Capitolo X
Una piccola, fioca luce del sole aveva trapassato gli invalicabili confini tra il mondo degli umani e quello magico, riuscendo ad illuminare i sotterranei della metropolitana. Selene capì che ormai era giorno. Si alzò dal suo lettuccio, e notò che un'imponente figura bianca stava dormendo proprio al suo fianco. Strabuzzò gli occhi: era il principe Nuada. Non si era mai soffermata a guardare quel corpo che sembrava scolpito nel marmo. Ripensò all'incubo che aveva avuto mentre dormiva lì: ora che ci pensava, il principe l'aveva tranquillizzata. Scoppiò in una sommessa risata: il principe Nuada in persona, lo spietato leader dell'Armata d'Oro, nemico giurato degli umani, aveva preso tra le sue braccia una ragazzina spaventata. Non ci poteva credere, ma gli era molto grata. Da quando sua madre era morta, pochissime persone, a parte Nuada e Nuala, le avevano riservato tutte quelle premure. Doveva trovare il modo per esprimere concretamente la sua gratitudine.
Quella mattina, Nuada aveva avuto non poche difficoltà a svegliarsi: la notte che aveva dedicato a quella sempliciotta era stata abbastanza sfibrante. Aiutare la gente era quasi più difficile che ucciderla. Uno strano odore lo aveva svegliato del tutto: sembrava profumo di cibo. Aprì gli occhi e vide Selene alle prese con una padella. Stava cucinando. La giovane, accortasi di essere osservata, alzò lo sguardo, e gli rivolse un sorriso: " Buongiorno, altezza!".
" Cosa fai?" chiese incuriosito il principe.
" Pancakes…ehm…frittelle, a dirla tutta! Le facciamo per colazione.".
" Ah…già." Disse quasi distrattamente il principe. " Ma…come…?".
" Ho comprato gli ingredienti al mercato dei troll, sire. Dopo la vostra sfuriata di ieri sera nessuno osa più toccarmi! Per cui non ho avuto problemi nel tornarci.".
" Sei una pazza incosciente…" Disse Nuada.
" Lo so."
La ragazza porse al principe un piatto con su tre frittelle, addolcite con dello sciroppo d'acero:
" Tenete, sire. Queste sono per voi.". Allo sguardo interrogativo di Nuada, lei disse: " E' solo il mio modo di dire "grazie"…per quello che avete fatto per me…ma ora vi prego, assaggiatele.".
Nuada era perplesso. Raramente aveva mangiato alimenti preparati con ricette umane, considerando anche che aveva un regime alimentare molto semplice.
Selene gli si sedette di fianco, cominciando a mangiare la sua porzione. Nuada la imitò, e tra un boccone e l'altro, le disse: " Dunque sai cucinare…".
" Macchè!" Rispose la ragazza soffocando un risolino. " Non so nemmeno friggere un uovo…".
" Eppure non cucini male.".
" Si, ma….riesco a cucinare ricette non troppo elaborate. Una volta provai a preparare una torta al cacao. Sapete, era una di quelle più complesse, con liquori, ammoniaca…Beh, diciamo che esagerai un po' con il lievito e…beh! Meglio non dirvi come andò a finire…*".
Il principe cominciò a ridere. Era la prima volta che sembrava così sereno.
" Beh…sarai un disastro con le torte, ma queste frittelle ti sono riuscite abbastanza bene.".
Selene arrossì per il complimento, si rialzò a preparare altre frittelle.
Quasi inaspettatamente, Nuada le chiese: " Ti capita spesso di urlare la notte?"
Selene annuì. Poi, con un sospiro disse:" Faccio sempre lo stesso sogno, quasi tutte le notti.". Poi si interruppe, ma notando che il principe la fissava ancora con aria interrogativa, riprese: " Sogno la mia cattura e…la morte di mia madre.".
Scese tra i due un silenzio quasi imbarazzante quando, sulla soglia di uno dei cunicoli, apparve la principessa Nuala.
" Buongiorno! Sono venuta a vedere come sta Selene.".
" Buongiorno, sorella. Lei sta bene, come puoi vedere.". Disse Nuada indicando la ragazza mentre si dava ancora da fare con il tegame.
" Buongiorno, mia signora. Sto preparando delle frittelle. Le ho fatte mangiare a vostro fratello e…a quanto pare è ancora vivo, perciò credo che mi siano riuscite!". Disse scherzando la ragazza.
La principessa, dal canto suo, rise, dicendo: " Beh! Allora posso mangiarle anch'io!".
Selene porse una porzione anche a Nuala, che non mancò di complimentarsi con lei.
Terminata la colazione, le due giovani donne si incamminarono verso il deposito abbandonato, mentre Nuada rimase per un po' nella sua tetra grotta, a stento illuminata dalla luce del giorno. Era ora che anche lui tornasse a corte. Morto suo padre, re Balor, il regno aveva bisogno della sua guida. Era l'unico a cui spettasse di regnare ora, oltre a sua sorella che, al contrario di lui, non aveva molto interesse a governare il popolo elfico. Avrebbe avuto problemi a farsi accettare dalla sua gente, perchè aveva ucciso, con le sue stesse mani, il loro amatissimo re. Ma era certo che, prima o poi, lo avrebbero accettato e amato. Riprese i suoi allenamenti, pensando con fiducia al giorno in cui lo avrebbero acclamato re.
* Nota umoristica: per chi non lo sappia, quando prepari un dolce ed esageri con il dosaggio del lievito, dopo averlo mangiato ti viene una bella indigestione oppure...caghi anche l'anima.
