«Harry! Già di ritorno?» esclamò Hermione, appena Harry apparve dal caminetto. Gli corse incontro e quando vide in che stato pietoso era, assunse un'espressione sconvolta. «…oh, Harry? Ti senti bene?»

Anche Ron era lì e guardava l'amico come se avesse appena visto un fantasma. Harry strascinò i piedi verso il centro del salotto e si lasciò cadere sulla poltrona, spossato. Gli martellava la testa, i suoi muscoli erano indolenziti e si sentiva pesante come un macigno.

«Che ti ha fatto il pipistrello?» chiese Ron, stringendo i pugni.

«Non pensavo che imparare l'Occlumanzia potesse essere così difficile» disse lui, semplicemente.

«Certo, con Piton come insegnante non poteva che andare peggio! Per Merlino! Guardati! Sembra che hai appena lottato con Tu-Sai-Chi in persona!»

Harry lo ignorò. Si guardò intorno. La casa era stranamente silenziosa. «Dove sono tutti?»

«La mamma ha portato tutti al san Mungo a trovare papà. Io e Hermione abbiamo deciso di restare qui e aspettarti. Non volevamo che ritornassi a Grimmauld Place e ti ritrovassi completamente da solo» spiegò Ron.

«Beh, grazie. Ma Sirius?»

«Ieri ha bevuto un po' troppo. Credo che resterà a letto fino a tardi»

Harry aggrottò le sopracciglia. «Che diamine avete combinato ieri notte?» chiese, divertito.

«Beh, a sera tarda è passato Lupin» Ron strinse le labbra, come per reprimere un sorriso. «Lupin ha portato un Whisky Incendiario e…beh…quei due si sono scolati l'intera bottiglia da soli. Non ho idea a che ora siano andati a dormire. Probabilmente sono rimasti svegli fino all'alba»

Harry sentì una fitta di irritazione. Per colpa di Piton non aveva visto Remus e si era perso l'intera serata che, dall'espressione di Ron, doveva essere stata esilarante.

«Harry, vuoi che ti preparo qualcosa? Un tè, magari? Sembri stremato» chiese Hermione, tesa.

«No, Hermione, ti ringrazio. Mi riprendo subito»

«A me pare di no» commentò Ron. «Sai, ti consiglierei di andartene in camera a dormire. Ne hai un disperato bisogno. Potresti crollare da un momento all'altro»

«Sto bene»

«Ah-ah» sentenziò Ron, ironico. «Ci dici che ti ha fatto, per l'amor del cielo?»

Harry sospirò e si preparò a raccontare ai suoi amici il metodo di insegnamento che aveva usato Piton. Hermione, che a quanto pareva ne sapeva qualcosa sull'argomento, annuiva positivamente alle parole di Harry, mentre Ron, scioccato, non faceva altro che interromperlo per chiedergli spiegazioni e ulteriori particolari.

«Non ci posso credere. Quell'uomo ti sta torturando» fece ad un certo punto, con gli occhi sgranati dall'indignazione. «Non te ne rendi conto? E poi non mi va giù che spii tutti i tuoi ricordi. È una cosa privata, mannaggia. Non può farlo»

«È necessario, Ron» si intromise Hermione. «Se Harry deve imparare l'Occlumanzia in fretta questo è l'unico modo per farlo. Piton sa quello che fa e non mi sembra uno che vada in giro a raccontare tutte le faccende private di Harry. Anche se vede qualche cosa che non dovrebbe non è quel genere di persona che ne fa un pettegolezzo»

«Ma Hermione…! Si tratta di Severus Piton! Un Mangiamorte! E se scoprisse qualcosa che non dovrebbe e lo andasse a riferire a Tu-Sai-Chi?»

«Non è un Mangiamorte» fece Hermione, seppur poco convinta anche lei. «Silente si fida di lui»

«Silente è vecchio»

«Che cosa vuoi che centri con questo!? Vuoi dar retta alla Gazzetta del Profeta? La vecchiaia non è sinonimo di pazzia, Ron!»

Ron arrossì leggermente, rendendosi conto della sciocchezza che aveva appena detto. Distolse lo sguardo da lei e si rivolse al suo migliore amico. «Harry, se ti senti che Piton usufruisca di queste lezioni per farti del male, ce lo riferirai immediatamente, vero?

«Sì, te lo prometto»

Hermione gli lanciò un'occhiataccia. «Ti senti più rilassato adesso?»

«Molto»

La ragazza alzò gli occhi al cielo, esasperata. Harry era particolarmente divertito da quella situazione. Hermione e Ron ultimamente bisticciavano per ogni piccola cosa. Non erano litigi pesanti, anzi, anche se litigavano sembrava che quelle frecciatine che si rivolgevano l'un l'altro li avvicinassero ancor di più. Trascorsero il resto della mattinata chiacchierando del più e del meno. Ad un certo punto Hermione e Ron incominciarono a giocare a gobbiglie e Harry si assopì.

«Te l'avevo detto che sarebbe crollato» mormorò Ron a Hermione, appena vide Harry cedere al sonno.

Harry venne destato dai sonori chiacchiericci e dal fracasso che fece la famiglia Weasley non appena rientrò in casa. Lo schiamazzo dei gemelli fu il più assordante. Fred e George infatti entrarono in salotto tutti eccitati. «Si va in guerra, ragazzi!»

Ron, con la faccia confusa, fissò esterrefatto Fred. «…che?»

«Sta nevicando!» esclamò George. «Battaglia di neve!»

«Non ho più nove anni» Ron sembrava alquanto offeso.

«E chissene importa?» Ora fu Ginny a parlare. Sorrideva, raggiante. «Alzatevi tutti, dormiglioni! Si va fuori!»

