Capitolo 9
–Cosa state aspettando? Emersione! Subito!
–Signore, ci sta ancora dietro… e abbiamo già visto che anche quel mezzo può muoversi in superficie… non lo eviteremo mai così! Ci raggiungerà entro…
–Abbiamo ancora più del quaranta per cento di energia?
–Cosa!? Sissignore… ma non vorrà… in questo modo…
–So benissimo che resteremo a secco. Ma dobbiamo tentare! È l'unica possibilità che abbiamo di salvarci… e forse sconfiggerlo! Emersione e pronti al mio ordine!
–Sissignore!
In quel momento una nuova esplosione completamente inaspettata rimbombò attraverso tutto lo scafo. Seguita da un'altra e un'altra ancora. L'equipaggio di plancia si afferrò ai propri quadri comandi per non perdere l'equilibrio come in una puntata di Star Trek.
–Cosa sta succedendo? Ci ha sparato di nuovo?
–N… nossignore. È ancora troppo lontano. Sono… i nostri mezzi satelliti, signore! Stanno esplodendo uno dopo l'altro!
Ovviamente. Ci misero un attimo a capirlo, dopo lo sbigottimento iniziale. Parecchi mini–sottomarini erano stati assemblati col materiale residuo dei siluri sparati dal loro nemico. Siluri che poi avevano scoperto contenere frammenti di reticolato elettrico… ma non era detto che contenessero solo quelli. Né che fossero stati resi innocui solo per essere esplosi anzitempo. Ogni rottame era composto esso stesso di materiale soggetto a detonazione…
…ed ora erano intrappolati in un campo minato creato da loro stessi. Naturalmente i costruttori del sottomarino non potevano prevedere le capacità della matrice subacquea, ma avevano ideato un sistema di sbarramento che potesse funzionare nelle situazioni più varie. E questa era addirittura ideale. Ora l'ulteriore perdita d'energia li aveva ancora rallentati… e per di più, dovevano temere di urtare il loro stesso corteo difensivo. E c'era dell'altro.
Il piccolo hovercraft superleggero era stato progettato da due tra le menti più brillanti del pianeta… su misura per chi lo avrebbe pilotato. Non aveva difficoltà a muoversi in qualsiasi mezzo, e la sua velocità e agilità restavano invariate in ogni circostanza… come anche la sua efficienza in combattimento. Ma nonostante tutto questo, una cosa restava valida.
Niente poteva muoversi in acqua più velocemente del pilota di quel sottomarino. Neanche il sottomarino stesso.
–Sta… sta arrivando!
–Emersione! Emersione! Muovetevi!
L'affioramento dell'enorme struttura metallica a poca distanza dai piroscafi affiancati non causò tutta la sensazione di pochi giorni prima, visto che al momento dentro era in corso un'altra battaglia e gli occupanti avevano altro a cui pensare. Effettivamente anche loro al momento avevano altro a cui pensare… però, se il piano originale di attaccare e distruggere le navi per seminare il panico negli stati gemelli dopo aver sequestrato i due bambocci era andato in fumo… avrebbero sempre potuto optare per prenderle in ostaggio per salvarsi la vita. Naturalmente, ciò non bastava. Se fossero tornati alla base centrale senza aver catturato almeno una persona che conoscesse la natura e l'ubicazione del tesoro, sarebbero stati comunque condannati a morte. Perciò non potevano permettersi di giocare solo in difesa.
Il comandante lo sapeva benissimo. Quindi a questo punto aveva deciso di rischiare il tutto per tutto. Una persona in possesso delle informazioni che i capi volevano stava avvicinandosi a loro di sua volontà. Non era ancora detto che i loro complici a bordo non riuscissero a portare a termine la loro parte del piano. Ma giusto nel caso, per pararsi le spalle…
–Rotta di collisione. Collegate i motori all'energia di riserva!
…erano ancora tutt'altro che indifesi.
Le luci ondeggiarono violentemente in un caleidoscopio stroboscopico all'improvviso nuovo afflusso di potenza nei circuiti. Sfrigolii si fecero sentire un po' ovunque. Ormai i sistemi erano ridotti a un colabrodo e perdevano energia più velocemente di quanto la si potesse reimmettere… anche così avrebbero avuto pochissima autonomia. Ma con un po' di fortuna, sarebbe stata sufficiente per fare la loro mossa.
–Pronti allo scivolamento. Al mio segnale… ora!
Lo spostamento nell'aria e nell'acqua fece vibrare ogni cosa per un gran tratto di mare intorno.
