Si sentiva senza forze, quasi senza voglia di vivere.

La notte passata era stata davvero pesante e le aveva lasciato un senso di insoddisfazione profonda dovuto al mancato raggiungimento dell'obiettivo che si era prefissata.

Sperava che andando in piscina la situazione sarebbe cambiata ma si sbagliava. Nemmeno il suo elemento era stato capace di risollevarla da quella condizione di prostrazione nella quale era piombata.

Persa nei suoi pensieri, con gli occhi chiusi, si lasciava cullare dolcemente dalle onde prodotte artificialmente da un generatore montato apposta.

"Michiru, sei qui?"

Qualcuno la chiamava ma non riusciva a capire chi. La voce arrivava alle sue orecchie ovattata.

"Michiru?"

Aprì gli occhi e si trovò di fronte Makoto Kino, la ragazza di Yaten.

Era a bordo piscina, gambe flesse, braccia incrociate ed una cartella in mano.

"Tutto bene? Sembri assente." Le chiese gentilmente.

"Si, sono solo un po' stanca. Non ho dormito molto stanotte. Volevi dirmi qualcosa?"

Un sorriso si dipinse sul suo volto: "Ricordi l'altra sera al ristorante? Ti avevo chiesto se potevo organizzare la tua festa di addio al nubilato."

La violinista sospirò. I ricordi di quella sera tornarono prepotenti in lei: il pensiero di Haruka e di quello che era successo fra loro la fece fremere. Emozioni contrastanti la invasero: eccitazione, rabbia, tristezza.

Si sentì toccare il braccio: "Ehi, ci sei?"

"Si, si! Scusami ma non ho voglia di parlare di questa cosa adesso. Anzi, in verità non voglio una festa di addio al nubilato!"

Cercò di liquidarla. In quel momento non voleva assolutamente pensare al suo imminente matrimonio, anzi voleva solo lasciare quel posto e rifugiarsi in camera sua. Indossò l'accappatoio e fece per andarsene ma Makoto la fermò: "Aspetta! Non voglio essere invadente ma... Mi sembra un'idea carina. Tu sei..."

Si fermò a riflettere un attimo. Voleva esprimere tutta la stima e l'ammirazione che provava per lei.

"Tu sei davvero grande, sei bravissima e bellissima. Penso che la tua musica sia qualcosa di divino... Io ti ammiro tanto... Volevo farti questo piccolo regalo... Non so spiegarti ma mi sei molto cara." Abbassò lo sguardo imbarazzata.

Michiru continuava a guardarla. Forse in condizioni normali avrebbe apprezzato quello slancio d'affetto ma il suo stato d'animo attuale glielo impediva. Chiuse gli occhi per una frazione di secondo e poi disse secca: "D'accordo, di cosa hai bisogno?"

Il volto di Makoto si illuminò, gli occhi lucidi, sembrava quasi stesse per piangere.

"Grazie, non te ne pentirai! Ci divertiremo!" Asserì felice.

La bocca di Michiru si piegò in quello che sembrava un sorriso forzato.

"Ok, mi servono i numeri di telefono delle tue amiche più intime, quelle che vorresti alla festa."

"Va bene, preparo una lista. Ora, se vuoi scusarmi, vado in camera a riposare."

"Certo, fa pure e scusami se ti ho trattenuta."

Rientrata in camera, aveva fatto una doccia veloce e si era messa a letto.

Sdraiata sul fianco destro, l'accappatoio addosso, cercava il più possibile di rilassarsi liberando la mente.

Sentì la porta aprirsi e chiudersi ma non si voltò.

"Dove sei stata stanotte?"

La voce di Seiya arrivò alle sue orecchie lasciandola completamente indifferente.

"Dove sei stata e soprattutto con chi?" Il tono di Seiya era arrabbiato ma la violinista non se ne preoccupò minimamente tant'è che rimase nella stessa posizione.

Allora Seiya, imbestialito dalla freddezza della fidanzata, la raggiunse, la afferrò per le spalle e la costrinse ad alzarsi: "Dove cazzo sei stata stanotte?!" Disse fissandola negli occhi con uno sguardo truce.

Michiru sostenne, con altrettanta ferocia, l'occhiata che le era stata rivolta e con un movimento deciso delle braccia si liberò dalla presa del musicista: "Non sono affari tuoi!" Rispose risoluta guardandolo sempre negli occhi.

Il disprezzo che lesse in quello sguardo gli annebbiò la mente: la spinse sul letto e si mise sopra di lei. Si sbottonò i pantaloni e le aprì l'accappatoio lasciandola completamente nuda.

