Capitolo 10

Quando Brittany arrivò a casa sentì il bisogno di lavarsi. Era stata disposta a tutto per far in modo che la latina la perdonasse, ma più ci pensava, più lasciava che quella sensazione si soffermasse sul corpo e nella mente, più si rendeva conto che perfino lei aveva dei limiti. Cosa stava pensando Santana? Era davvero questo tutto ciò che era per lei? Un oggetto sessuale?

Poteva ancora sentire il profumo di Santana su di sé e la stava facendo impazzire. Di sicuro voleva che tutto questo durasse a lungo, aveva voluto un'altra occasione per baciarla, toccarla, sentirla - ma voleva anche perdono o per lo meno qualche gesto di affetto. Anche se Santana non era riuscita a perdonarla, anche se non riusciva più a vederla, Brittany aveva continuato a sperare che la mora le avrebbe per lo meno riservato qualche parola carina. Magari solo un amichevole 'addio e buona fortuna'. Ma no, aveva ricevuto meno di quanto aveva sperato, aveva ricevuto una scopata di addio dentro la cabina di un bagno sudicio che la faceva sentire come se il suo corpo fosse stato marchiato. Si era quasi aspettata che Santana, come ultimo umiliante gesto, le lanciasse in faccia delle banconote mentre andava via.

Chiuse gli occhi nella doccia, senza muoversi, lasciando che l'acqua calda le scivolasse lungo la schiena. Non era sicura di quanto tempo fosse rimasta lì, potevano essere dieci minuti, poteva essere un'ora - la sua mente era semplicemente vuota. Nuovi sentimenti stavano cominciando a scorrerle attraverso il corpo, rimpiazzando l'amara tristezza che aveva provato nei giorni scorsi. Questo nuovo sentimento era… l'accettazione. Sì, aveva finalmente accettato il fatto che doveva rimanere sola.

Brittany era grata di avere sua figlia e voleva che con lei le cose funzionassero. Questo era tutto ciò che ancora le importava. Nessuno l'avrebbe amata, nessuno sarebbe stato disposto a sopportare una situazione così complicata e lei era stanca. Era stanca di combattere, stanca di sperare in qualcosa di meglio per poi rimanere delusa, se nessuno pensava che valesse la pena combattere, se nessuno provava a guardare al di là del suo lavoro, se a nessuno interessava davvero abbastanza da cercare per lo meno di capire, allora si sarebbe finalmente arresa e avrebbe smesso di prendersi in giro.

Indossò l'accappatoio e camminò verso la camera da letto, aspettando con impazienza un comodo materasso e un sonno senza sogni. Accendendo la lampada sul comodino, Brittany rimase senza fiato quando vide che non era sola.

L'ospite sul letto assomigliava molto a lei e la stava fissando con grandi occhi azzurri e i capelli arruffati, la coperta di Brittany avvolta protettivamente attorno al suo piccolo corpicino.

"Ehi piccola, cosa ci fai qui?" chiese un po' preoccupata la bionda, sedendosi immediatamente vicino alla bambina e avvicinandola a lei. Indossava di nuovo la camicia da notte rosa che avevano fatto insieme, anche se avevano comprato per lei dei nuovi pigiami.

"Hai avuto un incubo? Emma lo sa che sei uscita dalla camera?"

Abbey scosse piano la testa e poi la appoggiò contro il braccio della madre. Brittany sentì un'improvvisa felicità scaldarle il corpo. La presenza della figlia sul suo letto era il primo raggio di sole in una settimana grigia ed era determinata a godersi quella sensazione.

"Allooora, immagino che non hai dormito, huh?" chiese mentre dava un occhiata a Winnie the Pooh che indossava una maglietta rosa che si abbinava alla camicia da notte di Abbey.

"Oh mio Dio, tesoro l'hai fatta tu?" chiese allegramente Brittany, afferrando l'orso ed esaminandolo da vicino. Infine riconobbe il pezzo mancante del tessuto della camicia da notte e sorrise.

