10°CAPITOLO

La casa di Evangeline sembrava deserta.
Negi fece segno a Kaede di andare avanti, mentre le altre restarono nascoste nel bosco.
Cautamente, la ninja si appostò dietro un cespuglio.
Poi in un istante scomparve, apparendo dietro un altro cespuglio posto dieci metri più avanti.
Scomparve ancora e riapparve stavolta sul tetto della casa.
Con notevole agilità e silenziosità, la ragazza controllò in tutte le finestre.
Poi, facendo il percorso inverso allo stesso modo di prima, tornò dalle altre. "L a casa è in ordine e non c'è nessuno. C'è solo Chachamaru, seduta affianco al telefono e immobile come una statua".
"Dobbiamo entrare a cercare Evangeline. Ma non possiamo combattere contro Chachamaru. E' sicuramente anche lei una vittima" disse Negi.
"Però" obbiettò Yue "come facciamo ad entrare senza che ci scopra?"
"Userò un incantesimo di teletrasporto".
Asuna rimase sorpresa. "Negi, non sapevo di questa tua capacità".
"Non l'ho uso mai perché a causa della mia scarsa esperienza, posso tele portarmi solo per brevi distanze. E consumo ancora parecchie energie, la cosa mi lascia sfiancato. Ma stavolta dovrebbe fare al caso nostro, la casa di Evangeline è molto vicina. Per la destinazione devo immaginare il luogo dove intendo arrivare. Ovvero davanti al resort di Evangeline. Adesso state indietro".
Negi cominciò a mormorare alcune parole, fece roteare il suo bastone intorno a se, con velocità crescente.
Sul terreno sotto tutte loro si creò un cerchio magico, e un secondo dopo svanirono.
Il cerchio si riformò nella stanza sotterranea della baita, piena di bambole.
"Uao" esclamò Haruna "è stato verame-umpf".
Nagase le tappò la bocca e indicò la scala che conduceva al piano superiore. Dove stava Chachamaru.
Haruna annuì e rimase in silenzio.
Negi invece cadde al suolo, e Asuna fu lesta ad afferrarlo. Sembrava veramente esausto.
"Negi! Negi, stai bene?" gli sussurrò Asuna.
"S-si, non preoccupatevi, ve l'avevo detto che era molto spossante questo incantesimo. Datemi qualche attimo per riprendere fiato" rispose lui sottovoce.
"E queste cose sono?"
La domanda di Asakura li fece voltare tutti verso la piccola colonna con sopra il resort di Evangeline.
La colonna era circondata da una corda ricoperta da foglietti di forma rettangolare con sopra delle scritte incomprensibili.
Negi li osservò, riconoscendoli. "Sono amuleti che fungono da sigilli. Conferma quello che temevo. Evangeline è prigioniera del nostro misterioso nemico. Dobbiamo liberarla".
Rapidamente le ragazze tolsero i sigilli, una gran luce pervase l'intero locale.
E quando la luce si esaurì, al suo posto c'erano cinque persone.
Grande fu la sorpresa di tutti.
"Evangeline! Preside! Tatsumiya! Setsuna! Kotaro!"
Evangeline, con l'aspetto naturale, lo guardò sprezzante. "Ah, era ora che arrivaste, ragazzino!"
Intervenne il preside. "Non le badi, professor Negi. Siamo tutti contenti di vedere che lei e le sue allieve state bene".
Negi appariva raggiante. "Grazie, signore".
All'improvviso un ombra li attaccò saltando già dalle scale.
"Allarme!-Fuga!-Non posso permetterlo!"
"Chachamaru!" gridò Asuna.
Ma ad Evangeline bastò chiudere una mano a pugno perché dal pavimento emergessero dei tentacoli di energia, che avvolsero la ragazza robot bloccandola.
La maga vampira strinse ancora di più il pugno."Stupido robot, per avermi tradita meriteresti di finire stritolata".
Il corpo di Chachamaru cominciò a scricchiolare sotto quella pressione.
