Capitolo 10: Lei può solo stringerla

Titolo ispirato alla canzone: "He Can Only Hold Her" di Amy Winehouse

N.d.A.: WOW! Sono molto sorpresa e lusingata che Elinor vi piaccia così tanto!

N.d.T.: Le review sono MOLTO gradite! :)


Il week-end seguente, Santana chiamò Elinor sfoggiando il suo marchio di fabbrica: "Ci beviamo qualcosa, El?" le chiese con sua solita spavalderia.

"Cosa?" Domandò Elinor con una punta di risentimento. "Vuoi uscire con me?"

"Certo. Cosa fai stasera?" rispose Santana con tono indifferente.

"Beh, devo lavorare. Ma dico sul serio, ancora?"

"Mh, già," replicò Santana come se fosse la cosa più ovvia del mondo. "Perché non dovrei voler uscire con te? Sei fantastica e hai ventun anni. Sei super sexy e non mi hai mai suggerito di cantare per risolvere i miei problemi."

"Non ti sto chiedendo perché vuoi uscire con me, Santana. Sono incazzata perché l'ultima volta te ne sei andata senza spiegazioni, e ora ti aspetti che io faccia finta che non sia mai successo? Perché ti assicuro che non andrà affatto in questo modo."

"Facevo solo fatica a dormire," ribatté Santana alzando le difese. "Se non vuoi più uscire con me, possiamo finirla qui. Basta che tu me lo dica, sono una persona ragionevole," rispose Elinor mantenendo un tono di voce gentile.

Santana si ammorbidì un po'. "No, mi sono divertita. Sono stata bene. Perché dovremmo farla finita?" le sussurrò, avendo intuito una punta di freddezza nella sua voce.

"Beh, se c'è qualcosa che non va devi dirmelo," insistette Elinor.

"No, va tutto bene. Non sei tanto male, El."

"Anche tu non sei tanto male."

Santana riuscì a sentire che Elinor stava sorridendo ed un po' della tensione si allentò.

"Allora... vuoi uscire stasera?" riprovò Santana.

"Beh..." Elinor sembrò scettica. "Facciamo così, vieni al bar più tardi, dovrebbe essere una serata fiacca. Ti mostro come fare alcuni dei miei drink preferiti, poi vediamo."

"Significa che berrò gratis?" chiese Santana scherzosamente.

"Non tirare troppo la corda, Lopez."


"Puoi mettere quel vassoio sotto al bancone?" chiese Elinor chiudendo le porte del locale.

Santana eseguì l'ordine ed iniziò a pulire il bancone.

"Ma guardati, hai un talento naturale. Se fossi abbastanza grande da lavorare qui faresti delle mance da paura," la complimentò Elinor.

Santana sorrise continuando ad aiutarla a chiudere il bar. Dopo aver sistemato alcune sedie sopra ai tavoli, Santana si dondolò avanti e indietro appoggiandosi al bancone, mentre osservava Elinor che riordinava alcune cose chiedendosi cosa sarebbe successo dopo.

"Allora... adesso che si fa?" chiese Santana.

Elinor era voltata dalla parte opposta impegnata ad asciugare bicchieri e bottiglie, i capelli le ondeggiavano sulla schiena ogni volta che si allungava verso l'alto per riporre una bottiglia sullo scaffale. "Ora dobbiamo mettere tutte le sedie sui tavoli," rispose Elinor.

"L'ho già fatto."

"E scopare il pavimento."

"Fatto anche quello..."

Ci fu un momento di silenzio. Santana fece un respiro e fece il giro del bancone fermandosi dietro ad Elinor. Le mise le mani sui fianchi e l'altra smise di muoversi.

"Che ne dici di insegnarmi a fare uno dei tuoi drink," mormorò Santana nell'orecchio di Elinor.

"Non dovresti stare dietro al bancone..." rispose Elinor tremando leggermente al tocco delle mani di Santana.

"Non lo saprà nessuno. Ti prometto che mi comporterò bene," sussurrò Santana sfiorando con le labbra il suo collo.

"Beh..." rispose Elinor voltandosi. "A quanto pare sembra difficile dirti di no..." concluse con un sorriso.

"Non stiamo facendo niente di male, no?" bisbigliò Santana con un sorrisetto malizioso.

"Mi stai chiedendo se questa cosa fra di noi è legale, dato che sei minorenne?" chiese Elinor lasciando perdere per un attimo il tono seduttivo.

Santana non aveva considerato questo particolare. Fu sbalzata improvvisamente fuori dal suo atteggiamento da civetta. "Beh, non ci avevo pensato... ma... lo è?" Chiese mordendosi un labbro per mascherare la sua preoccupazione.