"Spero che ti abbia aiutata Emma, non vorrei che usassi le forbici quando non c'è nessuno con te." Abbey annuì di nuovo, sorridendo ancora orgogliosamente.

"E' assolutamente fantastico."

Abbey ridacchiò e prese l'orso dalle mani della madre abbracciandolo al petto. Brittany pensò che fosse la cosa più tenera che avesse mai visto.

"Vuoi che riporti voi due a letto?" chiese dolcemente la bionda e vide il sorriso svanire dalle labbra della figlia. Guardò in basso la testa di Winnie, rimanendo in silenzio come sempre.

Brittany capì che era mancata a sua figlia. Anche se non era ancora pronta per parlare, Abbey aveva bisogno di lei ed era meraviglioso. Brittany avrebbe fatto di tutto per non deluderla.

"Oppuuure"... inizio la bionda, prendendo dolcemente in mano il mento di Abbey per farla guardare verso di lei prima di baciarle giocosamente il nasino. "Oppure possiamo fare un'eccezione e prenderci una cioccolata calda. Solo tu, io e Winnie. Facciamo un pigiama party e guardiamo insieme Alice nel Paese delle Meraviglie prima di addormentarci. Che ne dici?"

Brittany vide il viso di Abbey illuminarsi, la felicità splendere nei suoi occhi, e capì di aver bisogno di Abbey tanto quanto sua figlia aveva bisogno di lei. La piccola annuì impaziente e saltò sulle ginocchia della madre.

"Perfetto. Dammi solo un minuto. Vado a mettermi qualcosa di rosa!"


Il mattino seguente, uscì piano dal letto a due piazze, facendo attenzione a non svegliare la piccola accanto a lei che, con le braccia e le gambe spalancate, occupava almeno metà del materasso.

Incontrò Emma nel corridoio pronta ad andare via. La rossa aveva il giorno libero e ovviamente, a giudicare dal felice sorriso sulle labbra, attendeva con ansia di trascorrere la serata a casa.

"Brittany!" esclamò allegramente, indossando il cappotto verde chiudendolo con i grandi bottoni verde scuro. Un cappello di cotone abbinato si adagiava perfettamente sui suoi capelli rossi leggermente ondulati. "Ho comprato per voi due delle ciambelle e alcuni muffin e li ho lasciati sul bancone. Avete dei programmi per oggi?"

Brittany li aveva. La scorsa notte le aveva fatto capire che la figlia aveva bisogno di nuovo di un po' di tempo sola con sua madre e lei era più che disposta a rendere bello quel giorno, era così raro che avesse un giorno libero.

"Oh, sì, Ho pensato di portare Abbey in un parco giochi al coperto, lo sai? Li adoravo quando avevo la sua età. Magari dopo andremo anche al cinema o qualcosa del genere, se lei non è troppo stanca."

Emma annuì, sorridendo. "Sembra fantastico, Brit. E' una cosa buona se trascorrete un po' di tempo insieme, non hai idea di quanto manchi ad Abbey!"

"Te l'ha detto lei?" esclamò improvvisamente la bionda, un pizzico di insicurezza nella voce. Abbey aveva parlato con Emma prima che con lei?

"Non ha bisogno di dirmelo con le parole," la rassicurò la tata, probabilmente percependo quello che l'altra donna stava provando. "Ma è facile da vedere. Si rifiuta persino di fare il bagno fino a quando non le do questa papera di gomma che sono sicura sia la tua."

Brittany annuì con un sorriso orgoglioso. "Il suo nome è signor Duckie. Giusto per saperlo."

"Signor Duckie, va bene, immagino di poterlo ricordare," rispose Emma sbattendo le palpebre, afferrando attentamente la borsa e sistemandosi il cappotto di feltro. "Dai ad Abbey un bacio e un abbraccio da parte mia e divertitevi okay? Allora ci vediamo domani pomeriggio."

