Capitolo 9 – Lisbon PoV
"Abbiamo un caso!" annuncio entrando nella Bullpen. Non sono l'unica felice della notizia, le ultime due settimane sono state molto lente senza casi, l'unica cosa positiva è che almeno la pila di scartoffie riguardanti Jane è finalmente scomparsa. Sono riuscita a finirla tutta e sono fiera di me stessa.
"Dove capo?" chiede Righsby già con distintivo e pistola tra le mani, pronto a scattare verso la macchina.
"Nela periferia di San Francisco, se partiamo subito potremo essere lì in un'oretta e mezzo circa." tutti annuiscono e si preparano mentre io mi avvicino al divano di Jane dove lui pretendi di darmi a bere la favola che sta ancora dormendo.
"Lo so che sei sveglio." dico non ottenendo nessuna reazione. "Su, andiamo,non abbiamo tempo per le tue idiozie." aggiungo volendo mettergli fretta. Finalmente noto una risposta, sta sorridendo, sicuramente per i miei metodi delicati.
"Buongiorno anche a te Lisbon cara, si, sto molto bene stamani, grazie per avermelo chiesto." roteo gli occhi. Giuro che prima o poi ucciderò quest'uomo! E' così insopportabile!
"Andiamo, gli altri saranno già partiti..." mormoro quasi desiderando di essere andata con loro.
Mi avvio verso all'ascensore sospirando al pensiero dell'ora e mezzo di macchina, da sola con il mio annoiante consulente, che mi aspettano.
Non voglio attirare la sfortuna su di noi, ma questo caso sembra relativamente facile, siamo qui da solo due ore e già abbiamo un sospetto molto, molto buono. Perfino Jane è d'accordo con noi nel dire che è stato il miglior amico della vittima. La solita storia, lui ama lei, lei ama il suo migliore amico e purtroppo lui non può averla, quindi quale soluzione migliore che uccidere il proprio migliore amico? A volte mi chiedo se la gente sia scema o cosa, ma ti sembra una buona idea rischiare di andare in prigione per un amore non corrisposto?
La scientifica ci ha consegnato dieci minuti fa il rapporto. Il proiettile coincide per calibro con quello della pistola del nostro sospettato, oltretutto un testimone ha visto una macchina dello stesso modello di quella del sospettato allontanarsi alcuni minuti dopo l'orario presunto del delitto, adesso abbiamo più di un buon motivo per portarlo alla centrale locale per fargli qualche domanda. Sono sicura che dieci minuti con Cho gli basteranno per crollare.
Cho e Rigsby sono andati a prelevarlo esattamente cinque secondi fa. Sono fortunata ad avere due agenti così efficienti.
"Lisbon, è quasi ora di pranzo ormai, che ne dici di andare a mangiare qualcosa?" mi chiede Jane all'improvviso tutto sorridente.
"Non possiamo Jane, tra poco il nostro sospettato sarà alla centrale, dobbiamo interrogarlo e chiudere il caso." dico con sicurezza.
"Non verrà Lisbon..." mi risponde lui con altrettanta sicurezza.
"Sentiamo, e come mai non dovrebbe venire?" sospiro esasperata.
"Perfino lui ha capito di aver fatto una cavolata mia cara, sapeva che saremo andati a prenderlo presto, avrà fatto armi e bagagli e sarà partito...ormai sarà lontano da casa sua..." risponde con il solito sorriso furbo lui. In questi momenti il mio desiderio di strozzarlo raggiunge apici impossibili. "Ti consiglio di diramare l'identikit o una foto a tutti gli aeroporti, così gli impediamo di scappare in Cina."
"Noi andremo comunque in centrale." ribatto io.
"Allora fammi almeno guidare..." mi chiede con gli occhi supplicanti.
"No."
"Dai Lisbon, fidati di me per una volta..."
"Mai." non ho intenzione di morire prima del mio tempo affidandogli la mia macchina.
Jane tira fuori di nuovo il suo sguardo da cucciolo ma stavolta non cedo. Faccio per avvicinarmi alla macchina ma Jane mi ferma tenendomi per il polso e attirandomi a lui.
"Jane, ma che..." le parole mi muoiono sulle labbra, il suo sguardo serio fa sembrare i suoi occhi ancora più azzurri e profondi, non riesco a distogliere lo sguardo. "Jane..." sussurro ancora cercando di liberarmi dal suo incantesimo.
Lui continua a trattenermi, si sta avvicinando. Cosa diamine vuole fare? Vuole baciarmi? Mi devo allontanare, voglio allontanarmi? Non mi muovo, non ci riesco e vedo il suo sorriso diventare sempre più beffardo, le nostre labbra sono a pochi millimetri le une dalle altre e io chiudo gli occhi arrendendomi a un bisogno che nemmeno sapevo di avere.