"In Ohio sì, dato che hai più di sedici anni. Almeno questo è quanto dice la legge," concluse Elinor sollevando le spalle.

"Buono a sapersi..."

Santana avvolse le braccia intorno ad Elinor e la spinse contro il bancone, strofinando il naso contro il suo collo. Elinor chiuse gli occhi.

"Sei sicura di volerlo fare, Santana?" mormorò Elinor.

Santana annuì contro il suo collo. "Questa volta non scapperò via," le promise.

Con ciò, Elinor strinse Santana a sé e la baciò. Poi la sollevò a sedere sul bancone. Santana si sdraiò per il lato lungo, assicurandosi di non colpire qualche bottiglia con i piedi.

Elinor salì su una cassa per issarsi sul bancone e sdraiarsi sopra Santana. "A quanto pare stasera abbiamo qualcosa di davvero speciale da stappare..." commentò con un sorrisetto malizioso.


Il mattino seguente, Santana si svegliò nella piccola e assolata camera di Elinor. Poteva sentire che lei si trovava in cucina a preparare la colazione. Si mise a sedere e infilò una maglietta, sentendosi un po' fiera di non essere scappata via. Quindi si incamminò verso la cucina in maglietta e mutandine.

"Buongiorno..." sorrise Santana dall'ingresso della cucina.

"Ma buongiorno a te," rispose Elinor ricambiando il sorriso e lanciandole uno sguardo di approvazione. "Hai dormito bene?"

Santana annuì sbadigliando. "Che cosa prepari?" le chiese.

"Pancake alle mele e uova strapazzate," rispose lei. "Vuoi darmi una mano?"

"Non so cucinare..." borbottò Santana scuotendo il capo.

"Non è possibile. Vieni qui," replicò Elinor facendole cenno di avvicinarsi. Santana camminò verso di lei. "Sai rompere un uovo?" le chiese Elinor.

"Credo di sì."

Elinor la trascinò verso il bancone e si sistemò dietro di lei, con le braccia intrecciate intorno a quelle di Santana guidandolo le sue mani sulle uova. "Ecco... proprio così," la incoraggiò. "Te l'avevo detto che sapevi cucinare."

"Rompere un uovo non vuol dire saper cucinare," commentò Santana con una smorfia.

"Ora aggiungi un po' di quelli," continuò Elinor indicando sale, pepe ed erba cipollina appoggiati poco più in là. Santana lo eseguì e si godette il calore del corpo di Elinor dietro il suo mentre mescolava assieme le uova e le spezie.

"Adesso solo un po' di formaggio e di latte..." la istruì Elinor. Santana aggiunse anche quelli alla mistura. "Poi accendi il fuoco."

"Beh, quello lo so fare," bisbigliò Santana voltandosi verso Elinor con un sorrisetto.

"Mm-hm..." concordò Elinor spingendosi contro di lei. Santana le diede un bacio sulla guancia e prese in mano la spatola.

Dopo aver fatto colazione, Santana ripose la sua forchetta e sospirò sorridendo. "Era molto buono," commentò.

"Manderò i complimenti allo chef," rispose Elinor facendole l'occhiolino.

"Mi piacerebbe imparare a cucinare. Magari... potresti insegnarmi un po'?" chiese Santana.

"Certamente," rispose Elinor con un largo sorriso.


"Non posso credere che siamo già in luglio. Cos'è successo a giugno?" si lamentò Santana.

Erano sdraiate sulla schiena in costume da bagno, intente a prendere il sole nel bacino. Sotto di loro erano stesi alcuni asciugamani. Faceva caldo e c'era una leggera brezza che soffiava intorno a loro. Santana aveva gli occhi chiusi sotto ai suoi occhiali da sole scuri.

"È volato. Fra tutto quel cucinare, camminare, nuotare..."

"Scopare..." aggiunse Santana.

"Sì, credo che sia finita lì la maggior parte di giugno. Ti ha mai detto nessuno che sei insaziabile?" commentò Elinor con una risata.

"Beh, sono sicura che se i raffinati studenti del McKinley conoscessero quella parola, probabilmente lo avrebbero fatto," rispose Santana con un sorriso beffardo. "Mi fa piacere che riesci a stare al passo, comunque. I ragazzi delle superiori non hanno resistenza."

Elinor continuò a ridere. "Beh, mi fa piacere essere d'aiuto."

Santana rotolò su un fianco e si strinse contro il fianco di Elinor. Fece scorrere lentamente il suo dito fra le labbra di Elinor fino all'ombelico leccandosi le labbra. Si avvicinò e le sussurrò nell'orecchio, "Puoi essermi d'aiuto ogni volta che vuoi..."

Normalmente Elinor avrebbe riso per la pessima battuta, ma venne distratta dalla mano di Santana impegnata a sbottonarle i pantaloncini.

