CAP-10
La casa di Hikari era un tripudio di urla di felicità. Alice e Nozomi correvano per casa ridendo facendo capriole. Carbine le guardava perplessa, sperava di ricevere un altro messaggio da parte dei ragazzi.
Le due marziane progettavano di preparare un grande dolce quando i loro amici sarebbero tornati, volevano festeggiare a tutti i costi la riuscita della missione e il ritorno del loro amato padre.
L'apparecchio segnalò un nuovo contatto. Carbine pretese silenzio assoluto e autorizzò la connessione.
"Qui Carbine, chi parla?"
"Generale Carbine, qui è Sharon."
"Salve professoressa, devo attivare il trasferimento?" chiese.
Sharon esitò, sperava che Carbine fosse stata comprensiva "I ragazzi vorrebbero restare qui per questa sera. Non le dispiace vero? I Freedom Fighters vogliono festeggiare e quei tre scalmanati hanno insistito per restare un po'."
Il generale sospirò "E va bene. Posso capirli infondo. Quindi per stasera niente?"
"No mi spiace. Anche se a dire la verità, anche io avrei delle cose da fare. Mio padre vuole lanciare il satellite da Marte, quindi i calcoli terrestri non mi servono più. Ci metteremo un po' ma non appena sarà tutto pronto tornerò sulla Terra. Mio padre vuole che stia con le ragazze al sicuro."
"E' comprensibile. Un genitore vuole il meglio per i propri figli." rispose Carbine "Allora ci vediamo tra qualche giorno?"
"Suppongo di sì. Throttle soprattutto vuole fare un giro e assicurarsi che sia tutto apposto. Ah e devo trascinare Modo da sua madre, a quanto pare non la vede dal vivo da quando Karbunkle gli ha piazzato il braccio, temo che si vergogni." si udì una risata divertita "Io chiudo altrimenti qui fanno casini. Ci sentiamo!"
Carbine sospirò perplessa "Maschi!" esclamò alzando gli occhi al cielo.
Intanto su Marte era festa per tutti i Freedom Fighters. Sharon aveva dormito solo qualche ora e quando era scesa alla mensa trovò il caos. Topi che cantavano a squarciagola bevendo a più non posso, altri mangiavano il più rapidamente possibile per unirsi alla festa. Alcuni topi la salutarono cordialmente non appena la videro, altri le strinsero la mano. Tra un sorriso imbarazzato e un saluto, Sharon riuscì a trovare suo padre che parlava con Stoker e Modo. Throttle e Vinnie erano tra gli scalmanati.
"Hei Bocciolo!" esclamò il padre con un sorriso.
Sharon ricambiò "Allora festeggiate?" chiese.
Stoker sorrise "Hanno insistito loro, non io. Sia chiaro." disse con tono accusatorio.
"Hei perché non bevi qualcosa anche tu?" chiese Vinnie, era davvero felice di essere tornato a casa.
"No sono astemia, ma grazie lo stesso." disse lei allontanando il boccale con una mano, quasi disgustata.
"Mi spiace per te signorina, ma un sorso dopo il brindisi dovrai farlo!" esclamò il capo dei Freedom Fighters "E' la prassi!"
Il topo prese il suo boccale invitando i presenti a fare lo stesso dopo aver chiesto silenzio. Si alzò sulla panca per essere ben visto.
"Vogliamo il discorso!" urlò uno della moltitudine e subito gli altri seguirono il suo esempio.
Stoker sorrise gioviale "Signori! Fratelli e compagni di battaglia! Oggi è stato un giorno speciale per tutti noi! Una minaccia è stata scongiurata e un caro vecchio alleato è tornato tra noi. La sua presenza qui è come un segno del destino! Grazie a lui e alla sua splendida figlia la guerra è quasi al termine!"
Urla di gioia e di giubilo si elevarono e con esse i boccali.
"Per questo brindiamo alla loro salute, e anche per coloro che hanno permesso tutto ciò! Throttle, Modo e Vincent! Alla salute!"
