Capitolo 10
New York, 5 anni Prima
Santana stava soffocando, questo era poco ma sicuro. Non riusciva a parlare o a muoversi e sicuramente non riusciva a divincolarsi. Ogni secondo che passava, era un passo più vicina allo svenire una volta per tutte.
"Bruce! Mettila giù!" ordinò Janice.
Il colosso, chiaramente inconsapevole della propria forza, la liberò dal suo abbraccio da orso e Santana incamerò quanto più ossigeno possibile. "Oh Santo Gesù Cristo sei davvero tu." Janice si avvicinò e toccò il viso di Santana con espressione incredula prima di coinvolgerla in un più gentile e decisamente meno soffocante abbraccio
"Come state?" chiese Santana.
"Oh, sai, dieta post-parto. Stiamo meravigliosamente comunque." Janice si scostò e studiò il suo viso. "Sei così magra! Cosa ti hanno dato da mangiare i tuoi?"
"Beh, a dire la verità è una lunga storia." rispose Santana, senza avere la minima intenzione di proseguire con il racconto.
"C'è anche Brittany?" Santana sentì subito il dolore affiorare. Guardò in basso (verso i suoi piedi), soffocando un singhiozzo. Janice notò la sua espressione abbattuta ma sentì anche sua figlia iniziare a piangere in cucina. Sapeva che sua figlia molto probabilmente stava bene e che forse aveva solo rovesciato di nuovo i cereali.
Santana, invece, non sembrava affatto stare bene.
"Bruce, puoi occuparti tu di Laney, per favore?" disse Janice, senza togliere gli occhi dalla ragazza ferma sull'entrata.
Bruce, senza farselo ripetere due volte, tornò dentro a calmare la bimba. Janice studiò il suo viso.
"Tesoro, va tutto bene? Qualcosa mi dice che questo viaggio non era esattamente programmato."
"Posso stare qui? Solo per stanotte." chiese Santana.
"Ma certo, puoi stare fin quando ne hai bisogno, dolcezza. Ma ho bisogno che tu mi dica se sei in qualche sorta di guaio."
Santana decise che non avrebbe nascosto il fatto che non sarebbe dovuta essere lì. Sarebbe toccato a loro decidere se avrebbero voluto ospitare una ragazza incasinata.
"Beh, sarei dovuta tornare a casa oggi. I miei genitori non sanno dove sono ora." ammise. "Ma non ero pronta a tornare a Lima." mille domande attraversarono la mente di Janice che però capì che Santana non era davvero nella condizione di poter spiegare la sua situazione.
"Non ti chiederò il perché" rispose. "E ribadisco il fatto che puoi rimanere per quanto ne hai bisogno. Ma ti chiedo solo di chiamare i tuoi genitori e dire loro che stai bene. Se devono parlare con me, che sia, ma voglio che li chiami adesso."
Santana esitò un attimo: se avesse chiamato i suoi genitori, non ci sarebbe stata garanzia che loro non avrebbero guidato fino alla fattoria per riportarla a casa. Ma doveva farlo, lo doveva a Janice. Tirò fuori il cellulare e guardò lo schermo. C'erano 20 messaggi della segreteria e ancor più chiamate perse, tutte provenienti dal suo telefono di casa. Quindi pigiò il tasto "richiama" e attese. Bastò uno squillo prima che sua madre rispondesse.
"Santana?" domandò.
"Ciao mamma."
"Oh grazie a Dio." sospirò sua madre. Dove sei? Tuo padre ed io eravamo preoccupati da morire."
"Sto bene, mamma. In realtà starò da un'amica per la notte."
"E non potevi dircelo prima di decidere?" sentì gridare suo padre sul sottofondo.
"Zitto!" replicò la madre di Santana. "Mija, dove sei?"
"Starò da un'amica, mamma. Per favore, cerca di capire."
"Non abbiamo fatto altro che cercare di capire!" urlò ancora suo padre. "E' arrivato il momento che cresca, dannazione!" Santana guardò Janice che poteva sentire tutto chiaramente. La donna fece segno di passarle il telefono e Santana glielo porse. "Salve, signore e signora Lopez? Sono Janice, non so se Santana vi abbia mai parlato di me, ma noi la conosciamo dall'estate scorsa. Quando la sua macchina si è rotta e l'abbiamo ospitata per qualche giorno."
