CAPITOLO 10

Terminata la cena Jessa rimase per un po' a riflettere nel salone ormai vuoto. Aveva sentito parlare parecchie volte di Leia e di Luke, ma non si aspettava gente così semplice e temeva di essersi fatta un'immagine sbagliata, soprattutto della principessa.

Le era stata dipinta come una persona che ama la ricchezza ed il potere, disposta a rinunciare a ciò che ha di più caro per raggiungerlo, riluttante ad ammettere i propri sbagli e testarda quasi quanto l'autore di tali commenti. Solo dopo averla conosciuta di persona si era resa conto di quanto profonda fosse la ferita lasciata da questa donna nel cuore di Han, perché, tutto sommato, lui aveva davvero un cuore, benché facesse di tutto per nasconderlo.

Jessa lo conosceva da molti anni ormai, esattamente da quando lui aveva cominciato a fare il contrabbandiere e lei aveva sostituito il padre al comando di quella base spaziale, dopo Chewbacca quindi era la persona che meglio sapeva tutte le luci e le ombre del capitano Solo. Negli anni della gioventù avevano avuto anche un piccolo interessamento reciproco, ma, pur ammirandolo, si era resa subito conto che lui non corrispondeva all'immagine del suo uomo ideale. Lui era ardente e devastante come un sole di Tatooine mentre lei aveva bisogno di una persona più tranquilla e meno impegnativa, aveva già fin troppi problemi e gli uomini erano l'ultimo dei suoi pensieri.

Fra loro però esisteva una solida amicizia, pur essendo più giovane Jessa era per lui come una sorella maggiore. Quando Han era ricomparso su Urdur l'aveva trovato molto cambiato, non sapeva cosa avesse fatto durante tutti quegli anni in cui non si erano più visti, ma qualcosa in lui era morto, la speranza nel futuro aveva lasciato il posto ad una profonda amarezza e il suo cuore era arido come un deserto.

Nonostante l'apparenza il capitano Solo era una persona molto introversa e solo con il tempo e con molta delicatezza era riuscita a capire il vero motivo di tale cambiamento. All'inizio la sua opinione nei confronti di Leia era stata influenzata dal forte risentimento di Han, come poteva una donna di sani principi lusingare un uomo con confessioni d'amore per poi abbandonarlo alla comparsa di un miglior partito?

Ma lui l'aveva descritta anche come una persona dall'innato senso di giustizia, dal forte attaccamento alle sue cause e dal profondo rispetto e amore per la vita e questo contrastava con l'immagine che si era fatta di lei.

Quindi c'era veramente qualcosa di speciale in questa principessa? O era solo il frutto dell'immaginazione di un uomo che era stato follemente innamorato di lei?

Con il tempo era arrivata a convincersi che Leia doveva essere veramente una persona fuori dal comune, altrimenti non sarebbe mai arrivata così a fondo nel cuore del capitano Solo. Non riusciva a spiegarsi i veri motivi della rottura, però ora che poteva usufruire della compagnia della principessa si era ripromessa di far luce su questo.

Quella sera l'aveva trovata una donna bellissima, dal gusto impeccabile e dai modi gentili e cordiali… questo perlomeno prima dell'arrivo di Han. Sicuramente la presenza di lui l'aveva fortemente turbata, anzi, il solo sentirlo nominare la metteva in agitazione! Ma per quale motivo sottoporsi a quell'imbarazzo?

L'indomani avrebbe approfondito la cosa, ora era meglio dare una controllata all'umore del suo pilota di punta, quando andava a lavorare sul Falcon in quello stato rischiava di farsi del male.

Proprio mentre Jessa faceva capolino nella sala macchine del Falcon una serie di imprecazioni seguite dal rimbalzo di un martello a pochi centimetri dalla sua testa le permisero di intuire immediatamente lo stato d'animo del contrabbandiere.

«Ti sei fatto male? Che diavolo ci fai qui a quest'ora? Dai vieni fuori da quel buco», Jessa lo aiutò ad uscire dal vano motori, dopo un'altra serie di imprecazioni finalmente fu in grado di dirle che il martello gli era finito su un dito prima di volare per aria.

«Dai metti la mano qui dentro», lei avvicinò un secchio pieno di ghiaccio e ci mise dentro la mano infortunata di Han.

«Wow – disse lui vedendo il secchio – avevi previsto che mi sarei fatto del male? A volte mi conosci così bene che mi spaventi!»

«No, il ghiaccio in realtà era per questo», Jessa gli mostrò una bottiglia di vino e due bicchieri.

«Fantastico, cosa festeggiamo? – gli occhi del capitano Solo si illuminarono – Aspetta ho capito, pensi che farei meglio a sbronzarmi vero? Hai proprio ragione…», detto questo stappò la bottiglia e riempì i due bicchieri, lei rimase in silenzio ad ascoltare.

