Capitolo 10: Bentornata a casa
Sono passati un po' di giorni da quando Santana ed io facemmo la nostra festa del gelato-pianto-amore nella sua stanza. Non c'è bisogno di dirlo, ci furono molte lacrime e molto sesso quella notte. Il sesso non fu disperato come fu quella notte con Sam. Era solo confortante e ci dimostrammo l'un l'altra quanto ci amavamo. Anche se eravamo tutte e due miserabili quella notte, mi sentii più vicina che mai a lei e mi sentivo stranamente grata per il mio padre assente. Non lo vidi dalla notte che si presentò dal nulla. Rese tutto più facile. Non ero pronta a perdonarlo o riaverlo nella mia vita. Ero anche molto grata che Santana capisse e che mi supportasse. Non mi spinse mai ad avere una relazione con lui o a parlarne. Penso sapesse che quando sarei stata pronta, ne avrei parlato con lei.
Penso che dovrei anche far notare che non abbiamo mangiato niente di dolce da quella sera. Il giorno seguente ci svegliammo entrambe nauseate da così tanto gelato. Il gelato era ovunque, sulla nostra pelle, nei capelli. Ci era sembrata una buona idea mangiarlo via l'una dal corpo dell'altra. Santana la chiamò una "sbornia da gelato".
Quindi eccomi qui, nello studio di danza a provare un po' di balletti per la mia classe. Era tardi, ma ero in mezzo ad una routine, quindi non potevo fermarmi. Ieri mi sono trasferita fuori dall'appartamento di Santana e in uno nuovo. E' poco più grande dell'altro e ha una vista migliore. Non volevo andare via da casa sua, ma entrambe eravamo d'accordo che non volevamo correre. Fu difficile dormire senza lei ieri sera, ma ci riuscii. Mi chiamò subito prima che stessi per andare a dormire, quindi penso che sentire la sua voce mi aiutò.
Andai alla mia borsa e presi la bottiglia d'acqua bevendo un lungo sorso. Stavo sudando molto dal ballare così tanto e l'acqua fredda mi faceva sentire così bene quando scendeva. Stavo rimettendo la bottiglia a terra quando vidi qualcuno sull'entrata. Ancora una volta, mi aveva trovato. Il mio cosiddetto padre.
"Wow. Sei veramente brava." Stava sorridendo ampiamente appoggiandosi alla porta.
Sbuffai sarcastica. Come mi aveva trovato? "Mi stai stalkerando? Come mi hai trovato?" Chiesi acidamente.
Alzò un giornale che aveva una foto di Mike e me con una classe. "Lo stavo sfogliando in hotel e ti ho vista nella foto."
"È tardi. Come facevi a sapere che sarei stata qui?"
"Non riuscivamo a tirarti fuori dallo studio nemmeno quando eri piccola. Sapevo che saresti stata qui. O almeno lo speravo."
Presi un asciugamano dalla mia borsa per asciugarmi il sudore da fronte, petto e collo. "La mia risposta non è cambiata," dissi severamente.
Il suo sorriso sparì e guardò il suolo nervosamente. "Immaginavo. Pensavo di provarci un'ultima volta. Per favore, Brittany. Lasciami spiegare."
Scossi la testa. "No. Hai avuto la tua opportunità e l'hai gettata."
"So che è difficile per te, lo è per me anche, ma possiamo superarla," disse guardandomi.
"No… tu non ci arrivi. Non capisci," gli dissi prima di frugare nella mia borsa ancora una volta e tirando fuori un pezzo di carta.
"Che cos'è?" Chiese annuendo al pezzo di carta tra le mie mani.
Guardai verso il foglio e di nuovo lui. "Una lettera. Te la scrissi quando avevo otto anni." Deglutii e feci un respiro. "Caro papà, mi manchi. Spero che torni. Mamma è sempre triste e io non so come farla star meglio. Ha bisogno che tu torni e la abbracci. Mi dispiace se sono stata cattiva e ti ho costretto ad andartene, ma prometto di fare la brava da adesso in poi. Ti voglio così tanto bene. Per favore torna a casa. Con amore, Brittany." Una lacrima scivolò sulla mia guancia e realizzai che stavo piangendo. Velocemente la asciugai. Non avrei pianto.
Lui guardò per terra come se si stesse vergognando. Provò a dire qualcosa, ma rimase in silenzio per un po'. Mi avvicinai a lui e gli misi la lettera in mano. Lui la fissò, ma non si mosse.
"Mi dispiace, Brittany." Sussurrò.
"No. Vattene e basta," dissi rimandando indietro le lacrime.
"Diversamente da quanto pensi, ti voglio ancora molto bene e ti ho pensato sempre. Ma capisco. Sei cresciuta diventando una bellissima donna e so che farai cose fantastiche." Non dissi niente. Lo fissai senza speranza. "Immagino sia un addio," disse infine guardandomi. "Addio, Brittany." Si girò e uscì senza più voltarsi.
Feci un respiro tremante mandando via le lacrime. "Addio, papà," sussurrai prima di prendere le mie cose, spegnere le luci e chiudere.
