Era una mattina gelida ma serena. Il sole splendeva alto nel cielo e con il suo calore, aveva iniziato a far sciogliere la neve che era caduta nei giorni precedenti.
Arizona parcheggiò l'auto nel posto a lei assegnato, poi scese e si soffermò per un attimo ad osservare il cielo azzurro e limpido, respirando l'aria gelida e pulita che le stava regalando quella bellissima mattina invernale, poi si incamminò verso l'ingresso dell'ospedale.
Era da poco passata l'ora di pranzo e il Consiglio si era riunito per fare il punto della situazione sull'anno appena terminato. La partenza di Derek aveva certamente destabilizzato gli equilibri del Board, ma la presenza di Miranda stava concretamente contribuendo a compensare la mancanza del neurochirurgo.
'La Fondazione intende continuare a sostenere in pieno il progetto con i veterani, ma entro un paio di mesi al massimo vogliono vedere risultati concreti con protesi robotiche funzionanti...'
'Un paio di mesi!' sbottò Callie alzando la voce e scuotendo la testa, interrompendo il collega 'Jackson, spiega a mammina che senza il candidato adatto, io non impianto protesi robotiche che valgono milioni di dollari'
'Callie calmati' intervenne Owen tentando di mantenere calmi gli animi fra i due colleghi 'Jackson, lo vedi anche tu che stiamo lavorando sodo e tu collabori con noi. Ma Callie ha ragione; ci serve il candidato adatto'
'Ragazzi calmatevi, sono un medico anche io! Vi sto solo riportando quello che mi è stato riferito dalla Fondazione'
'Che diamine Avery! Invece di venire a fare la voce grossa con noi, falla con loro!'
'Callie! Non parlarmi così! Smettila di trattarmi come se fossi l'ultimo arrivato; non so se hai notato che qui non sei l'unica a saper fare il proprio mestiere! Se tu mi avessi lasciato finire di parlare, mi avresti dato il tempo di dirti che quello che dici tu, è esattamente quello che ho riferito io alla Fondazione' disse Jackson alzandosi dalla sedia e sbattendo le mani sul tavolo.
'Ragazzi calmatevi tutti e due' intervenne Miranda 'Mi pare di capire che state litigando su una cosa per cui la pensate esattamente nello stesso modo; quindi direi di procedere con il resto'
Entrambi i medici fissarono la Bailey, poi si scambiarono un'occhiata e si calmarono; procedendo poi con gli altri punti all'ordine del giorno. La riunione durò per altre due, interminabili, ore. I membri del consiglio iniziarono a chiudere le loro cartellette, quando Owen prese la parola.
'Quasi dimenticavo. Arizona, sei stata richiesta per un consulto' disse il primario di chirurgia
'Oh. Ok. Ma quando? Con la specializzazione quasi al termine non credo di avere tempo. Non può farlo Karev?'
'Temo di no' rispose Owen abbassando lo sguardo sul tavolo.
Tutti i medici iniziarono a guardarlo tentando di capire il motivo della sua incertezza. Arizona si girò verso Callie che la guardava con aria interrogativa e che, appena incrociò lo sguardo della bionda, alzò le spalle. Meredith e Miranda si scambiarono un'occhiata complice e iniziarono ad alternare lo sguardo prima su Owen e poi su Arizona.
'E perchè temi di no?' chiese allora Arizona con impazienza.
'Beh, dovresti assentarti dall'ospedale per quattro giorni. Dovresti partire il mese prossimo'
'Si, ma non hai risposto alla mia domanda. Perchè non può farlo Alex? Owen, devo prendere la specializzazione. Non posso assentarmi'
'Arizona. Hanno richiesto espressamente te'
'Owen! Accideti! Parla! Qui nessuno ha tempo da perdere. Dimmi chiaramente quello che devi dire così possiamo tornare al nostro lavoro' disse un'Arizona ormai visibilmente spazientita.
Owen esitò un attimo e poi pronunciò tutta d'un fiato la risposta che Arizona e gli altri membri del Consiglio stavano aspettando già da qualche minuto.
'Devi andare a Baltimora. Ti ha voluto la dottoressa Boswell'
Nel sentire quella frase, Arizona sgranò gli occhi e rimase immobile a fissare il suo interlocutore aprendo la bocca un paio di volte nel tentativo di rispondere, ma senza riuscire a pronunciare nemmeno una parola.
'Ouh' sussurrò la Bailey guardando prima Callie e poi Meredith, la quale, si portò l'indice alla bocca facendo cenno a Miranda di stare in silenzio.