"Oh, intendevi adesso..." commentò Elinor.

"Mm-mh..." mormorò Santana.

Prima che Santana riuscisse a finire di sbottonarle i pantaloni, Elinor le afferrò il polso e mise una gamba a cavalcioni del torso di Santana, costringendola a restare sdraiata di schiena. Poi prese entrambi i suoi polsi e li tenne fermi sopra la sua testa.

"E mettiamo che riesca a farti gridare mentre ti sono d'aiuto... come intendi ripagarmi per i miei servigi?" bisbigliò Elinor.

"Restituendo il favore," rispose Santana alzando un sopracciglio.

"E se ti chiedessi di trovare un altro modo?" rifletté Elinor.

"Allora... potrei..." Santana cercò di trovare altri modi per esprimere la sua gratitudine. "Lavarti la macchina?"

Elinor scosse il capo.

"Piegarti il bucato?"

Elinor continuò a scuotere il capo sorridendo.

"... Prepararti la cena?"

Ancora no.

"... Indossando soltanto un grembiule?"

"Credo che abbiamo raggiunto un accordo," asserì Elinor liberando i polsi di Santana e sporgendosi verso il basso per attaccare di baci il suo collo.

Mentre Elinor tracciava il sentiero fra l'orecchio e la clavicola di Santana succhiando e mordicchiando, la sua mano si strinse intorno alla vita di Santana, tenendola in posizione sotto di lei. Poi fece scivolare la sua mano verso il basso, ammirando la leggera curva del suo bacino. La sua mano poi ritornò verso l'alto, appoggiandosi sul seno di Santana al di sopra del suo bikini. Si allontanò dal suo collo inginocchiandosi fra le caviglie di Santana. Lei la osservò dietro i suoi enormi occhiali da sole mentre Elinor si sporse in avanti e morse la vita del suo slip. Lo tirò tenendolo stretto fra i denti, così Santana capì che era il momento di sollevare i fianchi e, scuotendo il capo un paio di volte, Elinor abbassò lo slip di Santana e glielo sfilò dalle gambe. Fece scorrere le sue unghie lungo le gambe partendo dalle caviglie, facendo più pressione quando arrivò alle cosce e graffiando lungo le ossa del bacino. Le sue mani proseguirono il loro sentiero verso l'alto, scivolando sul reggiseno del costume per arrivare alla clavicola e riposizionare i polsi di Santana sopra la sua testa. Elinor si abbassò e assalì nuovamente il suo collo, questa volta per mordicchiare il laccio che teneva legato il reggiseno. Con un abile movimento il laccio si allentò ed Elinor si liberò anche di questa barriera.

"Te lo giuro, ogni volta che lo facciamo diventi più sexy," mormorò Elinor ammirando il corpo nudo di Santana sull'asciugamano sotto di lei.

Santana le fece un sorriso malizioso, con le braccia ancora intrappolate sopra il suo capo. "Ogni volta che lo facciamo, io sono più sexy," si pavoneggiò.

Elinor ridacchiò e scosse il capo. "Che cazzona..." borbottò.

"Non vedo cazzi qui intorno..." la stuzzicò Santana. "Ameno che non siano nascosti fra i cespugli a spiarci. Cosa per cui non li biasimerei affatto," spiegò con nonchalance, "Siamo piuttosto sexy insieme..."

"Shhh..." la zittì Elinor, sfiorando con le labbra l'incavo fra il seno di Santana.

Santana chiuse gli occhi assaporando ogni sensazione: la sua schiena appoggiata sull'asciugamano e i sassolini sotto di esso, il sole che le scaldava la pelle, il formicolio del leggero strato di sudore che le imperlava il corpo, il quieto sciabordio dell'acqua, le mani di Elinor sui suoi polsi, la sua bocca sul seno, la suzione intorno al capezzolo, poi i suoi polsi finalmente liberati, un leggero graffiare lungo i fianchi e sulle gambe, i baci e i soffici morsi sui lobi, la lingua sul collo, il fiato caldo sulla clavicola, le dita intrecciate fra i capelli.

Una leggera brezza sulle sue parti intime le fece capire quanto fosse eccitata. Elinor elargiva le sue attenzioni ovunque tranne dove ne aveva più bisogno. Santana iniziò a vibrare di impazienza. Poi ci furono mani che scivolarono lungo il suo addome, sui suoi fianchi, fino ad arrivare alle cosce e divaricarle. Santana sorrise, il suo battito accelerò.

E poi avvertì una sensazione vellutata, calda e umida fra le gambe. Guardò verso il basso e vide Elinor fra le sue cosce.

"No!" gridò mettendosi a sedere quasi in preda al panico.

