[Storia originariamente pubblicata in forma cartacea a cura dello Star Trek Italian Club, che ha graziosamente concesso il permesso di pubblicazione in forma digitale. La copertina è di Chiara Falchini.]
Capitolo X
Il sole stava ormai declinando verso l'orizzonte quando il gruppetto di avventurieri giunse ad un grosso agglomerato di case in riva al fiume; su una solitaria altura alle spalle del paese sorgeva un piccolo castello fortificato.
"Eccoci a Kwynagh", annunciò Bryan. Si inoltrarono tra le case di muratura; l'aspetto generale del paese era lindo ed ordinato, ed i suoi abitanti vi si accordavano. Alcuni salutarono cordialmente Bryan, chiamandolo per nome, altri si limitarono ad osservare incuriositi il gruppetto che passava.
"Ehi, Bryan, stai andando al castello?", domandò una bella donna, bionda e prosperosa, ferma sulla soglia di una casa; al suo cenno di conferma, proseguì in tono malizioso, "Se vuoi, più tardi vengo a trovarti."
Bryan rise:
"Non stavolta, Deirdre, ti ringrazio!"
Viviana si sentì infastidita dai sottintesi di quel breve scambio di battute, e non servì a nulla che si ripetesse che non poteva assolutamente permettere che un ologramma, una creazione del computer, una finzione, le facesse quell'effetto. Sospirò: ah, se solo Bryan fosse stato reale...
Pochi minuti dopo varcavano la soglia del grande portale di legno e ferro del castello; nelle due garitte laterali, le sentinelle armate di alabarda non accennarono a fermare il gruppo, né Bryan le salutò, attenendosi all'universale costumanza per la quale le guardie non possono parlare né muoversi, tranne in caso di pericolo.
Attraversarono il cortile d'onore, pavimentato a grandi lastroni di pietra ed ai cui lati c'erano da una parte le scuderie, dall'altro le cucine; una fanciulla, che non aveva certamente ancora raggiunto i sedici anni d'età, ben vestita e dalla fiammeggiante chioma rossa, corse loro incontro:
"Bryan Darksword, sei tornato!"
Abbracciò impetuosamente il guerriero, che la ricambiò con evidente affetto:
"Ben ritrovata, piccola Fiona", la salutò, "Sei cresciuta, sei proprio una donna, ormai", lei si pavoneggiò un poco al complimento, "Come sta Alisander?"
"Mio fratello sta benissimo", rispose Fiona, "E tu? Ti fermerai molto? Dimmi di sì!"
La sua infatuazione per Bryan era tanto evidente quanto innocente. Viviana non si sentì urtata come prima con Deirdre, ma si scoprì a desiderare di essere abbastanza in confidenza con lui da poterlo abbracciare anche lei a quel modo. Accidenti, doveva togliersi quelle idee dalla testa! Speriamo che Geordi ci tiri presto fuori di qui, pensò; ma in realtà non era poi così sicura di volerlo.
Deanna era sempre più preoccupata. Percepiva molto chiaramente le reazioni di Viviana, e non le piaceva pensare alle conseguenze che potevano derivarle da una relazione sentimentale con un ologramma. C'era il concreto pericolo che finisse col rifugiarsi nella fantasia, rifiutando la realtà, pur di rimanere con l'oggetto del suo desiderio. Certo si era ancora ben lontani da una simile evenienza, ma non è mai troppo presto per prevenire qualcosa di psicologicamente deleterio.
Riker non era uno psicologo, né tantomeno un empatico, tuttavia conosceva Viviana come se stesso, e forse addirittura meglio, perché riusciva ad essere più obiettivo. Anche lui si era accorto che la giovane donna reagiva in maniera strana a Bryan, ed ora improvvisamente, osservando le espressioni che si erano succedute sul volto della sua vecchia amica, ne comprese la ragione.
Nessuno come lui conosceva il pericolo che stava correndo: doveva al più presto metterla in guardia.
Infine Fiona staccò gli occhi adoranti da Bryan e guardò incuriosita i suoi accompagnatori. Il guerriero fece le presentazioni, dalle quali appresero che la fanciulla era la figlia di lady Gwyneth, la castellana.