Il gelo calò in quella stanza in meno di un istante. Arizona percepì subito la rabbia di Callie; sapeva bene cosa, quel nome, suscitasse nell'ex moglie. Il volto del chirurgo pediatrico stava diventando paonazzo e la donna sentiva sei paia di occhi puntati insistentemente su di lei. Continuava a fissare Owen nella vana speranza che qualcuno dei presenti dicesse qualcosa per sbloccare quella situazione a dir poco imbarazzante.
'Fantastico!' disse Callie sarcasticamente, sbattendo la cartellina sul tavolo e alzandosi dalla sedia 'Direi che abbiamo finito!' aggiunse, lasciando poi la sala riunioni e sbattendo la porta dietro di se.
Il rumore fece sobbalzare tutti dalla sedia, facendo distogliere loro lo sguardo da Arizona; la quale riuscì finalmente a sfarfugliare qualcosa 'Owen, non credo sia una buona idea'
'So cosa significa per te quel nome, ma si tratta di lavoro, si tratta di vite' rispose Hunt con tono gentile 'Pensaci. Dobbiamo dare una risposta entro tre giorni'
Arizona fece un cenno di assenso con la testa e non riuscì a dire null'altro.
'Torniamo al nostro lavoro' disse Owen congedando i colleghi e ponendo fine alla riunione.
Arizona era senza parole, decisamente sconvolta, mentre camminava nei corridoi dell'ospedale per tornare al suo reparto. Non riusciva a togliersi di dosso la sensazione di disagio e di colpevolezza che aveva provato in sala riunioni. Sentiva in quegli sguardi posati su di lei, gli stessi pesanti giudizi che l'avevano già colpita subito dopo il tradimento. Poi lei; Callie: la sua presenza in quella stanza aveva reso la notizia ancora più difficile da digerire e la sua reazione di rabbia e fuga non aveva fatto altro che appesantire ulteriormente la cosa.
Arizona doveva prendere una decisione e doveva farlo in fretta, ma ora era troppo confusa per riuscirci. Quella notizia l'aveva travolta come un treno in corsa e ora sentiva il bisogno di concedersi un pò di tempo per pensare il più razionalmente possibile, a tutto ciò che avrebbe significato un suo eventuale 'si' e, nel caso in cui avesse dato risposta affermativa, avrebbe dovuto affrontare il discorso con Callie, per lo meno per accordarsi riguardo la gestione di Sofia.
I pensieri le si stavano rincorrendo in modo convulso nella mente, quando finalmente giunse in reparto.
'Robbins, tutto bene?' le chiese la dottoressa Herman, notando la sua espressione preoccupata.
Arizona, ancora immersa nei suoi pensieri, le rivolse un sorriso forzato e rispose 'Certo, la riunione è solo durata più del previsto'
'Bene' disse una poco convinta Herman 'Allora vieni con me, ho degli esami da mostrarti'
Le due donne raggiunsero la sala medici e iniziarono a consultarsi sugli esami di una paziente e sul successivo approccio medico che avrebbero dovuto praticare.
Mancavano solo un paio di mesi al termine della specializzazione e, dopo la loro discussione di alcune settimane prima, Arizona e la Herman avevano trovato il modo di collaborare perfettamente. Arizona stava imparando alla velocità della luce e, la sua grande esperienza e preparazione medica, la stavano indubbiamente aiutando a raggiungere l'obiettivo che si era preposta nel momento in cui decise di specializzarsi in chirurgia materno fetale.
Dal canto suo, la Herman, era contenta e soddisfatta del cambiamento che aveva mostrato la Robbins e ogni giorno, era per lei, uno stimolo nuovo per insegnarle tutto ciò che sapeva. Del resto, non aveva molto tempo per farlo poichè aveva accettato il posto di primario in una clinica specializzata in campo materno fetale, in Europa e sarebbe partita entro tre mesi.
'Hanno richiesto una mia consulenza a Baltimora, fra un mese. Dovrei assentarmi per qualche giorno' disse Arizona con tono preoccupato, lasciando trasparire il disagio che il pensiero di quella consulenza le provocava.
La Herman sollevò lo sguardo e la guardò da sopra gli occhiali 'La tua specializzazione sarà quasi al termine. Non può sostituirti Karev?'
