Probabilmente sto per perdere un sacco di fans, ma cosa devo fare? Le storie hanno vita propria nella mia mente... e non mi piacciono le cose scontate.

"In quella il vento le sollevò parzialmente i capelli dal viso, mostrando quello che era rimasto celato fino a quel momento: sopracciglia alte e sottili e… due inconfondibili orecchie a punta celesti."

9. T'Mar

Scese con grazia, come acqua che scivolasse fuori da un contenitore.
Era un' indiscussa mescolanza di varie razze, ma qualunque fosse il mix il capitano pensò che dovesse essere ripetuto più spesso.
Il colore dominante era il celeste pallido, perlaceo, diverso da quello andoriano.
Gli occhi erano di un blu cupo,circondati da un leggero reticolo di pigmentazione nocciola; i capelli, di uno strano colore chiaro iridescente, erano folti e ondulati come spuma del mare, coprendo con morbidi riccioli il volto fin quasi gli occhi; Kirk giurò di aver visto delle scaglie sottili sulle braccia. Era alta, almeno quanto McCoy, e aveva gambe lunghe e snelle, strepitose.
Indossava una specie di camicia bianca, lunga fino alle ginocchia; il tessuto trasparente lasciava vedere al disotto un costume da bagno.
Risiana, decise, almeno in parte, ma tutto il resto non gli era familiare.
Lei si avvicinò con passo fluido e sicuro, mentre McCoy le si faceva incontro e la accompagnava da loro, nel suo miglior atteggiamento da gentiluomo del Sud degli Stati Uniti d'America.
- Vi presento T'Mar – disse McCoy, quando furono vicini.
- Capitano Kirk, è un piacere incontrarla –
Gli tese una mano affusolata, dalle unghie rosa come conchiglie.
Kirk, che si accorse di essere rimasto a fissarla per tutto il tempo, lasciò cadere bruscamente lo zaino e le strinse la mano.
- James, ma per gli amici di Bones solo Jim, per favore – sorrise, sfoderando il suo fascino.
Lei rispose al sorriso, mostrando una chiostra di denti piccoli e bianchi come una fila di perle perfettamente allineate, poi si girò verso il primo ufficiale.
- "Vic-toor e smursma", comandante Spock - pronunciò in perfetto vulcaniano, allargando le dita della mano nel saluto vulcaniano; fra il medio e l'anulare si tese una sottilissima membrana che univa le dita.
Spock inarcò un sopracciglio ma si riprese velocemente dalla sorpresa e rispose al saluto.
- "Vic-toor e smursma" disse in vulcaniano, poi passando all'inglese standard – Complimenti, il suo Vulcaniano è eccellente. Zone Settentrionali, direi.-
- Esatto – sorrise lei.
- Sembra che ci conoscesse già, McCoy le ha parlato di noi? – chiese Kirk.
- Capitano, siete molto noti in questo quadrante. Ma la verità è che il mio interesse è professionale –
- Professionale? –
- Sono un tenente della flotta stellare, Capitano, settore Scientifico. In particolare sono la sua nuova esobiologa. Entrerò in servizio sull'Enterprise tra cinque giorni –
Kirk ci mise qualche istante a riprendersi. Quella donna bellissima era il nuovo secondo di Spock? Un nuovo membro del suo equipaggio?
- Quindi lei è il tenente T'Mar Layrys – disse Spock, a quanto pare più informato di lei. – Il suo curriculum è eccellente, sarà un piacere lavorare con lei. La sua scheda la classificava come Risiana, ma direi che discende anche da altre razze. Cetaciana, se non sbaglio… -
- Esatto, Comandante, e qualche altro gene di varie parti della galassia…-
In quella il vento le sollevò parzialmente i capelli dal viso, mostrando quello che era rimasto celato fino a quel momento: sopracciglia alte e sottili e… due inconfondibili orecchie a punta celesti.
- Lei è anche Vulcaniana! – non riuscì a trattenersi dall'esclamare Kirk.
T'Mar ridacchiò.
- Sì, Capitano. Mia nonna era Vulcaniana –
- Ok, noi dobbiamo andare, ora. Buona passeggiata. – disse McCoy improvvisamente, prendendo il suo zaino e avviandosi al velivolo.
A T'Mar non restò che seguirlo, salutando.
- Arrivederci, Capitano. Comandante –
Quando il velivolo si fu allontanato silenziosamente Kirk e Spock si guardarono.
Non c'era certo bisogno di un Legame per capire cosa stessero pensando.
- Dove diamine l'ha trovata? – sbottò alla fine il capitano. – Rimane solo un paio d'ore e se ne torna con… con quello splendore! – ammise con riluttante ammirazione - e per di più il tuo nuovo secondo! Che razza di coincidenza è mai questa? -
- In effetti le probabilità erano del…
Il capitano lo fulminò con lo sguardo.
- Signor Spock, se mi dovesse snocciolare le sue percentuali in questo momento io… io potrei buttarla in mezzo ad un branco di meduse-fuoco! Andiamo, il cammino è lungo .-
Si caricarono gli zaini in spalla e si avviarono per il sentiero nel bosco.

