10. Io ho incontrato il Golem per la prima volta trentatrè anni fa. L'ho incontrato in un vicolo, e me lo trovai faccia a faccia. Per fortuna non ricordo molto bene quel che ho pensato in quel momento. Dio non voglia che si passi la vita aspettandosi continuamente di incontrare il Golem.
«Alla fine il cerchio si chiude. Ciò che è iniziato finisce per poi ricominciare più avanti, grazie alla follia degli stessi che volevano terminasse. Come me».
Posò il libro sfregandosi gli occhi con due dita. Non ci vedeva più tanto bene, specie dopo gli ultimi anni, e leggere tanto peggiorava le cose. Ma non c'era molto altro da fare in quel ricovero di fortuna per prigionieri «illustri», dove li tenevano ormai da qualche mese in attesa di rimpatriarli. E chissà perché, ciò che avevano trovato loro da leggere erano soprattutto romanzi cosiddetti «dell'orrore». Ironico. Un orrore fasullo per dimenticare l'orrore vero da cui erano appena usciti? Ormai credeva che dopo tutto ciò a cui era stato costretto ad assistere, nulla di inventato l'avrebbe più potuto spaventare. Eppure quel libro che già aveva letto da ragazzo gli suscitava ancora la vecchia inquietudine familiare… forse più profonda… in qualche modo richiamava sotterranei ricordi o premonizioni sgradevoli.
Lo appoggiò sul tavolo, cercando di diradare la folla di immagini evocate dietro i suoi occhi chiusi. Il Golem coi suoi tratti orientali… il Golem dagli occhi a mandorla… il Golem che è specchio dell'anima più segreta di ciascuno, in cui ognuno che lo incontra si può riconoscere… perché lo turbava così tanto?
Se lui si fosse trovato di fronte la propria anima allo specchio, cosa vi avrebbe visto? Sarebbe riuscito ad affrontarla, o non avrebbe potuto sostenerne lo sguardo?
Dicevano che era una cosa normale sentirsi in colpa per essere sopravissuti. Normale ma immotivata. E tuttavia non poteva fare a meno di pensare che per lui fosse forse stato più facile, più superfluo che per tanti altri. Aveva preso tutto sottogamba. Partire volontario come ufficiale medico… «colonnello», ma senza comandare niente, solo in forza dei suoi titoli accademici… senza saper neanche usare un'arma. Che aiuto credeva di poter dare? Alla sua età, ancora pieno di sogni giovanili e di illusioni condivise con i colleghi su come migliorare il mondo con la scienza. Senza alcuna esperienza della vita reale.
E invece essere catturato così facilmente, in una semplice scaramuccia, e subito, accertate le sue origini, deportato coi prigionieri più indesiderabili… i primi da uccidere. E far carte false per sopravvivere, facendosi assegnare a un Kommando medico e scientifico. Avere più cibo, un trattamento lievemente migliore, e doversi chiedere continuamente se lo aveva tolto ad altri, se aveva condannato altri più deboli per salvarsi. E tuttavia prenderlo, continuare a prenderlo. Con la vigliaccheria della fame, l'egoismo della debolezza, della paura per sé.
Non che non lo si scontasse in un altro modo, quel privilegio. Quei medici dei campi. Le loro teorie. I loro esperimenti sul materiale che avevano a disposizione. Ciò che aveva visto… ciò a cui, in alcuni casi, aveva dovuto collaborare… Si passò la mano sugli occhi. Quando aveva cercato di raccontarlo ai suoi liberatori, aveva incontrato quasi sempre un'educata incredulità. Non poteva dar loro torto. Anche lui avrebbe trovato difficile crederlo se non ne fosse stato testimone in prima persona.
Capire qual è la vera natura dell'uomo?… Scoprire come creare un superuomo sulla pelle di esseri sacrificabili, ritenuti superflui per il mondo? O semplicemente torturare più efficacemente con quella scusa? Continuava a chiedersi quale fosse il vero scopo di quei folli. Un tempo aveva creduto che la conoscenza, l'intelligenza, dovessero necessariamente andare di pari passo con la tolleranza e l'amore per il prossimo. Aveva scoperto che non era così. Riboyne shel oylem… il guizzo di perfida GIOIA negli occhi di alcuni di loro… ma sempre meglio della fredda indifferenza, impersonalità di quasi tutti gli altri, che ancora tormentava i suoi incubi. Anche lui, in fondo: era poi tanto diverso da quegli scienziati? Non aveva anche lui sempre considerato l'uomo in modo astratto, negandosi tutte le forti passioni? Non aveva rinunciato all'amore che avrebbe potuto avere, trascurato gli amici, per la carriera? Era nato con quel secolo terribile e cosa aveva da offrire al mondo ora, alla soglia della mezza età? Due o tre lauree, pubblicazioni su riviste che leggevano soltanto gli iniziati del settore. Cosa aveva fatto per cambiare realmente le cose, per avvicinarsi davvero agli altri? Non si era sposato, non aveva figli. Non avrebbe lasciato indietro niente di sé che valesse davvero qualcosa. L'età in cui avrebbe potuto realizzare uno scopo era lontana ormai. Probabilmente nella sua vita non sarebbe accaduto più nulla.