"Evangeline, maestra, ora basta!" esclamò Negi.
Evangeline lo guardò divertita. "Tuttavia, ti risparmierò".
Aprì la mano, i tentacoli sparirono, e appena Chachamaru toccò il pavimento una sfera luminosa la ricoprì.
"Fatto. Non ci darà nessun fastidio, adesso".
"Ma si può sapere cosa le è successo?" domandò Yue.
Evangeline alzò le spalle. "Non ne ho la minima idea. Con un trucco mi ha attirata nel resort e mi ha chiuso lì dentro".
"La stessa cosa che ha fatto con me e gli altri" aggiunse Mana.
Negi si chinò sulla sfera che copriva Chachamaru, guardandola con compassione. Asuna gli mise una mano sulla spalla. "Non preoccuparti, Negi, adesso che abbiamo questi rinforzi, dovremmo avere qualche possibilità di successo. Ma prima dobbiamo capire che sta succedendo".
Evangeline salì al piano successivo. "Venite di sopra, vi spiegherò tutto, magari bevendoci del thé".
Yue non sembrò molto convinta. "Ma sarà prudente?"
"Non preoccupatevi, con voi ci sono io" rispose la vampira, dando una breve occhiata a Shinobu.

Il gruppo si riunì intorno ad un grosso tavolo della cucina.
Negi e le sue amiche stavano sul lato destro, Evangeline e gli altri liberati dal resort sul lato sinistro.
Il preside aveva preparato del the, e Setsuna lo aveva servito a tutti. Tranne a Kamo, che beveva solo caffè e alcol.
Il discorso fu iniziato da Asuna. "Allora, Evangeline, ci puoi spiegare finalmente con chi o cosa abbiamo a che fare?"
In attesa della risposta, la ragazza cominciò a sorseggiare il suo the.
Evangeline si diede una sistemata ai capelli con una mano. "Il nemico è uno dei demoni più potenti in circolazione, un'entità spirituale chiamata Arxelles".
"Arxelles?" domandò Negi perplesso. Non aveva mai sentito quel nome durante i suoi studi alla scuola di magia.
"Esatto" continuò Evangeline "E' uno dei più potenti demoni del sonno. La sua razza agisce attraverso il mondo dei sogni: creano un incubo, ti costringono a compiere azioni violente in modo da liberare il tuo lato oscuro e fanno in modo che ti pervada. In questo modo ti controllano e si nutrono della tua malvagità. Ma all'occorrenza possono anche ricorrere ad altri tipi di sentimenti, quelli più tristi".
"Davvero inquietante" commentò Yue bevendo il suo the.
Pure le altre, mentre ascoltavano, avevano cominciato a sorseggiarlo, anche se Shinobu meno di tutti.
"Ed esiste un modo per sconfiggerlo?" domandò ancora Negi.
"Sconfiggerlo si. Ma ucciderlo è impossibile, perché è puro spirito. Tuttavia si può imprigionarlo" rispose la maga vampira.
Asuna si allungò sul tavolo. "Davvero? E come?"
"L'essenza di Arxelles è legata ad una piccola collana. Vi fu imprigionato da un potente mago millenni fa. L'unico modo per batterlo è rinchiuderlo lì dentro".
Come Asuna, anche Negi si incuriosì sempre più. "E come si fa a rinchiuderlo?"
Evangeline spostò lo sguardo sul suo giovane allievo. "Bisogna estrometterlo dal suo corpo ospite".
Nonostante l'interesse, Negi cominciò a sentirsi improvvisamente gli occhi pesanti e a sbadigliare. "Che cosa-yawn- intendi dire?"
"Arxelles, da quando è prigioniero nella collana, può interagire col mondo esterno solo possedendo una persona che indossa quel gioiello. Qualcuno, in questa scuola, deve averla trovata e indossata. Qualcuno probabilmente molto vicino. Bisogna trovarlo e togliergli quel gioiello".
