9° Capitolo

"Professore!", gridarono Kaede e Mana correndo verso l'insegnante. La prima si mise Akashi sulle spalle e recuperò anche il suo braccio.
Takamichi era bloccato dalla misteriosa arma contro l'albero, e la parte superiore del suo bel abito bianco era sempre più rossa.
"Ra-ragazze…", mormorò l'uomo cercando invano di liberarsi, "non perdete tempo con me. Prendete Akashi e scappate… Presto!"
"Non l'ascolto neppure", rispose Mana, che afferrò l'arma nemica e facendo perno su un piede, tirò fino a staccare dal tronco lei e Takahata, che crollò a terra esamine.
"Sta perdendo molto sangue", pensò accigliata la mercenaria. Si strappò un lembo di vestito e lo annodò intorno alla ferita del professore.
"Non va bene. Abbiamo due feriti gravi e il nemico è ancora qui attorno. Kaede, tu con Akashi scappa ad est, io andrò ad ovest con Takamichi", ordinò senza mai perdere di vista la vegetazione circostante.
"Mana, pensi che possiamo farcela a correre con loro in queste condizioni?"
"Una potrebbe restare indietro per fare da copertura, ma dubito che l'altra riuscirebbe a fare molta strada avendo con sé ben due uomini feriti. Quindi muoviamoci. E ricorda: qualunque cosa senta una di noi due, continui a scappare senza voltarsi!"
L'altra annuì piano e le due ragazze, ciascuna con un insegnante sulle spalle, scattarono verso le proprie destinazioni.
Kaede si inoltrò tra le cime degli alberi, Mana invece si diresse verso la collinetta che li separava dal fiume.
Ci mise pochissimo a raggiungerla e salirla.
Proprio quando erano giunti alla sommità, dagli alberi arrivò un altro colpo energetico, Mana lo evitò saltando e sparò nella direzione da cui era venuto.
Neanche un attimo dopo, qualcosa sembrò avvolgersi intorno a lei e Takamichi mentre erano ancora in aria, stringendoli come in una morsa e facendoli cadere per terra come un sacco. Un sacco che poi rotolò velocemente lungo l'altro lato della collina.
Nagase aveva sentito i rumori dei colpi, un urlo di sorpresa e dolore, un tonfo, e dovette ricorrere a tutta la sua forza di volontà per continuare a correre senza voltarsi.

Negi, Asuna e Kotaro correvano lungo i corridoi del dormitorio, salivano rampe di scale, e più avanzavano, più vedevano fiamme e fumo intorno a loro. Anche il calore stava diventando insopportabile e cominciarono a tossire con insistenza.
"Per la miseria, qui non si respira quasi più!", esclamò Asuna.
"Kotaro, dove sono?", domandò Negi sempre più in ansia.
Il loro compagno rimase incerto: "Dannazione! Il fumo… copre le loro tracce! Non riesco a…"
Un grido arrivò alle loro orecchie, e proveniva da un centinaio di metri davanti a loro, per l'esattezza dalla parte terminale di un corridoio ostruito da alcune travi in fiamme.
Per Asuna non fu un problema spazzarle via con il suo artefatto magico e alla fine apparve loro l'ingresso di una stanza con sopra una targhetta. Forse era l'appartamento di un professore.
Entrarono e videro, rintanate in un angolo, Makie, Fuuka e Fuumika.
Quest'ultima era rimasta bloccata con le gambe sotto un grosso frammento di soffitto, pareva svenuta, la sorella piangendo la chiamava e scuoteva disperatamente. Anche Makie piangeva e cercava di consolarla.
"Professor Negi! Asuna! Kotaro!", esclamarono le due ragazze colme di gioia.
Negi subito si chinò su Fuumika per esaminarla, mentre Asuna e Kotaro cercarono di rassicurare le altre due.
"Asuna, aiutami!", ordinò Negi e subito la ragazza, facendo leva con la sua spada, sollevò il pezzo di soffitto liberando la compagna.
Negi tastò le gambe della gemella, che emise un lamento di dolore.
"Mm, penso che abbia le gambe rotte. Dobbiamo portarla via di qui!"
"Asuna, professore, cosa sta succedendo?", domandò disperata Makie. "Stavamo facendo una passeggiata, c'è stata un esplosione, fiamme dappertutto, ci siamo rifugiate qui e poi Fuumika…"
"Pensiamo ad uscire adesso", la zittì Kotaro, accorgendosi di quanto tutto stesse scricchiolando intorno a loro. Anche le fiamme e il fumo aumentavano a vista d'occhio.