Anche nella sala stampa a bordo della Rosemary Tea i combattenti avvertirono per un attimo il pavimento ballargli sotto i piedi. Ma erano troppo occupati per farsene distogliere.
Il fuggi fuggi generale del pubblico si era arrestato per forza di cose una volta resisi conto che tutte le porte erano state sbarrate. Comunque, per quanto fosse grande la nave, non sarebbero potuti scappare tanto lontano dagli attentatori. Quindi, ognuno degli invitati aveva raggiunto la decisione di affrontare il caos imperante a modo suo: chi stava rannicchiato sotto un tavolo a chiamare la mamma, chi si era addossato al muro ripetendo di essere invisibile e sperando che nessuno lo smentisse, e altri avevano deciso di difendersi e unirsi a loro volta alla rissa. E le davano anche sorprendentemente bene. La maggior parte delle persone controllate dal nemico non erano molto addestrate a combattere, fortunatamente. E si sa che il controllo mentale alla mente bene non fa. Risultato: uno stanzone pieno di tipi che si rincorrevano agitando seggiole, spiedi e vassoi e tirandosi roba in testa ad ogni occasione… strappandosi le armi di mano a vicenda… prendendosi perfino a calci nel didietro… inseguitori che diventavano inseguiti e viceversa ogni volta che cozzavano contro il muro… mentre i VERI militari e la squadra speciale cercavano di calmare e fermare gli uni e gli altri prima che si facesse seriamente male qualcuno. Insomma, una vera scena da comiche anni Venti. Mancavano solo le torte in faccia…
SPLAT!
Come non detto.
–Ehi! Quella era alla crema di limone! Ci ho messo mezza giornata a prepararla! Era la torta NUZIALE! Vandali! Quando scopro chi è stato…
–Signor capocuoco… se riesce a frenare la sua giusta ira per un attimo… qui avremmo bisogno del suo aiuto…– rantolò il generale Cainemberg alle prese con tre o quattro scalmanati che l'avevano rovesciato a terra e che le sue braccia palestrate tentavano di tenere a distanza combattendo la tentazione di fare sul SERIO.
–Oh, certo. Solo un attimo…
Non tutti gli avversari erano dilettanti. Alcuni… quelli che dovevano essersi infiltrati nelle classi alte dei due paesi da molto prima e aver organizzato ogni cosa su ordine dei loro capi… si battevano senza alcun dubbio da veri professionisti. Quelli inseguiti dagli ospiti o messi KO da una gamba di seggiola potevano ritenersi fortunati, però, a paragone di chi si ritrovava annodato tra le enormi grinfie di Cainemberg o trasformato in porchetta carbonizzata per aver gravemente sottovalutato il capocuoco di bordo. Henrik dal canto suo aveva individuato un tipo armato che sembrava piuttosto pericoloso e l'aveva spinto al muro tenendovelo inchiodato con la punta della sua spada. Il figuro però non mostrava alcuna paura.
–Non lo farei se fossi in te– ridacchiò sottovoce fissandolo con occhi aguzzi. –Dopotutto sai che ci stanno riprendendo. E se svelassi tutta la verità sul vostro conto qui, in questo momento? Anche vincere non vi servirebbe a niente.
Il dubbio si palesò sul volto del principe. –Tu?… Cosa sai?
–Noi sappiamo molto più di quanto crediate, sciocco. Sappiamo tutto. Al confronto le notizie in vostro possesso sono miseri brandelli. Siete stati nostre pedine per tutto il tempo, fin da quando siete nati. Ci servivate a prendere il controllo dei vostri paesi senza destare sospetti, per poi far scoppiare la bomba quando ci fosse stata utile. Non immaginate neanche quanto bene avete fatto il vostro lavoro. Ma ora non ci servite più e possiamo disfarci di voi in qualunque momento. Vogliamo parlare dello scandalo che posso causare con una sola parola? Non lo immagini neanche. Non avete nemmeno il diritto di occupare questo posto. Vogliamo parlare di come entrambi i regni e la possibilità di pace crollerebbero se si venisse a sapere? O preferisci trattare?
Non capiva metà di quanto quel tipo stava dicendo, ma sembrava molto sicuro di sé. Non ebbe il tempo per verificare se mentisse. Con uno scintillio negli occhi stretti, l'altro si era accorto che la presa del principe sulla spada si era fatta impercettibilmente più insicura. Ne approfittò per spingerla da parte e avventarglisi contro il petto con uno strillo di trionfo e un coltellino aguzzo in pugno.
SBADANG!