"Va bene. Stammi bene Emma," disse amichevolmente la bionda. "E grazie per le ciambelle e i muffin." Sorrisero entrambe prima che la rossa lasciasse il corridoio.

Brittany si diresse immediatamente in cucina per preparare la colazione. Sarebbe stata una colazione speciale per una occasione veramente speciale.

Aprì alcuni armadi alla ricerca di alcune candele, sorpresa di vedere le sue spezie in ordine alfabetico e i gli stracci per pulire ordinati per dimensione e colore. Emma era probabilmente la migliore tata che avesse mai potuto assumere.

Quando finalmente trovò quello che stava cercando, Brittany si assicurò di mettere un po' di panna montata sui muffin ed infilare una piccola candela dentro ognuno dei quattro pasticcini. Li dispose con cura sul tavolo aggiungendo i suoi piatti e le tazze più colorate, insieme ad un barattolo di burro di arachidi e marmellata e un pacchetto di formaggio spalmabile.

Sentendo finalmente dei piccoli passetti sugli scalini, Brittany accese velocemente le candele, anticipando Abbey che arrivò dalla porta strofinandosi gli occhi ancora un po' assonnata. La bionda più alta corse verso la bambina abbracciandola con entusiasmo, piroettando su se stessa.

"Uuuuun buon non-compleanno," le disse con un largo sorriso e Abbey la fissò con occhi spalancati. Brittany sapeva che la figlia amava quella particolare scena del cartone animato, specialmente la parte dove il Cappellaio Matto provava a riparare l'orologio d'oro con la marmellata e lo zucchero, la faceva sempre morire dal ridere.

Un sorriso si dipinse sulle labbra della bambina quando scorse la tavola che sembrava invitante come quella dell'ora del tè di Alice.

"Esprimi un desiderio!" suggerì Brittany, abbracciando la figlia da dietro, sollevandola dolcemente in modo da essere abbastanza alta da spegnere le candele. Abbey esitò.

"Andiamo tesoro, è il tuo non-compleanno, lo sai che è un giorno speciale, giusto? Puoi esprimere un desiderio e forse si avvererà!"

La bambina la guardò e alzò le spalle, apparentemente non avendo idea di quale desiderio esprimere.

Brittany sorrise prima di avvicinarsi e sussurrare al suo piccolo orecchio.

"Che ne dici di una grande vasca piena di palline? O, ancora meglio, un grande scivolo che finisce proprio dentro la grande vasca con le palline!"

Abbey spalancò gli occhi e sembrò considerare l'idea della madre prima di annuire di nuovo.

"Adesso spegnile, tutte in una volta!"

La bambina fece un lungo respiro, inalando e soffiando fino a quando le piccole quattro fiamme si spensero.

"Wow, molto bene, tutte in una volta. Adesso deve avverarsi," sorrise Brittany, arruffando i capelli della figlia prima di darle uno dei muffin al cioccolato e versare un po' di cioccolata calda nella sua tazza da tè.

"Mangia amore, oggi avrai bisogno di tanta energia!"


In un primo momento Santana si raggomitolò nelle lenzuola, sbadigliando e tirandole a sé. Le piaceva quella soffice sensazione sulla pelle e l'odore del suo cuscino, fino a quando i ricordi della notte precedente le riaffiorarono in mente. Improvvisamente il letto caldo le sembrava meno accogliente, lasciandola con uno spiacevole dolore allo stomaco.

Si sforzò di ricordare il suo incontro con Brittany, cercando di capire come era successo il tutto e perché era finita così male. Non poteva dire se si sentiva meglio adesso o se si sentiva peggio dopo essere state insieme.

Si sentiva confusa dal suo bisogno di stare con la bionda nonostante la sua rabbia nei confronti di Brittany. Ancora adesso, non era in grado di esprimere i suoi sentimenti a parole.