Negi aprì la bocca per chiedere un'altra cosa, ma venne interrotto da un tonfo: Nodoka era appena caduta a terra. E come a volerla imitare, anche Yue e Asakura crollarono al suolo.
"Ma cosa succede?!" esclamò Negi cercando di alzarsi. Però ora sentiva anche il suo corpo essere sempre più pesante.
Nagase e Ku tentarono di reagire, ma vennero bloccate da Mana e Setsuna. Che riuscirono a farlo semplicemente mettendogli le mani sulle spalle.
"Resistere è inutile" disse Mana "E parlo per esperienza personale".
"Al risveglio non avrete più problemi, anche se penso vi sentirete un po' più cattive. Come è successo a noi" continuò Setsuna.
Un ghigno apparve sui volti delle due ragazze, dopodiché bastò loro una semplice spinta perché le compagne di Negi cadessero all'indietro prive di sensi.
Kamo venne afferrato al volo da Kotaro. "Non preoccuparti. In attesa di decidere cosa fare di te, ti aspetta una bella gabbia!" e lo portò in un'altra stanza.
Asuna fece giusto in tempo a mugugnare un'imprecazione per poi addormentarsi anche lei.
Negi invece cadde in avanti sul tavolo. Guardò Evangeline, impassibile. "P-Perché maestra?"
"Perché" rispose Evangeline prendendo in mano una delle tazze del thè e contemplandola "Arxelles è un essere che ho sempre ammirato. E che in cambio del mio aiuto mi ha fatto una proposta che non potevo rifiutare. Diciamo che si tratta di affari, tra un demone e una maga malvagia che lo ammira parecchio".
Negi non riusciva a credere che Evangeline li avesse traditi. Fece in tempo a lanciare un'ultimo sguardo supplichevole al preside, che rispose con un ghigno malefico, alle sue orecchie giunse indistinto il rumore di un altro corpo che cadeva a terra. Infine anche Negi piombò nelle tenebre.
"Il trucchetto del sonnifero ha funzionato con loro come ha funzionato con noi" commentò soddisfatto Kotaro quando tornò.
"Modestamente" disse il preside massaggiandosi la lunga barba "ci so fare con le pozioni".
Evangeline si alzò, rivolgendosi all'unica persona del gruppo di Negi ancora in piedi. "Allora Arxelles, sei soddisfatto?"
"Naturalmente mia cara. E ora, lasciatemi lavorare su questi idioti".
"Però" obbiettò Mana "Il professore l'altra volta si è salvato".
"Se dovesse farlo anche stavolta, prenderò delle precauzioni. Ora prendete quella Asuna e portatela al luogo della cerimonia" ordinò Arxelles.

Il sole splendeva alto nel neonato cielo primaverile, e la vegetazione aveva già ricominciato a fiorire.
Un bambino, con su la testa un buffo cappello da stregone, era seduto sulla riva di un lago e pescava.
Appariva molto contento, e mormorava qualcosa tra se e se. "In caso di pericolo, lui verrà! Arriverà all'istante, chissà da dove!"
Poi sembrò venirgli in mente qualcosa. "Ah, è vero! Oggi viene Nekane! Devo correre al villaggio!"
Lasciando a terra la canna da pesca, si alzò e corse verso un piccolo sentiero in terra battuta.
Il sentiero percorreva una piccola valle per poi svoltare dietro una collinetta.
Il bambino girò dietro la collina, tutto contento.
"Nekane!" gridò colmo di felicità.
Ma quella felicità morì all'istante.
A causa dello spettacolo che gli si parò davanti: al posto del suo villaggio c'era solo un mare di fuoco e case distrutte.
Incredulo il bambino percorse lentamente il sentiero, fino ad arrivare dentro quello che una volta era il suo villaggio.
Si guardò intorno, smarrito. "Z-zio! Nekane!"
Tra le macerie fumanti, sin intravedevano dei mostri orridi e grotteschi.
Il piccolo vide in lontananza un gruppo di persone, ansioso gli corse incontro.