"Venite, venite, mia madre sarà molto felice di ospitarvi", li invitò cordialmente Fiona; Data, ancora col cervo in spalla, si fece avanti:
"Milady, vorrei offrire quest'animale, anche a nome dei miei compagni, in cambio della vostra cortese ospitalità. Se mi volete indicare dove posso portarlo..."
"Siete assai gentile, mastro Data", rispose la fanciulla, "Vi ringrazio. Posatelo pure a terra, manderò qualcuno a prenderlo."
Data obbedì, aggiungendo anche la lepre uccisa il giorno prima, poi con gli altri seguì Fiona che fece loro strada. Qualcuno doveva aver già annunciato il loro arrivo perché, quando posero piede nel grande atrio, videro venire loro incontro una donna di mezza età dal portamento nobile, elegantissima, i lunghi capelli castani raccolti in un'elaborata acconciatura; un caldo sorriso illuminava il suo volto dai lineamenti cesellati, di grande bellezza.
"Bryan Darksword, amico mio!", accolse il guerriero, "Quale felice caso ti conduce alla mia dimora?"
"Lady Gwyneth...", la salutò Bryan, chinandosi a farle il baciamano, "Sono qui per chiedervi ospitalità per alcuni giorni, per me e per questi miei amici."
Ripeté le presentazioni; Riker e Data si affrettarono ad imitare Bryan, baciando la mano alla dama, mentre Deanna e Viviana le fecero la riverenza.
"Gli amici di Bryan sono sempre i benvenuti", dichiarò lady Gwyneth, rivolgendosi poi alla figlia, "Fiona, vuoi dare disposizioni alla servitù affinché prepari delle stanze per i nostri ospiti? Di' loro anche di aggiungere cinque posti in tavola."
La fanciulla si allontanò in fretta, mentre la castellana tornava a rivolgersi agli ospiti:
"Siete naturalmente invitati al mio desco, al rintocco della campana serale. Immagino vorrete prima rinfrescarvi: nelle vostre camere troverete acqua per le abluzioni, nonché abiti puliti, di cui, se ne sentite il bisogno o anche solo il desiderio, vi prego di approfittare senza esitazione."
Rimasero qualche minuto a conversare nell'atrio, poi Fiona tornò per annunciare che le stanze erano pronte. Una cameriera li accompagnò al piano superiore, indicando a ciascuno la sua camera, il cui arredamento era piuttosto semplice e funzionale; drappi, tappeti e suppellettili varie ne addolcivano però il rigore, creando un'atmosfera accogliente. Una porta-finestra conduceva su di una balconata coperta, che correva lungo tutta quella facciata del castello, guardando sul cortile interno.
Un tavolino da toeletta, composto da una struttura in metallo che sorreggeva uno specchio ed un catino, con una brocca colma d'acqua tiepida e saponata ed un asciugamani di lino, permise a ciascuno di loro di togliersi di dosso la polvere della lunga marcia. Negli armadi trovarono un piccolo assortimento di abiti di varie taglie e fogge, dal quale ognuno scelse l'abbigliamento che gli era più consono. Viviana, che aveva i vestiti ridotti nel modo peggiore, si lasciò tentare da una lunga veste di mussola color lavanda dai polsini ricamati in filo d'argento, mentre Deanna scelse un abito in vellutino giallo oro dalla scollatura adorna di pizzo bianco; quanto agli uomini, trovarono camicie di batista, casacche e tuniche di raso e velluto, e pantaloni di lino e cotone. Ai piedi, le donne calzarono leggere babbucce, e Data e Riker dei morbidi mocassini; Bryan invece, che aveva piedi particolarmente grandi, non trovando scarpe della sua misura si accontentò di spazzolare i propri stivali prima di tornare ad infilarseli.
Viviana si stava pettinando i corti capelli castani, quando udì bussare alla propria porta.
"Avanti", invitò, deponendo la spazzola e girandosi. Sulla soglia apparve Riker, con indosso una camicia bianca dalle ampie maniche, una casacca sbracciata blu scuro ed aderenti pantaloni in tinta.
"Sei molto affascinante, Will", dichiarò Viviana, sorridendogli. Lui entrò, chiudendosi la porta alle spalle, e le lanciò un'occhiata di apprezzamento:
"Grazie, anche tu. Mi domando però... se proprio ora Geordi trovasse il modo di bloccare il programma e di colpo lo spegnesse, non rimarremmo tutti nudi infanti?"