Sapeva che quello che era successo fra loro, quello che lei aveva iniziato, non era bello, la svuotava da tutte le sue emozioni piuttosto che essere arrabbiata, anche se ancora le faceva male.

Santana cercò di dimenticare lo sguardo di tristezza e dolore sul viso di Brittany quando era andata via, a come sembrasse vulnerabile.

Tirò le lenzuola sopra la testa con un sospiro. Si sentiva in modo orribile. Perché stava così da schifo?

Si chiese se fosse finita con l'aver fatto del male ad entrambe. Per quanto si sforzasse di convincersi che era lei a cui avevano mentito, che solamente Brittany era nel torto, non poteva giustificare quello che aveva fatto.

Sapeva che in passato aveva fatto del male ad altri, lasciandoli come se a lei non fosse mai importato nulla, ed era andata via liberandosi completamente di qualsiasi sentimento, ma questa volta era diverso. Aveva voluto liberarsi dal suo desiderio per la bionda, ma alla fine tutto quello che aveva ottenuto era vendetta e non la sentiva come una libertà o una vittoria. Si sentiva vuota e, se era onesta con se stessa, sapeva che non era ancora finita fra di loro.

Forse la vecchia Santana sarebbe stata soddisfatta di essersi fatta rispettare, di aver dimostrato che lei era Santana Lopez, cazzo, e tutto si basava sul sesso e niente di più. Ma non era vero. Aveva agito come era solita fare, ma questa volta sembrava tutta una bugia e non la liberava dal senso di colpa per essere stata così crudele.

Uno sguardo alla sveglia le disse che era ora di alzarsi e di affrontare un'altra insoddisfacente giornata di lavoro, quindi finalmente si vestì, lasciando un lamento scocciato.

Era una fredda giornata, anche se era estate. Santana indossava uno delle tipiche felpe col cappuccio che usava per il lavoro, abbinata ad ad un cappellino da baseball rosso. Da una parte perché era pratica per il lavoro, confortevole e facile da indossare mentre pedalava, dall'altra parte perché nessuno l'avrebbe riconosciuta facilmente con quell'abbigliamento, considerando il fatto che di solito vestiva in maniera molto femminile.

Quando finalmente arrivò al lavoro, guardò le lettere e i pacchetti che doveva consegnare, esaminando la lista con gli indirizzi. I suoi occhi scorrevano fra la lista quando un nome in particolare attirò la sua attenzione e per un secondo dovette chiedere gli occhi per lo sgomento.

'Perfetto' penso. 'E' semplicemente perfetto, cazzo'. Di sicuro una cosa del genere prima o poi sarebbe dovuta succedere, di sicuro un giorno avrebbe dovuto incontrare persone che conosceva, ma perché oggi? Non era proprio dell'umore adatto per affrontarlo. Se non avesse avuto così disperatamente bisogno di quel lavoro, avrebbe mollato tutto in quello stesso istante per evitare l'imbarazzo.

Si domandò se avrebbe potuto chiedere ad uno dei suoi colleghi di consegnarlo per lei, solo per questa volta, ma immaginò che nessuno sarebbe stato disposto a guidare attraverso la città solo perché Santana non se la sentiva di affrontare un'altra delle sue ex. In cima a tutto questo, non essersi preoccupata di fare amicizia con i suoi colleghi significava che nessuno sarebbe stato incline a farle un favore.

Santana sospirò e roteò gli occhi per quanto sembrasse patetica, decidendo che l'avrebbe fatto e basta. Era solo un altro dei punti nella sua lunga lista di cose che doveva superare, così mise tutte le lettere dentro il suo zaino rosso e salì sulla bici, infilando le cuffie e alzando il volume. Forse qualche vecchia canzone di Rihanna a tutto volume l'avrebbe distratta lungo la strada.