Non seppe mai cosa l'avesse colpito. Si ritrovò semplicemente faccia a terra, sgambettato dalla più veloce e aggraziata scivolata che mai si fosse vista su una pista ghiacciata (il pavimento incerato della sala, che dopo la conferenza sarebbe stata usata come pista da ballo, funzionava benissimo in tal senso una volta tolte le scarpe coi tacchi alti), e non aveva ancora finito di battere il mento che una bottiglia di champagne gli calò sulla nuca dalla parte opposta con tutta la dignità della battuta finale di un esercizio da dieci sulla Nona di Beethoven. E senza neanche rompersi. Il tutto sotto gli occhi allibiti di uno sposo che vedeva improvvisamente messo in discussione il suo ruolo di protettore unico della futura sposa, mentre questa si sollevava ravviandosi i bei capelli con somma decisione. Applausi e grida d'ammirazione e tifo partirono dalla cerchia degli osservatori e dai compagni combattenti.
–Grande! Così si fa!
–Niente male, altezza!
–Fategliela vedere!
–Eleanor?…
–Mi sono stancata di starmene a tremare, Henrik. Anch'io devo dimostrare di essere una degna regina. Pensi forse che possa nascondermi dietro di te quando il nostro paese è in pericolo? O che possa stare a guardare mentre tu rischi la vita per me?– Arrabbiata come appariva, col volto coperto di rossore, sembrava più bella di quanto lui l'avesse mai vista. Il cuore gli diede un balzo. Ma la fanciulla non gli diede il tempo di balbettare una sillaba. Sollevandosi l'abito di gala in modo da potersi muovere più liberamente, voltò la testa dall'altra parte disponendosi a resistere al suo fianco, anche perché non potesse vederla avvampare violentemente. Non sapeva indagare nemmeno lei nei propri sentimenti adesso, ma questo non contava per ora. In ogni modo lui continuava ad esserle caro… e adesso avevano qualcosa d'importante da fare insieme.
–L'avevo detto dalla faccia che quella doveva essere un peperino…– commentò il capocuoco ammiccando alla massiccia sagoma del generale, leggermente affaticato.
–Non parlare così della mia regina, villano. E non distrarti. Non abbiamo ancora finito qui.
La lieve scossa sismica raggiunse anche la terraferma, nel momento esatto in cui un pugno newyorchese piuttosto pesante stava per abbattersi sul grugno già mezzo spaccato dell'ultimo soldato in nero rimasto (si fa per dire) in piedi. Gli altri erano un mucchio alla rinfusa di arti doloranti, armi fracassate e macchine inutilizzabili, attualmente piuttosto impegnati a chiedersi perché diavolo quel giorno si erano alzati dal letto invece di starsene tranquilli a casa con mammina. Altro che «Arruolatevi, arruolatevi, belle uniformi e girerete il mondo…»
Cos'è stato?… pensò fuggevolmente il proprietario del pugno, distraendosi un attimo dal suo compito. Possibile che il suo collega si trovasse in difficoltà? In ogni caso era troppo lontano per portargli aiuto adesso e non poteva permettersi d'interrompere quello che stava facendo. Avrebbe dovuto fidarsi di lui, come avevano deciso fin dall'inizio. In fin dei conti era tutt'altro che incapace di difendersi da solo, lo sapeva fin troppo bene.
Tornò a dedicarsi con impegno al suo cliente. –Okay, spazzatura, sappiamo che c'è un solo modo per finire questa storia, quindi parla. Non credo proprio che sorvegliaste questo posto perché non avevate niente da fare la domenica sera. Che razza di piano avete escogitato stavolta e dove sono le prove e i documenti?
–Ugh… non so nulla… erano soltanto gli ordini…– balbettò rauco l'altro con un occhio pesto e un filo di sangue o olio che gli scorreva dalla fronte.
–Guarda che non sono stupido. Collabori o vuoi finire come gli altri? Checché tu ne possa pensare non mi piace così tanto la violenza, ma non sono affatto restio a gonfiarti anche l'altra metà della faccia…
Un altro tuono fece vibrare tutta la collina tagliandogli le parole in bocca. Ma stavolta veniva dal cielo. Accompagnato da un'ombra gigantesca che tutto sembrava tranne che quella di una nuvola improvvisa. Prima che guardasse in alto, l'improvvisa espressione soddisfatta del nemico confermò il suo sospetto. –Ho idea che prima di fare domande dovrai vedertela con la nostra ultima linea di difesa. Tanti auguri. Non avevamo ancora finito di collaudarlo, quindi non abbiamo idea di quanto possa distruggere… visto che ha già mandato al creatore tre equipe di sperimentatori. Divertiti!