"Sì, ci ricordiamo." rispose sua madre.
"Non la ringrazieremo mai abbastanza per averla aiutata."
"Beh, loro sono state più di aiuto a me che il contrario. Mi aiutarono a partorire il mio bambino mentre mio marito era disperso. Ascoltate, sono più che lieta di farla stare qui per qualche giorno se ne sente il bisogno, Dio solo sa cosa sarebbe successo se non ci fosse stata." Santana notò come Janice evitasse accuratamente di parlare di Brittany.
"Ma..." fece per iniziare sua madre.
"Niente ma. Io e mia figlia dobbiamo la vita a Santana e sarei molto offesa se non mi permetteste di ospitarla qui per un po'."
La voce di Janice era molto ferma e, alla fine, la madre di Santana si addolcì. Janice porse il telefono a Santana dopo i saluti e lei se lo portò all'orecchio.
"Quindi, quando hai intenzione di tornare?" chiese sua madre. Santana scrollò le spalle nonostante sapesse che sua madre non
poteva vederla.
"Presto. Credo." sentì sua madre sospirare e capì chiaramente che era sull'orlo delle lacrime.
"Ci manchi, San. Vogliamo solo che tu sia felice."
"Sto bene, mamma." mentì Santana.
"Davvero, non preoccupatevi per me. Sto facendo ciò di cui ho bisogno e tornerò presto, lo prometto." Era una promessa che Santana sapeva perfettamente non avrebbe mantenuto.
"Ti vogliamo bene." disse sua madre.
"Anch'io vi voglio bene." Santana attaccò e sorrise riconoscente a Janice.
Le domande bruciavano dentro Janice che invece indossò la sua miglior espressione felice.
"Beh, ecco fatto. Starai con noi per un po'. Vieni ora, sarai esausta." Accompagnò Santana al piano di sopra.
Ogni cosa era rimasta la stessa, proprio come la camera degli ospiti a Cape Cod. Nè Janice nè Bruce avevano motivo di andare lassù, perciò il letto era un po' impolverato.
Santana tirò indietro le coperte, scostando gentilmente la polvere dal materasso e dai cuscini prima di infilarcisi sotto. Guardò il suo telefono e andò sui messaggi di segreteria. Il primo messaggio era da suo padre, che le chiedeva quando sarebbe tornata. Il secondo era da sua madre, che le chiedeva se sarebbe tornata a casa per cena. Con ogni messaggio le loro voci si facevano sempre più preoccupate fino a che sembrava che fossero sul punto di chiamare la polizia. Santana li cancellò uno alla volta dopo averli sentiti. Dopo i nuovi messaggi, sentì la voce automatica dire,
"Hai 1 messaggio salvato che sta per essere cancellato". Santana premette il pulsante Play e sentì il sangue gelarsi nelle vene quando una voce calda e familiare riempì le sue orecchie.
"Hey San, Credo che tu dovessi passare a prendermi. Sono qui fuori dalla palestra ora. Ehm... Spero tu non sia finita in qualche incidente o roba simile. Chiamami quando senti questo messaggio, ok? Ti amo tanto. Ti amo." La gola di Santana si chiuse e iniziò ad iperventilare. Si accovacciò su se stessa, perché era come se una voragine nel suo petto fosse stata riaperta. Compose in modo incerto il numero di Brittany.
"Siamo spiacenti, questo numero non è più attivo." Santana emise un piccolo lamento, afflitta, quando lo sentì e si mise supina. Il messaggio era vecchio, di quella volta che Santana era rimasta bloccata nel traffico perché qualche idiota aveva deciso di prendere in pieno un idrante, causando un allagamento e un enorme danno. Era un messaggio che Santana si era dimentica di cancellare e se lo ricordò solo ora. Fece partire di nuovo la segreteria.
"Hai 1 messaggio salvato che sta per essere cancellato." Santana premette di nuovo il tasto, sempre con il telefono incollato all'orecchio.
"Hey San, credo tu dovessi venire a prendermi. Sono qui fuori dalla palestra ora. Ehm... Spero tu non sia finita in qualche incidente o roba simile. Chiamami quando senti questo messaggio, ok? Ti amo tanto. Ti amo."