Quando finalmente arrivò all'indirizzo avrebbe dovuto essere terrorizzata, improvvisamente realizzò che non le importava tanto come aveva pensato. Era soltanto un'altra delle donne che aveva frequentato, solo un'altra donna con cui aveva attraversato una brutta rottura. Certo, mentre la ragazza viveva ancora nel lusso, lei indossava una felpa e consegnava lettere con la sua bici - ma sarebbe stata dignitosa e avrebbe semplicemente suonato il campanello e sorridendo ci sarebbe passata sopra. Per lo meno era sexy ed aveva l'intera vita davanti a sé. Almeno non doveva preoccuparsi della menopausa.

Tenendo la grande busta di fronte a sé, la latina aspettò che la porta si aprisse, cercando di mantenere una faccia rigorosa e professionale. Anche se, la sua espressione cadde nel momento in cui vide l'altra donna davanti la porta d'ingresso.

La donna bionda la accolse con un sorriso, poi guardando da vicino la figura davanti a sé cominciò a ridere compiaciuta. Santana sentì immediatamente di volere cancellare quel sorrisetto dal viso della donna più grande.

"Santana?" chiese sorridendo, guardando in maniere piuttosto altezzosa il corpo della latina dall'alto in basso. "Oh ma guardati… che adorabile cappellino!"

La mora strinse più forte la busta, le sue nocche sbiancarono.

Terri era una di quelle donne che sembrava già perfetta di mattina, come se fosse appena uscita da un pubblicità del caffè. Una di quelle pubblicità dove il ragazzo prepara la colazione e vuole svegliare la moglie con un dolce e fantastico caffè fumante e la donna apre gli occhi, con un trucco impeccabile e capelli che sembrano freschi di parrucchiera.

A rendere ancora peggiore la situazione lei sembrava una modella di Victoria Secret in pensione, vestita con un leggera vestaglia di raso viola che sembrava fin troppo succinta. Il suo petto perfetto era chiaramente visibile, e il merletto rosso scuro del reggiseno le spuntava fuori.

"Potresti firmare questo per favore...?" Si limitò a chiedere Santana, porgendole la busta e un porta blocco nero con il modulo che richiedeva la firma della donna.

"Tesoro, chi è?" sentì in sottofondo una rauca voce femminile e la latina roteò gli occhi ancora una volta. Ovviamente aveva compagnia. Naturalmente le avrebbe sbattuto in faccia la sua nuova compagna.

Una donna apparve all'entrata vicino a Terri e avvolse un braccio attorno alla sua vita. Era molto più grande di Santana, probabilmente anche più grande di Terri, e il suo alito puzzava d'alcol. Alle 9 del mattino, cazzo. La latina fece uno sguardo leggermente disgustato.

"Oh, è solo l'addetta alle consegne," disse la donna sorridendo. "Addetta che si dà il caso essere anche una vecchia… amica." Enfatizzò l'ultima parola con un altezzoso sorriso. "E' Santana, penso di averti parlato di lei. Santana - April. April - Santana," presentò entrambe le donne, gettò velocemente uno sguardo fra le due.

"Oh è quella puttanella che spendeva tutti i tuoi soldi?" chiese April con noncuranza, parlando di Santana come se lei non fosse proprio lì di fronte a loro.

"Sì, sembra che finalmente abbia trovato il modo di guadagnarsi i soldi…" concluse Terri, sorridendo alla sua ragazza con un sarcasmo maligno nella voce. "Poverina, non c'è nessuno che è più disposto a prenderti?"

"Non diventerà nemmeno più giovane, ad un certo punto scopare per avere un tetto sopra la testa non sarà più un'opzione…" commentò April ad alta voce e Santana fece del suo meglio per non ferirla con alcune delle sue frasi maligne. Non poteva essere di nuovo emotivamente coinvolta. Essere emotiva al lavoro conduceva solamente ad una cosa - essere licenziata.

"Firma e basta, non ho tutto il giorno…" ripeté con rabbia, spingendo il porta blocco contro il petto a malapena coperto di Terri.

