Credo che questa canzone stia veramente bene in questo capitolo...
CAPITOLO 10
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A te – Jovanotti
A te che sei l'unica al mondo
L'unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All' angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all'aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po'
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l'arte dell'avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l'orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l'unica amica
Che io posso avere
L'unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei...
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei...sostanza dei sogni...
22 dicembre
Addison si sedette alla scrivania dello studio e si mise a controllare le analisi e della sua gravidanza, l'ecografia morfologica andava bene, così come l'amniocentesi e gli altri esami, non aveva alcun motivo di preoccuparsi, improvvisamente sentì il cellulare di Derek vibrare, "Derek, ti stanno chiamando al cellulare!", gridò sperando che lui da sotto la doccia la sentisse, "Derek!", pensando che fosse una telefonata di lavoro, prese il cellulare, e inaspettatamente lesse sul display 'Meredith'… Addison rimase impietrita leggendo quel nome, e improvvisamente vide Derek in accappatoio che le diceva con voce premurosa "Tesoro ti ho sentito gridare, va tutto bene?"… Addison teneva in mano il suo cellulare e non rispondeva, i suoi occhi erano gonfi di lacrime, Derek le si avvicinò, notò che sul tavolo c'erano le analisi della gravidanza, il suo primo pensiero fu che Addison avesse scoperto qualcosa che non andava e continuò a chiederle "Amore, dimmi cosa c'è che non va? Ti senti male?", Addison esitò, poi cercando disperatamente di non piangere disse "…Ti ha chiamato… Meredith… Non ho risposto… ho solo controllato il cellulare…". Derek rimase interdetto, non sapeva cosa dire in quel momento, invece, Addison continuava incessantemente a pensare a quel natale passato a Seattle e alle parole che le aveva detto suo marito 'a natale vogliamo stare con le persone che amiamo ed io sono innamorato di Meredith'… Derek la guardò negli occhi, sembrava potesse leggere quello che stava pensando, pensava a quel natale a Seattle e al male che le aveva fatto, doveva fare qualcosa, doveva quantomeno dire qualcosa per rompere quel silenzio assordante "…Può chiamare anche cento volte Addie, io non risponderò, perché adesso so che la persona con cui voglio passare la mia vita sei tu… adoro il tuo coraggio e le tue debolezze, con te mi sento completo…", le accarezzò delicatamente il viso e le diede un bacio sulla fronte.
25 dicembre notte di Natale – casa di Derek
"Abbiamo passato una bella serata casa dei tuoi zii, non pensavo che i parenti di Eleonora fossero così divertenti, che ridere con quella 'tombola napoletana'…"
"Ci credo, Addie, hai fatto quaterna, cinquina e tombola…", e sia Derek che Addison si misero a ridere, "Avanti Derek quanto hai perso a bacarat?"
"Ho limitato le perdite tranquilla…"
"Secondo te sono piaciuti i regali?"
"Credo di si… Martina mi è sembrata molto contenta e anche gli zii hanno gradito… Addie, ti va di aprire i nostri?"
"Vuoi aprirli adesso? Pensavo volessi aprirli domani mattina..."
