CAPITOLO 10 WHEN BITCHES INITIATE
"Hey Ma'!", il ragazzo saluta ansimante e sudato rientrando da fuori, "Salve Signora Hammond!", gli fa eco il suo sponsor. TJ gli lancia un'occhiataccia, "Scusi, Signora Barrish!", si corregge subito.
"Buongiorno ragazzi, volete la colazione?", domanda Elaine mentre prende l'occorrente dal frigo. "Non ora, mamma.", risponde già lontano il figlio. "Io si.", s'intromette Margaret facendo il suo ingresso con voce impastata andando a sedersi al bancone poco lontano.
"Figliola, per quanto pensi di poter continuare con questi ritmi? Da quando sei rientrata dalla Francia ti abbiamo vista a fatica.", la rimprovera la madre. Elaine alza gli occhi al cielo mentre sbatte le uova nella ciotola. "Mamma, sto solo facendo il mio lavoro.", "E quello di Garcetti.", puntualizza la matriarca.
Elaine si morde la lingua per imporsi di non cominciare una discussione, ha una lunga giornata davanti e l'ultima cosa che le ci vuole è iniziarla litigando con qualcuno. "Passerà mamma, non ti preoccupare.", "Certo che mi preoccupo, cara! Cominci ad essere vecchia anche tu! Dovresti iniziare a fare i conti coi tuoi limiti!", dichiara infine.
"Le tue coccole sono uniche, mamma!", sbotta la donna abbandonando malamente la ciotola, "Beh?", esclama alzando le sopracciglia l'anziana. "Arrangiati, mamma!", le risponde marciando verso la sua camera.
Poco più di mezz'ora più tardi sta addentando una ciambella davanti ai suoi elefanti. Intorno non c'è anima viva e la pace la rigenera istantaneamente. Per lei osservare gli elefanti nelle loro routine è come farsi calmare dai suoni dell'oceano. Gli esemplari adulti sono così delicati e protettivi con i piccoli, lei non ha mai avuto il piacere di sapere cosa si prova ad avere una madre affettuosa. Ormai è una vita che ha smesso di soffrirci e ha fatto pace con questa lacuna. Ma a volte, semplicemente, non sopporta.
—
Finalmente il perito mette via tutti i suoi attrezzi, ha verificato gli impianti, ispezionato il sottotetto, controllato tubi e caldaia. Ringrazia Susan per il caffè che gli ha preparato, mentre compila le scartoffie di rito.
Ed eccolo che a metà pomeriggio lascia la proprietà che tra pochi giorni sarà ufficialmente sua. Prima di iniziare a disfare gli scatoloni, sollevata e contenta che sia tutto a posto, chiama Purcell per fissare la data dell'acquisto e subito dopo manda un messaggio all'amica per comunicarle la bella notizia.
«Signora Segretario, la casa è perfetta e tra qualche giorno sarà ufficialmente mia! Yahoo! Susan»
Le piace 'viaggiare leggera', non è mai stata una che accumula oggetti nel corso degli anni. Questa sua praticità le facilita la vita, quando si tratta di trasferirsi da un posto all'altro. Gli oggetti inutili, quelli che però hanno un valore affettivo, e che custodisce gelosamente, si contano sulle dita di una mano.
Per sera inoltrata ha trovato un posto a tutti i suoi averi, stanca e impolverata per via dei cartoni rimasti chiusi per mesi, si butta sotto la doccia. Sorride trovando poco dopo la risposta della Barrish.
«Questa è davvero una bellissima notizia, Signorina Berg! E visto che non riuscirò a liberarmi per pranzo, che ne dici di provare la tua nuova cucina per cena?»
—
"Un piccolo porta fortuna!", Elaine le sorride porgendole il piccolo pacco regalo. "Grazie!", la imita la Berg facendosi di lato e lasciandola passare, "Sono curiosa…", aggiunge con un velo d'imbarazzo strappando l'involucro di carta dorata. Non è sorpresa scoprendo che cosa contiene, ma quel regalo le fa davvero molto piacere, la fa sentire quasi come se Elaine la ritenesse parte della sua famiglia.
"Un elefante!", sorride ammirando la miniatura in argento tra le sue mani. "Si, beh… lo sai che ho una fissa.", si giustifica la donna arricciando gli angoli della bocca all'insù. "Un regalo 'personale' è sempre il miglior regalo che si possa ricevere da qualcuno, Elaine, grazie davvero.", le dice con sincerità la ragazza abbracciandola con naturalezza per un breve momento. Poi si guarda in giro per decidere dove posizionarlo e non ha dubbi individuando il posto perfetto.
Si avvicina alla sua ordinata scrivania, dove da un lato riposa una pila di fogli e dall'altro una piccola stampante, un elegante portapenne in un angolo e il portatile proprio al centro. "Qui è perfetto, mi ricorderà sempre cos'è stato il passato e cos'è oggi il presente.", annuncia posando delicatamente l'oggetto sulla superficie. Elaine è soddisfatta e compiaciuta per quel gesto rispettoso, "Allora… cosa stai preparando?", si riscuote poco dopo, seguendola verso il bancone della cucina.