Era quasi mezzanotte quando arrivai a casa. Feci una doccia calda e mi misi in pigiama prima di infilarmi a letto. Non riuscii ad addormentarmi. Mi sentivo così sola in questo appartamento e non volevo stare da sola. Pensai di chiamare Santana, ma era tardi e immaginai che stesse probabilmente dormendo dato che stasera non lavorava. Il pensiero di non parlarle o vederla fece addolorare il mio cuore. Avevo bisogno di lei. Onestamente mi sentii sollevata che questa cosa con mio padre fosse finita e mi sentii stranamente bene, ma ero preoccupata di aver fatto la cosa giusta oppure no. Santana mi faceva sempre sentire meglio e sapeva sempre le cose giuste da dire.
Avevo ancora la chiave del suo appartamento. Forse avrei solo potuto andare là e infilarmi nel letto con lei. Avevo bisogno di coccole. Non pensavo di riuscire a dormire senza. Non volevo svegliare Mike o Tina, ma sicuramente avrebbero capito. Gettai via le coperte e mi misi un paio di scarpe. Presi la borsa, le chiavi e il telefono dirigendomi da Santana.
Il suo appartamento era buio e tranquillo quando entrai. Chiusi la porta più piano che potei non volendo svegliare nessuno e la chiusi a chiave. Mi tolsi le scarpe e andai in punta di piedi in camera di Santana. La sua luce era spenta, ma la TV era accesa facendo luce che mi permetteva di vedere Santana accoccolata di fianco addormentata. Provai a chiudere la sua porta più piano che potessi, ma cigolò e i suoi occhi scattarono aperti.
"Brittany?" gracchiò.
"Scusa, non intendevo svegliarti," sussurrai.
"Cosa ci fai qui?" Disse con uno sbadiglio e guardando l'orologio. "È tardi."
"Mi dispiace. Ho ancora la chiave e ho immaginato che sarebbe stato tardi per chiamare, ma avevo bisogno di vederti. Mi dispiace. Posso tornare a casa. Avrei dovuto chiamare." Mi girai per andarmene, ma balzò fuori dal letto.
"Brittany, aspetta." Mi prese il polso e mi rigirò. "Che cosa succede?"
Una lacrima mi scivolò fuori dagli occhi, ma la asciugai velocemente. Non volevo piangere. Ero stanca di piangere. "Mio padre è tornato a trovarmi."
"Gli avevo detto di star lontano da te. Non sa accettare il suggerimento?" Disse arrabbiata.
Scossi la testa. "Va tutto bene. Gli ho detto che la mia risposta non è cambiata e di non tornare a cercarmi più. Mi ha detto addio e se n'è andato."
Strinse le labbra. "Stai bene?" Chiese accarezzandomi il braccio su e giù.
Scrollai le spalle. "Sì, no, entrambi. Sto bene, insomma, mi sento meglio adesso che se n'è andato, ma mi sento un po' in colpa di averlo mandato via. Spero solo di aver preso la decisione giusta."
"Hai fatto quello che il tuo cuore stava dicendo?" Chiese asciugandomi la lacrima che scendeva dai miei occhi.
"Sì. Non voglio vederlo. Non adesso almeno." Avevo lacrime che scendevano dagli occhi, ma non stavo singhiozzando. Stavo piangendo perché ero sopraffatta dalle emozioni. Lei annuì e mi guardò negli occhi. "Mi dispiace di non aver chiamato."
"Non devi chiamare, Britt. Puoi vedermi ogni volta che hai bisogno." Mi rassicurò. "Sei stanca?"
Annuii. "Sì."
Mi prese la mano e mi portò nel suo letto. Gattonò fino al suo lato e io la seguii quando alzò le coperte così che potessimo entrarvi. Mi distesi e non dovetti neanche chiederle di stringermi. Mi portò a lei così che potessi appoggiare la testa sul suo petto. Avvolse le braccia attorno ai miei fianchi portandomi più vicina a lei. Stavo ancora piangendo e provai a fermare le lacrime, ma più ci provavo, più piangevo.
"Mi dispiace, non riesco a smettere di piangere. Non so neanche perché sto piangendo. Sto bene." Tirai su col naso.
"Amore, è tutto okay. Puoi piangere per quanto tempo hai bisogno. Non devi fingere con me, Britt," disse dolcemente e baciò la mia testa.
"Grazie per esserti presa cura di me. Mi dispiace. Mi sento sempre come se tu ti prenda sempre cura di me."
"Non mi dispiace, Britt. Ti amo e voglio solo che tu stia bene." Passò le sue dita tra i miei capelli.
"Normalmente sono capace di prendermi cura di me stessa. Avevo solo bisogno di te stasera."
"Avevi bisogno di me?" Chiese spostandosi un po' da me e sorridendomi.
Annuii timidamente. "Avevo solo bisogno di stare vicina a te. Non riuscivo a dormire senza essere vicina a te stasera." Si abbassò e mi baciò le labbra dolcemente. Iniziai a diventare veramente stanca. Santana mi rilassava sempre ed era tardi, quindi iniziai ad addormentarmi.