Kaede, con Akashi sulle spalle, correva a perdifiato tra gli alberi.
Dall'uomo giunse un lamento.
"Uhn, dove-dove sono?"
"Professore! Per fortuna. Come si sente?"
"Come uno…", seguì un momento di doloroso silenzio, "…che ha perso un braccio".
"Mi dispiace. Comunque abbiamo recuperato l'arto, quindi forse si potrà fare qualcosa. Se arriviamo al Mahora".
"Ma cosa… cosa è successo?"
"I cacciatori sono diventati prede", spiegò laconicamente Kaede.
"Accidenti, avremmo dovuto… Attenta! Giù!"
Senza chiedere spiegazioni, la ragazza si abbassò a terra e un attimo dopo qualcosa sfrecciò sopra le loro, tagliò alcuni piccoli alberi per poi conficcarsi in uno di quelli grossi.
"Un altro di quegli shurinken giganti!", esclamò la ragazza. Si alzò in piedi e sfoderò la sua grossa lama a quattro punte. "Professore, lei cerchi di scappare, io lo trattengo!"
"No!"
"Non sia stupido!", gridò Kaede, che fu interrotta da un colpo energetico: lo evitò saltando, lanciò la sua arma in quella direzione accompagnata da una pioggia di piccole stelle ninja, scagliate in quasi tutte le direzioni.
Infine si sdoppiò in ben dieci copie, che si distribuirono tra gli alberi.
"Vediamo se mi becchi ora!", gridò con rabbia.
Rabbia che ebbe appena il tempo di mutare in stupore quando un nuovo proiettile di energia partì diretto proprio contro di lei.
"Mi ha individuato subito?!"
Kaede saltò verso l'alto, e proprio allora ebbe la strana impressione che l'aria davanti a lei si stesse muovendo per conto proprio.
L'impressione durò anche quando qualcosa di molto simile ad un pugno dalla forza fenomenale si abbatté sulla sua faccia, le spaccò la mascella e fece saltare quasi tutti i suoi denti.
Kaede precipitò al suolo, preda di convulsioni, Akashi impietrito e spaventato riuscì a malapena a stare in piedi.
In mezzo al buio della notte, tra gli alberi, quasi davanti a loro, vide brillare due luci minacciose, di colore giallo, quasi degli occhi sospesi in aria.
"E'… è finita! Yuna, piccola mia, mi dispiace…"

Asuna si offrì di portare le gemelle, dato che Negi, durante l'avventura alla biblioteca, non si era dimostrato capace di portare Yue. Lui e Kotaro avrebbero aiutato Makie.
Uscire non avrebbe dovuto essere difficile: potevano passare dalle finestre, e anche se erano troppo in alto per saltare giù, c'era un grosso albero abbastanza vicino e con molti rami. Per Kotaro e anche Asuna non sarebbe stato un problema raggiungerlo.
Proprio mentre uscivano, Negi si bloccò, restando per ultimo nella stanza.
"Negi? Che c'è? Presto, andiamocene!", lo incalzò Kotaro.
"Mi è sembrato di vedere…"
Ci fu un nuovo crollo del soffitto, proprio sopra la porta, Negi spinse fuori Kotaro e Makie, e restò bloccato nella stanza da un grosso cumulo di detriti in fiamme.
"Negi! Negi!", gridò Asuna, pronta a sfoderare di nuovo la sua spada.
"Andate via!", rispose Negi dall'altra parte.
"Ti posso aiutare!"
Ci furono altri crolli, intere parti del corridoio, pareti e soffitti, vennero giù, sollevando nuvole di fuoco accompagnate da un grande frastuono.
"Dovete uscire subito! O morirete!"
"Negi, no!", esclamò Kotaro.
"Andate via! E' un ordine!"
Asuna guardò Negi, poi osservò sulle sue spalle le gemelline Narutaki, una svenuta e l'altra terrorizzata a morte.
Anche Makie, pur senza staccare gli occhi dal suo professore, tremava come una foglia.
"Tornerò a prenderti!", esclamò fremendo la coinquilina di Negi.
Corse insieme agli altri ad una finestra, la sfondò con un calcio, inspirando spiccò il volo verso l'albero, distante cinque metri, e vi atterrò con le gemelline, venendo seguita a ruota da Kotaro.
"Aiutale a scendere!", esclamò Asuna, "io torno da Negi".
Ma non poté fare neppure un passo che l'ala del dormitorio davanti a loro si accasciò in pochi istanti su se stessa, crollando come un castello di carte.
"NEGI!"