'Purtroppo no, hanno richiesto me' disse Arizona con tono colpevole
'Bene, allora ci organizzeremo' la rassicurò la Herman, continuando poi ad osservare le ecografie
'Bene' sussurrò Arizona, facendo un cenno di assenso con il capo e giocherellando nervosamente con la penna che aveva fra le mani
La Herman smise di guardare la cartella clinica posata sul tavolo e spostò lo sguardo sulla sua specializzanda 'Che altro c'è Robbins?' disse con tono deciso
'Nulla, è che questo consulto mi crea dei problemi. Devo ancora decidere se accettare. Diciamo solo che conosco il medico che ha richiesto espressamente me'
'Quindi il problema è questo? Chi ha richiesto il consulto? Robbins, siamo medici: i coinvolgimenti personali devono stare fuori dall'ospedale, anche se so che a volte è difficile. Sei un medico preparato e di grande esperienza, non credo che debba essere io a ricordarti che il bene dei pazienti viene prima di tutto'
'Già, lo so. Però in certi casi è quasi impossibile tenere separate le due cose'
'La decisione è tua. Appena hai deciso fammelo sapere, in modo da organizzare il lavoro. Ora torniamo alla paziente'
'Certo' rispose Arizona, tornando a prestare attenzione agli esami della paziente.
Il turno di Arizona era appena finito e la donna era seduta su di una panchina all'esterno dell'ospedale. Mentre sorseggiava dal bicchiere che teneva in mano del caffè fumante, osservò per l'ennesima volta in quella giornata, il cellulare; per vedere se Callie l'avesse cercata. Ma nulla, nè chiamate, nè sms. Più volte era stata tentata di scriverle qualcosa, anche se non aveva ben chiaro cosa dirle. Pensieri contrastanti la tormentavano: qualunque fosse stata la sua decisione non avrebbe dovuto giustificarsi; per volontà di Callie, ora era una donna libera, ma in coscienza sua era consapevole di cosa significava affrontare il discorso Lauren, in qualunque modo si fosse presentato.
Ormai mancavano poco più di due giorni al momento in cui avrebbe dovuto dare una risposta ad Owen e, prima o poi, avrebbe dovuto parlarne anche con l'ex moglie. Così, terminato il suo caffè, decise di rientrare in ospedale per dirigersi in ortopedia.
Sapeva bene che Callie sarebbe stata furiosa: con lei, con Lauren e con il mondo intero, ma non poteva continuare a rimandare perchè sapeva bene che una delle cose che la turbava maggiormente nel prendere quella decisione, era proprio affrontare il discorso con Callie.
L'ascensore salì lentamente fino al piano di ortopedia.
Arizona vide Callie che usciva dalla stanza di un paziente, la quale, appena si accorse della presenza della bionda, scosse la testa e si diresse nella direzione opposta.
Arizona non aveva nessuna intenzione di andarsene senza aver prima affrontato il discorso, così seguì Callie e la chiamò ripetutamente finchè la mora fu costretta a fermarsi ed a prestarle attenzione.
'Che c'è? Ho del lavoro da fare' disse in tono acido Callie, allargando le braccia.
'Non ti ruberò molto tempo. Ma dobbiamo parlare' rispose la bionda posando la mano sul braccio della mora.
Callie guardò la mano di Arizona posata su di lei e poi spostò i suoi occhi scuri e gonfi di rabbia, in quelli azzurri e preoccupati di Arizona, la quale, la spostò immediatamente incrociandosi le braccia al petto.
'E cosa mi devi dire? Credo che Owen sia stato decisamente esplicito e che il tuo silenzio sia stato abbastanza chiaro' aggiunse Callie in tono deciso, senza spostare gli occhi da quelli di Arizona.
'E cosa hai capito dal mio silenzio?'
Callie scosse la testa 'Lasciamo perdere' disse, per poi voltare nuovamente le spalle ad Arizona e iniziando a muoversi per andarsene nuovamente.
Arizona si spazientì nel vedere il comportamento di Callie. Non ne poteva più di vederla andare via ogni volta che i discorsi prendevano una piega che a lei non piaceva; non aveva più il diritto di dire e fare ciò che voleva e poi di lasciarla li ammutolita e sola; per troppe volte si era erogata il diritto di comportarsi così, e per troppe volte, Arizona glielo aveva permesso. Ma questa volta era diverso. Tante cose erano cambiate negli ultimi mesi e Arizona stava cambiando con loro.