"TJ era impossibile! Voleva sempre pasticciare quando era piccolo, non potevo perderlo d'occhio un secondo che lo ritrovavo coperto di farina, uova, era un vero disastro!", le racconta sorridente davanti alla loro cena. "Pensa che una volta ero così esasperata che lo presi di peso e lo tuffai nella vasca da bagno completamente vestito!", continua scoppiando a ridere seguita a ruota da Susan con la sua particolare risata. Ogni volta che la sente ridere le viene voglia di sentirla ridere di nuovo, "E lui rideva!", continua allargando e braccia con espressione offesa. "Rideva! Quel… piccolo stronzetto, come lo chiama mia madre!", osserva compiaciuta Susan che si asciuga due enormi lacrime sfuggite al suo controllo e pensa che nonostante la giornata, tutto questo non abbia prezzo.
"Giornata dura?", domanda la giovane osservandola sedersi con aria stanca sul divano, versa una mezza dose di liquore in due bicchieri e va a sederlesi accanto, porgendogliene uno. "Puoi dirlo forte!", conferma la donna sbuffando, "Iniziata male già prima di uscire di casa!", si sfoga, "Mia madre non ha le idee tanto chiare su come incoraggiare i propri figli, non le ha mai avute…", spiega osservando la sua interlocutrice annuire, "Già… non che abbia torto…", si affretta ad ammettere, "… avrei davvero bisogno di una pausa, ma è un lusso che al momento non posso permettermi… ma di certo non mi facilita le cose standomi col fiato sul collo e ricordandomi qualcosa che so bene già da sola!", conclude in tono stizzito.
"Mi spiace, Elaine, avresti dovuto dirmelo, avremmo rimandato la cena.", le dice Susan in tono comprensivo, vedendola scuotere frettolosamente il capo, "Oh no! Invece non sai quanto avessi bisogno di staccare dal resto per un po', credimi, è stato un ottimo modo per respirare…", le assicura. "È difficile ricordarsi di essere sé stessi quando sei continuamente sballottata dalle aspettative degli altri, a volte ci si sente sopraffatti…", afferma la Berg dopo averla osservata a lungo.
Il Segretario si volta nella sua direzione con aria sorpresa, inclina la testa da un lato, in contemplazione, "Si direbbe che anche tu ne sappia qualcosa…", osserva addolcendo il tono della voce. "Si, beh… anche mia madre non è mai stata molto… come dire… chioccia.", ammette osservando l'altra annuire pensierosa. "Ma sai che ti dico? Ho imparato a farne a meno tanto tempo fa, e come vedi, sono ancora qui, ho imparato a contare solo su di me, mi ha insegnato a non scendere a compromessi, e credo sia più un bene che un male.", conclude con decisione.
Il momento è interrotto da un suono insistente che Susan non riconosce, è il telefono di Elaine, che si affretta a raggiungere la propria borsa alla ricerca del dispositivo. Osserva i suoi lineamenti mutare in una smorfia indecifrabile, mentre inspira profondamente e si porta il cellulare all'orecchio. "Dove sei? … Arrivo subito.", annuncia all'apparecchio dopo aver ascoltato il misterioso interlocutore attraverso l'etere. Le rivolge uno sguardo serio, "Uhm… la compagna di una mia cara amica è appena venuta a mancare… io… devo andare da lei… mi dispiace.", annuncia disorientata. "Mi dispiace molto, Elaine, ti accompagno.", la Berg marcia verso l'ingresso per prendere il proprio soprabito. "Non è necessario…", risponde il politico più per dovere che per altro, "…uhm… chiamo Clark.", prosegue con fare indeciso guardando distrattamente il display ancora acceso, "Non dire sciocchezze, è il minimo che possa fare, vuoi essere lì il prima possibile o no?", Susan si sistema il cappotto e l'aiuta ad indossare il suo.
"Si tratta del giudice Nash, non è vero?", le domanda con lo sguardo incollato alla strada, percepisce la donna accanto a sé irrigidirsi, "Elaine, non è una notizia, rilassati.", la rassicura senza il minimo segno di esserne rimasta offesa. "Scusa…", sussurra la Barrish, consapevole della propria reazione esagerata. "Era malata da tempo…", racconta con voce strozzata, la giovane le stringe una mano con fare affettuoso.
"Sono davvero dispiaciuta, Elaine.", le dice accostando davanti all'entrata principale della clinica. "Grazie per il passaggio…", le dice riconoscente. Susan la cinge in un abbraccio di sostegno, "Non pensarci… adesso stai accanto alla tua amica.", la incoraggia con un sorriso. Osserva Clark, che le ha raggiunte sul posto, aprire delicatamente la portiera e scortare il Segretario di Stato all'interno dell'edificio e solo quando la donna sparisce dalla sua vista mette in moto e si allontana.