Continuò ad accarezzarmi i capelli e a stringermi. Non stavo più piangendo. Mi sentivo felice tra le sue braccia, come se fossi al sicuro e come se lei mi avrebbe protetto. Mi baciò la fronte dolcemente ed espirò. "Sono qui adesso, scricciolo, puoi dormire," sussurrò nel mio orecchio.
Santana rimase attaccata a me il giorno dopo facendo in modo che io stessi bene. Dopo averle assicurato più volte che stavo bene, finalmente smise di scrivermi ogni 20 minuti. Non mi importava onestamente. Sapevo che era solo preoccupata, ma stavo bene davvero. C'era, tuttavia, qualcosa che volevo provare, ma ero insicura di quale sarebbe stata la sua reazione. Le mandai un SMS chiedendole di incontrarmi allo studio alle otto. Stavo facendo stretching sul pavimento quando arrivò.
"Ehi, amore," disse appoggiandosi allo stipite della porta.
"Ehi." Mi alzai e andai da lei baciandola dolcemente sulle labbra.
"Che c'è? Perché volevi che ci incontrassimo qui?" Chiese con un sorriso.
Guardai il pavimento nervosamente prima di rivolgere lo sguardo a lei. "C'è qualcosa che voglio che tu faccia. Beh, qualcosa che potrebbe aiutarti."
"Okaayyy," disse confusa. Presi la sua mano e la portai al centro della stanza dove c'erano due sedie una di fronte all'altra vicine.
Mi morsi il labbro nervosamente. "Quando mio padre se ne andò, mi persi in me stessa per un po'. Avevo problemi a scuola a farmi amici. Mia mamma pensò che sarei cresciuta e ne sarei uscita, ma non successe così mi mando in un ritiro di sette giorni nel bosco con un gruppo di altri bambini che stavano passando simili problemi familiari," le dissi, mentre Santana mi stringeva le mani. "Mi insegnarono tecniche di sopravvivenza. All'inizio della settimana facemmo questo esercizio e poi ancora alla fine. Finì per essere il più difficile, ma il più terapeutico dell'intera settimana." Portai Santana a sedere su una delle due sedie. "Funziona che tu ti immagini qualcuno che ti ha causato molto dolore e fai finta che stia seduto davanti a te," le dissi indicano la sedia vuota. "L'idea è di dire all'altra persona come ti senti o quello che vuoi senza la pressione della reale presenza di essa. Puoi arrabbiarti o essere triste o quello che vuoi."
Santana mi guardò confusa corrucciando le sopracciglia. Riguardò verso la sedia e poi a me. "Okay… allora perché lo stiamo facendo?" Chiese.
"Ho pensato che ti potrebbe aiutare con tua nonna," dissi cautamente.
Deglutì faticosamente. "Britt, io, non so. Insomma, io…" Balbettò.
"Provaci e basta. Per favore?" Sussurrai. "Puoi tenermi la mano tutto il tempo o posso andarmene. Quello di cui ha bisogno."
Santana guardò la sedia davanti a lei e la fissò per un minuto. Sembrò immersa in pensieri profondi e poi si alzò di scatto. "Britt, non posso," disse girandosi verso di me. "Mi dispiace. Non posso e basta." Aggiunse guardando il pavimento.
Annuii. "Immaginavo. Mi ci volle tutta la settimana per essere in grado di farlo. Onestamente pensai che tutti fossero pazzi per volere che io parlassi ad una sedia." Risi. I suoi occhi erano ancora rivolti al pavimento e io presi le sue mani. "Ehi, guardami." Lei lentamente portò i suoi occhi a me. Potevo vedere la paura nei suoi così le accarezzai col pollice le nocche per calmarla. "Non ti farei mai fare una cosa che non vuoi fare, ma nel futuro se lo farai, sarò lì con te. Non devi aver paura con me, Santana. Non ti giudicherei mai o ti lascerei. Per quanto tu voglia che io stia bene oggi, io voglio lo stesso per te."
Lei deglutì e mi fece un sorriso. "Lo so e grazie." Annuì. "Non sono ancora pronta per farlo, ma se mai lo fossi, sarai la prima a saperlo."
"Okay. Ti amo," le dissi stringendole le mani.
"Ti amo anche io."
"Vieni qui." La portai in un abbraccio mettendo le mie braccia attorno al suo collo. Sentii le sue braccia stringermi attorno ai fianchi e portarmi più vicina e rimanemmo così per un po' godendoci la sicurezza di essere tra le braccia l'una dell'altra. "Allora, stavo pensando che forse potresti dormire da me stasera. In modo che tu possa aiutarmi a preparare il party di domani sera. Hai la serata libera, vero?" Le chiesi rompendo l'abbraccio.
"Sì. In realtà stavo pensando a stessa cosa, ho portato dei vestiti e altro con me giusto in caso."