Callie non fece in tempo a fare un altro passo, che Arizona le si mise davanti facendole capire chiaramente che non aveva nessuna intenzione di spostarsi 'Callie! Ora mi ascolti e poi, se vuoi, te ne puoi pure andare' disse la bionda alzando la voce
Callie non si aspettava questa reazione. Era lei quella che aveva il diritto di essere arrabbiata, non Arizona. Era furiosa per quello che era successo durante il Consiglio, era furiosa perchè quell'essere aveva richiesto espressamente di Arizona; si, non stavano più insieme, ma quella donna doveva starle lontana. Era furiosa perchè Arizona non aveva rifiutato all'istante la proposta, ed era furiosa perchè dopo essere andata via dalla sala riunioni, Arizona aveva lasciato passare l'intera giornata senza andare a cercarla per darle spiegazioni. Avrebbe potuto chiamarla lei, è vero, ma era arrabbiata e sentiva di avere tutte le ragioni per esserlo: Lauren le aveva rovinate e Arizona glielo aveva permesso nel modo più meschino e umiliante possibile.
Ed ora che erano una di fronte all'altra, era furiosa perchè era tardi, non le interessava più nessuna spiegazione e invece era costretta a starsene li ad ascoltare parole che, molto probabilmente, non le sarebbero piaciute per niente.
'Bene. Allora dimmi quello che mi devi dire così posso tornare a lavoro' disse Callie con tono scocciato. Era furiosa e voleva essere sicura che Arizona lo capisse.
'Possiamo evitare di parlarne in corridoio?' chiese la bionda con tono deciso.
Arizona sapeva bene come Callie affrontava le discussioni, soprattutto quelle che non le piacevano e soprattutto quelle in cui credeva di avere tutte le ragioni, ma questa volta non le importava come avrebbe reagito; sentiva il bisogno di dire ciò che pensava e lo avrebbe fatto indipendentemente dalla rabbia, decisamente eccessiva, di Callie.
La mora sbuffò e indicò con la mano, la saletta del medico di guardia.
'Parla. Ti ascolto' disse Callie
'Non credi che la tua reazione sia eccessiva?'
'Eccessiva?!' ripetè Callie rimarcando il tono nel pronunciare quella parola
'Si, 'eccessiva'. Te ne sei andata sbattendo la porta ed è da stamattina che sei infuriata con me, per qualcosa di cui non c'entro assolutamente nulla'
Callie sgranò gli occhi ed iniziò a camminare nervosamente nella piccola stanza
'Arizona, credo di avere il diritto di perdere la pazienza se sento nominare quella donna, soprattutto se chiede espressamente di te'
Arizona rimase sorpresa dall'altima parte della frase di Callie: cos'era? Gelosia? Rabbia per quello che era successo? Ma in quel momento non voleva dare troppo peso a quelle parole.
'E quindi, ti sfoghi ignorandomi per tutto il giorno!'
'Senti, non fare la vittima' disse Callie con tono di sfida
'La vittima?' rispose Arizona a tono 'Senti, non cederò alle tue provocazioni. Non voglio litigare e non voglio darti motivo di sentirti ancora di più dalla parte della ragione, perchè questa volta non ce l'hai'
Callie sgranò gli occhi e si tolse il camice. Quella frase di Arizona le stava facendo venire caldo. Sentiva la rabbia crescere e avrebbe voluto uscire da quella stanza, ma la bionda era appoggiata alla porta e glielo avrebbe impedito
'Ok, non vuoi litigare. E allora che vuoi?'
'Callie, che ti piaccia o no, devo prendere in considerazione questa proposta. Devo dare una risposta ad Owen entro un paio di giorni e, per quanto tu sia convinta del contrario, l'idea di rivedere quella donna non mi entusiasma affatto. Ma siamo medici e il bene dei pazienti deve prescindere dai nostri problemi personali. Quindi domani dirò ad Owen di procurarmi le cartelle cliniche del paziente, in modo da poter valutare obiettivamente se accettare oppure no. E nel caso in cui debba andare a Baltimora per questo consulto, dovremo organizzarci per Sofia. Ecco cosa volevo dirti'
'Bene, se servirà lo faremo. Ma dimmi una cosa, stavi pensando al bene dei pazienti anche durante la tempesta? Perchè mi pare che anche allora ci fossero dei pazienti in difficoltà. Oppure, eri impegnata in un consulto!' disse una rabbiosa Callie
'Sai che ti dico Callie? Sono stanca delle tue frecciatine. Tu non hai mai voluto parlare di quello che è successo mentre eravamo sposate. E ora che siamo separate non voglio farlo io. Quello che ti dovevo dire qundo sono venuta a cercarti te l'ho detto, perciò ora ti saluto' disse Arizona.
Poi aprì la porta la porta alle sue spalle e uscì con passo deciso raggiungendo gli ascensori e lasciando Callie sola e immobile e, probabilmente con ancora tante cose da dire, in piedi nella stanza del medico di guardia.