Il professor Akashi e Kaede, stesa a terra e preda di dolori atroci, osservavano nella direzione davanti a loro: non vedevano il nemico, ma sapevano che era là.
Ne ebbero ulteriore conferma quando tre luci rosse, che formavano un triangolo, apparvero sulla fronte della ninja ferita.
Proprio allora alcuni spari giunsero dalla foresta, colpirono il terreno davanti ai due braccati, facendolo esplodere, e risuonò nell'aria un ruggito inumano di dolore e sorpresa: nello stesso momento una figura umanoide, alta e massiccia, i cui contorni furono delimitati per un attimo da scariche elettriche, si rifugiò sopra uno degli alberi.
Akashi, sbalordito, vide due figure uscire dal bosco, una sorretta all'altra: erano Mana e Takamichi, coperti di fango fresco da cima a fondo.
"Voi… voi siete…"
Mana spinse Takamichi, barcollante, verso il suo collega.
"Andatevene!", ordinò glaciale la mercenaria. "Takamichi vi spiegherà i dettagli, ora via!"
Il tono della ragazza non ammetteva repliche, quindi Akashi e Takamichi tentarono, con molte difficoltà, di far rialzare Kaede e con passo abbastanza svelto fuggirono nel bosco.
"Non li insegui, eh? Già, io sono la più pericolosa!", esclamò Mana rivolta verso gli alberi. "Io non ti vedo, ma stavolta anche tu non vedi me!"
Detto questo, anche lei balzò tra gli alberi.

Ormai l'incendio era sotto controllo, e anche se buona parte del dormitorio era ormai persa, il fuoco non si sarebbe più esteso ad altri edifici. Cosa ancora più importante, non c'erano vittime.
Tutti gli studenti si erano ammassati a distanza di sicurezza in una delle piazze vicine alla costruzione quasi distrutta.
La capoclasse della III A, Ayaka Yukihiro, stava cercando di radunare tutte le sue compagne.
"Chizuru, hai trovato tutte?", chiese alla sua compagna di stanza.
"A parte quelle nel bosco, all'appello mancano Asuna, Makie e le Narutaki. Inoltre non trovo né il professor Negi, né Kotaro".
"Ma dove diavolo si saranno cacciati?"
Asakura si avvicinò alle spalle di Ayaka. "Capoclasse", disse con uno strano tono di voce, "guarda là".
La ragazza guardò alla sua sinistra e vide arrivare, quasi invisibili per le altre persone lì presenti, le ragazze mancanti insieme a Kotaro.
Asuna avanzava verso le sue compagne tenendo la fronte bassa.
"Meno male!", commentò felice Ayaka, per poi accorgersi che qualcosa non tornava.
Fece mentalmente l'appello.
"E… e il professor Negi?"
La risposta furono grosse lacrime che uscirono dagli occhi di Asuna.
Stessa cosa fecero le gemelle e Makie, mentre Kotaro girò la testa dall'altra parte.
Ayaka impallidì e cadde in ginocchio.