Se il capitano avesse ascoltato le percentuali calcolate da Spock si sarebbe stupito che non fossero poi così basse.
Il rendez vous con il tenente Layrys era previsto su Risa qualche giorno più tardi, il campo della Flotta era nel paese a cinque miglia dal loro campo e la zona era molto famosa per il campeggio: avevano semplicemente avuto la stessa idea.
McCoy aveva incontrato il tenente il giorno prima, mentre sedeva imbronciato e depresso lungo il bordo di un laghetto, a circa tre chilometri dal campo base.
- Salve! – aveva detto semplicemente lei.
Lui era sobbalzato, si era voltato ed era rimasto a fissarla per dieci secondi buoni prima di scattare in piedi come un bravo gentiluomo del Sud deve fare di fronte ad una signora.
- Salve – rispose impacciato.
Evidentemente lei era lì già da qualche istante. Il suo sguardo perspicace sembrava aver percepito il malumore dell'uomo dai capelli neri e bellissimi occhi celesti come il mare di Cetacea.
- E' in brutto momento. La lascio solo –
Lui sembrò preso in contropiede dall'evidenza del proprio malumore.
- No! Cioè.. non c'è bisogno che se vada. Voglio dire, questo posto non è mio…- si incartò pietosamente.
Lei sorrise, intenerita. Un sorriso che le scaldava gli occhi di cobalto.
McCoy si sentì arrossire, come se lei gli avesse denudato l'anima con uno sguardo.
- La prego, resti. Io sono Leonard, Leonard McCoy – si presentò, seriamente.
Lei socchiuse gli occhi.
- Il dottor McCoy, l'ufficiale medico dell'Enterprise? -
Lui fu preso in contropiede.
- Sì. Lei sa chi sono? –
- Ecco, in realtà fra poco sarà un mio superiore. Sono il tenente Layrys, sezione scientifica. Prendo servizio sull'Enterprise tra sei giorni.
- Allora lei è il nuovo membro dell'equipaggio che dobbiamo imbarcare qui a Risa ! –
- Che strana coincidenza, vero? –
McCoy era incantato da quella donna.
- Senta, per ora siamo in licenza e lei non è ancora a bordo. Per cui io sono ancora Leonard, e solo Leonard, ok? –
Lei sorrise con gli occhi in quel modo che lui aveva già assimilato come indispensabile per respirare.
- Ok, Leonard. Allora per ora io sono T'Mar, solo T'Mar –
Si erano seduti a chiacchierare di biologia Cetaciana, un mondo per lo più acquatico dove vivevano esseri umanoidi che avevano dato origine al mito delle Sirene sulla Terra.
Era stato solo dopo qualche tempo che aveva scoperto che lei era anche vulcaniana, quando si era spostata i capelli dalla fronte rivelando quelle familiari sopracciglia, così strane sulla delicata pelle azzurra venata di nocciola.
McCoy si chiese come due razze così totalmente diverse come quella Cetaciana, legata al mare in maniera indissolubile, e quella Vulcaniana, forgiata nei deserti infuocati e inospitali, potessero convivere in quell'essere.
Eppure il mix era fantastico.
Lei adorava l'acqua, così decise di farsi il bagno.
Si tolse i pantaloni tecnici e la maglia, rimanendo in short aderenti e canottiera, e si buttò in acqua da uno scoglio; McCoy giurò che per un attimo si fosse davvero trasformata in una sirena.
Dopo qualche minuto non vedendola riapparire cominciò a preoccuparsi; dopo cinque era affacciato sul bordo del limpido laghetto, cercandone le tracce, a otto si era spogliato e si stava per tuffare nelle acque gelide, quando lei riemerse dietro di lui.
Al rumore si voltò sullo scoglio scivoloso e perse l'equilibrio, finendo scompostamente in acqua.
Riemerse immediatamente, ansimando e sputacchiando.
- Aaahhh! E' gelida! – urlò.
Si affrettò a raggiungere la riva e a uscire dall'acqua, mentre lei rideva con quella voce come bollicine in un acquario.
Quando si fu asciugato si divisero le provviste, poi lei gli insegnò a pescare gamberi di fiume nel fango.
Il tempo volò via e quando fu ora di lasciarsi, restii, si diedero appuntamento per il giorno dopo.
Lei era ripartita nel suo velivolo e lui si era avviato a piedi verso il campo, rilassato e infangato.


* Lunga vita e prosperità

Lasciate traccia delle vostre opinioni con qualche commento, mi servirà per orientarmi e mi aiuterà a continuare!