Domani sera ci sarà una festa al mio appartamento per inaugurarlo. Ho invitato un paio di persone per celebrare. La solita gang, Quinn, Puck, Mike, Tina e anche Rachel che porta Mercedes che non ho ancora incontrato. È la proprietaria del Jones Night Club quindi dovrebbe essere divertente. Ovviamente ci sarà anche Santana.
Santana ed io camminammo fino al mio appartamento. Ci sistemammo e ci accoccolammo sul divano nel salotto.
"Dovremmo fare i pop corn," suggerii alzandomi e andando in cucina. Stavo cercando tra gli armadi quando sentii un paio di braccia avvolgersi attorno ai miei fianchi. Ovvio che era Santana. Spostò i miei capelli da un lato e baciò il mio collo. "Cosa pensi di fare?" Chiesi scherzosamente.
"Hmmm. Beh, dato che hai un nuovo appartamento, dovremmo, sai, battezzarlo. Non facciamo sesso da un paio di giorni e tu sei molto sexy ora," disse al mio orecchio. Mi rigirai verso di lei e la baciai lentamente. Approfondii il bacio e le presi le guance con le mani inserendo la lingua nella sua bocca, massaggiando la sua con la mia. Gemette nel bacio e spostò le sue mani sulla mia schiena accarezzandola. Era così brava a baciare che solo baciandola così fece gocciolare le mie parti basse.
"Camera?" Chiesi a bassa voce quando il bacio si interruppe.
Scosse la testa. "Non ancora. Prima, il pavimento della cucina." Bacio. "Poi il salotto sul divano." Bacio. "Poi il bagno." Bacio. "Poi il corridoio."Bacio. "Poi la camera da letto." Scontrò le nostre labbra insieme di nuovo e portò le sue mani al mio sedere e lo strinse fermamente. Ora ero definitivamente arrapata. Mi aggrappai al bordo della sua maglia e la tolsi insieme al suo reggiseno. Lei spostò le mani al bottone dei miei jeans e li spinse giù, mentre io la aiutavo uscendovi. Fece lo stesso con le mie mutande, le nostre labbra non si staccarono mai. Si sedette sul pavimento e mi portò giù con lei. Velocemente tolse la mia maglia e reggiseno e io le tolsi i pantaloni da yoga e mutande lanciandoli oltre le mie spalle. Mi stesi sopra di lei nel freddo pavimento della cucina, mentre lei apriva le gambe così che potessi sistemarmi tra esse.
Mi spostai al suo collo e lei gemette lievemente, mentre io baciavo e succhiavo lì. Prendendo un seno, misi la bocca sull'altro e succhiai gentilmente e poi feci dei cerchi attorno con la lingua. "OH!" gemette quando vi soffiai sopra. Feci la stessa cosa sull'altro seno facendo in modo di mostrare uguali attenzioni. Baciai giù sulla valle dei seni e sui suoi addominali sorridendo quando li sentii fremere. Baciai sempre più giù prima di porre un bacio leggero sul suo centro. Potevo percepire quanto bagnata fosse di già. "Britt." Ansimò. Sapevo che non voleva più essere stuzzicata, quindi mi immersi in lei leccando dovunque riuscissi a raggiungere. Lei fece scattare le anche verso l'alto in risposta e io le mantenni ferme, leccando ogni punto del suo intimo. Lei gemette forte in approvazione quando attaccai le mie labbra al suo clitoride. "Non fermarti! Sono vicina, oh mio dio!" Urlò, mentre io sentii del liquido caldo coprire le mie labbra. Le sue gambe stavano tremando incontrollabilmente e lei stava ansimando pesantemente. Leccai per pulirla prima di baciare su lungo il suo corpo e finalmente le sue labbra permettendole di assaggiarsi.
Riprese fiato un po' di minuti dopo e ci rigirò così che stesse sopra. "Tuo turno." Sorrise astutamente baciandomi profondamente. Si sollevò portandomi con lei, prima di baciarmi nuovamente mettendo le mani sui miei fianchi. La sentii farmi camminare all'indietro finché cademmo in qualcosa di soffice. Eravamo sul divano e mi stava a cavalcioni baciandomi avidamente. Sentii le sue dita passare sulla mia apertura e poi penetrarmi con due dita.
"Santana!" Gemetti, mentre mi portò all'estasi e ritorno.
Il giorno dopo, 18.00
"Vado io!" Urlai quando il campanello suonò. Corsi alla porta e la aprii rivelando Mike e Tina. "CIAO!" Dissi eccitata gettando le braccia attorno a Tina seguita da Mike. "Entrate. Tutti sono in cucina." Li condussi in cucina dove Santana stava preparando i drink. Era così sexy con quei capelli un po' disordinati, col suo stretto vestito nero e tacchi. Presentai Mike e Tina a Puck, siccome avevano già conosciuto Quinn.
"Tesoro, vuoi un drink?" Chiese Santana alzando un bicchiere di plastica.
"Certo. Sorprendimi," dissi percorrendo l'appartamento per essere sicura che avessimo tutto prima di ritornare in cucina. Santana mi passò il mio drink e mi baciò sulle labbra. "Grazie," le sussurrai quando mi fece l'occhiolino.