Sharon era imbarazzata. Tuttavia alzò anche lei il boccale e brindò, ma non provò neanche a berne il contenuto. Dopo il brindisi andò a servirsi da mangiare, aveva mangiato poco a pranzo e doveva ricaricarsi. Era difronte al bouffett indecisa su cosa prendere.
"L'eterna indecisa eh?" esclamò una voce calda molto familiare.
Sharon sussultò e si voltò di scatto "Jack? Ma..." sorrise buttandogli le braccia al collo "Stai bene!" gli stampò un bacio sulle labbra.
"Certo. E sto ancora meglio ora che ti vedo. Finalmente!" esclamò l'altro abbracciandola affettuosamente e ricambiando il bacio.
"Hai lasciato anche tu l'esercito vedo." osservò la marziana.
"A dire il vero no. Però mi fa piacere stare in compagnia di questi pazzi." rispose con un sorriso.
Jack era un topo alto dal manto bianco. Aveva una grossa cicatrice all'avambraccio destro e indossava un paio di jeans strappati alquanto larghi. Non sembrava far parte dell'esercito a causa del suo abbigliamento alquanto "casual".
"Comunque perché sempre indecisa?" chiese Sharon.
Il topo bianco fece spallucce "Sono un paio d'anni che aspetto una risposta. Tu dicevi di non sapere eccetera. Ora ti ritrovo qui e sei indecisa su cosa mangiare!"
Sharon incrociò le braccia al petto "I geni sono sempre indecisi ricordalo! Se non si facessero domande, non sarebbero geni, ti pare?" sorrise.
"Sì ma ti fai troppe domande. Insomma, ci conosciamo fin da bambini! Cos'altro dovrei fare per ricevere un tuo sì?" Jack aveva sguardo implorante.
La topina farfugliò qualcosa "Per me legare il filo ad dito di qualcun altro non è una scelta facile, e lo sai."
"Sì ma anche mio cugino si..."
"Jack sono matrimoni dettati dalla fretta e dalla paura della morte." lo interruppe Sharon.
Jack sospirò "Sharon, la guerra non finirà mai e lo sai. Anche se riuscissimo a cacciare i Plutarkiani, i ratti resteranno. Sono autoctoni quanto me e te. Non possono andare via. E allora cosa dirai? La guerra... eccetera. Ma la lotta tra ratti e topi c'è stata dall'alba dei tempi. Eppure prosperavamo prima che questa manna dei Plutarkiani giungesse qui. " poi corrugò la fronte "Non è che hai smesso di amarmi? Infondo sei stata lontana per quasi due anni."
Udito ciò, Sharon si strinse forte tra le braccia del topo "Ma certo che no! E non dire queste cose!"
Jack le sollevò il volto tenendole il mento tra pollice e indice "E allora qual è il problema? Se me ne parlassi sarebbe più semplice."
La topina indugiò "Ho paura. Ho paura di tutto questo. Un giorno sei in compagnia delle persone che ami, il giorno dopo le perdi tutte e..."
Il topo bianco sospirò e accennò un sorriso "Ma questo accade non solo con i mariti... insomma, che cambierebbe se fossimo sposati? Potremo perdere comunque amici o parenti."
Sharon aprì la bocca come per parlare ma non disse niente. Il ragazzo non aveva tutti i torti. Si grattò il capo perplessa.
Jack scoppiò a ridere "Come vedi anche i ragionamenti di un genio fanno buca da qualche parte! Va beh, non ci pensiamo, non voglio metterti pressione. Però nel caso in cui prendessi una decisione, vorrei saperlo." disse mettendosi le mani in tasca.
"Ti ringrazio. Hai una pazienza infinita." mugolò la marziana dandogli una carezza sulla guancia.
"E tu sei la solita guastafeste." scherzò lui "Dai, ti prendo io qualcosa da mangiare. Visto che sei l'eterna indecisa!"
La serata passò tra le risate e i festeggiamenti e poi andarono tutti a dormire. Solo padre e figlia rimasero svegli. Camminavano per le strade pattugliate solo da qualche guardia e assaporavano l'aria fresca di casa.
