
"Non russavi tranquilla, donna sei salva" le rispose strizzandole l'occhio.
"Sei cattiva a prendermi in giro, io non russo mai!" disse Maura con aria compiaciuta.
"Che programmi hai oggi?" chiese Jane.
"Ho un corso alle dieci poi vedo Susie, perché? Vuoi rapirmi di nuovo?" disse Maura guardandola negli occhi. Jane contraccambiò lo sguardo senza parlare, catturata dal bellissimo viso dell'unica donna capace di farle perdere la cognizione del tempo, sarebbe rimasta ore immersa in quei meravigliosi occhi verdi. Poi sospirò "Mi piacerebbe rapirti di nuovo, ma devo andare a New York per affari".
"Oh che peccato!" esclamò la bionda un po' dispiaciuta.
"Solo un paio di giorni, ma tu tieni la valigia pronta che appena torno ti rapisco nuovamente!" disse Jane stringendola a se, accortasi della delusione sul suo viso.
"Mi piace quando mi rapisci" sorrise Maura sdraiandosi su di lei e muovendosi lentamente.
"Uhmmmm! Comincia a piacere anche a me..." rispose Jane stringendo più a se il sensualissimo e nudo corpo sopra di lei. Si baciarono intensamente, accendendo di nuovo la passione... i loro programmi potevano aspettare!
Sara aveva preparato tutto per la partenza aspettava solo Jane, che anche questa volta non era rientrata. Dopo la scenata del giorno prima aveva capito che non era il caso di fare altre domande. Andò quindi in cucina per prepararsi qualcosa di caldo, quando sentì la porta aprirsi. Jane entrò. "Sara?"
"Sono in cucina!" fu la risposta.
Jane la raggiunse "Hai fatto le valige?"
"Sì Jane" le rispose.
"Tra tre ore abbiamo il volo, telefono a mio padre" Jane si dileguò in un lampo senza più scusarsi come faceva un tempo.
Maura era al suo corso, ma non era molto attenta alla lezione perché ripensava alla notte passata con Jane ed era felice. Si sentiva come una principessa, corteggiata e amata.
Ripensava ad ogni piccolo contatto, al modo così dolce e carico di passione che aveva Jane nel fare l'amore, alle delicate parole che le aveva detto per rassicurarla... ma soprattutto al fatto di trovarsi in sintonia anche nei più piccoli dettagli. Sentiva che non c'era solo semplice attrazione fisica tra di loro, ma che si stava sviluppando qualcosa di più completo.
Jane stava controllando le ultime cose, quando udì il suono di un clacson. Il taxi era arrivato. Chiamó Sara, chiusero la porta e si avviarono all'aeroporto.
Appena atterrate a New York vennero accolte dall'autista della famiglia, che le accompagnò a casa.
Angela aveva appena finito di preparare la cena insieme alla cameriera.
La matriarca, così i figli l'avevano soprannominata, era una brava madre sempre presente nella vita dei figli, specialmente in quella di Jane. D'altronde la ragazza aveva sempre avuto un carattere molto sicuro sin da piccola, era determinata e ambiziosa, molto difficile da controllare.
"Ma' siamo arrivate!" urlò come faceva solitamente e Angela corse ad abbracciarla.
"Jane, piccola mia come stai? Ho saputo dell'agguato!" disse stringendola forte.
"Sto bene mamma!" rispose cercando di sfuggire alla stretta della donna. "Papà dov'è?" chiese dopo essersi liberata.
"Nello studio, vai pure da lui. Sara vieni, ti aiuto con i bagagli".
Frank era seduto sulla poltrona, vicino alla finestra, stava leggendo un libro. Era capace di rimanere per ore immerso nella lettura. Il suo vero nome era Francesco Rizzoli, ma in America fu ribattezzato Frank. Sposò la sua amica d'infanzia Angela, che gli regalò tre figli.
Il suo cognome in Italia era molto conosciuto. Tramandato da generazioni, quando poi si alleò con i Corleone della mafia siciliana, acquisì ancora più potere. Conobbe Don Vito in Sicilia. Frank ci andava spesso per le vacanze.
Erano piccoli ma già con le idee ben chiare sul loro futuro, volevano comandare il mondo. Un patto di sangue li unì, accompagnando la loro ascesa al potere.