"Esatto, ed è per questo che mi sono tenuta indosso la biancheria", rispose Viviana. Riker fece una buffa smorfia:
"Uh-oh, sarà meglio che faccia altrettanto, e che avvisi anche gli altri!", avanzò di qualche passo, facendosi serio, "Ma non era di questo che volevo parlarti."
Colpita dal suo tono, alquanto grave, Viviana lo invitò a sedersi con un cenno e lui si accomodò sul letto.
"Si tratta di Bryan", esordì Riker senza giri di parole; Viviana inarcò le sopracciglia, senza capire, così lui si spiegò meglio, "Ho visto come lo guardi: ne sei molto attratta, vero?"
Subito gli occhi chiari della giovane donna s'incupirono, ma Riker sapeva quant'era gelosa dei propri sentimenti e si affrettò a proseguire senza lasciarle in tempo di ribattere:
"Non sono qui per dirti che sbagli o che fai bene, ma solo per metterti in guardia. Nessuno meglio di me può capirti: alcuni anni fa, anch'io mi sono innamorato di un ologramma."
Quell'inaspettata rivelazione la lasciò attonita:
"Che cosa...?"
"Hai capito bene", confermò Riker, annuendo, "Conosci i Binari?", erano una razza di esseri che si erano perfettamente integrati con i computer, tanto da lavorare sempre in coppia come i numeri del sistema binario, da cui il loro nome, e da comunicare tra loro in quel linguaggio; Viviana annuì, "Non essendo sicuri che avremmo accettato di aiutarli, alcuni Binari hanno manipolato il computer dell'Enterprise; per distrarmi dai loro maneggi, hanno creato un ologramma, una donna che corrispondeva a tutti i miei sogni, bella, sensibile, dolce, forte, intelligente, spiritosa, sexy, indipendente, generosa... Si chiamava Minuette. Mi innamorai follemente di lei, persi letteralmente la testa", i suoi occhi azzurri, solitamente limpidi come laghi di montagna, si offuscarono a quel ricordo doloroso, "Quando i Binari tolsero il loro controllo al computer, Minuette non c'era più. Stetti male per settimane, ed ancora oggi, a distanza di anni, a volte mi tormenta una nostalgia straziante, perché so che non la incontrerò più... per il semplice motivo che non esiste, non è mai esistita", s'interruppe un istante per ritrovare il controllo, "Non voglio che ti succeda la stessa cosa, Viv", concluse a bassa voce.
Viviana aveva le lacrime agli occhi. Voleva bene a Riker come e più che ad un fratello, ed il suo racconto l'aveva profondamente commossa. Si alzò ed andò a sederglisi a fianco, gli prese una mano tra le sue ed appoggiò la testa alla sua spalla.
"Sta' tranquillo, amico mio", lo rassicurò, "Non succederà. Ci starò attenta", cercò di assumere un tono scherzoso, "E poi, chi ti dice che non si tratti solo di sesso?"
"Non cercare di darmela a bere", la rimproverò lui, in tono più aspro di quel che intendeva, "Se così fosse, lo capirei, ti conosco troppo bene."
"D'accordo, hai ragione", cedette lei, rizzandosi ma senza lasciargli la mano, "È vero, sono molto attratta da Bryan. Razionalmente, so che è solo un ologramma, che non c'è alcun futuro, ma non riesco a fare a meno di sperarci, contro ogni logica. La soluzione più semplice sarebbe di cancellarlo dal gioco, ma il computer non accetta alcuna istruzione", scosse la testa, "Se domattina siamo ancora qua, voglio dire nel mondo di Spada & Magia, vediamo di andarcene e di fare in modo che Bryan non ci accompagni. Va bene, così?"
Riker le accarezzò i capelli in un gesto affettuoso.
"Va benissimo, Viv", approvò, "Come sempre, sai cos'è meglio."
"Ma stavolta ho avuto bisogno che tu me lo ricordassi", replicò lei, con un sorriso venato di una certa tristezza. In quella, udirono il rintocco di una campana, e pochi istanti dopo qualcuno bussò alla porta. Era la cameriera che li aveva accompagnati, venuta a prenderli per condurli in sala da pranzo. In corridoio, Viviana informò Deanna a bassa voce sulla questione dei vestiti, ma non potevano ritardare per cambiarsi, così non rimase loro che sperare che Geordi non scegliesse proprio quel momento per disattivare il programma. Viviana si figurò la faccia che avrebbe fatto il fin troppo serio capitano Picard se li avesse trovati in costume adamitico, per non parlare del timido Barclay, o del pudico La Forge, e dovette sopprimere una risata.