E si bloccò quando vide che quelle erano statue di pietra. Che però raffiguravano delle persone che ben conosceva.
"Z-zio?"
Il bambino cominciò a tremare e a piangere. "E' successo perché in caso di pericolo pensavo che sarebbe venuto mio padre! E' stato per questo che è successo tutto questo!"
Un tonfo lo distrasse, una bella ragazza con lunghi capelli biondi caduta a terra vicino a lui. Le gambe della giovane erano state pietrificate fino alle ginocchia.
"Nekane!" gridò il bambino andandole vicino per aiutarla.
Ma la ragazza lo allontanò con uno spintone. "Allontanati da me, maledetto!"
"Ma, sorella, cosa dici?! Sono io, Negi!"
"Lo so chi sei, dannato. E vorrei tanto che non fossimo parenti!" continuò lei rabbiosa.
"Eh?! M-ma io non capisco!"
"Vattene! Bastardo vattene! Quello che è successo adesso, è successo per colpa tua!"
A quelle parole, il bambino iniziò a indietreggiare.
Nekane sembrava volesse incalzarlo. "E' solo colpa tua, ammettilo! Non ti voglio vedere mai più!"
Negi piangeva copiosamente.
"Ti odio!" concluse Nekane, fredda come il ghiaccio.
A quel punto il bambino gridò disperato e corse via.
E Nekane sorrise soddisfatta.

Negi correva e piangeva a dirotto. Le parole di Nekane gli risuonavano ossessivamente in testa.
Inciampò in un sasso e cadde a terra, mostrando al cielo la sua disperazione.
"E-ehi, piccolo".
Quella voce, proveniente da un gruppo di alberi lì vicino, fece trasalire Negi.
Seduto alla base di un albero, c'era un uomo anziano con la barba, vestito da stregone.
"Sono io, piccolo scemo" continuò l'uomo.
"Zio Stan!" esclamò Negi correndo verso di lui.
"Stai bene… ragazzino?"
"S-si, ma tu come stai, zio?"
"Insomma" Rispose Stan sorridendo e sollevando un lembo del suo mantello: le sue gambe erano pietrificate, e la pietrificazione stava risalendo lungo tutto il corpo.
"No! Zio! Ti prego, dimmi se posso aiutarti!"
"Be, un modo ci sarebbe".
"Quale?" domandò ansioso Negi.
"Potresti aiutarmi ammettendo la tua colpa".
"Colpa? Quale colpa?"
"Lo sai, ragazzino. Quello che è successo stanotte, è successo per colpa tua. Non dovevi pensare che tuo padre sarebbe venuto a salvarti. Ma se ammetti la tua colpa, ti libererai di un peso e tutto tornerà come prima".
"Davvero?"
"Certo".
"E se lo faccio, anche Nekane tornerà a volermi bene?"
"Sicuro. Potrei mai mentirti?"
Negi abbassò lo sguardo.
"Ammettere i propri errori è sempre difficile, ti senti il cuore riempire di amarezza e tristezza. Però dopo ti sentirai meglio. Forza, ammettilo. Dì: è stata tutta colpa mia!"
Negi aprì lentamente la bocca dicendo una parola alla volta. "E'"
"Coraggio. Dillo" lo incoraggiò Stan.
"E' stata"
"Forza!"
"E' stata tutta".
"DILLO!" ordinò Stan.
E fu allora che qualcosa trafisse quest'ultimo al petto.
"Eh!?" esclamò Negi sbigottito.
Ma ancora più sorpreso era Stan, che osservava cosa lo aveva infilzato.
Un lungo bastone.
" ANCORA TU! MALEDETTOOOO!" strillò Stan, i cui lineamenti cominciarono a distorcersi, finché si tramutò in un ombra scura che si dissolse insieme a tutto quel mondo.
Gridando Negi precipitò in quel vuoto.
E fu ancora il bastone a salvarlo, mettendosi sotto di lui e conducendolo verso una grande luce.