Michiru continuava a guardarlo allo stesso modo, non mostrava paura o preoccupazione per quello che da lì a poco Seiya avrebbe fatto. Il suo sguardo era fiero e carico d'odio.

"Ora vedrai come scopa un vero uomo, puttana!" Un sorrisetto maligno si dipinse sul suo volto. In quel momento voleva ferirla nel corpo e nello spirito, voleva possederla, farle capire che era sua e di nessun altro. Spinse tutto se stesso dentro di lei, con violenza quasi con ferocia più e più volte finché le forze lo abbandonarono e stremato scivolò al lato.

La violinista si alzò e si sistemò l'accappatoio come se niente fosse successo. In quel momento provava rabbia e disgusto prima di tutto per se stessa: aveva preso in giro Seiya facendogli credere che avrebbero potuto costruire qualcosa di importante insieme, illudendolo e portandolo a compiere un'azione meschina e vile come quella di poco fa; aveva preso in giro Haruka quando era ripiombata prepotentemente nella sua vita ed aveva preteso che lei soggiacesse ai suoi capricci; ed infine aveva preso in giro se stessa pensando di poter stare lontano dall'unica persona da cui si era sentita veramente amata. Era arrivato il momento di smetterla con quella farsa e chiarire le cose. Si voltò verso Seiya e guardandolo diritto negli occhi disse: "È finita, me ne vado! Sono innamorata di Haruka e voglio passare il resto della mia vita con lei!"

Il ragazzo si alzò sui gomiti e, con il fallo ancora in bella vista, disse a Michiru con aria sprezzante: "Ah si? E come farai senza questo?" Prese il pene e cominciò ad agitarlo. "È tuo amico, ti piace toccarlo, succhiarlo... Ti piace quando è dentro di te... Come farai senza? O forse Haruka nasconde delle sorprese?

La violinista sorrise a quelle provocazioni, e avvicinandosi a lui con fare suadente, affermò: "Voglio confidarti un segreto: Haruka, pur non avendo niente in mezzo alle gambe, è molto più 'uomo' di te... Non so se mi spiego!"

"Sei solo una lurida troia!" Le gridò con tutto il disprezzo di cui era capace mentre si alzava con l'intento di schiaffeggiarla.

L'afferrò per le braccia facendola urlare forte. Un grido troppo esagerato per la presa che aveva subito. Seiya la lasciò subito osservandola stupito. La donna si massaggiava il braccio sinistro.

"Cos'hai lì?" Allungò la mano e con un gesto deciso la spogliò dell'accappatoio. Una vistosa lesione lo fece rimanere interdetto.

"E questa cos'è?"

"Niente!" Si affrettò a coprire il braccio.

"Ora tu mi dici cosa è successo stanotte! Ho il diritto di saperlo!"

"Tu non hai nessun diritto e adesso lasciami in pace!"

Si diresse verso la cabina armadio per vestirsi.

"E adesso dove vai?" Seiya era esasperato.

"Devo andare da lei, devo vederla!"

"No cazzo! Non te lo permetto! Dobbiamo parlare!"

Michiru lo fulminò con lo sguardo ed uscì dalla stanza.

Ferma con la macchina ad un semaforo, la testa posata sulla mano, il gomito poggiato sul finestrino, pensava a come impostare il discorso da fare ad Haruka.

Non sarebbe stato lungo, le avrebbe chiesto perdono e confessato i suoi sentimenti.

Chiuse gli occhi un attimo per poi riaprirli. Il semaforo era ancora rosso. Per allentare la tensione decise di accendere la radio.

Cominciò a scorrere le varie stazioni, senza prestare particolare attenzione, quando, ad un tratto, una voce determinata ed intensa la fece sussultare: "... Il commissario Tenou, capo della sezione 'Crimini Violenti' della prefettura di Tokyo, la scorsa notte ha rischiato seriamente di morire all'interno di una grotta nei pressi del monte Myogi. Sembra si trovasse in loco per portare avanti un'indagine riguardante i delitti del 'killer del sistema solare'. La donna, coperta da ferite, è stata trovata da un uomo che passeggiava con il suo cane. Adesso è ricoverata al Keiyu Hospital nella prefettura di Kanagawa ed è fuori pericolo. Inoltre, nella suddetta grotta è stato rinvenuto un cadavere carbonizzato di cui ancora non si conosce l'identità. Passiamo adesso alla prossima notizia..."