Don Vito quando era ancora giovane decise di andare in America, riuscendo a diventare il capo dei capi. Frank restò in Italia per gestire gli affari. Fino a quando la sua primogenita fu pronta per ruoli importanti. A quel punto Frank raggiunse l'amico in America seguito dalla moglie.
"Disturbo?" una voce familiare lo distolse dalla lettura.
"Jane piccola, sei arrivata" disse il padre chiudendo il libro e andandole incontro.
"Si, da poco pa'..." rispose lei.
Il vecchio abbracciò la figlia tenendola stretta a se. Jane, a differenza di quelli della madre, adorava gli abbracci del padre perché la facevano sentire amata e protetta. Restarono per un po' così, poi Frank ruppe il silenzio.
"Siediti figliola, cosa è successo?" chiese il padre preoccupato, mettendosi vicino a lei.
"Non ce l'aspettavamo, avevamo quasi tutti i membri della famiglia con noi... siamo vivi per miracolo" rispose Jane gesticolando vistosamente.
"Paddy ha grandi risorse, ecco perché bisogna eliminarlo" rispose l'uomo.
"Sì pa', ma é blindato ed è impossibile arrivare a lui direttamente, quindi dobbiamo aspettare quando andrà a fuori con la figlia".
"Se ci sarà la guerra tra clan, non credo che uscirà con lei Jane".
"Ho già un piano" disse Jane guardando il padre soddisfatta.
"Perfetto figliola, domani andremo da Micheal" Frank appoggió la mano sulla spalla della figlia per cercare di alzarsi, gli anni si facevano sentire anche per lui.
"Adesso andiamo a mangiare figliola". Jane annuì, si alzò e uscirono insieme dallo studio.
Nel salone c'era Tommy, che quando vide la sorella le andò incontro per salutarla.
"Jane!" le disse con un sorriso.
Tommy il secondogenito dei Rizzoli era un ragazzo tutto d'un pezzo. Da poco aveva intrapreso la carriera politica.
"Ciao uomo d'affari" disse abbracciandolo e chiese "Come vanno le cose?"
"Bene, ho iniziato la campagna elettorale" rispose il giovane.
"Andrà tutto alla grande, sono orgogliosa di te" disse Jane dandogli un piccolo pugno sul petto facendo sorridere Angela, che era fiera del bel rapporto che legava quei due fratelli così diversi.
"Sedetevi a tavola, è pronto" disse con il cuore gonfio di gioia.
Si sedettero. Mancava solo Frankie impegnato con Micheal Corleone.
La cameriera iniziò a servire, per l'occasione Angela fece preparare i cannelloni, il piatto preferito da Jane.
"Sara, come ti trovi a Boston?" chiese Angela.
La ragazza la guardò con un pò di malinconia negli occhi, poi rispose "Bene Angela, ma la mia famiglia mi manca molto".
Jane restò silenziosa continuando a mangiare, Angela non potè non notare l'indifferenza della figlia, qualcosa era cambiato e forse il loro rapporto era agli sgoccioli. Decise di cambiare discorso per non mettere le ragazze in difficoltà.
"Tommy ho parlato con Padre Rino, ci appoggerà per le elezioni".
"Grazie ma', è importante avere una persona stimata e seguita come lui" rispose Tommy mostrando il suo fantastico sorriso. La sua bellezza era paragonabile a quella di un angelo, capelli biondi e occhi chiari ereditati dalla madre, era un ragazzo molto corteggiato e ben visto.
"Domani terrò un convegno a Washington" esclamò il ragazzo.
"Sono orgoglioso di te" disse il padre facendogli un sorriso.
"Dopo posso usare il telefono nello studio?" chiese Jane sorseggiando l'ultimo goccio di vino, notando lo sguardo sospettoso di Sara.
"Certo figliola" disse Frank con un sorriso.
Appena finirono di cenare, presero un whisky e subito dopo Jane si avviò verso lo studio.
Entrò assicurandosi che la porta fosse ben chiusa. Si sedette alla scrivania del padre e formò il numero di telefono di Maura.
"Pronto?"
"Ciao Maura".
"Jane! Che bella sorpresa!" rispose la donna sedendosi sul divano.
"Ti ho disturbato?" chiese la mora.
"No, no, stavo studiando ma non riesco a concentrarmi..." rispose la bionda.
"Ah no? E come mai" disse Jane sorridendo.