Nella foresta era calato di nuovo il silenzio, Mana attendeva sopra un albero, con le sue pistole cariche. Ormai aveva atteso abbastanza e le sue armi potevano di nuovo fare fuoco al massimo.
Il problema era stanare il cattivo, perché per quanto si guardasse in giro, non vedeva nulla.
Probabilmente anche lui era in attesa della prossima mossa dell'avversario, con la differenza però che lui forse non avrebbe atteso chissà quanto, essendoci la possibilità che arrivassero rinforzi chiamati da Kaede e dai professori.
A quel punto doveva rischiare lei: staccò un pezzo di legno e lo buttò tra i rami di un altro albero, in modo che facesse rumore.
Dopo pochi attimi, una sfera di energia blu colpì nella direzione del legno gettato.
Mana si lasciò scappare un sorriso di soddisfazione, perché aveva individuato il nemico: era nascosto dietro una coltre di fogliame, ad una settantina di metri sulla destra della ragazza, che quindi prese la mira.
Un nuovo colpo si abbatté stavolta sulla sua posizione, ma la mercenaria lo evitò senza problemi lanciandosi a terra, perché si aspettava che il nemico avrebbe tracciato la traiettoria del legno.
Come si spostò, contemporaneamente sparò contro l'albero col suo bersaglio e insieme all'esplosione si levò un nuovo, inumano, grido di dolore e sorpresa.
"I vecchi trucchi sono sempre i migliori", pensò strisciando verso il punto colpito.
Quando vi giunse, si accorse di strane macchie luminose sul suolo: parevano composte da un liquido verde fosforescente e capì subito di cosa si trattava.
"Dissanguati, maledetto!", mormorò iniziando a seguire con cautela le macchie, che si susseguivano a brevi intervalli.
Le tracce conducevano ad un piccolo fosso, una sorta di insenatura rocciosa nel terreno, sovrastato da un arco di pietra leggermente largo. Nell'insieme sembrava una specie di tunnel, con l'uscita più piccola dell'entrata.
Mana continuò ad avanzare, fino all'imboccatura di quel tunnel. Ma quando ci entrò, mettendosi in piedi, si accorse che le macchie si interrompevano proprio al centro dell'insenatura.
La ragazza prese a guardarsi intorno, poi lo sentì: un rumore molto simile a quello di un liquido che gocciola. Ed era proprio dietro di lei!
"Già, i vecchi trucchi sono davvero i migliori", realizzò mordendosi il labbro inferiore sporco di fango e immobilizzandosi.
Ovviamente il nemico non la vedeva ancora, altrimenti l'avrebbe già colpita.
Probabilmente si era piazzato sopra l'arco di pietra e teneva sotto tiro l'ingresso del piccolo tunnel, pronto a colpire al primo movimento rivelatore. E lo avrebbe avuto se Mana provava ad uscire, quindi poteva solo proseguire: l'uscita era proprio davanti a lei, sottile ma tutto sommato abbastanza larga perché ci passasse.
Tuttavia c'era la possibilità che il nemico avesse previsto anche questo, e che quindi stesse già con le armi puntate anche verso quella seconda apertura.
C'era solo una soluzione: senza girarsi la ragazza sparò sul terreno dietro di lei una raffica, che provocò una piccola esplosione accompagnata da una fitta nuvola di polvere, terra e roccia. Nello stesso momento in cui sparava, Mana si infilò nell'uscita, saltò verso l'alto e si girò in direzione della formazione rocciosa, giusto in tempo per vedere la sagoma dell'avversario invisibile agitarsi, distratto dall'esplosione sottostante che gli aveva rovinato l'agguato.
Mana fece ancora fuoco, distruggendo in parte l'arco di pietra, e osservò, grazie alla polvere, la sagoma del mostro che saltava giù dal medesimo arco, atterrando con una certa goffaggine.
"Ti ho preso!", esclamò la studentessa del Mahora quando atterrò. Proprio allora qualcosa di freddo e duro le attanagliò la gamba sinistra fino al polpaccio, e prima che potesse gridare per questo, terribili scosse energetiche le attraversarono il corpo, immobilizzandola e facendola soffrire enormemente.
Con la coda dell'occhio, le sembrò di scorgere una decina di trappole, simili a tagliole, disseminate un po' ovunque.
Il nemico aveva previsto davvero tutto!
Nonostante il dolore, scorse qualcosa avvicinarsi, un qualcosa di quasi invisibile che sguainò un paio di lunghi e lucenti artigli fin troppo affilati.
Mana tentò di alzare le braccia per sparare e riuscì a farlo proprio quando quegli artigli penetrarono nel suo addome, sollevandola da terra.
La ragazza urlò, e fu accompagnata da un altro grido inumano, stavolta di trionfo.