Nel udire quel breve annuncio, ebbe un mancamento: si sentiva come paralizzata. Paura, angoscia e ansia ebbero il sopravvento su di lei e per un attimo si estraniò.

Il rumore dei clacson le diedero una scossa. Alzò lo sguardo al semaforo che intanto era diventato verde, spinse il piede sull'acceleratore e si mosse per qualche metro in avanti, parcheggiò e subito impostò il navigatore: la zona residenziale di Kichijoji, dove si trovava in quel momento, distava dal Keiyu Hospital circa 35Km. In un'ora circa sarebbe arrivata.

Aprì gli occhi a fatica sbattendo le palpebre più volte. Si sentiva intontita e senza forze. Non si poteva muovere a causa dei forti dolori che avvertiva in tutto il corpo. Un saporaccio in bocca e la flebo inserita in un vaso sanguigno del braccio completavano la sua tragica situazione.

"Buongiorno commissario, finalmente ha ripreso conoscenza!" Un'infermiera molto carina era appena entrata nella stanza.

"Come si sente?" Le chiese mentre controllava il deflussore della fleboclisi che somministrava sangue di tipo B.

A fatica riuscì a voltare lo sguardo verso di lei. Non riusciva a capire dove fosse. Ricordava a malapena quello che era successo in quella grotta.

Il paramedico alzò le lenzuola per vedere la condizione delle ferite e subito, a quella vista, una smorfia di preoccupazione le deformò leggermente il volto.

"Buon pomeriggio." Una voce arrivò alle spalle dell'infermiera.

Era Toshio con il mano un bicchiere di tè caldo.

"Ciao Haru, come ti senti?" Le chiese mente poggiava la bevanda sul comodino.

La bionda cercò di fare un cenno con la testa ma non ci riuscì, chiudendo gli occhi.

L'ispettore capo sospirò, si voltò verso l'infermiera e con un'espressione preoccupata le chiese: "Come sta?"

"Quando è arrivata stamattina era in condizioni davvero tragiche perché ha perso molto sangue. Se i soccorsi avessero tardato, sarebbe sicuramente morta. Adesso è stabile. Comunque se vuole parlare con il dottore, sarà qui a momenti."

"Grazie mille!"

La ragazza fece un cenno con la testa e lasciò la stanza.

Allora Toshio si sedette sconfortato di fronte al commissario: "Ma cosa ti è saltato in mente? Sei un'incosciente! Andare da sola ed in piena notte in un posto del genere!"

Si alzò e cominciò ad andare avanti e indietro.

"Cosa ti è successo? Chi ti ha ridotto così? Perché ti sei lasciata pestare? Tu sei la persona più forte che io conosca, in condizioni normali nessuno è capace di spuntarla con te in uno scontro diretto. Chi hai incontrato? Haru..." Si fermò a guardarla.

La bionda ascoltava in silenzio, sia perché non aveva la forza di parlare, sia perché i ricordi della notte precedente si facevano via via più nitidi. La donna che l'aveva aggredita in quella grotta era davvero Michiru? Quegli occhi, che tanto amava... Non si poteva ingannare, erano sicuramente i suoi. Era stato questo il problema: vedersi guardata con tanto odio da quei meravigliosi zaffiri, l'aveva talmente indebolita da farsi ridurre in fin di vita. Ma poi era successo qualcosa, il modo di parlare, il modo di fare e l'atteggiamento di quella donna... non era la sua adorata violinista. Ma allora chi era? E perché si era spacciata per Michiru?

"... Hanno quasi completato il sopralluogo. Il cadavere è già in laboratorio." La voce di Toshio la distolse dai suoi pensieri.

"Comunque Haru, te lo devo proprio dire, nonostante tutto sei sempre la migliore! Il tuo intuito è formidabile e con questa scoperta, sono sicuro ci sarà una svolta nelle indagini. Riprenditi presto, abbiamo uno stronzo da stanare!"

"Buona sera."

Un uomo panciuto, con un camice bianco ed una barba molto curata, fece il suo ingresso nella stanza.

"Sono il dottor Gakuto Mikoshiba, piacere di conoscerla."

Allungò la mano verso Toshio che si presentò a sua volta porgendogli la sua: "Piacere mio dottore, sono l'Ispettore capo Toma, un collaboratore del commissario Tenou."

Il medico si avvicinò al letto e diede un'occhiata alle lesioni presenti sul corpo di Haruka.

"Allora dottore, cosa può dirmi? Come sta?"

"La paziente è in stato di shock ipovolemico causato dalla lacerazione di un tratto dell'arteria femorale della coscia sinistra. È un vero miracolo che sia ancora viva! Una ferita del genere provoca la morte della persona nel giro di pochi minuti.