"Certo, dolcezza, neanche io, April ed io ci stavamo giusto preparando per una piacevole giornata di shopping," spiegò, firmando il modulo per poi ridarlo alla latina. Goditi la tua giornata Sannie. Anche se ti conviene iniziare a pedalare più veloce, ho sentito che pioverà piuttosto forte oggi e immagino che sia difficile pedalare con un ombrello su quelle vostre deliziose biciclettine…"

Santana strizzò gli occhi chiudendoli, cercando di ignorare l'atteggiamento della donna senza lasciare che la irritasse.

"Devo andare. Addio, Terri…" borbottò, rimettendo la cartellina dentro lo zaino. "Goditi la vita con la vecchia spugna."

Saltò nuovamente sulla sua bici senza voltarsi e accese la musica. Pedalando lungo le strade di New York si rese conto che le parole della donna non lasciavano del tutto la sua mente.

Puttana. Certo. Non era la prima volta che veniva chiamata così. Era una parola che veniva spesso usata per respingere le donne - ma questa volta suonava in maniera diversa.

Nel suo caso c'era davvero un fondo di verità in quelle parole? Scopare per un tetto sopra la testa era diverso che scopare per soldi? Immaginò che le cose non potevano essere comparate. Terri e Shelby e tutte le altre erano donne con cui aveva scelto di andare a letto, donne che fondamentalmente frequentava e basta.

Eppure - aveva mai voluto da queste donne qualcosa di più dei loro soldi? Si era mai veramente interessata? L'avrebbero fatta rimanere insieme a loro se non ci fosse andata a letto ogni notte, sia che volesse o no, solo per essere sicura di renderle felici e divertirle, rendendole dipendenti dalla sua giovane età e dalle sue abilità sessuali?

Improvvisamente Santana si sentì male. Forse non avrebbe dovuto giudicare così severamente come aveva fatto? Era solo un'ipocrita?

In sua difesa, era stata disperata, non sapeva cosa fare della sua vita, le sembrava tutto facile e logico… Ma quali erano stati i motivi di Brittany? Si rese conto che non si era preoccupata di chiederglielo o di pensarci.

Santana si sentiva confusa, solo lo strombazzare di un clacson, che precedeva la stridula frenata di una macchina che si fermò a pochi centimetri dalla sua bici interruppe i suoi pensieri.

"Guarda dove vai ragazzina," un arrabbiato uomo d'affari nel suo completo le urlò fuori dal finestrino della sua BMW argentata, agitando le mani in aria mandandola a quel paese.

Santana non si preoccupò più di difendersi.


Trascorrere la giornata con Abbey era stato fantastico e Brittany non riusciva ad uscire dalla macchina dopo averla parcheggiata nel vialetto, riluttante a farla finire.

Aveva amato guardare la figlia al parco giochi, aveva amato dividere il gelato con lei, aveva amato lo sciocco film in 3D che avevano guardato insieme al cinema. Abbey era adorabile con quei grandi occhiali quindi dopo il film, Brit aveva deciso di portare la figlia in una cabina per le fototessere. Avevano fatto una montagna di adorabili foto con gli occhiali in 3D, facendo le smorfie mentre faceva saltellare la bambina sulle sue ginocchia, facendo ridere entrambe.

Era pomeriggio inoltrato e Abbey dormiva sonoramente sul sedile posteriore mentre la madre guardava le foto ancora una volta, accarezzando piano con il pollice l'immagine delle due bionde che sembravano così felici insieme. Come una famiglia.

Si voltò per guardare la figlia che dormiva e si sentì calma e soddisfatta di vederla riposare così tranquillamente, abbracciando il suo cuscino al petto. Non c'era alcun rifiuto. Abbey era una vera gioia nella sua vita. Forse fino ad oggi non era stata la madre migliore, ma questo stava per cambiare. Abbey era ancora piccola. Non era troppo tardi.

Brittany scese dall'auto e aprì la portiera posteriore il più piano possibile, non volendo svegliare la bambina. Slacciò con attenzione la cintura e la sollevò abbracciandola in modo che Abbey potesse appoggiare la testa sulla spalla della madre.