"Se vuoi riascoltare questo messaggio, premi 1." Santana premette 1.
"Hey San, credo tu dovessi venire a prendermi..."
1.
"Hey San..."
1.
"Ti amo tanto."
1.
"Ti amo."
1. 1. 1. 1. Santana ascoltò il messaggio ancora e ancora, finché semplicemente non si addormentò con il cellulare ancora vicino al suo orecchio.
Santana si svegliò la mattina seguente e dovette togliersi il telefono di dosso. La batteria si era scaricata e lei lo posò a terra vicino al tavolo. Si alzò e si diresse al piano di sotto. Il profumo di bacon e il suono delle posate riempiva il primo piano. Laney stava giocando con i suoi cereali e Max, che le era seduto di fianco, alzò lo sguardo quando sentì i passi in corridoio.
"SANTANA!" gridò, praticamente saltando giù dalla sedia. Corse verso di lei e balzò tra le sue braccia.
"Wow!" esclamò lei "Stai diventando grande!"
Janice si avvicinò a loro e sorrise.
"Mami! E' Santana!" urlò indicandola.
"Lo so, dolcezza." rispose Janice. "Non è favoloso?" Fu in quel momento che diversi cuccioli si azzuffarono per arrivare per primi ai piedi di Santana.
"Sono diventati grandi anche loro!" aggiunse Santana.
I cuccioli erano nati il giorno dopo il compleanno di Janice e ora si stavano arrampicando scompostamente sulle sue tibie.
"Come si chiamano?" chiese Santana.
"Quello è Poppy, quello grasso è Grungy e il più piccolo è Brittana! L'abbiamo chiamato così in onore di te e Brittany!" L'espressione di Santana si rabbuiò, un momento prima che riuscisse a forzare un sorriso. Max si girò verso la ragazza. "Dov'è Brittany?" chiese.
"Non è qui, Max. Ma le manchi tanto." Max si accigliò.
"Puoi dirle di venire?"
"Magari la prossima volta." rispose Santana e improvvisamente diventò più difficile continuare a sorridere. Posò a terra Max e lui corse di nuovo verso il tavolo.
"Hai fame?" chiese Janice. Santana scosse la testa.
"No, sono a posto." rispose lei.
"Mi farebbe piacere che mangiassi qualcosa." riprese. In quel momento, Bruce attraversò l'ingresso.
"Hey, Jan, ho bisogno d'aiuto. Alcune pecore sono uscite dal recinto e non riesco a ritrovarle." borbottò. "Credo siano scappate nel campo dei vicini."
"Posso aiutarti io!" si offrì Santana.
"Oh no, non ti faremo lavorare." disse Janice.
"No, và bene. In realtà mi piace radunare le pecore. Era divertente." replicò Santana. Bruce guardò sua moglie e scrollò le spalle. Janice sospirò e aggrottò la fronte.
"Beh, se proprio insisti. Ma promettimi che ti fermerai se ti stanchi." acconsentì addolcendo il tono. Bruce fece cenno a Santana di seguirlo e montò sul pick-up. C'erano Mounty e DeScala sui sedili posteriori e così Santana prese posto davanti. Guidarono fin dove le pecore erano state avvistate l'ultima volta. Quasi subito, Santana ne scorse alcune.
"Là!" esclamò, indicandole. Bruce fermò l'auto e prese la fune. Santana si mosse verso di loro e queste iniziarono a scappare. Così si diede all'inseguimento, mentre DeScala e Mounty le davano man forte. Insieme, le spinsero verso Bruce che le legò insieme e diede la fune a Santana.
"Puoi riportarle indietro?" chiese.
"Santana annuì. "Ce ne sono ancora alcune disperse. Cercherò di localizzarle con l'aiuto dei cani." poi Bruce fischiò ai cani che saltarono nel retro della macchina. Guidò verso un'altra direzione, lasciando Santana a reggere una fune con cinque pecore. Per un attimo le osservò e poi diede un buffetto sul muso ad una di loro prima di iniziare ad incamminarsi verso la fattoria.
Trovare e radunare tutte le pecore diede loro del filo da torcere per una buona metà giornata, ma per il tramonto erano tutte salve nei loro recinti.
Santana si sedette e Bruce le offrì un thermos di acqua fredda da bere, che inghiottì avidamente.