E forse era la stessa cosa per tutti gli altri, al mondo. Sembrava che tanta distruzione avesse tolto a tutti il loro scopo nella vita, lasciandoli confusi, sospesi, in una specie di limbo. Tutti non erano altro che fili spezzati… in attesa che qualcuno li annodasse di nuovo. Ma chi? E perché?
–Chiedo scusa…– La porta si aprì. Uno dei suoi colleghi liberati con lui, Misha Leibowitz, minuto, occhialuto e con capelli completamente candidi spioventi sugli occhi, si fece avanti timidamente, la voce tremante, come se qualcosa l'avesse grandemente eccitato o alterato. –Scusami se ti disturbo… tu… tu sei stato qui tutta la mattina?
Si alzò dalla sedia sentendosi i muscoli indolenziti. –Sì… anche se ci si annoia a non far nulla tutto il giorno. Almeno ci permettessero di uscire. Perché? Qualche novità? È arrivato qualcuno dal comando, ci rimandano a casa?
–No… è qualcos'altro…– Gli occhi di Leibowitz erano sbarrati e non solo a causa degli occhiali pesanti, il volto era livido. –Io… io credo tu debba saperlo. L'hanno appena annunciato alla radio inglese. Notizie dal fronte… è successo…
Gli disse cosa era successo.
«Lischuosecho Kiwise Adoshem» mormorò quasi senza accorgersene, nella lingua antica. Fuori dalla porta sentiva i militari festeggiare, come per il raggiungimento di una grande vittoria. Loro soli capivano cosa significava quell'annuncio? Conosceva alcuni degli scienziati che avevano sviluppato la terribile arma… aveva lavorato con loro… li aveva sentiti magnificare le possibilità della nuova energia, dell'energia della creazione, per aprire nuove possibilità alla vita. Sapevano che le loro scoperte erano state usate per la morte?… Oppure semplicemente non gli importava, purché potessero continuare i loro studi? La conoscenza inaridisce dunque l'anima a tal punto da renderla incapace di distinguere il bene dal male? E gli uomini possono provare una simile gioia per la fine di altri esseri umani? Nessuno è capace di imparare dai propri errori? Non c'è speranza?… Provava nausea. In quel momento gli parve che gli si offuscasse la vista, gli parve che nessuno meritasse più di vivere. Avrebbe dato qualsiasi cosa perché qualcuno lo portasse via di là.
I suoi colleghi gli si erano raccolti intorno, ammutoliti quanto lui. Istintivamente, abbassarono tutti insieme la testa recitando in silenzio una preghiera per i morti e per i vivi.
–Se possiamo interrompere…
Non avevano notato la porta principale rimasta aperta né il gruppo di figure che avevano fatto il loro ingresso da qualche minuto. Non sembravano funzionari di qualche ambasciata. Completi scuri, occhiali altrettanto scuri che non lasciavano vedere le pupille, l'aria di persone molto sicure di sé. Si guardavano intorno con una serietà quasi arrogante, scrutando i volti degli scienziati raccolti nella stanza.
–Chi siete?– chiese un po' bruscamente. –Cosa desiderate? Stiamo esprimendo il nostro dolore per una tragedia, qui.
–Ah, certo. Siamo… al corrente. Un enorme spreco. Avete pienamente ragione. In ogni modo, signori… ci è stato detto dove potevamo trovarvi dal comando. Avremmo una proposta da farvi.
–Dal comando? Il comando alleato?
–Certo, dai nostri alleati– replicò uno degli sconosciuti dopo un attimo, con un gesto della mano. –Vedete… rappresentiamo un gruppo che vuole investire nella ricostruzione. Molto è andato distrutto e molte risorse sono state perdute con la fine di questa guerra… materiale umano e scoperte preziose per tutti, come avete potuto vedere noi stessi. Un vero peccato. Noi stiamo cercando di raccogliere le menti migliori e le migliori risorse sfuggite alla distruzione… per mettere in piedi una fondazione che preservi quanto è ancora utilizzabile e lo consolidi. Perché il futuro del mondo sia più stabile.