"Fidati di me Lisbon, sono un ottimo autista..." sento il suo respiro caldo vicino all'orecchio, il suo pollice che descrive qualche piccolo cerchio sul mio polso e ritorno improvvisamente in me. Cosa diavolo volevo fare?! Io esco con Scott e avrei lasciato Jane baciarmi? Okay, è un bellissimo uomo ma questo non giustifica quello che volevo fare... a meno che..non abbia cercato di ipnotizzarmi!
"Stai cercando di ipnotizzarmi?" domando quasi scandalizzata allontanandomi. Lui mi lascia andare.
"Nient affatto." dice serio. "Lo sai che non ti ipnotizzerei mai senza il tuo permesso." non so perché gli credo. Ci avviciniamo alla macchina.
Mi metto le mani in tasca per prendere le chiavi ma mi accorgo che non sono dove dovrebbero essere.
"Jane!" esclamo mentre lui si gira mostrandomi trionfante le chiavi. Scuoto la testa e accetto il mio destino. Mentre lui non mi vede mando un messaggio a Van Pelt chiedendole di tenersi pronta a diramare le foto del sospettato, purtroppo Jane di solito ha ragione, meglio prevenire che curare.
"Vai piano Jane..." lo supplico e prima di salire in macchina mando una veloce preghiera al cielo.
"Ancora intenzionata a saltare il pranzo per nulla? Siamo ancora in tempo mia cara..." mormora Jane mentre ci dirigiamo verso la centrale di polizia. "Scommetto che a momenti chiameranno Rigsby e Cho per dirti che è scappato.. Dai, ti prego! Andiamo a mangiare Lisbon ho fame!" ecco il piccolo, petulante Jane, il bambino di cinque anni che vuole sempre che tutto sia fatto secondo le sue regole. "Ti prego..." mi dice con uno sguardo da cucciolo supplicante.
Oddio, odio ammetterlo, ma è così dolce con quest'espressione.
"Jane, non posso. Quando e se Cho e Rigs..." il suono del mio cellulare mi interrompe e già vedo l'ombra di un sorriso sul volto di Jane. E' Cho.
"Dimmi Cho."
"Non c'è capo." risponde schietto lui senza giri di parole.
"Merda!" ha di nuovo ragione. "Fai diramare la sua foto negli aeroporti e nelle stazioni, non lasciamolo andare troppo lontano. Van Pelt dovrebbe essere già pronta a spedire la foto che abbiamo." borbotto alla fine facendo capire così a Jane che gli avevo dato ascolto. Il ghigno della sua sembrò ingrandirsi esponenzialmente.
"Adesso possiamo andare a pranzo?" mi chiede cambiando già la rotta e sorridendo come un imbecille. L'ho già detto che odio quando ha ragione?
Jane PoV
Ho vinto, lo vedo nei suoi occhi.
"Va bene Jane, andiamo a mangiare!" sbotta lei.
Sorrido felice di averla convinta, mangeremo insieme, sarà un appuntamento, beh, forse non proprio visto che lo saprò solo io per ora.
Lisbon prova qualcosa per me, forse non l'ha ancora ammesso nemmeno a se stessa ma io riesco a vederlo, prima quando le ho preso le chiavi distraendola con tutta quella scenetta lei credeva che l'avrei baciata. Per un istante sono stato tentato di farlo davvero, di esaudire entrambi i nostri desideri, di sentire il suo sapore, la morbidezza delle sue labbra sulle mie ma poi mi sono ricordato che pensi che stia giocando con lei, io la amo.
Ormai è così facile pensarlo.
Mi giro a guardarla per qualche istante, è pensierosa, sicuramente sta rivivendo la scena di prima chiedendosi più e più volte perché non si è spostata o perché abbia chiuso gli occhi accettando la possibilità di essere baciata.
"Occhi sulla strada!" mi sgrida notando il mio sguardo.
"Certo capo." rotea gli occhi alla mia risposta, ho mai detto che adoro quando lo fa?
"Come mai non... non porti più la fede?" la sua domanda mi spiazza leggermente ma non lo do a vedere.
"Tecnicamente sì, ma le porto ancora." mormoro tirando fuori con una mano la catenina con la piccola 'A' e la 'C'.
"Come mai Jane?"
"Perché adesso mi sento finalmente libero. Sono in pace e voglio andare avanti, ricordarle per i bei momenti e non per il modo in cui le ho trovate." non ce la faccio proprio a dire quella parola.
"Sei felice?" mi chiede titubante.
"Non ancora, ma sto meglio Lisbon, decisamente meglio, adesso voglio vivere..." sussurro facendole capire che il discorso è chiuso. Sorrido dolcemente. Non oggi, ma presto le dirò che la amo.