"Cosa?" ansimò Elinor guardandola con aria confusa.

"Non... non fare quello! Fai l'altra cosa, quello che hai sempre fatto fino ad ora. Con le mani."

"Non vuoi che facciamo sesso orale?" le chiese Elinor visibilmente ferita.

"No. E' solo che... non so, è una sensazione strana." Spiegò Santana cercando di calmarsi.

"Beh, già, sarà una sensazione diversa rispetto alle mie dita... è proprio quello lo scopo," spiegò Elinor con un sorrisetto.

Santana non era di certo inesperta in materia di sesso orale. L'aveva fatto ad altri parecchie volte, sfortunatamente, e qualche volta altri lo avevano fatto a lei, cosa che le era piaciuta. Quelle volte era successo con dei ragazzi, o con – cercò di allontanare il pensiero di Brittany dalla testa – beh, principalmente con i ragazzi, e ragazzi dei quali non le importava per niente. E solitamente era avvenuto al buio, dove non si poteva vedere molto, o dopo aver bevuto. In quelle situazioni aveva mantenuto una specie di maschera di sicurezza. Ma qui, in piena luce del giorno, completamente sobria e completamente nuda – con una ragazza – era diverso. I suoi occhiali scuri non erano una maschera sufficiente per nascondersi. Rimase sorpresa dal suo improvviso senso del pudore.

"No, non è quello. Volevo solo dire che... non mi piace l'idea del tuo viso laggiù in basso. Tipo, è tutto quanto . Non è strano per te?" chiese cercando di razionalizzare la sua reazione.

"No, mi piace il tuo aspetto," rispose Elinor con naturalezza. "E mi fa sentire... più vicina a te."

"Beh... potresti essere lo stesso vicina a me usando la tua mano?" suggerì Santana cercando di non rovinare completamente l'atmosfera.

"Per favore?" le chiese Elinor con gentilezza appoggiandole un bacio delicato sul pube.

Santana scosse il capo e sollevò il mento di Elinor. Quest'ultima sospirò sollevandosi mentre Santana si sdraiava nuovamente. Elinor poi si spostò verso l'alto sdraiandosi sopra Santana e appoggiando il mento sulla sua spalla. Santana si rilassò un po'. Così si sentiva più sicura. Elinor fece scorrere la sua mano lungo il fianco di Santana.

La scintilla era scomparsa.

Cercando di riaccendere la passione e lenire il suo senso di colpa, Santana infilò una mano fra i loro corpi, facendo scivolare le dita sotto la vita dei pantaloncini slacciati di Elinor e i suoi slip.

"Non preoccuparti," le disse Elinor con tono cupo spostando la mano di Santana.

"No, voglio farlo," le assicurò lei. Si sentiva in colpa per averla allontanata.

Elinor si lasciò scappare un sospiro e le permise di continuare ad accarezzarla. Quando il respiro di Elinor si fece affannoso, Santana la penetrò con due dita. Elinor abbasso la mano e iniziò a sua volta ad accarezzare Santana dove era più piacevole. Santana sentì la scintilla ravvivarsi. Con l'altra mano, Santana fece scorrere le sue unghie lungo la schiena di Elinor, avvertendone il sudore sulla pelle. Elinor si morse un labbro e accelerò i suoi movimenti. Santana iniziò a spingere il bacino verso l'alto, in modo da creare pressione su entrambe le loro mani. Graffiò ancora con le unghie la schiena di Elinor. Quest'ultima inarcò la schiena a quella sensazione e le sue pareti si strinsero intorno alle dita di Santana. Santana continuò i suoi movimenti e a graffiarle la schiena, piegando le dita di quando in quando. Elinor affondò le dita della sua mano libera nel fianco di Santana.

"Dio, ho bisogno di venire, Santana," gemette Elinor in preda alla frustrazione.

"Cláveme más fuerte," gemette a sua volta Santana.

Quelle parole lanciarono Elinor verso il suo orgasmo, durante il quale curvò le sue dita all'interno di Santana. Santana chiuse gli occhi quando avvertì la familiare pressione all'interno del suo corpo che si dimenò per un attimo. La sua schiena si inarcò prima di cadere di nuovo sull'asciugamano. Entrambe espirarono quando i loro corpi si ripresero dall'estasi.

"Oddio, adoro quando mi dici le parolacce in spagnolo mentre lo facciamo," ammise Elinor ancora ansimante mentre rotolò al fianco di Santana sull'asciugamano. "Funziona ogni volta."

"No problem," borbottò Santana senza muovere un muscolo. Tenne gli occhi chiusi e si girò sul fianco verso la riva. Il suo corpo aveva sì raggiunto l'apice, ma principalmente lei era sollevata che fosse finita.