"Colpa tua! Non riesco a dimenticare la scorsa notte. Se ci penso mi vengono ancora i brividi" rispose con un sospiro. "Mi manchi... quando torni?"
Jane fece una risata dolce "Presto, ho un piccolo affare da sistemare qui, ma sarà una cosa veloce e poi torno da te, non vedo l'ora..." le disse con una voce bassa e carica di desiderio.
Maura emise un gemito."Jane, non dirmi queste cose..."
"Perchè no? Se non fossi qui a New York stasera sarei accanto a te... a baciarti, ad accarezzare il tuo bellissimo corpo... "
"Oh Dio... basta ti prego non torturarmi ancora!" disse Maura giocando nervosamente con il filo del telefono.
Jane rise ancora. "Ora purtroppo ti devo salutare piccola, ci vediamo presto".
"Buona notte Jane..." rispose dolcemente e riagganciò. Poi si alzò e aprì un cassettino tirando fuori il fazzoletto di Jane, lo annusò come la prima volta che si era accorta di averlo e chiuse gli occhi, sorridendo.
Erano le otto del mattino e Jane era sveglia da un bel po'. Sorseggiava il caffè macchiato con il latte mentre era in piedi davanti alla finestra del salone che si affacciava sul retro del giardino. La sua testa era invasa da pensieri, rifletteva sulla vecchia vita tranquilla che aveva in Italia con Sara e realizzò che era in netto contrasto con quella turbolenta che stava vivendo oggi a Boston, tra regolamenti di conti, sparatorie e agguati. Ma c'era un lato positivo in tutto ciò: la travolgente storia che stava vivendo con Maura Isles. La sua ossessione verso questa donna le faceva paura, non capiva perché sentiva una morsa allo stomaco ogni volta che la pensava. Non riusciva proprio a controllare questo nuovo sentimento e la cosa non andava bene, perché lei doveva essere fredda e razionale.
"Jane?" la chiamó Angela.
"Ehi ma', buongiorno" esclamò la figlia.
"Buongiorno piccola, va tutto bene?" chiese Angela accortasi che la figlia non l'aveva nemmeno sentita entrare.
"Sì certo..." rispose subito, allontanandosi dalla finestra, sperando così di non subire un terzo grado dalla madre
"Vado in camera a preparami" disse e posò la tazza sul tavolo, avviandosi velocemente verso le scale.
"Puoi scappare ed evitarmi Jane, ma tu sei mia figlia. Riesco a capire se c'è qualcosa che non va anche se non parli..." le fece notare la madre
Jane si fermò a metà della rampa bloccata dalle parole della donna e si voltò guardandola negli occhi. "Allora sai dirmi cosa mi sta succedendo?" le rispose con tanta disperazione nella voce.
Angela si avvicinò, prendendole le mani "Oh Jane, ho visto come guardavi Sara ieri sera... e ho visto una nuova luce nei tuoi occhi da quando hai rimesso piede in questa casa. Chiunque sia la causa di tutto ciò, deve essere molto speciale per aver catturato l'attenzione di Jane Rizzoli". La ragazza abbassò lo sguardo perché non le andava di parlare e cercò un modo per cambiare discorso, ma udì una voce che la salvò dal momento imbarazzante "Sorella, finalmente!"
"Ehi Frankie" Jane si liberò dalle mani della madre per abbracciare il fratello.
Frankie era sempre stato il fratello preferito. L'ultimo dei Rizzoli, promessa del baseball in attesa di una risposta dalla società dei New York Yankees, dove aveva fatto un provino diverso tempo prima. Nel frattempo frequentava la casa dei Corleone perché era diventato il loro autista.
"Sono felice di vederti Jane!" le disse contraccambiando l'abbraccio.
"Anch'io" rispose la donna accarezzandogli il viso. "Vieni con noi dal padrino?" continuò.
"Sì, vi scorterò fino alla villa" ridacchiò il fratello.
Jane non approvava che Frankie passasse il suo tempo con la famiglia Corleone, aveva sempre avuto un istinto di protezione verso i suoi fratelli. Dei tre Rizzoli lei era la più forte e sicura, al contrario dei due ragazzi che erano molto fragili.
"Il mondo è davvero cambiato allora! Tu che scorti me?" Jane sorrise. "Dai usciamo un pò in giardino, è una bella giornata" prese il fratello sotto braccio e si avviarono fuori.