Sentii il campanello di nuovo e presi un grosso sorso del drink. Buonissimo. Sapeva di ananas. Mi ricordava Santana perché era dolce, ma anche aspro. Corsi alla porta e aprendola vidi Rachel con un'altra ragazza che presunsi fosse Mercedes.
"Ehi!" Disse Rachel dandomi un abbraccio. "Lei è Mercedes," disse dopo essersi staccata dall'abbraccio.
"Ciao. Piacere di conoscerti," dissi stringendole la mano. "Adoro il tuo club!"
"Grazie! Piacere di conoscerti. Abbiamo portato sale e tequila," disse Mercedes alzando la busta tra le sue mani.
"Allora, entrate e unitevi alla festa. 'è anche Tina," dissi. "Ehi, ragazzi. Queste sono Rachel e Mercedes," dissi dopo essere entrate in cucina. Ognuno salutò tranne Santana.
"Oh col cavolo, no!" Battibeccò avvicinandosi a me facendo svanire il mio sorriso. Uh oh. "Perché c'è la tua ex qui?" Chiese fissando Rachel. Oh mio dio. Santana non sapeva che avevo solo finto con Rachel. Merda. "Ciao Mercedes. Come va? La famiglia?" Chiese abbracciando Mercedes. Aspetta… Santana conosceva Mercedes?
"Aspetta, tu conosci Mercedes?" Chiesi corrucciando la fronte.
Lei annuì e sorrise. "Sì. La aiutavo al bar quando ha aperto. È una delle mie più care amiche." Mercedes sorrise a Santana che sorrise a sua volta, prima di ritornare a guardarmi male. "Seriamente, perché lei è qui?"
"Aspetta… Non lo sa?" Rachel sussurrò verso di me.
Feci uscire un lungo sospiro e mi girai verso Santana. "Rachel ed io non ci siamo mai frequentate. Le ho chiesto di fingere di uscire con me per farti ingelosire."
La mascella di Santana si spalancò. "Cosa?" Chiese gettando a Rachel uno sguardo cattivo. "Quindi mi hai mentito?" Chiese incrociando le braccia.
Piegai la testa e la guardai. "Sì, ma solo perché continuavi a rifiutarmi e avevo bisogno di sapere se ti importasse. Ero innamorata di te e volevo sapere se provavi qualcosa per me," dissi difendendomi.
Alzò in sopracciglio mantenendo lo sguardo torvo. Il mio cuore iniziò a battere forte perché pensavo stesse per arrabbiarsi e avremmo iniziato a litigare. "Quindi l'hai ingaggiata per farmi sentire una merda?" Chiese freddamente.
"Oh, merda," disse Mercedes a bassa voce.
"Sì. Mi dispiace," dissi guardando per terra.
"Mi hai lasciato pensare che stavi uscendo con qualcuno e che ti fossi dimenticata di me?"
"Sì! Okay, mi dispiace. Mi dispiace che non te l'ho detto, ma non pensavo di piacerti," dissi gettando le mani all'aria e scuotendo la testa.
Mi prese le mani e mi portò verso di lei così che le nostre facce erano a pochi centimetri di distanza. Il suo cipiglio sparì e comparve un sorriso. "Allora sei stata molto coraggiosa tesoro. Ti amo ancora di più." Mi baciò sulle labbra prendendomi le guance dissipando la mia ansia.
"Allora non sei arrabbiata?" Chiesi quando il bacio si interruppe.
Scosse la testa e mi baciò di nuovo. "No, stavo solo scherzando. Posso dirti un segreto?" Annuii guardandola negli occhi. "Ti amavo anche io allora." Arrossii e mi baciò velocemente sulle labbra.
"Aspetta un momento," dissi e la spostai da me. "Mi hai fatto assumere qualcuno per farti ingelosire quando già sapevi che mi amavi?" Mi guardò scioccata e aprì la bocca per dire qualcosa, ma la chiuse. Non riuscii a tenere una faccia seria così scoppiai a ridere. "Sto solo scherzando, amore. Vieni qui," dissi prendendola per i polsi e la riportai a me per baciarla in un bacio appassionato.
"Pensi che si ricorderanno che siamo ancora qui?" Chiese Quinn.
Io ridacchiai contro le labbra di Santana e mi spostai. "Scusate," dissi.
"Siete così carine. È nauseante," disse Tina roteando gli occhi e buttandosi sul divano.
"Fanculo Tina. Starei attenta a sedermi dove sei ora," Santana battibeccò indicando il divano.
Tina corrucciò la fronte per un secondo prima di spalancare la bocca. "Oh mio dio! Oh mio dio! Ewwww!" Urlò saltando giù dal divano. Santana ed io stavamo ridendo istericamente e gli altri si unirono a noi. "Dio, adesso tutto quello a cui penso è il culo bianco di Brittany sopra Santana," disse facendo una faccia schifata.
"In realtà Santana era sopra quando eravamo sul divano," dissi come se nulla fosse.