Cercando di chiudere piano anche la portiera, Brittany frugò in cerca delle chiavi della porta d'ingresso, realizzando che molte cose erano un po' più difficili da fare mentre si portava in braccio una bambina. Dando alla portiera della macchina una leggera spinta con il fianco, sospirò quando lasciò accidentalmente cadere il mazzo di chiavi che atterrarono sul giardino di fronte alla casa.

"Aspetta, lascia che ti aiuti."

La voce familiare le fece gelare il sangue e fu grata di non aver fatto cadere la figlia.

Non aveva visto Santana seduta sui gradini d'ingresso, era stata troppo occupata a godersi la piacevole sensazione di quella giornata trascorsa con la figlia per accorgersene. Improvvisamente la mora era tutto quello che riusciva a vedere.

Brittany notò che Santana non era agghindata, era vestita in maniera casual ed era a malapena truccata. Stava semplicemente lì, a fissarla, sembrando molto meno arrabbiata della notte prima, quasi timida.

Voleva abbracciarla, ma sapeva che sarebbe stato un errore. Accarezzando la testa di Abbey, Brittany ricordò a sé stessa che sua figlia era l'unica cosa vera della sua vita, l'unica cosa che voleva fare nel modo giusto, l'unica cosa per cui valeva la pena combattere. Una figlia che poteva amarla semplicemente per quello che era, qualcuno a cui voler bene e che non l'avrebbe giudicata. Era tutto ciò che le importava.

"Volevo parlarti…" disse Santana avvicinandosi a Brittany. I suoi occhi marroni osservarono quelli della bionda in cerca di un permesso.

"Penso che tu abbia detto già abbastanza…" rispose Brittany con voce lieve ma allo stesso tempo calma. Guardò Santana negli occhi, cercando di non lasciare che i sentimenti di vulnerabilità della notte precedente le si insinuassero lentamente nelle ossa. Aveva bisogno di essere più forte.

"Mi sono resa conto che quello che è successo al bar è stato uno sbaglio…" continuò Santana guardandola con sincerità.

"A cosa ti riferisci? Alla sera in cui ci siamo incontrate o alla sera in cui hai deciso di usarmi?"

C'era della tristezza ma anche un po' di amarezza nella voce di Brittany, anche se cercava di parlare con calma in modo da non svegliare Abbey.

Sovrappensiero, cominciò ad accarezzare i capelli della figlia, felice di aver trovato qualcosa da fare con le mani che la distraesse dallo sguardo intenso della mora.

"Non è così, Brittany, io -" Santana cercò di difendersi, le sue parole erano quasi un sussurro, ma la bionda la fermò. Si avvicinò leggermente alla latina e la guardò nuovamente, parlando lentamente per enfatizzare le parole.

"No invece. Lo so com'è. E va bene così Santana. Davvero."

Fece un profondo respiro mentre Santana la fissava come non capisse cosa stava succedendo.

"So che non riesci a perdonarmi e so che senti come il bisogno di punirmi. Mi hai punita non lasciandomi la possibilità di spiegarti le cose, mi hai punita tagliandomi fuori dalla tua vita e infine mi hai punita facendo quello che mi feriva di più, mostrandomi che sono buona solo per il sesso e nient'altro. Ho ricevuto il messaggio. Forte e chiaro."

Il tono della voce non era veramente arrabbiato, non era neanche triste, era come se Brittany cercasse di respingere qualsiasi emozione imminente.

Santana sembrava scioccata e indifesa.

"Penso che dovremmo parlarne in casa e non qui con tua figlia in braccio…" cercò di suggerirle.

"Penso che non dovremmo avere questa conversazione affatto," fu la risposta immediata di Brittany, accarezzando la schiena di Abbey.

"Che vuoi dire?" chiese confusa la latina, apparentemente insicura del fatto di voler conoscere veramente la risposta.