"Sei stata brava." disse solo. "Sempre un uomo di molte parole", pensò Santana.
Proprio mentre stava riponendo la tazza sul thermos, un'altra auto parcheggiò nel vialetto ed un alto ragazzo dai capelli rossi uscì dalla macchina. Santana ci mise un momento per riconoscere Colby. I suoi occhi si strinsero in uno sguardo feroce.
"Hey zio!" accennò Colby. Sicuramente era cresciuto. Era sul metro e ottanta e non aveva più l'aspetto da ragazzino imbranato. I suoi arti erano ancora un po' fragili ma era abbastanza accettabile come ragazzo. La sua espressione cambiò quando la vide.
"Ti ricordi di Santana?" mormorò Bruce.
"Si.." rispose lui. Santana sentì un moto di soddisfazione alla vista della paura nei suoi occhi. Aveva ancora un certo effetto su di lui.
"Contenta di rivederti." rispose Santana con una dolcezza fatale. Lui sorrise nervosamente.
"Tu e Santana potete andare a prendere un po' d'acqua per il branco? Devo riparare il cancello così che non escano di nuovo." suggerì Bruce. Santana guardò Colby negli occhi.
"Certo." rispose, abbassando la guardia. Prese un contenitore e camminò verso il capannone. Colby era spaventato ma obbedì agli ordini di suo zio e seguì Santana all'abbeveratoio. Fecero avanti e indietro due volte con l'acqua prima che uno dei due parlasse.
"Perché mi odi?" domandò infine Colby.
"Piccola faccia tosta che non sei altro. La pubertà fa quest'effetto?" pensò Santana.
"Non ti odio." rispose.
"Beh, continui a lanciarmi occhiate assassine e sembra che tu stia per saltarmi addosso da un momento all'altro."
"Ti piacerebbe." ribatté Santana e lui si accigliò. Ci fu ancora silenzio tra loro.
"Allora... Dov'è Brittany?" iniziò Colby. Santana lasciò cadere il recipiente vuoto, che emise un suono sordo all'impatto con il cemento.
"Vuoi sapere perché non mi piaci?" chiese retorica, "Cosa ti dissi la prima volta che ci siamo incontrati?"
"Il telefono?" provò lui.
"Dopo di quello."
"Ehm... Qualcosa riguardo lo stare lontano da Brittany..." i suoi occhi si spalancarono una volta che realizzò.
"Bingo." sibilò lei. Il ragazzo alzò le mani sulla difensiva.
"Ascolta, stavamo solo parlando, e lei è davvero carina. Ma io non ho fatto nulla. E' stata lei che..."
"Ora basta." scattò Santana.
"Ma lei..."
"Non voglio sentirlo!" tirò un pugno contro il muro, facendo sobbalzare Colby. Gli lanciò uno sguardo gelido. Lo odiava. Odiava chiunque avesse toccato la sua Brittany. Ricordò quel viso tutto brufoli e lo maledì interiormente. Ricordò come Brittany ridesse alle sue stupide battute. Fissò le sue labbra, le stesse su cui Brittany aveva posato le sue. Odiava il fatto che non fossero le sue labbra, Brittany avrebbe dovuto baciare solo lei, dannazione!
Santana afferrò Colby per il colletto della camicia e lo baciò, forte.
Nessuno dei due capì cosa stava succedendo finché Santana non morse il labbro del ragazzo fino a farlo sanguinare.
Lui la spinse via, sorpreso.
"Ma che diavolo fai? Sei pazza?" strillò con un tono di voce fin troppo acuto. Santana si asciugò le labbra. Non sapeva perché l'avesse fatto. Forse perché lui era l'ultima persona che Brittany aveva baciato, a parte lei. Forse stava cercando di riprendersi il bacio. O forse era semplicemente sola e ferita e aveva bisogno di qualcuno che la distraesse.
"Sta' zitto. Una ragazza sexy sta cercando di baciarti. Non fare domande." inveì lei afferrandolo nuovamente. Lui fu più coinvolto questa volta, anche se non avrebbe saputo dire se fosse perché era un adolescente eccitato oppure perchè era solo terrorizzato dall'idea di come Santana avrebbe reagito se non avesse acconsentito.