Tutti risero ancora di più. "Non è divertente! Lì è dove avrei dovuto dormire stanotte!" Si lamentò bevendo un sorso del suo drink.
"Sei crudele!" Dissi colpendo Santana sul braccio.
"Cosa? Ha bisogno di imparare a non prendermi in giro." Scrollò le spalle.
"Okay, cosa dite se facciamo partire la festa?" Puck chiese versando shottini. "Chi vuole uno shottino?"
"Io!" Santana ed io dicemmo allo stesso momento.
Dopo numerosi shottini con Puck, tutti erano molto ubriachi. La musica era alta, la gente ballava e l'alcol continuava ad arrivare. Mercedes e Santana erano sedute alla finestra ad aggiornarsi. Tina, Rachel e Quinn erano in cucina a fare gossip su qualcosa.
Io stavo ballando in salotto con Mike su 'Like a G6' di Far East Movement. Ero decisamente ubriaca perché la cosa che mi ricordai fu me stessa che agitavo la maglia in giro e ballando con solo i pantaloncini e reggiseno addosso.
"Vai bambola! Toglila!" Puck urlò guadagnandosi una sberla sul braccio da Quinn. La guardò sorpreso. "Che c'è?" Lei scosse la testa e roteò gli occhi.
L'ultima cosa che mi ricordo è Santana che mi portava via e mi rimetteva la maglietta. Inciampavo e ridacchiavo e potevo dire che anche lei stava cercando di rimanere in piedi. Mi baciò velocemente sulle labbra e mi sorrise.
"Dovremmo fare un gioco," suggerì Mercedes.
"Okay, io non ho mai fatto sesso con una ragazza," affermò Tina. Io, Santana, Puck e Mike bevemmo dai nostri drink.
"Non ho mai fatto la nudista," Mercedes disse. Brittany e Puck bevvero.
"Brittany!" Santana strillò.
"Che c'è? Tendo a perdere i vestiti quando bevo," dissi impassibile.
"Questo è vero. Vorrei dire di non aver mai visto Brittany nuda," rise Quinn.
La bocca di Santana cadde e tutti risero. "Ehi, sei solo gelosa perché ho un corpo fantastico," la stuzzicai.
Santana scosse la testa e mise le sue mani sui miei fianchi girandomi verso di lei. "Basta nudismo perché tutto questo," indicò il mio corpo "è mio." Sorrisi e la baciai.
"Sì, lo è," dissi ribaciandola. "So a cosa dovremmo giocare! Sette minuti in paradiso!" Dissi eccitata.
"Cosa dici?" Chiese Santana alzando un sopracciglio.
"Sette minuti in paradiso." Chiarii. Mi guardò confusa. "Non hai mai giocato a sette minuti in paradiso?" Scosse la testa. "Okay, beh, le regole sono che due persone vanno in un armadio per sette minuti e possono farsi quello che vogliono a vicenda, ma quando i sette minuti finiscono, devono uscire." Feci un sorrisetto guardando gli altri. "Santana ed io per prime!" Urlai prendendo la mano di Santana e correndo verso l'armadio. Lasciai socchiuso così che entrasse un po' di luce e potessimo vedere.
"E tu dici che io sono cattiva," Santana ridacchiò.
"Shhhh. Abbiamo solo sette minuti." Le presi la faccia e scontrai le nostre labbra. Sentii le sue braccia avvolgere i miei fianchi e portarci più vicine.
Sentii qualcuno bussare alla porta. "È meglio che teniate addosso i vestiti là dentro!" Tina urlò attraverso la porta. Santana ed io ridemmo sulle labbra l'una dell'altra.
"Miglior. Gioco. Di sempre." Santana disse tra i baci. Ridacchiai e la baciai di nuovo inserendo la lingua nella sua bocca sentendola emettere un verso di approvazione.
Un po' di minuti dopo ci fu un altro botto alla porta. "Okay, i sette minuti sono finiti!" Tina urlò. Santana mise il broncio. Le baciai le labbra un'ultima volta e uscimmo mano nella mano. "Oh bene. Siete entrambe vestite."
"Se avessimo fatto altro ci sarebbe servito più tempo. Santana ha una fantastica resistenza," dissi impassibile ancora una volta.
"Okay, TROPPE INFORMAZIONI," Tina disse portandosi le mani alle orecchie e andandosene.
Dopo che tutti finirono il loro turno nell'armadio, ballai con Puck. Non era un bravo ballerino come Mike, ma sapeva stare al passo. Venni portata via quando sentii Mercedes e qualcuno piangere.
"Vedo che non sei diventata piagnucolona," disse Mercedes ridendo. Girai la testa e vidi Santana in cucina con lacrime che le scendevano dalla faccia. Istantaneamente corsi da lei abbracciandola.
"Ehi, cosa c'è che non va?" Chiesi accarezzandole la schiena e guardando Mercedes che stava ridendo. "Cosa è successo?" Chiesi a Mercedes.
Scosse la testa. "È solo Santana che è la solita piagnucolona quando beve."