"E così sei rimasta sulla Terra per un paio di anni." disse il topo.
"Sì. Si sta bene ma anche lì i Plutarkiani stanno lasciando la loro orma." rispose la topina.
"Allora comprendo il motivo che ti ha trattenuta lì. Hai intenzione di tornarci?" si fermò lui e si voltò verso la figlia.
Sharon fece lo stesso "Non lo so. Ora anche Jack mi ha mandata in confusione, poi tu sei vivo e... non so cosa fare. Ci sono anche Alice e Khalen sulla Terra, non posso lasciarle lì."
"Falle tornare qui allora. Ci sono io con voi e prometto di proteggervi come posso."
"Sono più al sicuro sulla Terra, credimi. Lì non ci sono gli stessi rischi che abbiamo qua. Ma d'altro canto anche loro vogliono stare un po' con te." sembrava afflitta.
"Oh e chi sarebbe questo Jack comunque?" fece lui.
Sharon sbuffò "Ora non fare il padre geloso però!"
Samuel scoppiò a ridere "Ma figurati! Se a te sta bene, sta bene anche a me tranquilla. Ma chi è di grazia?"
La topina indugiò "Era un vecchio amico. Sai, dopo la morte della mamma fummo affidate alla protezione dell'esercito e lì io e Jack ci siamo conosciuti. All'inizio eravamo molto amici e lui aspirava a diventare soldato."
"Oh capisco. Un classico insomma."
"Già. E dopo cinque anni di fidanzamento, prima che partissi e arrivassi sulla Terra, mi fa la fatidica proposta." la ragazza ciondolava sui piedi.
"E come ci sei finita sulla Terra? Suppongo non fosse tua intenzione andarci."
"Ovviamente no. La nostra navicella si danneggiò in seguito ad un attacco nemico e facemmo un atterraggio di emergenza. Ora siamo ospiti di una terrestre." spiegò lei.
Samuel rifletteva "Hai modificato gli orologi facendoli diventare dei teletrasporti. Alla fine accettare la proposta di Jack e restare qui con me non è una cosa difficile. Potresti sempre andare a trovare le tue sorelle."
Sharon non sembrava convinta e guardava il padre perplessa.
"Facciamo così: domani torni sulla Terra, parli con le tue sorelle e decidi cosa fare. Prenditi tutto il tempo. Il satellite è al sicuro e mi occuperò io di tutto." disse il topo ignorando la figlia che cercava di interromperlo "Capisco quanto sia dura tornare a questa vita. Però tu sarai un pezzo grosso e potrai contribuire a grandi cose qui. E poi io ho piacere ad averti al mio fianco." strinse le mani di lei tra le sue guardandola negli occhi "E' meglio se vai a riposare. Così sarai più fresca per pensare."
Sharon annuì senza dire una parola, non sapeva più cosa pensare. E quella notte non dormì un granché. Il suo sonno fu un miscuglio di situazioni che andavano dal matrimonio con Jack al ritorno alla vecchia casa, la distruzione di quest'ultima e l'uccisione di tutta la famiglia.
Quella mattina si mostrò più uggiosa del solito su Marte. Ormai il gruppo doveva tornare sulla Terra e contattarono Carbine. I Freedom Fighters si mostrarono forti ed evitarono dimostrazioni d'affetto eccessive, semplici strette di mano e pacche sulla schiena. Solo Throttle abbracciò calorosamente il suo amico Stoker promettendogli di tornare presto. Sharon abbracciò il padre e baciò Jack ma non fece parola dei suoi pensieri a nessuno.
Una volta che furono tutti pronti, il segnale fu dato e il lampo di luce riportò i ragazzi sulla Terra. Sharon fu accolta dall'assalto delle due sorelle che la strinsero in un forte abbraccio. Carbine invece salutò Throttle con affetto.
"Com'è andata?" chiese il generale.
Il topo fulvo ridacchiò "Tutto per il meglio!"
"E adesso si festeggia!" esclamò Alice "Abbiamo preparato un dolce ieri!"