La prima volta che si erano scontrati col granchio–piovra robot, avevano avuto qualche sospetto sulle sue capacità di comparire dal nulla e sfuggire ai radar. E non erano andati troppo lontani dal vero. Il nuotatore ne ebbe la conferma vedendo in azione il dispositivo chiamato di «salto» o «scivolamento». Il mezzo sembrò accelerare improvvisamente per poi scomparire alla vista e riapparire a qualche chilometro di distanza dall'altra parte delle due navi. Non si trattava di semplice supervelocità né di teletrasporto. La sfera matrice era realmente in grado di viaggiare per brevi distanze nello spaziotempo, spostandosi tra un secondo e l'altro. In altre parole, si muoveva momentaneamente su un piano spaziale diverso ignorando gli ostacoli che potevano frapporsi sulla sua strada nella realtà. Ecco come poteva rendersi invisibile anche agli strumenti di rilevazione. Nel momento in cui si avvicinava alla preda, in realtà era come se temporaneamente non esistesse. Un sistema davvero molto ingegnoso… fin troppo ingegnoso, per una missione così semplice. Perché sprecare tecnologia sperimentale senz'altro molto costosa soltanto per rapire una ragazza e mettere zizzania tra due piccoli paesi? E doveva consumare anche molta energia… visto che al primo inseguimento l'avevano messa in atto solo per pochi secondi alla volta. Del resto anche il loro terranauta era stato sconfitto dalla mancanza di autonomia. Perché correre un simile rischio?
A meno che non l'avessero vista come un'occasione di collaudo. E che il tesoro fosse davvero così prezioso da giustificarlo. Ovviamente, per quanto ne sapevano loro.
Noi, naturalmente, POTREMMO sapere che hanno ragione… ma forse non come credono!
In ogni caso, forse i loro sospetti erano nel giusto. Quel potere somigliava a qualcosa di già visto. Le ultime sperimentazioni dell'organizzazione andavano davvero nella direzione di ricreare i primi prototipi perduti e messisi contro di loro? In questo caso, avrebbero potuto avere la brutta sorpresa di scoprire che gli originali erano inimitabili… nello spirito quantomeno.
E comunque, perché usare una cosa del genere adesso? Poteva vedere anche da dove si trovava che il dispendio energetico aveva dato il colpo di grazia al mezzo già debilitato dai suoi attacchi. Stava vacillando, avanzando a scatti decrescenti, lì lì per fermarsi. Non potevano aver davvero creduto che un salto così breve… o nascondersi dietro i piroscafi… l'avrebbe scoraggiato dall'inseguimento. Non poteva neanche costringere il Dugongo ad aggirare l'ostacolo. Perché come si sarebbe ripetuto fino alla noia…
–AAAAAAAAA!
…quel pesciolino poteva DECOLLARE. Ed era letale in aria quanto in acqua.
–COMANDANTE! STA ARRIVANDO! STANNO ARRIVANDO! ABBIAMO FINITO L'AUTONOMIA! STA ARRIVANDO!
–Lo VEDO benissimo da me, idiota! Vedi di stare calmo! Credi che non sappia cosa sto facendo? Pensa di averci in pugno…
SHHHHHRRRRRRWWWWWWWW…
–…ma adesso lo abbiamo proprio dove volevamo e siamo NOI ad avere in pugno lui! Ci serviva soltanto il tempo necessario per far arrivare i RINFORZI!
Il suono somigliava a un rombo, a un risucchio… al fondo del mare stesso che si aprisse in due per lasciar uscire qualcosa di enorme, proprio come in un vecchio cartone animato. L'acqua divenne improvvisamente nera per il riflesso di un corpo gigantesco che vi si celava sotto. Qualcosa che non si trovava là prima e che non vi era giunto né era stato portato… qualcosa che stava affiorando in tutta la sua nera e lucida spietatezza. L'hovercraft e il suo pilota a distanza si bloccarono contemporaneamente attoniti mentre l'acqua rifluiva dalla forma massiccia.
–E adesso vediamo un po' come ti difendi da QUESTO!– sghignazzò il comandante quasi isterico per il sollievo. –Che fai, ti arrendi subito e ti lasci catturare? Non vorrai mica che tutte le persone a bordo di quelle navi finiscano sul fondo? Ah ah! Tutto quello che sapete fare voi… noi sappiamo farlo MEGLIO!