"Voglio aprirli adesso!" e le diede un bacio sulla bocca, poi si avvicinò sotto l'albero e prese un pacchetto, era piccolo e aveva tutto l'aria di essere un libro "Dr. Shepherd, da quello che vedo quest'anno hai fatto economia…" disse sorridendo Addison, "Dr. Montgomery, quest'anno ti voglio stupire!", Addison scartò il regalo e rimase stupita quando vide il libro, Derek le aveva regalato il "Fedro" di Platone, "Sembra il regalo di un sedicenne – commentò Derek – ma è una delle mie opere preferite… è il mio modo per dimostrarti quanto ti amo… Sai secondo Platone il vero amore non è quello fisico, ma quello dell'anima e quando stiamo insieme mi sento crescere le ali…", Addison era stupita di quel regalo, suo marito le aveva regalato un dialogo sull'amore, si avvicinò a lui, lo abbracciò e gli diede un bacio lentamente... Derek mise la sua mano nella tasca della giacca e le diede un altro regalo, questa volta più piccolo e poi sorridendo la guardò profondamente con i suoi bellissimi occhi chiari "Le sorprese non sono finite…", Addison prese il regalo, e lo aprì, non c'erano dubbi era un anello, un bellissimo trilogy… "Lo so, avrei dovuto dartelo prima…", "Derek è bellissimo, sono senza parole… Mi dispiace, io ti ho regalato una cravatta, so quanto le odi, ed io ero arrabbiata con te…", "Io non odio le cravatte, mi piacciono quelle che scegli tu…", "Ma se le hai definite un cilicio?!...", "Ma che bella, è blu, il mio colore preferito…". "E' Trussardi, spero che ti sia piaciuta, ma di certo non può competere con i tuoi regali…", Derek strinse forte Addison e poi le disse, posando una mano sul suo grembo "Addie, quest'anno mi hai dato il regalo più bello che potevo desiderare… Addison il bambino si muove…", aggiunse emozionato, "Da qualche giorno avverto i movimenti del bambino…", confessò Addison, "Addie, perché non me lo hai detto?" chiese Derek con rammarico, "Derek io ti amo, ti amo tantissimo, ti amo così tanto da non sapere più come vivere senza di te… poi quella telefonata… ero arrabbiata…", disse Addison che per poco non si rimetteva a piangere poi aggiunse "Sono così emotiva in questo periodo, mi metto a piangere per nulla, è colpa degli ormoni…", "E' colpa mia, Addie, sono io che ti faccio piangere…".
Derek passò l'ennesima notte insonne, invece di andare a letto si sedette sul divano a bere un bicchiere di Scotch e a pensare, era assalito dai sensi di colpa, aveva commesso veramente tanti errori con Addison, e in quel momento cercava solo di risalire al momento in cui il suo matrimonio aveva cominciato a cedere, forse il funerale di suo suocero, no si disse scuotendo la testa, il funerale era stato solo 3 mesi prima rispetto al tradimento con Mark, allora quando poteva essere stato. Derek cominciò a frugare nei suoi ricordi e improvvisamente gli tornò alla mente l'immagine di un'Addison pallida e apatica in un letto di ospedale che continuava a fissare fuori dalla finestra, si ricordò i suoi gesti, le aveva accarezzato delicatamente i capelli voleva dirle qualcosa, magari qualcosa di affettuoso, ma non riusciva a dirle niente, e da quel giorno il silenzio tra loro crebbe sempre di più fino ad allontanarli definitivamente il giorno della sua fuga verso Seattle. Capì in quell'istante che i problemi con sua moglie erano nati il giorno in cui avevano perso il loro primo figlio.
Derek tornò a letto, abbracciò Addison e pensando che stesse già dormendo le disse piano "Io non posso vivere senza di te…", e Addison si lasciò sfuggire una lacrima, poi si girò verso di lui e gli disse "Io non voglio commettere gli stessi errori Derek, io non voglio che questo matrimonio fallisca", "Addison, credimi nemmeno io…", "Derek dobbiamo crescere, qui non si tratta più di noi, ma della nostra famiglia…".
25 dicembre ore 8:45 am
"Derek, mentre eri sotto la doccia ti hanno telefonato dall'ospedale, il paziente che hai operato ieri mattina è peggiorato…",
"... il bambino con l'astrocitoma?", disse preoccupato Derek "è stato un intervento difficile… Addie, perdonami, devo andare subito in ospedale…", "Derek, anche io faccio questo lavoro, so cosa significa avere un'emergenza…" e gli diede un bacio veloce per rincuorarlo.
Derek passò tutta la mattina ad operare, intorno alle 13:30 tornò a casa "Addie, ho fatto prima che ho potuto… Che dici andiamo al ristorante?", disse entrando "Ben tornato, Derek" disse Addison accogliendolo "pensavo di rimanere a casa e passare un po' di tempo insieme solo noi", Derek notò che la tavola era splendidamente apparecchiata con decorazioni natalizie bianche e rosse. "Spero apprezzerai le mie lasagne Derek…", poi si avvicinò a lui e baciandolo gli disse "Buon Natale, Derek!", "Buon Natale, Addie!".
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