Leibowitz intervenne lievemente sospettoso. –In che modo? O… in che campo?
–Qualsiasi campo. Medicina, tecnologia, politica, risorse umane. Pensiamo che sia necessario si muovano anche i privati, per il bene comune… considerato cosa sono riusciti a combinare i governi. Credo siate d'accordo con noi dopo quanto avete sentito oggi, non è vero? Potete fidarvi se diciamo che vogliamo opporci con tutte le nostre forze a simili uccisioni insensate ed indiscriminate.
–Dite che possiamo fidarci, ma non vi conosciamo nemmeno.
–Siete parcheggiati qui ormai da mesi, senza la possibilità di rivedere le vostre famiglie e di lavorare ai vostri progetti. Vi stiamo offrendo un posto e anche un luogo per vivere, dove potrete portare anche i vostri cari… e sarete al sicuro. Non siete obbligati ad accettare, comunque. Tutti coloro che collaboreranno con noi saranno assolutamente volontari.– Un largo sorriso si diffuse sul volto dell'uomo. –La cosa vi interessa?
Calò il silenzio. I presenti si consultarono con lo sguardo.
–O preferite che i vostri paesi si servano di voi per i propri programmi militari? Sapete benissimo che è questo che accadrà d'ora in poi.
Era vero. Si stava preparando un mondo in cui tutti avrebbero vissuto sotto l'ombra di quel giorno terribile. Armi ultrapotenti sarebbero state create e usate per minacciare gli avversari, diventando sempre più temibili e pericolose… nessuno sarebbe più stato tranquillo nella sua casa senza temere che il capriccio di qualcuno ponesse fine in un attimo alla sua vita. Era questo il vero scopo dei vincitori nel fare una cosa simile. Una dimostrazione… di ciò che sarebbe accaduto d'ora in poi a chi avesse osato contrastarli. Quella guerra aveva segnato il mondo come un peccato originale, dall'inizio alla conclusione. I capi degli stati non si comportavano meglio dei terroristi che tanto denigravano. Mostravano altrettanto disprezzo per la vita umana. Non avrebbero mai più potuto essere certi di come sarebbero state sfruttate le loro ricerche. Non potevano più fidarsi di nessuno.
E allora…
–Io andrò– dichiarò, guardando i suoi colleghi, stancamente. –Non conosco questa gente… ma sono stanco di sentirmi così impotente. Voglio un'occasione per rimediare… per non rifare sempre gli stessi errori. Forse questa è quella giusta.
–Ci può giurare– sorrise nuovamente l'uomo. –Vedrà che resterà soddisfatto del materiale che le metteremo a disposizione. Bene, può venire subito. Non porti nulla, penseremo noi a procurarle tutto il necessario. C'è qualcun altro?
Alcuni scienziati, timidamente o meno, al vedere la decisione dell'altro gli si accodarono, senza una parola. Altri scossero la testa, diffidenti. Leibowitz azzardò: –Ma così… senza nemmeno i nostri abiti, e i nostri appunti…
–Faremo raccogliere noi i vostri appunti dai nostri incaricati, più tardi. E per quanto riguarda il resto non credo che abbiate molto di vostro con voi, giusto? Avrete di meglio una volta a destinazione. Ci sono delle macchine fuori. Prego.
Misero le mani sulle spalle dei loro nuovi dipendenti, guidandoli fuori con cortese decisione, proprio mentre il primo di loro iniziava a dubitare che forse avessero un po' troppa fretta di reclutarli. Ma non ci furono troppe proteste. Le sigarette fumate a metà rimasero sul tavolo, assieme a qualche bicchiere d'acqua e ai libri spiegazzati, ancora aperti. Il silenzio nella stanza semivuota divenne più vasto, e più denso di presagi.
«Devi sapere che ti abbiamo formato da una zolla di terra. Il tuo compito sarà quello di difendere gli ebrei dalle persecuzioni. Ti chiamerai Joseph…»(2)
Quando tutto è cominciato… quando l'inferno è finito… quando nessuno aveva ancora idea di quello che sarebbe successo… il giorno dell'esplosione… dove eravamo noi allora?
Dove eravamo allora…
Il 6 agosto 1945...
Fine
Aprile-novembre 2007
(1) Gustav Meyrink, Il Golem, 1913.
(2) La creazione del Golem, da Il Golem di Praga: leggende ebraiche del ghetto.