Brittany fece un profondo sospiro, espirando forte cercando di riguadagnare un po' di forza. Non importava cosa voleva in quel momento, quello che aveva sempre voluto dal momento in cui aveva visto di fronte a lei la bellissima mora. Non poteva tornare indietro. Aveva bisogno di non farlo.

"Voglio dire che non siamo fatte l'una per l'altra," spiegò la bionda e gli occhi di Santana a quelle parole si aprirono ancora di più. "Non mi sarei mai dovuta aspettare che capissi. Lo so che era troppo da chiedere."

"Ma non me l'hai neanche chiesto…"

"Non me ne hai dato l'opportunità!" concluse Brittany con voce più alta di quello che voleva in realtà. "Penso solamente che sia meglio se non ci vediamo più. Non penso di farcela."

La sua voce tornò a farsi triste, anche se fino a quel momento era riuscita benissimo a nasconderla.

"San, ho già molto di cui preoccuparmi - e molto per cui sentirmi in colpa. Non posso sprecare tutte le mie energie a domandarmi se sto rovinando la vita di qualcun altro, a domandarmi se sei disgustata da me. Preferisco starmene da sola."

Ammettere queste cose a Santana significava la fine di tutto, le faceva male ma era la verità. Non riusciva più a farcela, era troppo doloroso.

"Brit…"

"Non farlo Santana," la bionda interruppe l'altra donna che stava cominciando a suonare disperata.

"Se ci pensi, se ci pensi davvero bene e guardi i fatti, lo sai che ho ragione."

Le due donne si guardarono in silenzio ed un piccolo, seppur triste sorrise si formò sulle labbra di Brittany, sbattendo gli occhi per fermare le lacrime che tentavano ancora una volta di uscire. Fece un passo in avanti e lasciò che la sua mano si fermasse sul braccio della latina. Pensò di riuscire a vedere gli occhi di Santana chiudersi a quel piccolo contatto, ma scelse di guardare oltre.

"E' stato davvero bello conoscerti, Santana. Davvero," disse con sincerità all'altra donna.

"Sono stata davvero bene con te prima che la realtà ci piombasse addosso e sono sicura che in un'altra vita noi due saremmo state perfette l'una per l'altra… ma non in questa."

Cercò di sorridere ancora una volta, godendosi la sensazione della pelle di Santana sul palmo della mano per l'ultima volta.

"Mi dispiace che sia andata a finire così." Proseguì deglutendo a fatica, il groppo in gola talmente forte da essere insopportabile.

"Prenditi cura di te, okay?" aggiunse in un sussurro e Santana non poté fare a meno di rimanere ferma a fissarla, senza parole.

Abbey si stava lentamente svegliando, guardandosi attorno confusa alzando la testa dalla spalla di Brittany. Non appena fece un sonoro sbadiglio, la madre le accarezzo affettuosamente la guancia, baciandole la fronte.

"Shhh tesoro, torna a dormire, okay? Adesso siamo a casa. Ti metto a letto."

"Mi dispiace," fu tutto quello che Santana riuscì a dire, sembrando lei stessa una bambina.

Brittany annuì.

"Anche a me."


Guardando la donna entrare in casa, improvvisamente per Santana molte cose divennero finalmente chiare. Vedere quella bellissima donna stare con la figlia, essere così tenera con lei, così premurosa, così normale, le fece capire che in fondo non si era mai preoccupata di guardare altre a tutto questo, non si era mai interessata a chiedersi cosa avesse spinto un essere così stupendo come Brittany a fare quel lavoro.

Non si era mai chiesta come doveva essere per lei fare quel lavoro, quando probabilmente si sentiva profondamente distrutta dentro, a quanto potesse essere stata sola in quegli ultimi anni. Tutto quello che aveva sentito era stata solo la sua rabbia per essere stata tradita, tanto da accecarla.

Nonostante il buio della notte Santana aveva finalmente visto la luce.