«Un brindisi al ritorno dei miei vecchi amici, un brindisi alla principessa, un brindisi a suo marito e al suo dannato regno e un brindisi al povero illuso, ovvero a me, che sperava in un futuro migliore, cin cin!», lei picchiò il bicchiere e bevve qualche sorso di vino mentre lui riempiva nuovamente il suo dopo averlo prosciugato.

«Bene, ora proporrò io un brindisi: all'amicizia, l'unica cosa positiva di questa sera», Han picchiò il suo bicchiere e bevve tutto d'un fiato anche il secondo giro.

«Sai che ti dico? Stasera mi sento proprio in vena di festeggiare», lui si preparò un altro bicchiere e poi alzandolo continuò:

«Un brindisi alla donna che ha rovinato la mia vita e che continua a perseguitarmi, le auguro di essere infelice quanto me!».

Dopo aver ingurgitato anche il terzo bicchiere Han cominciava a parlare a ruota libera mentre Jessa, che in realtà era ferma al primo bicchiere, teneva la situazione sotto controllo.

«Allora facciamo un ultimo brindisi: agli amanti infelici», lei avvicinò il suo bicchiere a quello di Han, ma stavolta lui non picchiò.

«Ehi, perché parli al plurale, qui di infelice ci sono solo io!», aveva la lingua un po' legata, ma era ancora abbastanza lucido.

«Ne sei sicuro?», Jessa bevve un altro sorso e lui la imitò facendo fuori anche il quarto bicchiere.

«Come può essere infelice una persona che ha avuto tutto nella vita? Ricchezza, potere, un bel marito, tanti sudditi che la amano… Ma non hai visto? La principessa sprizza felicità da tutti i pori!»

«Uhm… – lei rimase pensierosa a guardare l'ultimo sorso di vino mentre lo faceva ondeggiare nel suo bicchiere – stasera ho visto una donna molto bella, fiera di quello che è, decisa nelle sue idee… ma non ho colto alcuna traccia di felicità in lei».

«Beh, se non è felice non è certo colpa mia», il contrabbandiere scrollò le spalle e bevve ancora.

«Chi ti dice di no?», Jessa finì di bere e posò il bicchiere.

«Ma dai, è stata lei a scaricarmi!».

«Chi ti dice che non si sia pentita? Cosa pensi che sia venuta a fare qui? Credi davvero alla storia della ricerca su suo padre?»

«No, non ci credo! Probabilmente è qui per qualcosa di molto più importante, qualcosa che può avere a che fare con la morte di Chewie e la spia hapana… comunque non è qui per me».

«Può darsi che non sia qui solo per te, ma è qui anche per te», lei era sicura di questo.

«Ah sì? E ha aspettato undici anni per questo? E' da un pezzo che gli hapani sanno dove sono, se è come dici tu ce ne ha messo di tempo per decidersi!»

«Lasciando in sospeso i motivi della sua visita – ora a Jessa stava a cuore un'altra questione – cosa intendi fare con lei?»

Han fu costretto a bere un altro bicchiere per avere la forza di rispondere:

«Se lei o Luke mi chiederanno aiuto non mi tirerò indietro, però per quanto mi è possibile voglio umiliarla, voglio che si vergogni di far parte del regno hapano, voglio che si renda conto del male che mi ha fatto e che se ne penta, voglio fargliela pagare in ogni modo… ti giuro che maledirà il giorno in cui ha messo piede quaggiù! Vuoi essere mia complice in questa missione?»

«Solo quando lo riterrò giusto – rispose lei alzandosi – prima voglio farmi un'idea più precisa della principessa».

«Bene, allora auguri per il tuo studio – Han vuotò la bottiglia – io ci ho perso la testa nel tentativo di capirla! Per stanotte basta brindisi, penso che ora me ne andrò a letto».

Mentre Jessa si era già avviata verso l'uscita del Falcon sentì un tonfo sordo accompagnato da una nuova ondata di imprecazioni. Tornando indietro trovò il capitano Solo disteso a terra e incapace di alzarsi.

«Sai, penso proprio che tu abbia esagerato con il bere, lascia che ti aiuti…», lei gli prese un braccio e se lo passò sulle spalle aiutandolo ad alzarsi.

«Temo che tu abbia ragione… che diavolo c'era in quel vino?», il pirata non riusciva proprio a stare in piedi da solo, il mondo intorno a lui girava vorticosamente e fu costretto ad aggrapparsi a Jessa per non cadere di nuovo.

«Niente di speciale – gli rispose sorridendo lei – sei tu che non sai bere!»

Detto questo uscirono dal Falcon e si diressero verso l'appartamento di Han dove Jessa scaricò il suo carico prima di andare a dormire.

Il deposito delle navette era sempre illuminato perciò non fu difficile per Leia identificare le due figure che camminavano abbracciate mentre lei spiava dalla finestra della sua stanza.

"Ma certo, è ovvio… in fondo cosa mi aspettavo? Che diventasse vecchio a logorarsi per me?"

Cercava di fare ironia per convincere se stessa che non le importava se Han nel frattempo si era ricostruito una vita senza di lei, anzi, ne era contenta.