"Stai zitta Mercedes." Santana pianse stringendosi a me. Stavo disperatamente cercando di capire cosa non andasse. Cosa intendeva dire con piagnucolona? Santana non piange così spesso. Guardai Santana tra le mie braccia e poi di nuovo Mercedes.
"Oh, non avevi ancora visto la Santana piagnucolona?" Mercedes mi chiese. Scossi la testa. "Ogni volta che Santana si ubriaca tende a piangere per ogni cosa," Sussurrò nel mio orecchio. Annuii e abbracciai più forte Santana. Ora tutto aveva un senso. Santana era una ubriaca emotiva.
Portai Santana nella mia camera e la feci sedere sul letto inginocchiandomi davanti a lei. "Cosa c'è che non va tesoro?" Le accarezzai le ginocchia. Scosse la testa e guardò via. "Santana… dimmi cosa c'è."
"Ti manca stare con i ragazzi?" Mi disse senza mezzi termini.
"Cosa?" Le chiesi.
"Hai ballato con ragazzi tutta la sera, beh, anche con me, ma mi domandavo se ti mancava stare con i ragazzi. Ti amo, Brittany e so che non ho quello che loro hanno, ma potrei indossare uno strap-on qualche volta se vuoi. Ne ho uno. Non mi piace che sia usato su di me, ma se quello che facciamo non è abbastanza per te potrei usarlo con te perché so che ti piace il pene. Insomma, hai dormito con Sam dopo che ti ho rifiutato e se tornasse indietro non so se potrei sopportare di perderti con qualcuno che ha un pene. Voglio solo soddisfarti e-"
"Shh," dissi bloccando il suo discorso. "Amore, basta. Ti amo. Te e solo te. Non voglio quei ragazzi. Significa che sei arrabbiata perché ho fatto sesso con Sam?" Chiesi cautamente. Annuì leggermente. "Amore, non devi preoccuparti di soddisfarmi perché lo fai. Fidati, lo fai. Vorrei usare uno strap-on solo se tu volessi, ma non dobbiamo perché tutto quello che fai è abbastanza." Le dissi asciugandole le lacrime. "Nessuno mi ha mai fatto avere orgasmi come te." Sussurrai la parola orgasmi.
"Sul serio?" Tirò su col naso.
Scossi la testa e le sorrisi. "Mmmhmm. Ho avuto undici orgasmi ieri sera Santana. Nessuno era riuscito a farmelo fare prima. Per non parlare della volta in cui ho squirtato," le dissi dopo aver guardato che nessuno stesse ascoltando. Si asciugò le lacrime e mi sorrise.
"Sono piuttosto brava a letto." Fece un sorriso furbo.
Ridacchiai. "Mmhmm." Le diedi un dolce bacio sulle labbra prima di staccarmi e incrociare le dita sopra il suo grembo. "Sul serio, sei fantastica Santana e ti prometto che non ti lascerò mai e non romperò le mie promesse. Ti amo."
"Ti amo anche io." Tirò su col naso e mandò via le ultime lacrime.
"Stai bene ora?" Chiuse gli occhi e annuì. "Bene. Ora lasciami sistemare il tuo trucco così possiamo tornare alla festa, okay?" Annuì, ma questa volta mi sorrise.
Dopo aver sistemato il trucco a Santana, tornammo in salotto con tutti gli altri. La festa si era calmata molto e tutti si stavano preparando per andare a dormire. Il salotto era pieno di coperte e materassi ad aria siccome tutti si rifiutarono di dormire sul divano. Feci sedere Santana sul divano e le andai a prendere una bottiglietta d'acqua in cucina. Avevo appena chiuso la porta del frigo quando Quinn mi raggiunse.
"Ehi, straniera," disse con un sorriso.
"Ehi. Ti diverti?" Chiesi.
"Molto. Che succede? Sento che non abbiamo parlato a lungo," disse prendendo un po' di patatine dalla busta che era sopra il bancone.
"Niente di che. Stesse cose di sempre. Tu?" Le dissi aprendo la mia bottiglia d'acqua e prendendone un sorso.
"Lo stesso." Scosse le spalle. "Allora… hai qualche audizione prossimamente?" Si appoggiò al bancone e giocò con le sue mani.
"Una, ma non ci andrò." Scrollai le spalle.
"Perché no? Per chi?" Chiese raddrizzandosi.
"Beyoncè di nuovo. Il mio agente ha detto che sta aggiungendo un tour anche negli Stati Uniti e che vogliono rivedermi, ma l'ultima volta è andata a finire così bene," dissi sarcasticamente. "E sai, ho Santana adesso quindo non posso andare in tour per tutti gli USA."
"Brittany, tu sei fantastica. So che otterrai il posto se ci andrai e Santana capirebbe."
Scrollai le spalle di nuovo. "Sì, ma siamo ancora una cosa nuova e finalmente è mia, quindi non voglio far casino."
"Ma se ti ama sarebbe contenta per te e ti lascerebbe andare."
"Quinn," dissi sulla difensiva. "Non posso e basta."