In sala da pranzo li attendeva la castellana in compagnia dei due figli, Fiona, che già conoscevano, ed Alisander, un bel ragazzo sui diciott'anni molto somigliante alla madre, il quale parve innamorarsi istantaneamente di Deanna.
"Non vedo mastro Data", rilevò lady Gwyneth, "Non vuol unirsi a noi per la cena?"
"Mastro Data vi prega di scusarlo, milady", rispose Riker, "ma a causa di un voto non può mangiare in compagnia, né durante le ore diurne."
La nobildonna ne rimase sorpresa, ma accettò con disinvoltura la notizia:
"Molto bene, darò ordine che gli portino qualcosa da mangiare in camera. Ma prego, accomodatevi."
Presero posto attorno al grande tavolo di quercia massiccia, con lady Gwyneth a capotavola, Bryan alla sua destra e Viviana alla sua sinistra; a fianco di Bryan, manco a dirlo, si sedette Fiona, poi Riker, mentre accanto a Viviana si accomodò Alisander, ben felice di avere Deanna dall'altro lato.
Mentre attendevano che la cena venisse servita, lady Gwyneth si rivolse a Riker:
"Mi dicono che mastro Data ci ha portato in dono un magnifico cervo, nonché una bella lepre. Vi prego di ringraziarlo, è stato molto cortese da parte sua, ed ho già dato disposizione al cuoco affinché li prepari domani a pranzo."
Quello poteva essere il momento giusto per dirle che, invece, progettavano di partire l'indomani stesso, ma l'arrivo di uno stuolo di servitori impedì a Viviana di dire alcunché.
Durante la cena, Alisander, che pendeva letteralmente dalle labbra di Deanna, si dimostrò un conversatore brillante ed arguto, ed anche Fiona non fu da meno mentre cercava in tutti i modi di attirare l'attenzione del bel Bryan, il quale però non aveva occhi che per Viviana, affascinante nel suo abito color lavanda. Quest'ultima cercò di tenerlo a distanza trattandolo con distacco, ma la cosa era completamente in contrasto con il suo carattere, nonché con i suoi sentimenti, e pertanto dovette fare uno sforzo notevole, anche perché Bryan era particolarmente attraente senza l'armatura e con i capelli sciolti. Lui fu visibilmente deluso dal suo atteggiamento, ma non abbastanza da darsi per vinto.
Su raccomandazione di Viviana, i tre umani reali si sforzarono di mangiare poco, in modo da non sentirsi troppo sazi al momento del presumibile arrivo di un altro pacco-razioni che avrebbe loro permesso di consumare un po' di cibo vero.
"Ci siamo quasi", dichiarò Saunders, gli occhi che gli bruciavano per la stanchezza, "Devo solo verificare queste ultime variabili, poi, se è tutto a posto come penso, immetterò la scarica di naniti."
"Va bene", disse La Forge, "ma prima di proseguire, si prenda una pausa: sono sedici ore di fila che non stacca un attimo, rischia di non essere abbastanza lucido da rilevare eventuali errori."
"Non voglio certo combinare pasticci", fu d'accordo il tenente, che effettivamente si sentiva a pezzi, "Vado a fare una doccia, poi a mangiare. Va bene un'ora?"
"Anche due, amico", lo incoraggiò il capo ingegnere, "Adesso sono al sicuro, cosa vuole che sia un'ora di differenza, a questo punto?"
Saunders lanciò un'occhiata al monitor che riprendeva la scena che si stava svolgendo in quel momento nell'immaginario mondo di Spada & Magia, dove si vedevano gli avventurieri seduti attorno ad un tavolo imbandito. Mancava Data, che era rimasto in camera sua e non era inquadrato.
"Va bene, ne ho proprio bisogno", ammise, allontanandosi, "Ci vediamo più tardi."
"Facciamo una pausa anche noi", La Forge esortò Barclay.
"Buona idea", approvò il tenente.