"Beh, è una bella donna e ha un buon carattere da quanto ho potuto vedere… oddio, quello lo perderà sicuramente stando con lui, poveretta non la invidio per niente!", ma dentro di lei qualcosa ribolliva e se proprio non era invidia era comunque un sentimento molto simile.

Il modo in cui Jessa aveva posato la mano sul braccio di lui per chiedergli di dare inizio al brindisi le aveva fatto nascere il sospetto, ma vederli ora camminare abbracciati e dirigersi verso l'appartamento di Han non lasciava ombra di dubbio.

"Stanotte si divertiranno come matti, quel maledetto bastardo vorrà sicuramente festeggiare il mio ritorno nella sua vita in maniera adeguata! Al diavolo anche loro!", e detto questo si infilò a letto tirandosi le coperte fino alle orecchie.

Sì, era gelosa marcia anche se non se ne spiegava il motivo e, per quanto si sforzasse di non pensarci, il sonno tardava a venire.

La sua mente lavorava contro di lei proponendole ricordi che pensava sepolti, immagini sbiadite dal tempo che tornavano a prendere forma e colori, emozioni perdute che le infiammavano i sensi.

Non aveva avuto molti uomini nella sua vita, ma erano abbastanza per capire che quello che aveva provato per Han era qualcosa di unico, i suoi baci, il suo tocco, la sua passione… come poteva illudersi di averli cancellati dalla sua testa?

E ora un'altra aveva preso il suo posto, ed era una donna fortunata, molto fortunata!

"Oh basta! – Leia scaraventò via le coperte e balzò in piedi – Sono una donna sposata e queste cose non le devo neanche pensare! Io sto bene con Isolder, non mi manca niente, sono una persona realizzata grazie a lui. Se fossi rimasta con Han chissà dove sarei a quest'ora…", ma una vocina subdola le sussurrò all'orecchio:

"Intanto saresti là, fra le sue braccia…".

Non ne poteva più di queste rivelazioni che la colpivano a tradimento e che mettevano in crisi tutte le sue convinzioni, cercò sollievo sbattendo la testa contro la porta e in quel mentre sentì la voce di Luke dall'altra parte:

«Leia? Tutto bene? Che stai facendo?»

Quando lei aprì la porta il volto di Luke si fece preoccupato, aveva l'aria di un'invasata sebbene si prodigasse nel dire che era tutto a posto.

«Ma sei sicura? Non riesci a dormire? Vuoi fare quattro chiacchiere con me? Dai, parlare ti farà bene…», lei non ne era molto convinta, ma rassegnata lasciò entrare il fratello e tornò a sedersi sul letto.

«Oggi è stata una giornata parecchio intensa eh?», l'intento di Luke era buono, ma lei non era in vena di parlare.

«Già». Fu l'unica risposta che ottenne.

Gli occhi del cavaliere Jedi cominciarono a vagare per la stanza in cerca di un argomento qualsiasi per iniziare una conversazione, quando tornarono a posarsi su di lei ricominciò timidamente:

«Allora, come hai trovato Han?»

«Bene – sbottò Leia – vedo che la mia lontananza non lo ha certo consumato!»

«Cerca di capirlo, la perdita di Chewbacca deve essere stata un duro colpo per lui…»

«Uhm uhm», fu la risposta della principessa mentre pensava "E ora si sta facendo consolare…"

Luke colse questo pensiero e intuì cosa la stava rodendo nel profondo. Avrebbe potuto sbatterle in faccia la verità, ma preferiva che capisse da sola, nonostante la sua testardaggine era sicuro che prima o poi avrebbe accettato le cose per come erano e non per come voleva che fossero.

«Per quanto riguarda la spia hapana e l'omicidio di Chewie cosa intendi fare?», chiese lui.

«Dobbiamo indagare per capire chi comanda queste spie hapane e che relazioni ci sono con l'Impero. Dobbiamo partire dalle poche cose che abbiamo in mano, ovvero l'omicidio di Chewie e il tentato omicidio nei tuoi confronti, e da qui andare a ritroso, in su, fino agli scalini più alti…», ora Leia era determinata, cambiare discorso le aveva fatto bene.

«Sai benissimo che avremo bisogno di molta collaborazione, in particolare di una certa persona. Non so ancora se lui è in possesso di altre informazioni, ma se è vero che ha ucciso la spia hapana ci potrà fornire dei particolari utili», Luke si era fatto di nuovo cauto.

«Non ci resta altra scelta, se lui non collabora non ci rimane molto su cui indagare. Per quanto mi infastidisca la cosa saremo costretti a chiedere il suo aiuto».

«Saremo?», ora la voleva mettere alla prova, ma rimase fulminato dallo sguardo di lei.

«Beh, se ti aspetti che mi abbassi a pregarlo di farci un piacere ti sbagli, io sono già andata ben oltre i nostri accordi!».

Luke si affrettò a tranquillizzarla e le promise che l'indomani avrebbe parlato con Han tentando di farlo ragionare, ora era meglio per tutti andare a dormire.