Alzò le mani arrendendosi. "Okay, okay. Sto solo dicendo che sei troppo brava per non aver un lavoro fantastico come quello. L'hai mollato per lei, ma ora che lei sta con te dovresti riavere indietro i tuoi sogni. Lo sa lei di questo?"
"Umm, no. Io uh non gliel'ho detto," dissi vergognandomi e scuotendo la testa guardando il pavimento.
"Perché no?"
"Io non-"
"State parlando di me?" Santana disse fermandomi e abbracciandomi da dietro. Risi nervosamente e mi raddrizzai mettendo un braccio sui suoi.
"Okay. Vado a vedere il film. Notte," Quinn disse improvvisamente.
"Notte," sussurrai.
"Di cosa stavate parlando?" Chiese Santana girandomi tra le sue braccia.
"Oh, um, niente." Sorrisi debolmente e passai le dita tra i miei capelli. Qualcosa che facevo quando ero nervosa o se stavo mentendo. "Sei stanca?" Chiesi cambiando argomento. Sapevo che Santana sapeva che non dicevo la verità.
"Britt." Corrucciò le sopracciglia. "Tutto okay?"
"Sto bene," dissi velocemente baciandole le guance. Le sorrisi con più convinzione. "Pronta per andare a letto?"
Dovette aver deciso di non insistere perché mi sorrise e annuì. "Sì."
Britt era molto strana ieri sera quando siamo andate a letto. Sapevo che c'era sotto qualcosa, ma pensavo di poter lasciar perdere. Forse aveva solo bisogno di tempo prima di dirmelo. Lo capivo. Si era presa così tanta cura di me ieri sera così mi alzai prima e decisi di lasciarla dormire e prepararle la colazione.
Quasi tutti se ne erano andati. Dovevano essere andati via presto. Preparai una caffettiera e quando estrassi gli ingredienti per fare i pancake vidi Quinn uscire dal bagno.
"Dimmi che Brittany ha caffè qui," disse sussultando un po' addolorata. Doveva essere ubriaca. "Ugh. Non lasciatemi più bere shottini con Mercedes," disse sedendosi su uno sgabello e seppellendo la faccia tra le mani.
Ridacchiai. Ho imparato, dopo essere diventata amica di Mercedes, come stare al passo con lei. Lei ti forzerebbe gli shottini giù per la gola, ma ho imparato il trucchetto di versare da qualche parte il liquido quando non guardava, così che sembrasse che l'avessi bevuto. Tirai fuori una tazza e ci versai del caffè, mettendola poi davanti alla bionda sbronza. "Ci sono passata. Bevi questo."
Quinn spostò le mani dalla faccia e prese un sorso del caffè. "Mmm. Grazie. Sapevo che c'era una ragione per cui mi piacevi."
Ridacchiai. "Ehi, posso chiederti una cosa?" Chiesi versando il mix per i pancake in una ciotola.
Annuì. "Sì, che c'è?"
"È tutto okay tra te e Brittany? Sembravate un po' tese ieri sera quando sono entrata e, poi, Brittany è strana per tutta la sera. Tutto okay?" Chiesi cautamente aggiungendo acqua e agitando la pastella.
"Oh, um, sì. È tutto okay," disse non convincente. Sapevo che aveva capito che non le credevo perché pensò tra se per un momento. "Brittany parla mai del suo futuro? In senso, di ballare?"
"Non proprio. Insomma, so che ballare è il suo sogno, ma non ne parla molto. Perché?"
"Non so se dovrei dirtelo. È probabile che mi spacchi il culo dopo, ma è quello di cui parlavamo ieri sera. Le hanno chiesto di fare un'audizione per Beyoncè di nuovo, ma lei non vuole farla."
"Ti ha detto perché?" Chiesi esitante.
Scrollò le spalle. "Penso sia spaventata."
Spostai la testa di lato e poi di nuovo dritta. "È comprensibile. Insomma, l'hanno rifiutata la prima volta. Probabilmente pensa che succederà di nuovo, anche se sarebbero pazzi a non prenderla."
"Allora saresti d'accordo se andasse in tour?"
"Sì, perché non dovrei? Questo è il suo sogno ed è mio compito supportarla. Non è per dire che non sarebbe difficile o che non mi mancherebbe, ma voglio solo che sia felice," l,e dissi.
Annuì. "È quello che le ho detto."
"Non so perché non me l'ha detto," dissi guardandomi le mani.
Guardò il suo caffè e sospirò. "Penso sia spaventata che se andrà ti perderà o qualcosa di simile," aggiunse guardandomi. "Guarda, mi piaci Santana, ma Brittany è mia amica e penso che stia facendo un errore a trattenersi dal seguire i suoi sogni per te. Dovresti parlarle. Ha già sacrificato un'opportunità per te. Non lasciarglielo fare di nuovo." Mi sorrise prima di saltare giù dallo sgabello. "Devo andare. Ci vediamo. Grazie per il caffè."
Si girò sui tacchi e prese le sue cose prima di uscire dalla porta.
Sospirai stringendo le labbra. "Merda," dissi tra me e me prima di riportare la mia attenzione ai pancake che stavo facendo.