Hermione obbedì e andò subito a recuperare il suo cappotto. Seguì a ruota Ginny, la quale corse verso la porta d'ingresso e emesse con forza un grido di battaglia.

«Sai, sto incominciando a realizzare che Fred e George hanno una cattiva influenza su mia sorella» osservò Ron.

«E l'hai notato appena ora?» scherzò Harry.

I due si affrettarono a raggiungere gli altri. La signora Weasley osservò tesa la ciurma impazzita dalla soglia della cucina. «Se vi becco ad entrare in casa completamente bagnati…!» Ma Harry non udì la fine della frase, perché era già fuori. I gemelli stavano cercando di innalzare una barricata con la neve e Hermione e Ginny avevano già incominciato a lanciare palle di neve verso i due. Le squadre si formarono automaticamente. Harry stava con Ron, Hermione con Ginny e George con il gemello.

«Vai da quella parte!» urlò Ron a Harry, mentre tentava di colpire Ginny da dietro. Subito dopo però venne assalito da Fred, che gli lanciò una raffica di palle di neve con la magia. Venne completamente sommerso di neve e per un attimo Harry pensò che sarebbe soffocato.

«No, no, niente magia! Così non vale!» urlò Hermione.

Ginny e i due gemelli scoppiarono a ridere nel vedere Ron in quello stato. Della neve gli finì in bocca e tentò di sputarla fuori.

«Ah! Ho la schiena tutta bagnata!» si lamentò, rabbrividendo. «Fred, sei una testa di zucca!»

«Scusa, fratellino, ma non ho resistito» ridacchiò.

«Ora la pagherai!» Ron cercò nella tasca del suo cappotto la bacchetta, ma Hermione lo trattenne.

«No, Ron, niente magia!» insistette di nuovo Hermione. «Diamine, siete degli sconsiderati! Vi rendete conto che siamo in una zona Babbana, no? E voi che cosa fate? Sfilate fuori le vostre dannate bacchette!»

«Non c'è nessuno qui»

«Potrebbero vederci attraverso le finestre e quindi smettetela. Niente magia. E se tua madre scoprisse che usi la magia, Ronald Weasley, si limiterebbe ad ucciderti»

«D'accordo»

Si divertirono da matti quel giorno. Fu una battaglia all'ultimo sangue. Ginny non si dette mai per vinta e combatté fin quando i suoi fratelli non implorarono pietà. Persino Harry era del tutto meravigliato dall'impetuosità che quella ragazza possedeva. A causa sua aveva la testa completamente bagnata e il venticello fresco di certo non migliorava la situazione. Rabbrividiva spesso e sapeva che si sarebbe beccato qualcosa se non fosse rientrato immediatamente. Anche gli altri non erano messi meglio. Sembrava che Fred fosse appena uscito dalla vasca da bagno. I suoi vestiti gocciolavano acqua e continuava a ripetere che i suoi piedi si stavano annegando negli stivali. Tuttavia il gruppetto si convinse a rientrare soltanto quando la signora Weasley annunciò che i biscotti erano pronti. Allora Ginny si precipitò in casa senza esitare, seguita da tutti gli altri.

«Non osate, razza di mascalzoni! Spogliatevi all'entrata prima di metter piede in casa!» urlava la signora Weasley in corridoio.

Si tolsero le scarpe e i cappotti gocciolanti e dopodiché si fiondarono tutti in cucina, prendendo posto dietro il tavolo. I biscotti appena sfornati emanavano un profumo dolciastro nella stanza. Avevano forme natalizie e con grande sorpresa di Harry, le figure di Babbo Natale esclamavano un gran "ho, ho, ho!" e salutavano con la mano. Si affrettarono tutti a prenderne uno. Appena Ron avvicinò il biscotto alle labbra egli incominciò a urlare e a dimenarsi, terrorizzato.

«Ma che cosa…?» fece lui, confuso.

«George! Ti prego, smettila!» ordinò la signora Weasley, con le mani incrociate.

«Scusa, mamma»

Il biscotto frenò la sua lotta e Ron ebbe modo di addentarlo senza sentirsi troppo in colpa.

«Perché devo sempre arrabbiarmi con voi due? Non ne posso più»

«Ci hai fatti tu così. Dovresti soltanto prendertela con te stessa» scherzò Fred.

«Oh! Ti sembra questo il modo di parlare a tua madre?»

«Mamma, sto scherzando. Prendi tutto troppo sul serio. Dai, siediti qui e rilassati»

La signora Weasley sospirò e prese posto in mezzo a Fred e George. I due le riempirono il piatto di biscotti con un gesto delle loro bacchette e la invitarono a mangiare.

«Ti serve soltanto una buona dose di zuccheri» osservò George, sorridendo sotto i baffi. «Sono davvero ottimi questi biscotti, mamma. La tua è la cucina più buona al mondo»

La signora Weasley arrossì, compiaciuta. «Oh, andiamo, non prendetemi in giro…»

«Ma è assolutamente vero. Nemmeno la cucina di Hogwarts è paragonabile alla tua»

Fred si chinò verso Harry e gli sussurrò nell'orecchio : «Certe volte ha un disperato bisogno di attenzioni. I complimenti la mettono di buon umore»

«Signora Wealsey, Fred e George hanno ragione. Non ho mai mangiato biscotti più buoni» parlò Harry, con un sorriso sincero stampato sul volto. Ciò che aveva detto era vero. A Hogwarts avevano l'abitudine di preparare solo biscotti allo zenzero, il quale Harry detestava. A casa Dursley venivano fatti in rare occasioni, come il compleanno di Dudley, Natale e Pasqua. Poche volte zia Petunia aveva permesso ad Harry di assaggiarli. Ella si vantava spesso della sua meravigliosa ricetta, ma a dire la verità quei biscotti non erano mai stati un granché.