"Oh, almeno non si beve nulla, meno male!" farfugliò Sharon ancora seduta sull'erba, Nozomi era ancora stretta a lei.
"Alora Kag..."
"Chiamami Sharon, ti prego." Hikari un interrotta dalla marziana dagli occhi bicolore "Penso sia meglio così."
La mattinata passò allegramente, il pericolo scongiurato aveva tirato su di morale anche Kanon che era molto tesa per gli esami imminenti e implorava Sharon di farle fare un'ultima ripassata.
"Nulla potrà rovinarmi questa giornata!" esclamò Hikari mangiando il dolce preparato da Alice.
"Sicura?" chiese una voce femminile atona.
La giapponese si voltò e spalancò gli occhi per la sorpresa. La ragazza bionda che le aveva rubato la strega settimane fa, era lì sul prato.
"Hikari... cosa succede?" chiese Setsuna. Questa era tenuta per il polso dalla maga dai capelli biondi.
"Cassandra ha bisogno di aiuto. Se lasci passare un altro po' potrebbe essere troppo tardi per lei. E' al limite." disse la bionda. Il suo volto era una maschera inespressiva, gli occhi fissavano la giapponese con insistenza.
Hikari si alzò rapidamente e, incurante dei piedi scalzi corse fuori "Resta qui Kanon! Vado solo io." le disse.
"Hei! Non lasciarci qui!" esclamò Alice "Voglio venire anche io!"
"Potrebbe essere pericoloso." intervenne la bionda.
"Cassandra è anche mia amica!" rispose la topina.
La ragazza non rispose. Sospirò e lasciò andare Setsuna "Meglio che resti qui tu. Lo spettacolo potrebbe non piacerti." e seguì Alice e Hikari.
Senza alcun motivo apparente a seguirle furono anche Vinnie, Charley e Throttle sebbene Sharon gli avesse proibito di muoversi. Alla fine, rassegnata, andò pure lei mentre Nozomi preferì rimanere in casa assieme a Modo, Carbine e le due ragazze.
Il gruppo corse lungo la strada, la ragazza bionda a capo "E' di qua." diceva.
Dunque giunsero al parco abbandonato.
"Ma qui Cassandra ci viene spesso quando..." mormorò Hikari con prudenza "Oh eccola..."
Cassandra era seduta sotto un albero, ginocchia al petto, il volto basso. Manteneva qualcosa sul palmo delle mani.
"Cassandra! Tutto bene?" chiese Hikari avvicinandosi.
Anche i ragazzi stavano per fare un passo ma la mano della bionda li fermò "Meglio che restiate qui."
Sharon aveva paura, qualcosa di orribile sarebbe successo. Charley sembrava aver compreso i sentimenti della marziana e le poggiò una mano sulla spalla "Si risolverà tutto per il meglio." mormorò con un sorriso.
"Cassandra sono qui per te. Tranquilla." diceva Hikari con apprensione. Si inginocchiò così da trovarsi faccia a faccia con l'amica e fu allora che lo notò. La Soul Gem era scura "Ma.. cos..."
"Mi dispiace..." mormorò Cassandra, gli occhi inondati dalle lacrime.
"No... tu... non pu..."
Il corpo della rossa cadde di lato come senza vita, la Soul gem galleggiava in aria, nera come la pece. Hikari non voleva andare via e fu travolta dall'onda d'urto generata dalla rottura della gemma. La ragazza si aggrappò al corpo dell'amica portandoselo dietro quando fu sbalzata all'indietro. Lampi scuri e un alone blu notte scaturì dalla gemma che cambiò forma.
"SCAPPATE!" urlò la ragazza.
Sharon era terrorizzata e le sue gambe non volevano rispondere "Perchè..."
Il paesaggio cambiò radicalmente. Fu creata una barriera.
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Capitolo finito! Approfittando dell'assenza della linea ne scriverò parecchi e probabilmente li upperò tutti man mano. La fiction di per sé non è nata per durare a lungo quindi... XD