Adesso è fuori pericolo ma dovrà rimanere ricoverata almeno trenta giorni. Senza contare la riabilitazione."

"Grazie dottore, grazie di cuore!" Gli prese la mano fra le sue e la strinse in segno di gratitudine.

D'un tratto, i due uomini si voltarono verso l'entrata della stanza attratti da una figura che ansimava pesantemente, come se fosse arrivata di corsa.

Toshio la riconobbe subito: si trattava della famosa violinista Michiru Kaiou.

"Cosa ci fa qui?" Si chiese l'ispettore.

La donna avanzò tremante e, senza badare ai due uomini che continuavano a fissarla straniti, si fermò davanti al letto di Haruka.

Calde lacrime cominciarono a rigarle il volto.

"Cosa ti hanno fatto amore mio?"

Allungò la mano per accarezzarle piano la faccia tumefatta e gonfia, quasi irriconoscibile.

"Il tuo bellissimo viso..." Non riuscì a terminare la frase. Scoppiò in pianto.

Fu allora che Haruka aprì gli occhi ed incontrò lo sguardo di lei: era uno sguardo intenso, profondo, senza barriere, completamente diverso dallo sguardo della donna che l'aveva aggredita. Uno sguardo concentrato, la cui magia era costituita dal silenzio che le avvolgeva. Il blu dei suoi occhi aveva una tonalità che non ricordava di aver mai visto. La bionda ebbe un tuffo al cuore. Si sentì circondata da un calore che aveva provato poche volte in vita sua. In quel momento avvertiva tutto l'amore che la violinista provava per lei ed ebbe la sensazione che qualcosa fosse cambiato e da quel momento nessuno le avrebbe più separate: si erano finalmente ritrovate.

Grazie a quella consapevolezza, con uno sforzo quasi sovrumano, alzò la schiena aiutandosi con gli avambracci, si mise seduta e l'abbracciò forte prendendola per la vita. Michiru ancora in lacrime, ricambiò l'abbraccio stringendola al suo seno.

Tutti i reperti, tracce biologiche, impronte digitali, capelli, peli, fibre, e quant'altro, compreso il cadavere carbonizzato, rinvenuti nella grotta sul monte Myogi, erano stati portati dagli addetti ai lavori, nel laboratorio medico-legale del reparto 'Analisi Criminologiche' della prefettura di Tokyo capitanato dal dottor Nobutaka Oda.

Gli esami tecnico-scientifici erano stati avviati con una certa urgenza.

Senza preoccuparsi di bussare, Toshio entrò nel laboratorio di antropologia forense dove un uomo molto alto, sulla quarantina, era impegnato nello studio del materiale pilifero presente su dei resti umani.

"Che mi dici Masa, hai qualcosa per me?"

L'uomo alzò il viso e rivolse a Toshio un'occhiata poco amichevole: quante volte ti ho detto che devi bussare prima di entrare? E poi devi chiamarmi dottor Date! Io mi chiamo Masahito Date!"

"Va bene dottor Masahito Date! Hai qualcosa per me?" Replicò in tono ironico.

"Prendi quella cartella rossa sul ripiano."

L'ispettore prese in mano la carpetta e la aprì.

Fu subito colpito dalla ricostruzione facciale che lo scienziato aveva elaborato al computer grazie all'ausilio di un particolare software.

Era una ragazza sulla trentina, capelli neri con riflessi violacei tagliati a caschetto, occhi viola molto profondi e pelle chiara.

"Che altro puoi dirmi Masa?"

Lo scienziato roteò gli occhi, poi aggiunse: "la morte risale alla fine degli anni novanta e la carbonizzazione è stata post mortem, nel senso che le fiamme hanno investito una persona già morta come dimostra la completa assenza di carbossiemoglobina nel sangue.

Il problema adesso è stabilirne l'identità, dal momento che non abbiamo parametri di riferimento con cui confrontare il DNA estratto. Ci vorrebbe un parente, anche se..."

"Cosa?" Chiese Toshio incuriosito.

"Nella grotta, è stata rinvenuta una traccia di eiaculazione femminile recente, da cui è stato possibile ricavare il DNA. La comparazione del DNA del cadavere carbonizzato con quello ricavato dal campione di eiaculato ha dato una corrispondenza del 99,99%. Questo significa che si tratta di madre e figlia. Conoscere l'identità della donna che ha lasciato quella traccia porterebbe a conoscere il nome del cadavere carbonizzato."